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aprile 2000
Mantenete una prospettiva eterna

Mantenete una prospettiva eterna

Anziano Jay E. Jensen
Membro del Quorum dei Settanta

Se aiutiamo le persone a comprendere innanzi tutto il piano, esse avranno una motivazione più profonda e solida per osservare i comandamenti.

Anziano Jay E. Jensen

Le parole non riescono a esprimere i miei sentimenti di inadeguatezza per questa santa chiamata, e specialmente per la responsabilità di essere un testimone speciale di Gesù Cristo in tutto il mondo (vedere DeA 107:25). Vi chiedo di avere fede e di ricordarvi di me nelle vostre preghiere.

Un principio di cui voglio parlarvi si trova in Alma: «Perciò Dio dette loro dei comandamenti, dopo aver fatto loro conoscere il piano di redenzione» (Alma 12:32).

Questo versetto ci spiega che l'insegnamento fu tenuto in questo ordine: il nostro Padre celeste ha prima insegnato a Adamo ed Eva il piano della redenzione, poi ha dato loro i comandamenti (vedere Alma 42:8; 34:9). Tutti i comandamenti hanno un'importanza eterna nell'ambito del grande piano di felicità.

So che questo principio è alla base della conversione, del ritenimento e dell'attivazione. Se aiutiamo le persone a comprendere innanzi tutto il piano, essi avranno una motivazione più profonda e solida per osservare i comandamenti.

Un altro modo per spiegare ciò che ha insegnato Alma è un'esperienza raccontata da un'Autorità generale. Egli ha parlato di una sorella di sua conoscenza la quale, anni prima, aveva affrontato il divorzio. Ella lo aveva avvicinato per ringraziarlo del consiglio che le aveva dato nel momento più difficile. Gli ricordò che le aveva detto: «Ora, sorella, non perdere la tua prospettiva eterna. Mantieni sempre una prospettiva eterna». Ella disse che quel principio era stato per lei una fonte di forza.

Quando comprendiamo il grande piano di felicità, miglioriamo la nostra prospettiva eterna e riusciamo a vedere sotto una luce giusta ed eterna i comandamenti, le ordinanze, le alleanze e le esperienze, le prove e le difficoltà.

Ricordate però che Satana cercherà di offuscare il fulgore di speranza della vostra prospettiva eterna con cose terrene che sembreranno richiedere un'immediata attenzione da parte vostra. Questo accadde alle persone menzionate nel Libro di Mormon, le quali «avevano lasciato la via» (Helaman 6:31) ed erano «divenuti padroni di se stessi» (3 Nefi 1:29).

Laman e Lemuele si allontanarono dalla via e si lamentarono delle loro sofferenze per la mancanza di quei beni per i quali, dissero, «avrebbero potuto essere felici» (1 Nefi 17:21). Fu lo stesso per il Figliuol prodigo. Per la fretta di ricevere la sua eredità terrena egli disse a suo padre: «Dammi la parte de' beni che mi tocca», e dopo averla ottenuta «dissipò la sua sostanza, vivendo dissolutamente» (Luca 15:12­13).

Nefi descrisse anche altre persone che il diavolo «aizzerà all'ira contro ciò che è buono, cullandoli in una sicurezza carnale» (2 Nefi 28:20­21).

Coloro che non hanno una prospettiva eterna, e coloro che l'hanno persa, si fanno da soli le proprie leggi per il beneficio dei loro interessi egoistici. La loro prospettiva terrena diventa la loro legge e per alcuni il loro Dio.

Ammon insegnò a re Lamoni l'esistenza di Dio e di un potere divino più grande del re, il quale re era sempre vissuto secondo i propri dettami. Il re «supponeva che qualsiasi cosa [egli] facesse fosse giusta» (Alma 18:5). Ma l'esempio e il messaggio di Ammon toccarono il suo cuore ed egli «cominciò a temere grandemente, per timore di aver fatto male» (Alma 18:5). Ammon allora «espose loro il piano di redenzione» (Alma 18:39).

Dopo aver perso tutto, il Figliuol prodigo «rientrato in sé . . . disse . . . io mi leverò e me n'andrò a mio padre, e gli dirò: Padre, ho peccato contro il cielo e contro te» (Luca 15:17-18). È significativo il fatto che egli riconoscesse di aver peccato contro il cielo, poiché il cielo esiste, e contro un Dio misericordioso e giusto che regna lassù. Egli ha rivelato un piano divino che include il giudizio finale da parte di Suo Figlio, che «non tiene là alcun servitore», attraverso cui noi tutti dovremo passare (2 Nefi 9:41).

Sarò eternamente grato per i magnifici genitori che ho avuto e per la casa in cui sono cresciuto con i principi del Vangelo, dove ho iniziato ad avere una prospettiva eterna. Quella prospettiva si è rafforzata nel corso della gioventù grazie ai dirigenti e agli insegnanti che avevo in Chiesa e al Seminario.

La decisione più importante che ho preso nella mia vita per accrescere la mia prospettiva eterna e avere una ferma comprensione del grande piano di felicità è stata quella di svolgere una missione a tempo pieno. Tramite lo studio quotidiano del Libro di Mormon e l'insegnamento dei colloqui missionari ho sperimentato la verità insegnata dall'apostolo Paolo: «Come mai, dunque, tu che insegni agli altri non insegni a te stesso?» (Romani 2:21). Ho imparato il piano di felicità insegnandolo molte volte.

La preghiera, lo studio delle Scritture e il servizio nella Chiesa mi hanno aiutato a conoscere il piano del Padre e ad accrescere e sviluppare una prospettiva eterna, ma apprezzo sempre di più il contributo che gli inni sacri danno alla conversione.

Durante la mia giovinezza, e soprattutto quando andavo alla Primaria, gli inni della Chiesa scritti da sinceri servitori di Dio hanno svolto un ruolo importante nella mia conversione al Vangelo e nella comprensione del Suo piano. Il presidente Packer ha detto: «Se li ascoltiamo, ascoltiamo una lezione sul Vangelo, poiché gli inni della Restaurazione sono in effetti un corso di dottrina!» (La Stella, gennaio 1992, 27)

Nella prefazione della Prima Presidenza all'attuale innario ci viene ricordato che «la musica ispirata è un elemento indispensabile delle nostre riunioni di chiesa . . . Alcuni dei più grandi sermoni sono predicati mediante il canto degli inni. Gli inni ci stimolano al pentimento e alle buone opere, rafforzano la testimonianza e la fede, sollevano gli afflitti, consolano chi piange e ci ispirano a perseverare sino alla fine» (Inni, ix).

Molti inni spiegano le dottrine del grande piano di redenzione. Alcuni inni sono il risultato di grandi sacrifici, dei quali l'estremo fu la morte, e comunicano uno spirito di santità e consacrazione tale da condurci alla conversione al Padre e al Suo piano.

Grazie all'accento posto quest'anno sull'impegno di migliorare l'insegnamento, i genitori, gli insegnanti e i missionari miglioreranno la loro capacità di insegnare il Vangelo assicurandosi di comprendere essi stessi il piano e di cantare gli inni il cui tema concorda con gli insegnamenti impartiti. Cantateli possibilmente con sentimento e convinzione per cominciare o finire una riunione o come mezzo per introdurre o riassumere un'idea.

Concludo con le parole di un bellissimo inno:

Mio Padre vive in ciel,
è Lui il mio Signor.
Lo Spirito sussurra
nel mio cuor che questo è ver,
io so che questo è ver.
In terra mi mandò
per vivere il Vangel.
Lo Spirito sussurra
che potrò tornare in ciel, potrò tornare in ciel.

(«Mio Padre vive in ciel», Inni, 191)

Io porto testimonianza che il grande piano del nostro Eterno Dio è vero. Dio vive, Gesù è il suo Figlio divino. Joseph Smith è un vero profeta; quest'opera è diretta dal Signore tramite quindici profeti, veggenti e rivelatori. Nel nome di Gesù Cristo. Amen.

 
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