PRESIDENTE GORDON B. HINCKLEY
Se vogliamo essere un vessillo per le nazioni e una luce per il mondo,
dobbiamo acquisire maggiormente le qualità che caratterizzarono
la vita di Cristo.
Miei amati fratelli e sorelle, desidero esprimere la mia gratitudine per
la vostra fede e le vostre preghiere che mi sostengono. Il Signore ha imposto
sui dirigenti di questa Chiesa una responsabilità grande e seria.
Voi ci avete sostenuto in questo. Sappiamo che pregate per noi e desideriamo
farvi sapere che noi preghiamo per voi.
Non passa giorno in cui non ringrazi il Signore per i fedeli Santi degli
Ultimi Giorni. Non passa giorno in cui non preghi che Egli vi benedica ovunque
siate e per qualsiasi vostra necessità.
Desidero ricordarvi che stiamo tutti lavorando insieme. Non è questione
di avere le Autorità generali da una parte e i membri della Chiesa
dall'altra. Siamo tutti impegnati in una grande causa. Siamo tutti membri
della Chiesa di Gesù Cristo.
Nella vostra sfera di responsabilità avete un serio obbligo proprio
come ce l'ho io nella mia sfera di responsabilità. Ciascuno di noi
deve essere determinato a edificare il regno di Dio sulla terra e far progredire
l'opera in giustizia.
Penso di poter dire onestamente che non abbiamo alcun desiderio egoistico
in merito a quest'opera se non il suo successo.
Noi della Prima Presidenza ci troviamo costantemente a gestire una grande
varietà di problemi. Ci si presentano ogni giorno.
Al termine di un giorno particolarmente difficile, ho osservato un ritratto
di Brigham Young che è appeso nel mio ufficio. Ho chiesto: «Fratello
Brigham, che cosa dovremmo fare?» Pensai di vederlo sorridere un po'
e sembrò che mi dicesse: «Ai miei tempi, ho avuto già abbastanza
problemi. Non chiedermi cosa fare. Questo è il tuo turno. Rivolgiti
al Signore, a cui appartiene veramente quest'opera». Questo, vi assicuro, è ciò che
facciamo e che dobbiamo sempre fare.
Mentre riflettevo sulle questioni trattate quel giorno difficile, ho aperto
la Bibbia al primo capitolo di Giosuè e ho letto queste parole:
«Non te l'ho io comandato? Sii forte e fatti animo; non ti spaventare
e non ti sgomentare, perché l'Eterno, il tuo Dio, sarà teco
dovunque andrai» (Giosuè 1:9).
Dissi a me stesso: «Non c'è mai ragione di disperarsi. Questa è l'opera
di Dio. Nonostante gli sforzi di coloro che la combattono, andrà innanzi
come l'Iddio dei cieli ha stabilito che dovesse essere».
Voltai le pagine dell'Antico Testamento fino al secondo capitolo di Isaia dove lessi queste parole:
«Avverrà, negli ultimi giorni, che il monte della casa dell'Eterno
si ergerà sulla vetta dei monti, e sarà elevato al disopra
dei colli; e tutte le nazioni affluiranno ad esso.
Molti popoli v'accorreranno, e diranno: <Venite, saliamo al monte dell'Eterno,
alla casa dell'Iddio di Giacobbe; egli ci ammaestrerà intorno alle
sue vie, e noi cammineremo per i suoi sentieri>. Poiché da Sion
uscirà la legge, e da Gerusalemme la parola dell'Eterno» (Isaia
2:2-3).
Da quando fu dedicato il Tempio di Salt Lake, abbiamo interpretato quel
passo di Isaia, ripetuto in Michea (vedere Michea 4:1), ritenendo che si
riferisse a questa santa casa del Signore. In effetti, sin dalla sua dedicazione,
un sempre crescente numero di persone di tutto il mondo ha detto di questo
luogo: «Venite, saliamo al monte dell'Eterno, alla casa dell'Iddio
di Giacobbe; egli ci ammaestrerà intorno alle sue vie, e noi cammineremo
per i suoi sentieri».
Io credo e attesto che la missione di questa chiesa è di ergersi
come un vessillo per le nazioni e una luce per il mondo. A noi è stato
affidato un grande mandato che racchiude ogni cosa, dal quale non possiamo
ritrarci né allontanarci. Noi accettiamo questo mandato e siamo determinati
a portarlo a termine e con l'aiuto di Dio ce la faremo.
Vi sono forze tutt'attorno a noi che vorrebbero distoglierci da questa impresa.
Il mondo fa continuamente delle pressioni su di noi. Da ogni parte sentiamo
pressioni che tendono a indebolire la nostra resistenza, a lasciarci andare
un po' qui e un po' là.
Non dobbiamo mai perdere di vista il nostro obiettivo. Dobbiamo sempre tenere
presente l'obiettivo che il Signore ha stabilito per noi.
Cito Paolo:
«Del rimanente, fortificatevi nel Signore e nella forza
della sua possanza.
Rivestitevi della completa armatura di Dio, onde possiate star saldi contro
le insidie del diavolo;
Poiché il combattimento nostro non è contro sangue e carne,
ma contro i principati, contro le potestà, contro i dominatori di
questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità,
che sono ne' luoghi celesti» (Efesini 6:10-12).
Dobbiamo restare saldi. Dobbiamo tenere a freno il mondo. Se lo faremo,
l'Onnipotente sarà la nostra forza e la nostra protezione, la nostra
guida e il nostro rivelatore. Avremo il conforto di sapere che stiamo facendo
ciò che Egli vuole che facciamo. Altri possono non essere d'accordo
con noi, ma sono certo che ci rispetteranno. Non saremo soli. Ci sono molte
persone che non sono della nostra fede ma che si sentono come noi. Esse ci
sosterranno. Sosterranno i nostri sforzi.
Non possiamo essere arroganti. Non possiamo essere ipocriti. La situazione
in cui ci ha messo il Signore richiede che siamo umili in veste di beneficiari
delle Sue direttive.
Anche se non possiamo concordare con altri su determinati argomenti, non
dobbiamo mai essere sgarbati. Dobbiamo essere amichevoli, parlare in modo
sommesso, essere socievoli e comprensivi.
Ora parlerò di un argomento già trattato in questa conferenza.
Ai nostri giovani, i gloriosi giovani di questa generazione, dico di essere
fedeli. Aggrappatevi alla fede. Rimanete saldi a ciò che sapete essere
giusto.
Voi affrontate tentazioni tremende. Vi arrivano nei luoghi di divertimento,
su Internet, nei film, alla televisione, nelle riviste o in altri modi subdoli
e stimolanti a cui è difficile resistere. La pressione esercitata
dai coetanei può essere quasi insopportabile. Tuttavia, miei cari
giovani amici, voi non dovete cedere. Dovete essere forti. Dovete guardare
al futuro piuttosto che soccombere alla tentazione seducente del presente.
Gli intrattenitori di basso livello attirano grandi folle di giovani. Si
arricchiscono facendovi pagare costosi biglietti d'ingresso. Molte delle
loro canzoni sono di natura sensuale.
La pornografia è ovunque con il suo invito seducente. Dovete respingerla.
Può rendervi schiavi. Può distruggervi. Riconoscetela per ciò che è:
roba squallida da due soldi che viene distribuita da coloro che si arricchiscono
a spese di quelli che la guardano.
La santità del sesso viene completamente distrutta dai mezzi di comunicazione
facendola apparire oscena. Ciò che per natura è bello viene corrotto dal modo in cui
viene presentato. Sono compiaciuto del fatto che la stazione televisiva della
Chiesa qui a Salt Lake City si è rifiutata di trasmettere un programma
di dubbia natura. È stato interessante notare che l'unica altra stazione
televisiva a cancellare la trasmissione è stata una di South Bend,
nell'Indiana, dove risiede la University of Notre Dame. È confortante
sapere che ci sono altri che si sentono come noi e sono disposti a fare qualcosa.
La vita è meglio di ciò che viene rappresentato tanto spesso.
La natura è migliore di come la fanno apparire. L'amore è migliore.
Questo tipo di intrattenimenti è solo una maligna caricatura di ciò che è buono
e bello.
Voi giovani che oggi mi ascoltate, voi studenti universitari, rendetevi
conto che uno dei maggiori problemi riscontrati nelle università è il
consumo sfrenato di alcolici. Questo diminuisce le capacità. Distrugge
la vita. Fa sprecare tempo, denaro e sforzi costruttivi. È triste
vedere dei giovani brillanti che si danneggiano e rovinano le loro occasioni
per via del troppo bere.
Agli studenti della Brigham Young University è stato reso un grande
omaggio quando il periodico The Princeton Review li ha riconosciuti
come gli studenti «più sobri»
d'America. Ovviamente molti di voi non possono frequentare la BYU, ma ovunque
siate potete vivere secondo le stesse norme fissate nei campus della BYU.
Recentemente nella rivista New Era ho letto un articolo sui giovani
Santi degli Ultimi Giorni di Memphis, nel Tennessee. In certi casi, c'è un
solo Santo degli Ultimi Giorni in una università. Uno di questi ha
detto: «Sarò anche l'unico membro della Chiesa nella mia scuola,
ma... anche quando mi sento solo fisicamente, non lo sono mai spiritualmente» (Arianne
B. Cope, «Smiling in Memphis», New Era, ottobre 2003,
23-24).
Un altro ha detto: «So che molti giovani si chiedono se sanno veramente
che il Vangelo è vero. Ma qui bisogna per forza saperlo perché gli
altri te lo chiedono ogni giorno. Ogni volta che dai una risposta, porti
la tua testimonianza» (New Era, ottobre 2003, 25).
Questi giovani, sparsi in quella grande città, hanno imparato a rimanere
saldi, a sostenersi a vicenda.
Dio vi benedica, miei cari giovani amici. Voi siete la migliore generazione
che abbiamo mai avuto. Voi conoscete meglio il Vangelo. Siete più fedeli
nei vostri compiti. Siete più forti per affrontare le tentazioni che
sopraggiungono sul vostro cammino. Vivete secondo i vostri standard. Pregate
per avere la guida e la protezione del Signore. Egli non vi lascerà mai
soli. Egli vi conforterà. Vi sosterrà. Vi benedirà,
magnificherà e renderà dolce e bella la vostra ricompensa.
Voi scoprirete che il vostro esempio attrarrà coloro che attingeranno
coraggio dalla vostra forza.
Quello che vale per i giovani, vale anche per gli adulti. Se vogliamo innalzare
questa Chiesa come un vessillo per le nazioni e una luce per il mondo, dobbiamo
acquisire maggiormente le qualità che caratterizzarono la vita di
Cristo nella nostra vita. Nel sostenere ciò che è giusto non
dobbiamo temere le conseguenze. Non dobbiamo aver paura. Paolo disse a Timoteo:
«Poiché Iddio ci ha dato uno spirito non di timidità,
ma di forza e d'amore e di correzione.
Non aver dunque vergogna della testimonianza del Signor nostro» (2
Timoteo 1:7-8).
La Chiesa è molto di più di una organizzazione in cui ci incontriamo
e godiamo della nostra compagnia reciproca. È più di una riunione
della Scuola Domenicale, della Società di Soccorso o del Sacerdozio. È più di
una riunione sacramentale, addirittura più di una cerimonia del tempio. È il
regno di Dio sulla terra. È necessario che agiamo in un modo che si
addice a tale regno.
Voi uomini che detenete il sacerdozio avete questa immensa responsabilità.
Dovete evitare la voce seduttrice del mondo. Dovete ergervi al di sopra di
essa. Dovete essere all'altezza del sacerdozio di Dio. Dovete schivare il
male in ogni sua forma e assumere la natura della bontà e della decenza,
consentendo alla luce divina di risplendere nelle vostre azioni.
Non è possibile che la casa sia un luogo di rifugio e di pace se
l'uomo che vi risiede non è un marito e padre comprensivo e servizievole.
La forza che si deve raggiungere in famiglia ci consentirà di fronteggiare
meglio il mondo, di essere meglio accettati nella società in cui viviamo,
di avere maggior valore agli occhi dei nostri datori di lavoro, di essere
uomini migliori.
Conosco molti uomini di questo genere. È evidente che amano le loro
mogli e i loro figli. Sono fieri di loro. La cosa bella è che riscuotono
un successo straordinario nella loro professione. Essi vengono onorati e
rispettati.
E ora parlerò alle donne. Ho parlato a lungo alle donne della Società di
Soccorso una settimana fa. Quel discorso ha espresso ciò che penso
a vostro riguardo. Anche voi potete acquisire le qualità di Cristo.
Voi pure potete essere forti e belle, pronte a incoraggiare e a servire.
Ricordo a tutti che siamo Santi degli Ultimi Giorni. Abbiamo fatto delle
alleanze con il nostro Padre celeste, sacre e vincolanti. Queste alleanze,
quando osservate, ci renderanno migliori padri e madri, migliori figli e
figlie.
Sono certo che altri si uniranno a noi se ci comporteremo in tal modo. Noi
possiamo sostenere la verità e la bontà, e non saremo soli.
Le forze invisibili del cielo ci aiuteranno.
Vi cito di nuovo l'Antico Testamento:
«Il servitore dell'uomo di Dio, alzatosi di buon mattino, uscì fuori,
ed ecco che un gran numero di soldati con cavalli e carri accerchiava la
città. E il servo disse all'uomo di Dio: ‹Ah, signor mio, come
faremo?›
Quegli rispose: ‹Non temere, perché quelli che son con noi son
più numerosi di quelli che son con loro›.
Ed Eliseo pregò e disse: ‹O Eterno, ti prego, aprigli gli occhi,
affinché vegga!› E l'Eterno aperse gli occhi del servo, che vide
a un tratto il monte pieno di cavalli e di carri di fuoco intorno ad Eliseo» (2
Re 6:15-17).
Il Signore ci ha detto:
«Perciò non temete, piccolo gregge;
fate il bene; lasciate che la terra e l'inferno si coalizzino contro di voi,
poiché, se siete edificati sulla mia roccia, essi non possono prevalere...
Guardate a me in ogni pensiero; non dubitate, non temete» (DeA 6:34,
36). Nel nome di Gesù Cristo. Amen.