Anziano Joseph B. Wirthlin
Membro del Quorum dei Dodici Apostoli
Nelle burrasche della nostra vita il Salvatore è il nostro sollievo e il nostro santuario. Se cerchiamo la pace, dobbiamo rivolgerci a Lui.
Mi sento privilegiato per trovarmi con voi in questa storica occasione. Per me questo magnifico Centro delle conferenze, con i suoi possenti muri di granito, è un simbolo del grande lavoro degli ultimi giorni, la pietra vista da Daniele staccatasi dalla montagna senz'opera di mano
1 che sussisterà in perpetuo come regno di Dio. Sia che vi troviate qui di persona o che ci seguiate da altre località, vi lodo per la vostra decisione di partecipare a questa storica conferenza generale. Prego che il Signore vi benedirà per la vostra fedeltà.
Più di sessanta anni fa ero missionario nella Missione Austro/Svizzera. Era un periodo difficile ma meraviglioso. Imparai ad amare la popolazione di quella parte del mondo e fui molto riluttante a lasciarla. Ma il mio periodo di servizio finiva verso la fine dell'agosto 1939 e io mi preparai a salpare per tornare in patria.
Dopo la lunga traversata dell'Oceano Atlantico, che a quel tempo era pericolosa a causa della guerra, gioii quando vidi quel meraviglioso faro di libertà e di democrazia che è la Statua della Libertà. Non so esprimere il mio sollievo quando finalmente raggiungemmo un porto sicuro.
Immagino che mi sentii un po' come i discepoli di Gesù Cristo quel giorno in cui con il Salvatore si misero in viaggio attraverso il Mar di Galilea. Le Scritture dicono che Gesù era stanco; perciò si recò a poppa del battello e si addormentò su un cuscino.2 Poco dopo i cieli si oscurarono e si levò «un gran turbine di vento che cacciava le onde nella barca».3 La burrasca infuriava. I discepoli si lasciarono prendere dal panico. Sembrava che la barca fosse sul punto di rovesciarsi, e tuttavia il Salvatore continuava a dormire. Alla fine essi non poterono aspettare più a lungo e Lo svegliarono. Possiamo quasi udire l'angoscia e la disperazione nella loro voce quando implorarono il Maestro: «Non ti curi tu che noi periamo?»4
Molti oggi si sentono turbati e scoraggiati; molti pensano che in qualsiasi momento la nave della loro vita possa arrovesciarsi o affondare. È a voi, che siete alla ricerca di un porto sicuro, che desidero parlare oggi. A voi che avete il cuore spezzato. A voi che vi preoccupate o vi sentite impauriti. A voi che portate il peso del dolore o del peccato. A voi che pensate che nessuno ascolti le vostre suppliche. A voi che dal profondo del cuore levate questa invocazione: «Maestro, non ti curi tu che noi periamo?» A voi voglio rivolgere alcune parole di conforto e di consiglio.
State certi che c'è un porto sicuro. Potete trovare la pace nelle tempeste che vi minacciano. Il vostro Padre celeste, il Quale tiene conto anche della caduta di un passero, conosce il vostro dolore e la vostra sofferenza. Egli vi ama e vuole quanto vi è di meglio per voi. Non dubitate mai di questo. Anche se Egli consente a tutti noi di fare delle scelte che non sempre si volgono al nostro bene o anche al bene degli altri, anche se non sempre interviene nel corso degli avvenimenti, tuttavia Egli ha promesso ai fedeli la pace anche nelle prove e nelle tribolazioni.
Il profeta Alma dice: «Ed egli andrà, soffrendo pene e afflizioni e tentazioni di ogni specie; e ciò affinché si possa adempiere la parola che dice: egli prenderà su di sé le pene e le malattie del suo popolo».5
Gesù ci consola dicendo: «Io vi lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà. Il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti».6
Avvicinatevi al Signore Gesù Cristo. Egli nutre un amore particolare per coloro che soffrono. Egli è il Figlio di Dio, un Re eterno. Durante il Suo ministero terreno Egli li amava e li benediceva.
Per chi era afflitto e scoraggiato, ogni Sua parola era una parola di compassione e di incoraggiamento. Egli portava un balsamo guaritore agli infermi. Coloro che volevano avere un po' di speranza, che volevano sentire una mano affettuosa, avevano questi doni dalla mano di questo Re dei re, questo Creatore degli oceani, della terra e del cielo.
Oggi Gesù Cristo sta alla destra del nostro Padre celeste. Supponete che oggi Egli sia in qualche maniera meno incline ad aiutare coloro che soffrono, che sono ammalati o che si rivolgono al Padre in preghiera per avere soccorso?
State di buon animo. L'Uomo della Galilea, il Creatore, il Figlio del Dio vivente non dimenticherà e non abbandonerà coloro il cui cuore si rivolge a Lui. Porto testimonianza che l'Uomo che soffrì per l'umanità, che dedicò la Sua vita a guarire gli infermi e a confortare gli sconsolati, conosce le vostre sofferenze, i vostri dubbi, i vostri dolori.
«Allora», il mondo chiede, «perché Egli dorme, quando la tempesta infuria tutt'attorno a noi? Perché Egli non calma la tempesta, e perché mi lascia a soffrire?»
Troverete la risposta pensando a una farfalla. Avvolta strettamente nel suo bozzolo, la crisalide che si sviluppa deve lottare con tutte le forze per rompere l'involucro che la racchiude. La farfalla potrebbe pensare: «Perché devo soffrire tanto? Perché non posso semplicemente diventare una farfalla in un batter d'occhio?»
Questi pensieri sarebbero contrari al disegno del Creatore. La lotta per uscire dal bozzolo sviluppa le forze della farfalla in modo che possa volare. Senza questa prova la farfalla non avrebbe mai la forza di raggiungere il suo destino. Non potrebbe mai sviluppare la forza necessaria per diventare una creatura straordinaria.
Il presidente James E. Faust ha spiegato: «Nella vita di ogni persona arrivano i giorni dolorosi dell'avversità. Sembra esserci allora una piena misura di angoscia, di dolore e spesso di crepacuore per tutti, inclusi coloro che cercano sinceramente di fare il bene e di essere fedeli».7 E poi egli suggerisce che le avversità che subiamo consentono alla nostra anima di diventare come argilla nelle mani del Maestro. «Le prove e le avversità», spiega il presidente Faust, «possono costituire una preparazione alla nostra nuova nascita».8
L'avversità può rafforzarci e perfezionarci. Come avviene per la farfalla, l'avversità è necessaria per dare alle persone forza di carattere. Anche quando siamo chiamati a navigare attraverso acque agitate, dobbiamo conoscere il ruolo dell'avversità nel plasmare il nostro potenziale divino.
Se potessimo guardare oltre le nostre attuali sofferenze, e vedere le nostre lotte come quelle temporanee di una crisalide! Se avessimo fede e confidassimo nel nostro Padre celeste per vedere come, dopo una breve stagione, potremo emergere dalle nostre prove più perfezionati e glorificati!
Quale genitore direbbe a un figlio: «Imparare a camminare è un'esperienza tanto dolorosa e difficile! Tu inciamperai e probabilmente ti farai male, piangerai molte volte quando cadrai. Io ti proteggerò dalla lotta»? Ho osservato il nostro nipote più piccolo, Seth, mentre imparava a camminare. Dopo aver fatto in quel modo esperienza, ora egli cammina con fiducia. Dovevo forse dirgli: «Per il grande amore che nutro per te ti risparmierò tutto questo»? Se per risparmiargli un'occasionale caduta gli avessi detto questo, egli non avrebbe mai imparato a camminare. Ciò è impensabile per un affettuoso genitore o nonno.
Il bambino, se vuole imparare a camminare, deve superare le cadute e spesso il doloroso processo di imparare. Noi abbiamo incoraggiato Seth a imparare mediante questa esperienza. Sì, anche sapendo che il processo sarebbe stato difficile, sapevamo che la libertà e la gioia legate alla della capacità di camminare avrebbero fatto dimenticare ogni dolore e avversità passeggera.
Miei fratelli e sorelle, che cos'è la vita terrena se non un lungo processo come quello di imparare a camminare? Dobbiamo imparare a camminare nelle vie del Signore.
Siete più forti di quanto crediate. Il vostro Padre celeste, il Signore e Maestro dell'universo, è il vostro Creatore. Questo è uno dei motivi per cui Lo chiamiamo Padre. Quando ci penso, il mio cuore si gonfia di gioia. Il nostro spirito è eterno, e uno spirito eterno ha immense capacità!
Il nostro Padre in cielo non vuole che abbiamo paura. Egli non vuole che ci crogioliamo nell'infelicità. Si aspetta che raddrizziamo le spalle, ci rimbocchiamo le maniche e affrontiamo le difficoltà.
Questo genere di atteggiamento, un insieme di fede e di duro lavoro, è l'atteggiamento che dobbiamo imitare quando cerchiamo di raggiungere un porto sicuro nella vita.
Fratelli e sorelle, non siete soli. Nella Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni oggi milioni di persone stanno accanto a voi. Coloro che seguono gli insegnamenti e l'esempio del Salvatore sono «disposti a portare i fardelli gli uni degli altri, affinché possano essere leggeri; sì . . . disposti a piangere con quelli che piangono, sì, e confortare quelli che hanno bisogno di conforto».9
I profeti in questi ultimi giorni hanno risposto alla domanda che Caino fece al Signore: «Sono io forse il guardiano di mio fratello?»10 «Noi siamo i guardiani dei nostri fratelli», ha detto il presidente Thomas S. Monson. Quando lavoriamo insieme per aiutare coloro che si trovano nel bisogno, «eliminiamo le debolezze della persona che è sola e sostituiamo ad essa la forza di molti che servono insieme. Anche se non possiamo fare tutto, possiamo e dobbiamo fare qualcosa».11
I vescovi, gli insegnanti familiari, le insegnanti visitatrici e i componenti dei quorum del sacerdozio e della Società di Soccorso e di altre organizzazioni ausiliarie sono tutti pronti ad aiutare. Gli insegnamenti del Salvatore e la Chiesa sono il nostro migliore porto sicuro, sì, il nostro più sicuro «rifugio dalla tempesta».12
Naturalmente i vostri fratelli e sorelle nella Chiesa non risolveranno i vostri problemi. L'esperienza mi ha insegnato che quando facciamo per gli altri quello che essi possono e devono fare da soli, spesso li indeboliamo invece di rafforzarli. Ma i vostri fratelli e sorelle saranno al vostro fianco per rafforzarvi, incoraggiarvi e aiutarvi.
Superando le avversità che incontrate in questa vita, diventerete più forti. Allora sarete meglio in grado di aiutare gi altri, coloro che cercano a loro volta di trovare un porto sicuro dalle tempeste che infuriano attorno a loro.
Quando vi sentite sballottati qua e là dalle tempeste della vita, quando le onde si levano e i venti soffiano, in queste occasioni è naturale che voi gridiate in cuor vostro: «Maestro, non ti curi tu che io perisca?» Quando vengono questi momenti, pensate al giorno in cui il Salvatore si svegliò a poppa della barca, si alzò e sgridò il vento. «Taci, calmati!» Egli disse.13
A volte possiamo essere tentati di pensare che il Salvatore sia dimentico delle nostre prove, mentre invece è vero il contrario; siamo noi che dobbiamo riaprire il nostro cuore ai Suoi insegnamenti.
Usate la vostra ingegnosità, la vostra forza, la vostra energia per risolvere le difficoltà. Fate tutto il possibile e lasciate il resto al Signore. Il presidente Howard W. Hunter disse: «Se la nostra vita e la nostra fede sono incentrate su Gesù Cristo e sul Suo vangelo restaurato, nulla potrà andare sempre male. Al contrario se la nostra vita non è incentrata sul Salvatore e sui Suoi insegnamenti, nessun altro successo potrà mai essere definitivo».14
Osservare i principi del Vangelo non significa tenere lontano da noi le tempeste della vita; ma significa che saremo meglio preparati ad affrontarle con serenità e pace. «Cercate diligentemente, pregate sempre e siate credenti», ci ammonisce il Signore, «e tutte le cose coopereranno per il vostro bene, se camminerete rettamente».15
Mantenete viva la fede. Non dubitate. Le tempeste un giorno si calmeranno. Il nostro amato profeta, presidente Gordon B. Hinckley, ha detto: «Non abbiamo nulla da temere. Dio è al timone . . . ed Egli riverserà le Sue benedizioni su coloro che vivono nell'obbedienza ai Suoi comandamenti».16
Nelle burrasche della vita il Salvatore è il nostro sollievo e il nostro santuario. Se cerchiamo la pace, dobbiamo rivolgerci a Lui. Egli stesso parlò di questo principio eterno dicendo: «Il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero».17 Quando la nostra anima è saldamente ormeggiata nel porto sicuro del Salvatore, possiamo proclamare come fece Paolo: «Noi siamo tribolati in ogni maniera, ma non ridotti all'estremo; perplessi, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; atterrati ma non uccisi».18
Il profeta Joseph Smith, il quale conosceva bene le tempeste della vita, durante uno dei momenti più dolorosi gridò in preda all'angoscia: «O Dio, dove sei? E dov'è il padiglione che copre il tuo nascondiglio?»19 Alle sue parole fecero subito riscontro le parole di conforto e di serenità del Signore: «Pace alla tua anima; le tue avversità, le tue afflizioni non saranno che un breve momento. E allora, se le sopporterai bene, Dio ti esalterà in eccelso; tu trionferai su tutti i tuoi oppositori».20
Il Vangelo ci offre questo porto di duratura sicurezza. Il profeta vivente e gli apostoli oggi sono come fari nella tempesta. Fate vela verso la luce del Vangelo restaurato e gli ispirati insegnamenti di coloro che rappresentano il Signore sulla terra.
Porto solenne testimonianza che Gesù è il Cristo vivente, nostro Salvatore e Redentore. Egli guida e dirige la Sua chiesa tramite il nostro profeta, il presidente Gordon B. Hinckley. Se obbediamo agli insegnamenti del Salvatore troveremo certamente un porto sicuro in questa vita e nell'eternità a venire. Nel nome di Gesù Cristo. Amen.
NOTE
1. Daniele 2:45.
2. Vedere Marco 4:38.
3. Matteo 8:24.
4. Marco 4:38.
5. Alma 7:11.
6. Giovanni 14:27.
7. «Un fuoco purificatore», La Stella, ottobre 1979, 89.
8. La Stella, ottobre 1979, 89.
9. Mosia 18:89.
10. Mosè 5:34.
11. «Our Brothers'Keeper», Ensign, giugno 1988, 33, 38.
12. DeA 115:6.
13. Marco 4:39.
14. The Teachings of Howard W. Hunter, a cura di Clyde J. Williams (1997), 40.
15. DeA 90:24.
16. «Questo è il lavoro del Maestro», La Stella, luglio 1995, 82.
17. Matteo 11:30.
18. 2 Corinzi 4:89.
19. DeA 121: 1.
20. DeA 121:78.