PRESIDENTE GORDON B. HINCKLEY
Ringrazio il Signore per i bravi vescovi di questa chiesa...
Possiate conoscere nel vostro cuore quella pace che proviene soltanto da
Dio per coloro che Lo servono.
Fratelli, questa sera farò qualcosa di insolito. Intendo ripetere
quasi alla lettera un discorso che tenni quindici anni fa durante la riunione
generale del sacerdozio. Vi parlerò dei vescovi della Chiesa, questo
meraviglioso corpo di uomini che sono, in senso molto reale, i pastori d'Israele.
Chiunque partecipi a questa conferenza è tenuto a render conto a
un vescovo o presidente di ramo. Il peso che essi portano è enorme
e io invito ogni membro della Chiesa a fare tutto ciò che può per
sollevare il fardello che grava sul lavoro dei nostri vescovi e presidenti
di ramo.
Dobbiamo pregare per loro. Hanno bisogno di aiuto nel portare il pesante carico. Noi possiamo sostenerli
di più e dipendere da loro di meno. Possiamo assisterli in ogni maniera
possibile. Possiamo ringraziarli per tutto ciò che fanno per noi.
Essi si esauriscono in fretta a causa dei fardelli che poniamo su di loro.
Nella Chiesa abbiamo più di diciottomila vescovi. Ognuno di loro è un
uomo che è stato chiamato attraverso lo spirito di profezia e di rivelazione,
poi messo a parte e ordinato mediante l'imposizione delle mani. Ognuno di
loro detiene le chiavi della presidenza del suo rione. Ognuno è un
sommo sacerdote, il sommo sacerdote presiedente del suo rione. Ognuno porta
sulle spalle immense responsabilità attinenti al suo ministero. Ognuno
per i suoi fedeli è come un padre.
Nessuno riceve denaro in cambio del suo servizio. Nessun vescovo di rione è compensato
dalla Chiesa per il suo lavoro di vescovo.
I requisiti imposti a un vescovo oggi sono uguali a quelli del tempo di
Paolo, il quale scrisse a Timoteo:
«Bisogna dunque che il vescovo sia irreprensibile, marito di una sola
moglie, sobrio, assennato, costumato, ospitale, atto ad insegnare,
non dedito al vino né violento [il che significa non un prepotente
o una persona violenta], non litigioso, non amante del danaro
che governi bene la propria famiglia e tenga i figliuoli in sottomissione
e in tutta riverenza
(che se uno non sa governare la propria famiglia, come potrà aver
cura della chiesa di Dio?),
che non sia novizio, affinché, divenuto
gonfio d'orgoglio, non cada nella condanna del diavolo»
(1 Timoteo 3:2-6).
Nella sua lettera a Tito, Paolo aggiunge: «Il vescovo bisogna che
sia irreprensibile, come economo di Dio... attaccato alla fedel Parola quale
gli è stata insegnata, onde sia capace d'esortare nella sana dottrina
e di convincere i contradittori» (Tito 1:7, 9).
Queste parole descrivono adeguatamente un vescovo oggi della Chiesa di Gesù Cristo
dei Santi degli Ultimi Giorni.
Concedetemi ora di parlare direttamente alle migliaia di vescovi che mi
ascoltano questa sera. Lasciatemi dire per prima cosa che vi voglio tanto
bene per la vostra integrità e bontà. Voi dovete essere uomini
integri. Dovete ergervi come esempi da emulare davanti alla congregazione
alla quale presiedete. Dovete stare più in alto, in modo da poter
innalzare gli altri. Dovete essere assolutamente onesti, poiché amministrate
i fondi del Signore, le decime del popolo, le offerte che provengono dal
digiuno e i contributi che la gente versa alla Chiesa attingendo da magre
risorse. Com'è grande la fiducia che vi è concessa quali custodi
del borsellino del Signore!
La vostra bontà deve essere come uno stendardo per i fedeli. La vostra
moralità deve essere impeccabile. Senza dubbio sarete soggetti alle
lusinghe dell'Avversario perché egli sa che se riesce a distruggervi
può danneggiare un intero rione. Dovete usare saggezza in tutti i
rapporti con gli altri, perché nessuno legga nelle vostre azioni la
macchia di un peccato morale. Non potete soccombere alla tentazione di leggere
pubblicazioni pornografiche o vedere film pornografici, neppure nel segreto
della vostra stanza. La vostra forza morale deve essere tale che, se sarete
chiamati a sedere in giudizio per trasgressioni morali commesse da altri,
possiate farlo senza scendere a compromessi o provare imbarazzo.
Non potete usare il vostro ufficio di vescovo per favorire i vostri interessi
privati, per evitare che coloro che possono subire la vostra influenza, a
seguito di un danno economico, vi mettano sotto accusa.
Non potete scendere a compromessi su ciò che vi rende degni di sedere
come giudice comune in Israele. Essere un giudice della gente è una
responsabilità tremenda e terribile. In alcuni casi dovrete essere
il loro giudice per quanto riguarda la dignità di continuare a far
parte della Chiesa, la dignità di entrare nella casa del Signore,
la dignità di essere battezzati, la dignità di ricevere il
sacerdozio, la dignità di svolgere una missione, la dignità di
insegnare e di servire come dirigenti nelle varie organizzazioni. Dovete
essere il giudice del loro diritto a ricevere, in tempi di ristrettezze,
l'aiuto dei fondi delle offerte di digiuno dei fedeli e i beni di consumo
del magazzino del Signore. Nessuno di coloro di cui siete responsabili deve
soffrire la fame o rimanere senza vestiti o senza un tetto, anche quando
esita a chiedere. Dovete essere informati delle situazioni in cui vivono
le pecorelle del gregge al quale presiedete.
Dovete essere loro consigliere, consolatore, sostegno in tempi di dolore
e di scoraggiamento. Dovete essere forti della forza che proviene dal Signore.
Dovete essere saggi della saggezza che giunge dal Signore. La vostra porta
deve essere aperta per udire le loro grida e le vostre spalle devono essere
forti per portare i loro fardelli, il vostro cuore sensibile per giudicare
le loro necessità, il vostro divino amore abbastanza grande e abbastanza
forte da abbracciare anche il malfattore e il critico. Dovete essere uomini
pieni di pazienza, disposti ad ascoltare e a sforzarvi di comprendere. Siete
l'unico a cui alcune persone possono rivolgersi. Dovete essere presenti quando
ogni altra fonte di aiuto è venuta meno. Permettetemi di leggere alcune
righe di una lettera mandata a un vescovo:
«Caro vescovo,
sono trascorsi quasi due anni dal giorno in cui le
telefonai disperato, invocando aiuto. A quel tempo ero pronto a togliermi
la vita. Non avevo nessun altro cui rivolgermi: non avevo denaro, né lavoro,
né amici. La mia casa era stata pignorata e non avevo un posto dove
andare. La Chiesa era la mia ultima speranza.
Come lei sa avevo lasciato la Chiesa all'età di diciassette anni
e avevo violato quasi ogni regola e comandamento nella mia ricerca della
felicità e del successo. Invece che di felicità, la mia vita
si era riempita di miseria, angoscia e disperazione. Per me non c'erano più né speranza
né futuro. Arrivai a implorare Dio di farmi morire, di togliermi dalla
mia disperazione. Neppure Lui mi voleva! Sentivo che anche Lui mi aveva respinto.
Fu allora che mi rivolsi a lei e alla Chiesa...
Lei mi ascoltò con comprensione, mi consigliò, mi guidò,
mi aiutò.
Cominciai a progredire e a crescere nella comprensione e conoscenza del
Vangelo. Scoprii che dovevo effettuare alcuni cambiamenti fondamentali nella
mia vita, che erano terribilmente difficili, ma che dentro di me avevo il
potere e la forza di fare.
Imparai che, mettendo in pratica il Vangelo e pentendomi, non avevo più motivo
di temere. Ho provato una grande pace interiore. Le nuvole dell'angoscia
e della disperazione sono svanite. Grazie all'espiazione di Gesù Cristo
e al Suo amore per me, le mie debolezze e i miei peccati erano stati perdonati.
Egli mi ha benedetto e rafforzato. Ha aperto davanti a me la via da seguire,
mi ha dato una direzione, mi ha tenuto lontano dal male. Ho scoperto che
a mano a mano che superavo ogni ostacolo, i miei affari miglioravano sempre
più permettendomi di provvedere alla mia famiglia e facendomi sentire
soddisfatto di quanto avevo fatto.
Vescovo, lei mi ha dato comprensione e sostegno durante questi due anni.
Se non fosse stato per il suo affetto e la sua pazienza non sarei mai arrivato
dove mi trovo oggi. Grazie per ciò che ha fatto come servo del Signore
per aiutare me, un Suo figlio traviato».
Vescovi, voi siete come sentinelle sulla torre del rione al quale presiedete.
In quel rione vi sono molti insegnanti, ma voi dovete essere il più grande
insegnante tra loro. Dovete assicurarvi che tra i fedeli non si insinuino
false dottrine. Dovete assicurarvi che essi crescano nella fede e nella testimonianza,
nell'integrità e nella rettitudine, come pure nella consapevolezza
di dover servire. Dovete assicurarvi che il loro amore per il Signore si
rafforzi e si manifesti sotto forma di un maggiore amore reciproco.
Dovete essere il loro confessore, il depositario dei loro segreti più intimi,
rispettando nel modo più scrupoloso le confidenze che vi vengono fatte.
Le comunicazioni private che intercorrono tra voi e loro devono essere salvaguardate
e protette contro ogni intrusione. A volte potrete sentire la tentazione
di parlare, ma non potete soccombere.
Tranne in specifici casi imposti dalla legge in caso di maltrattamento,
ciò che vi viene detto in confidenza deve rimanere tale. La Chiesa
gestisce un servizio telefonico al quale potete rivolgervi nel caso di maltrattamenti
dei quali potete venire a conoscenza.
Voi personalmente presiedete al Sacerdozio di Aaronne del rione. Siete il
dirigente dei giovani, il loro insegnante, il loro esempio, che lo vogliate
o no. Siete il sommo sacerdote presiedente, il padre della famiglia del rione
al quale i fedeli si rivolgono come arbitro nei disaccordi, come difensore
degli accusati.
Voi presiedete alle riunioni nelle quali viene insegnata la dottrina. Siete
responsabili dell'aspetto spirituale di queste riunioni; avete il compito
di amministrare il sacramento ai santi affinché tutti possano ricordare
le sacre alleanze e i sacri obblighi che competono a coloro che hanno preso
su di sé il nome del Signore.
Dovete ergervi come grande amico della vedova e dell'orfano, del debole
e dell'afflitto, della vittima e dell'inerme.
Il suono della vostra tromba deve essere sicuro e inequivocabile. Nel vostro
rione state a capo dell'esercito del Signore per guidarlo alla vittoria nella
lotta contro il peccato, l'indifferenza e l'apostasia.
So che a volte il lavoro è duro. Non vi sono mai abbastanza ore per
portarlo a termine. Le telefonate sono numerose e frequenti. Avete altre
cose da fare. Questo è vero. Non dovete derubare il vostro datore
di lavoro del tempo e dell'energia che giustamente gli appartengono. Non
dovete derubare la vostra famiglia del tempo che le appartiene. Ma, come
la maggior parte di voi è arrivata a sapere, se cercate la guida divina
otterrete una saggezza superiore alla vostra e una forza e una capacità che
non sapevate di possedere. È possibile distribuire il vostro tempo
in modo da non trascurare né il datore di lavoro, né la famiglia,
né il gregge.
Dio benedica i buoni vescovi della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi
degli Ultimi Giorni. In qualche occasione sentirete la tentazione di lamentarvi
riguardo ai fardelli del vostro ufficio; ma voi conoscete anche le gioie
del vostro servizio. Per quanto il vostro fardello possa essere pesante,
sapete che è la cosa più dolce, più gratificante e più importante
che abbiate mai fatto fuori delle mura di casa vostra.
Ringrazio il Signore per voi. Ringrazio il Signore per i bravi vescovi di questa chiesa in tutto il mondo.
Prego per voi, per tutti i diciottomila vescovi. Vi imploro di essere forti,
vi imploro di essere fedeli, vi imploro di non scendere ad alcun compromesso
nella vostra vita né per quanto riguarda gli obiettivi che stabilite
per gli altri. Anche se i vostri giorni sono lunghi e faticosi, possa il
vostro riposo essere dolce e possiate conoscere nel vostro cuore quella pace
che proviene soltanto da Dio per coloro che Lo servono.
Porto testimonianza della forza e della bontà dei vescovi di questa
chiesa. Lodo i consiglieri che li aiutano e tutti coloro che servono sotto
la loro direzione, in risposta alle chiamate che essi fanno.
Non ci aspettiamo l'impossibile da voi. Vi chiediamo di fare del vostro
meglio. Delegate ad altri ogni aspetto del lavoro che vi è consentito
delegare, poi rimettete la questione nelle mani del Signore.
Un giorno sarete rilasciati. Per voi sarà un momento di tristezza,
ma vi sarà anche di grande conforto il ringraziamento dei vostri fedeli.
Essi non vi dimenticheranno mai, vi ricorderanno e parleranno con gratitudine
di voi durante gli anni a venire perché tra tutti i dirigenti della
Chiesa siete quelli a loro più vicini. Siete stati chiamati, ordinati
e messi a parte come pastori del gregge. Siete stati dotati di discernimento,
giudizio nonché capacità di amare e benedire i vostri fedeli.
Nell'adempiere la vostra chiamata riceverete voi stessi delle benedizioni.
Porto testimonianza della divina natura della vostra chiamata e del modo
stupendo in cui l'assolvete. Prego umilmente affinché voi, i vostri
consiglieri, vostra moglie e i vostri figli possiate essere benedetti per
il servizio che rendete ai figli del Signore. Nel sacro nome di Gesù Cristo.
Amen.