Anziano Jeffrey R. Holland
Membro del Quorum dei Dodici Apostoli
Dobbiamo rinnovare e rinforzare l'insegnamento nella Chiesa, nelle case, dai pulpiti, nelle riunioni direttive e sicuramente nelle nostre aule.
Quando Nicodemo andò a fare visita a Gesù agli inizi del Suo ministero, parlò a nome di tutti noi, dicendo: «Maestro, noi sappiamo che tu sei un dottore venuto da Dio».
1
Cristo naturalmente era più di un dottore della legge; era il Figlio di Dio, il Santo del piano eterno del Vangelo, il Salvatore e il Redentore del mondo.
Ma Nicodemo cominciava nel modo in cui abbiamo cominciato io e voi, nel modo in cui comincia ogni bambino o giovane studente o nuovo convertito: riconoscendo e rispondendo a un meraviglioso insegnante che ridesta i sentimenti più profondi del nostro cuore.
Negli ultimi mesi il presidente Gordon B. Hinckley ci ha chiesto di tenere i nostri fedeli vicini alla Chiesa, particolarmente i nuovi convertiti. Nell'emanare questa chiamata il presidente Hinckley ha ricordato che tutti abbiamo bisogno di almeno tre cose per rimanere fermi nella fede: un amico, un incarico e la possibilità di essere nutriti dalla buona parola di Dio.2
Gli insegnamenti ispirati impartiti nella casa e nella Chiesa contribuiscono a creare questo elemento indispensabile del «nutrire mediante la buona parola di Dio». Noi siamo grati a tutti voi che insegnate. Vi vogliamo bene e vi apprezziamo più di quanto possiamo dire. Abbiamo grande fiducia in voi. Insegnare con efficacia e adoperarsi per avere successo è un lavoro davvero impegnativo. Ma ne vale la pena. Non possiamo ricevere «chiamata più grande».3 Sicuramente la possibilità di fare onore a questa chiamata esiste da ogni parte. La necessità di una simile chiamata è perpetua. Padri, madri, fratelli e sorelle, amici, missionari, insegnanti familiari e insegnanti visitatrici, dirigenti del sacerdozio e delle organizzazioni ausiliarie, insegnanti dei corsi di studio, tutti, ognuno nella sua maniera, provengono da Dio allo scopo di istruirci e portarci alla salvezza. In questa chiesa è praticamente impossibile trovare qualcuno che non sia una guida di questo o di quel genere per gli altri componenti del gregge. Non dobbiamo quindi stupirci che Paolo dica nei suoi scritti: «Dio ha costituito nella Chiesa primariamente degli apostoli: in secondo luogo dei profeti; in terzo luogo de' dottori . . . ».4
Per ognuno di noi «venire a Cristo»5, osservare i Suoi comandamenti e seguire il Suo esempio ritornando al Padre è sicuramente l'obiettivo più alto e più santo dell'esistenza umana. Aiutare gli altri a fare altrettanto, ammaestrandoli, persuadendoli e conducendoli gentilmente lungo la via della redenzione, sicuramente deve essere per noi il compito che viene al secondo posto nella vita. Forse questo è il motivo per cui il presidente David O. McKay disse: «Non c'è compito più grande che si possa affidare a un uomo [o donna] di quello di insegnare ai figli di Dio».6 Noi siamo infatti per qualche aspetto molto simili all'Etiope al quale fu mandato Filippo. Come lui, possiamo sapere abbastanza da voler conoscere altre cose della religione. Possiamo immergerci nelle Scritture. Possiamo anche rinunciare ai nostri beni terreni, ma senza un'istruzione sufficiente non possiamo afferrare il significato di tutta la questione e conoscere i requisiti ai quali ancora dobbiamo adempiere. Perciò, insieme con quell'uomo di grande autorità, ognuno di noi grida: «E come potrei intenderle, se alcuno non mi guida?»7
L'apostolo Paolo spiegò: «Poiché chiunque avrà invocato il nome del Signore, sarà salvato.
Come dunque invocheranno colui nel quale non hanno creduto? E come crederanno in colui del quale non hanno udito parlare? . . . Così la fede vien dall'udire e l'udire si ha per mezzo della parola di Cristo».8
Ora che il nostro profeta chiede maggior fede tramite l'udire la parola di Dio, dobbiamo rinnovare e rinforzare l'insegnamento nella Chiesa nelle case, dai pulpiti, nelle riunioni direttive e sicuramente nelle nostre aule. L'insegnamento ispirato non deve mai diventare un'arte perduta nella Chiesa, e noi dobbiamo assicurarci che la nostra ricerca di questo genere di insegnamento non diventi una tradizione perduta.
Il presidente Spencer W. Kimball disse: «Presidenti di palo, vescovi e presidenti di ramo, vi prego di dedicare il vostro interesse a migliorare la qualità dell'insegnamento nella Chiesa . . . Temo che troppo spesso molti nostri membri vengano in chiesa, partecipino a una lezione o a una riunione e poi tornino a casa senza aver assimilato nessuna informazione. È particolarmente increscioso», egli disse, «che ciò accada in un momento in cui stiamo per entrare in un periodo di tensioni, di tentazioni e di crisi. Tutti abbiamo necessità di essere nutriti dallo Spirito, e l'insegnamento efficace è uno dei modi più importanti di realizzare questo obbiettivo. Troppo spesso ci adoperiamo per convincere i membri a venire in chiesa, senza valutare adeguatamente ciò che ascoltano quando finalmente ci vengono».9 Su questo argomento il presidente Hinckley stesso ha detto che «l'insegnamento efficace è l'essenza stessa della guida della Chiesa. Consentitemi di ripeterlo: «L'insegnamento efficace è l'essenza stessa della guida della Chiesa». La vita eterna «si otterrà soltanto se agli uomini e alle donne si insegna con un'efficacia tale che essi cambieranno e assoggetteranno la loro vita a una nuova disciplina. Essi non possono essere obbligati ad esser giusti o ad entrare in cielo. Devono esservi guidati, e questo significa insegnare».10
Tra le ultime parole che il Salvatore disse ai Suoi discepoli e tra le prime parole che Egli dice a noi oggi troviamo queste: «Andate dunque, ammaestrate tutti i popoli . . . [ammaestrateli a] osservar tutte quante le cose che v'ho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti giorni, sino alla fine dell'età presente».11 A Pietro, l'apostolo capo della Chiesa, il Signore risorto in procinto di ascendere al cielo disse: «Pasci i miei agnelli . . . pastura le mie pecorelle . . . tu, seguimi».12
Davanti a questi insegnamenti dobbiamo ricordare che il Signore non ha mai impartito alla Chiesa un ammonimento più rilevante di questo: dobbiamo insegnare il Vangelo «mediante lo Spirito, anzi il Consolatore che fu mandato per insegnare la verità».
Insegnamo il Vangelo «nello Spirito di verità» com'Egli chiede? Oppure lo insegnamo «in qualche altra maniera? e se è in qualche altra maniera», Egli così ci ammonisce, «non è di Dio».13 Con un linguaggio che ricorda gli altri comandamenti Egli ha detto: «Se non ricevete lo Spirito, voi non insegnerete».14
L'uomo non può apprendere le cose dell'eternità se non è vivificato dallo Spirito che viene dal cielo. Noi genitori, insegnanti e dirigenti dobbiamo affrontare i nostri compiti nella stessa maniera in cui Mosè affrontò la Terra Promessa. Sapendo di non poter aver successo in nessun'altra maniera, Mosè disse a Geova: «Se la tua presenza non vien meco, non ci far partire di qui».15
Questo è in realtà quello che i nostri fedeli chiedono quando vengono a una riunione o entrano in un'aula. La maggior parte delle persone non viene in chiesa semplicemente perché cerca qualche nuova informazione sul Vangelo oppure per vedere i vecchi amici, anche se entrambe queste funzioni sono importanti. Vengono alla ricerca di un'esperienza spirituale. Vogliono la pace. Vogliono sentire fortificata la loro fede e rinnovata la loro speranza. Vogliono, in breve, essere «nutriti dalla buona parola di Dio» e rafforzati dai poteri del cielo. Quelli di noi che sono invitati a parlare o a insegnare o a dirigere hanno l'obbligo di fornire questi elementi al meglio delle loro capacità. Possiamo farlo soltanto se noi stessi ci sforziamo di conoscere Dio, se noi stessi cerchiamo continuamente la luce del Suo Unigenito Figliolo. Quindi, se il nostro cuore è al posto giusto, se siamo più puri che possiamo, se abbiamo pregato e pianto e ci siamo preparati e preoccupati sino a quando non sappiamo cos'altro possiamo fare, Dio può dirci, come disse ad Alma e ai figli di Mosia: «Alza il capo e gioisci . . . e io vi darò il successo».16
Abbiamo il legittimo motivo di preoccuparci dei nuovi membri, di desiderare che ognuno di essi rimanga con noi e goda appieno dei benefici dell'appartenenza alla Chiesa. Sono abbastanza ingenuo da pensare che se continuiamo ad ammaestrarli con lo stesso spirito cristiano, con la stessa convinzione, dottrina e interesse personale che i missionari hanno mostrato loro i nuovi convertiti non soltanto rimarranno con noi, ma letteralmente non potremo tenerli lontano da noi. La necessità di questo continuo insegnamento è ovvia. In tempi come i nostri tutti abbiamo bisogno di quella che Mormon chiama «la virtù della parola di Dio», perché, egli dice, ha «un effetto più potente che la spada, o qualsiasi altra cosa fosse loro accaduta».17 Quando nella nostra vita sopraggiunge una crisi come prima o poi avviene sempre, le teorie degli uomini intercalate da qualche passo delle Scritture non sono sufficienti. Nutriamo veramente i nostri figli e i nuovi membri in maniera tali da sostenerli quando le difficoltà della vita si fanno sentire? Oppure dedichiamo loro un pizzico di teologia, un cibo privo di proteine o calorie? Il presidente John Taylor una volta chiamò tale insegnamento «schiuma fritta», ossia quel genere di cose che si possono mangiare tutto il giorno sena mai riempirci lo stomaco.18 Durante un rigido inverno, alcuni anni fa, il presidente Boyd K. Packer fece notare che un gran numero di cervi era morto di fame pur avendo lo stomaco pieno di fieno. In buona fede, gli enti preposti alla salvaguardia dell'ambiente avevano offerto loro un cibo privo di sostanza, quando la sostanza era quello di cui avevano più bisogno. Purtroppo avevano dato da mangiare ai cervi senza nutrirli.
Mi piace quello che il presidente J. Reuben Clark disse dei nostri giovani più di un secolo fa. Le stesse cose si possono dire dei nostri nuovi membri. «I giovani della Chiesa hanno fame delle cose dello spirito», egli disse; «sono ansiosi di conoscere il Vangelo, ma lo vogliono conoscere in maniera chiara, senza che sia diluito . . .
Non è necessario avvicinarsi di soppiatto alle spalle di questi giovani esperti spiritualmente per sussurrare la religione nelle loro orecchie . . . Possiamo proclamare apertamente queste verità».19
Satana sicuramente non è reticente nell'impartire i suoi insegnamenti. Perché dovremmo esserlo noi? Sia che ammaestriamo i nostri figli in casa o ci troviamo davanti a una congregazione della Chiesa, evitiamo sempre di rendere la nostra fede difficile da riconoscere. Ricordiamo che dobbiamo essere insegnanti venuti da Dio. Non gettate mai i semi del dubbio. Evitate di esibirvi. Insegnate la dottrina rivelata. Portate una sincera testimonianza. Pregate e adoperatevi per migliorare. Preparate bene le lezioni. Tenete discorsi basati sulle Scritture. Nelle nostre riunioni direttive ammaestriamoci e edifichiamoci a vicenda come ci chiedono di fare le rivelazioni, affinché anche in queste riunioni l'insegnamento possa in ultima analisi essere impartito dall'alto.20 La Chiesa ne trarrà beneficio come ne trarrete voi, poiché, come Paolo disse ai Romani: «Tu che insegni agli altri non insegni a te stesso?»21
Un esempio memorabile del potere di tale insegnamento lo troviamo nella vita del profeta Geremia. Questo grande uomo si sentiva nella stessa maniera in cui si sentono la maggior parte degli insegnanti, degli oratori o dei dirigenti della Chiesa quando vengono chiamati: inesperti, inadeguati, spaventati. «Ahimè, Signore, Eterno, io non so parlare, poiché non sono che un fanciullo».
Ma il Signore lo rassicurò. «Non li temere, perché io son teco . . . tu dunque, cingiti i lombi, levati e di' loro tutto quello che io ti comanderò».22
Così Geremia parlò loro, ma inizialmente senza molto successo. Le cose andarono di male in peggio, sino a quando egli fu imprigionato e deriso dal popolo. Irritato per essere stato tanto maltrattato e calunniato, Geremia promise in effetti che non avrebbe più tenuto un'altra lezione, fosse a un simpatizzante, a un bambino della Primaria, a un nuovo convertito o, non parliamone neppure, a ragazzi di quindici anni. «Io non lo [il Signore] mentoverò più, né parlerò più nel suo nome», esclamò lo scoraggiato profeta. Poi venne il punto di svolta nella vita di Geremia. Qualcosa accadeva in lui ogni volta che portava testimonianza, ad ogni passo delle Scritture che leggeva, ad ogni principio che esponeva. Era accaduto una cosa che egli non aveva previsto. Anche nel momento stesso in cui faceva voto di chiudere la bocca e di abbandonare il lavoro del Signore, si accorgeva di non poterlo fare. Perché? Perché la Sua parola era nel suo cuore «come un fuoco ardente», chiuso nelle sue ossa. «Mi sforzo di contenderLo, ma non posso».23
Questo è ciò che accade nel Vangelo, sia all'insegnante che all'allievo. È ciò che accadde a Nefi e a Lehi quando, come dice il libro di Helaman, «lo Spirito Santo di Dio scese dal cielo ed entrò nel loro cuore e furono riempiti come di fuoco e poterono profetizzare parole meravigliose».24 Certamente questa è la gioia celeste che dovette conoscere Maria Maddalena quando all'improvviso vide davanti a sé il Suo amato Signore risorto e Gli disse semplicemente: «Rabbunì!» che vuol dire: «Maestro».25
Da parte di tutti noi ai quali è stato insegnato a tutti voi che insegnate, noi diciamo grazie. Riportiamo l'insegnamento nella casa e nella Chiesa all'importante ruolo che gli spetta e miglioriamo ogni nostro sforzo per edificare e istruire. In tutte le nostre riunioni e in tutti i nostri messaggi possiamo noi essere nutriti dalla buona parola di Dio. E possano i nostri figli, i nuovi convertiti, i nostri vicini e i nuovi amici dire dei nostri onesti sforzi: «Tu sei un dottore venuto da Dio». Nel sacro nome del grande Maestro Gesù Cristo. Amen.
NOTE
1.Giovanni 3:2
2. Moroni 6:4; vedi Gordon B. Hinckley, «I convertiti e i nostri giovani», La Stella, luglio 1997, 56.
3. Insegnare: non c'è chiamata più grande, libro di testo per l'addestramento degli insegnanti. Vedi anche Spencer W. Kimball: «No Greater Call», conferenza della Scuola Domenicale, 1 ottobre 1967.
4. 1 Corinzi 12:28
5. DeA 20:59
6. David O. McKay, Conference Report, ottobre 1916
7. Vedi Atti 8:2631.
8. Romani 10:13, 14, 17; corsivo dell'autore.
9. Teachings of Spencer W. Kimball, a cura di Edward L. Kimball (1982), 524; corsivo dell'autore
10. «How to Be a Teacher When Your Role as a Leader Requires You to Teach», Riunione del General Authority Priesthood Board, 5 febbraio 1969; corsivo dell'autore
11.Matteo 28:1920
12. Giovanni 21:1521
13. DeA 50:14, 1718
14. DeA 42:14
15. Esodo 33:15
16. Alma 8:15; 26:27
17. Alma 31:5
18. Vedi John Taylor, The Gospel Kingdom, a cura di G. Homer Durham (1943), 78
19. «The Charted Course of the Church in Education» [discorso tenuto ai corsi estivi dell'Università Brigham Young a Aspen Grove, Utah, 8 agosto 1938], 4, 9
20. Vedi DeA 43:8, 16
21. Romani 2:21
22. Geremia 1:6, 8, 17
23. Vedi Geremia 20:79
24. Helaman 5:45
25. Giovanni 20:16