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Aprile 1998
«Bisogno al mondo v'è di te»

«Bisogno al mondo v'è di te»

Anziano Neal A. Maxwell
Membro del Quorum dei Dodici Apostoli

Il lavoro è sempre una necessità spirituale, anche se per alcuni non è una necessità economica.

Anziano Neal A. Maxwell

Fratelli, durante gli anni trascorsi nel Sacerdozio di Aaronne facevo il mandriano di maiali! Imparai molto riguardo a questo lavoro partecipando a un progetto patrocinato dal nostro Circolo 4-H, progetto che comportava l'allevamento di maiali di pura razza Duroc. Per dimostrarvi che ciò che dirò non è frutto di esagerazione dei miei ricordi, consentitemi di mostrarvi con l'aiuto dell'anziano Nelson questo pannello con quasi cento nastri al merito vinti dai miei maiali nelle varie fiere agricole tenute nell'arco di molti anni.

Qui, accanto alla mano dell'anziano Nelson, c'è un nastro rosa che vinsi sessanta anni fa. Fu il primo che vinsi. Credo che il giudice avesse un cuore grande così, perché il mio maiale non era proprio eccezionale. Forse sapeva che avevo bisogno di incoraggiamento, e perciò mi assegnò il quarto premio. I nastri viola erano riservati ai campioni che sarebbero stati esibiti dopo il mio!

Grazie, anziano Nelson.

Fratelli, ho imparato a mie spese la necessità di seguire attentamente i rialzi e i ribassi della carne suina praticati dalle grandi macellerie. Con l'aiuto di mio padre, bravo contabile, tenevo un accurato rendiconto dei profitti e delle spese. Come in ogni altra attività, i miei genitori erano sempre pronti a sostenermi e a volte finivano per svolgere personalmente il lavoro manuale, specialmente mia madre, di cui oggi ricorre il novantacinquesimo compleanno. Ella mi insegnava a lavorare e mi amava tanto da correggermi.

Per allevare maiali a basso costo, compravo regolarmente dozzine di pagnotte vecchie di tre giorni al prezzo di appena un centesimo la pagnotta. Inoltre, se mi presentavo al momento giusto presso la locale centrale del latte, riuscivo ad ottenere gratuitamente circa duecentocinquanta litri di latte scremato! Ora lo pago più di mille lire al litro ­ una divertente ironia della sorte. Risparmiando in questi modi riuscivo ad acquistare i cereali necessari per l'allevamento dei maiali con il poco denaro in contante che avevo.

In molte occasioni una scrofa gravida diede alla luce la sua prole dopo mezzanotte. La stanchezza che provavo dopo aver assistito attivamente al parto e fatto tante altre cose era davvero grande. Tuttavia provavo un senso di soddisfazione, poiché tra l'altro contribuivo al vitto della mia famiglia. La maggior parte dei giovani della mia età faceva un lavoro simile al mio. Allora, fratelli, eravamo tutti poveri, ma non lo sapevamo. Il lavoro era considerato una costante della vita. Oggi per alcuni è un inconveniente.

Tuttavia c'erano molti svantaggi nell'allevare maiali. Già timido per natura, ricordo vivamente il direttore della nostra scuola media che entrava nella mia aula dicendo ad alta voce davanti a tutti: «Neal, ha telefonato tua madre. I tuoi maiali sono scappati». Provai la tentazione di nascondermi sotto il banco; invece corsi a casa per dare una mano a radunare i maiali.

Mio padre, affettuoso ma severo, mi faceva notare che nonostante lavorassi duramente, il mio lavoro spesso non era svolto a dovere. L'eccellenza era una virtù per me sconosciuta. Un giorno d'estate decisi di accontentare mio padre piantando alcuni pali di recinzione mancanti. Li piantai a dovere, perfettamente allineati. Lavorai diligentemente per tutto il giorno; quindi mi sedetti sul bordo della strada per la quale mio padre sarebbe tornato a casa. Quando arrivò, lo osservai ansiosamente mentre ispezionava con cura i pali, usando perfino la livella da muratore, prima di dichiararsi pienamente soddisfatto. Quel giorno ricevetti un premio che per me era molto ambito. Il sudore della fronte mi aveva fatto meritare la lode di mio padre. Mi sentii commosso nel profondo del cuore.

Perdonatemi questi brevi cenni autobiografici, che ho citato per esprimere la mia profonda gratitudine per aver imparato a lavorare sin da piccolo. Sicuramente non sempre cantavo di gioia mentre lavoravo, ma imparai molto sulla diligenza e sugli sforzi necessari, cosa che mi fu di aiuto più tardi, quando le difficoltà della vita diventarono più grandi. Alcuni dei giovani di oggi, pur bravi sotto ogni altro aspetto, pensano che il più faticoso lavoro manuale che devono svolgere sia guidare un'automobile!

Il nostro Padre celeste descrisse con queste parole il Suo grande piano per i Suoi figli: «Ecco, questa è la mia opera e la mia gloria ­ fare avverare l'immortalità e la vita eterna dell'uomo» (Mosè 1:39; corsivo dell'autore). Considerate il significato che il Signore dà alla parola «opera». Ciò che Egli sta facendo con tanta cura, con l'obbiettivo di redimere, è nondimeno un lavoro, anche per Lui! Allo stesso modo noi parliamo di lavorare per la nostra salvezza, parliamo della «legge del raccolto» e del «sudore della fronte» (vedi Mosè 5:1; vedi anche Genesi 4:1, Traduzione di Joseph Smith). Non si tratta di espressioni solo figurative; sottolineano invece l'importanza del lavoro. Infatti il lavoro è sempre una necessità spirituale, anche se per alcuni non è una necessità economica. Pertanto parlo a voi bravi giovani, compresi sette miei bravi nipoti che mi ascoltano questa sera, due dei quali sono missionari e tre da poco ordinati diaconi. Vi ricordo che il vangelo del lavoro fa parte della «pienezza del Vangelo». Anche se gioioso, il lavoro missionario è pur sempre lavoro. Anche se gioioso, il lavoro di tempio è pur sempre lavoro. Purtroppo alcuni nostri giovani molto indaffarati lavorano certamente, ma soprattutto per soddisfare loro stessi.

Purtroppo una parte dei nostri giovani, per altri aspetti lodevoli, non si sforzano di lavorare perché hanno per così dire un lasciapassare gratuito per la vita agiata. Godono di privilegi, compreso il possesso di un'automobile ben rifornita di benzina e coperta da una buona assicurazione, benefici pagati dai genitori, i quali a volte tendono invano le orecchie per udire da loro qualche parola di affetto e di gratitudine.

Miei cari giovani, il vostro lavoro varia per quanto riguarda le ore dedicate ai compiti di scuola, alle faccende di casa, al lavoro nella Chiesa, al lavoro part-time e ai progetti di servizio. Ogni forma di lavoro può mettere a buon uso i vostri talenti. Nondimeno state attenti a notare i segnali di pericolo. Per esempio, se avete un lavoro part-time, spendete per voi tutto il denaro che guadagnate? Pagate la decima? Ne risparmiate una parte per la missione? Il presidente Spencer W. Kimball ci ha impartito questo preciso consiglio: «Se a un giovane è concesso di spendere per sé tutto il denaro che guadagna, lo spirito dell'egoismo può accompagnarlo sino alla tomba» (The Teachings of Spencer W.Kimball [1982], 569)

I compiti di scuola sono certamente una necessità. Ma questo lavoro mentale esclude il lavoro spirituale? Prendere buoni voti è molto importante; ma quale voto pensate di meritare per quanto riguarda il servizio cristiano?

Svolgere il lavoro della Chiesa sviluppa capacità vitali, e la necessità di svolgere questo genere di lavoro non sparirà mai. Ma il lavoro che fate nella Chiesa è svolto meccanicamente, senza intenzione reale?

Le faccende di casa sono anch'esse importanti; ma quello che fate va al di là del tenere ordinata la vostra stanza e rimettere nell'armadio i vostri vestiti?

Quali che siano vari tipi di lavoro che svolgete, quello più difficile che ognuno di noi sarà mai chiamato a svolgere è quello di liberarci dell'egoismo. È davvero un'impresa da sollevatore di pesi!

Si deve raggiungere un giusto equilibrio tra i lavori che svolgiamo, perché alcuni altrimenti potrebbero prendere il sopravvento a scapito di altre forme di lavoro altrettanto necessarie. Non abbiamo bisogno di molto incoraggiamento per svolgere un lavoro che ci piace. Può crearsi una situazione come quella sottolineata dall'anziano Spencer Condie, con una parafrasi delle direttive che Strauss impartiva ai direttori d'orchestra: «Non fate mai un cenno di incoraggiamento agli ottoni, altrimenti non udrete mai gli archi!»

Padri, state attenti quando desiderate troppo che le cose siano migliori per i vostri figli di come lo erano per voi. Non peggiorate, pur senza volerlo, la situazione eliminando dalla vita dei vostri figli l'esperienza del lavoro, isolandoli così proprio dalle cose che hanno contribuito a fare di voi quello che siete!

Prendo atto che alcune situazioni in pratica sono cambiate! Per la maggior parte dei giovani non vi sono più mucche da mungere, né maiali da nutrire, ecc. Non possiamo stupirci se oggi si suda per creare appositamente del lavoro da svolgere! Nondimeno, miei cari giovani, siate pazienti con i vostri genitori che si sforzano di darvi delle occasioni di lavorare veramente. Se più figli potessero lavorare accanto ai loro padri, ci troveremmo in una situazione molte migliore. Padri e figli, se questo già non avviene, che ne direste se nei prossimi tre mesi padri e figli scegliessero un lavoro impegnativo da svolgere insieme?

Miei cari giovani, non so quali sono i doni che ognuno di voi ha ricevuto dal cielo; ma so che ne avete! Vi prego di utilizzare questi doni e di sviluppare i vostri talenti ­ senza dimenticare di portare fuori la spazzatura, di tosare il prato, di rastrellare le foglie o di spalare la neve per una vedova o un vedovo o un vicino ammalato.

Saper svolgere un lavoro vi darà un vantaggio nella vita e l'esperienza nel raggiungere l'eccellenza, e questo è un vantaggio davvero grande!

Siamo pronti e generosi nel lodare i nostri giovani per il lavoro che svolgono, specialmente se lo fanno bene!

Dalla nuova generazione dipenderà se i Santi degli Ultimi Giorni continueranno ad essere conosciuti per la loro etica del lavoro. Molto tempo fa il presidente Brigham Young dette ai fedeli questo consiglio: «Io voglio vedere i nostri anziani così integri moralmente e spiritualmente da essere preferiti . . . Se vivremo secondo i dettami della nostra religione e saremo degni del nome di Santi degli Ultimi Giorni, saremo esattamente gli uomini ai quali potranno essere affidati tutti questi lavori con la massima fiducia; se invece non sarà così, dimostreremo di non mettere in pratica la nostra religione» (Insegnamenti dei presidenti della Chiesa: Brigham Young, pag. 24).

Quando verrà il tempo, scegliete la vostra carriera, consapevoli che essere un neurochirurgo, un agente forestale, un meccanico, un agricoltore, un insegnante, ecc., è una questione di preferenza, non di principio. Mentre la scelta della carriera è sicuramente importante, tuttavia tali scelte non tracciano la vostra vera strada da percorrere. Invece, fratelli, voi siete figli di Dio che soggiornano quaggiù, invitati a prendere la strada che conduce a casa. Là gli impresari di pompe funebri scopriranno che la loro non sarà l'unica occupazione che è diventata obsoleta. Ma la capacità di lavorare, e lavorare saggiamente, non diventerà mai obsoleta. Né lo diverrà mai la capacità di imparare. Intanto, miei giovani fratelli, posso dirvi che non ho mai scoperto una scorciatoia facile per raggiungere il regno celeste; non c'è una scala mobile che ci porti lassù senza sforzo.

Giovani del Sacerdozio di Aaronne e uomini del Sacerdozio di Melchisedec, non c'è mai stato un periodo in cui fosse più importante di oggi per gli uomini sapere chi essi sono. Per molto, molto tempo ognuno di voi ha partecipato a una grande continua epopea. Eravate effettivamente con Dio nel principio (vedi DeA 93:29). Eravate presenti al grande concilio nell'esistenza preterrena, quando come Suoi figli di spirito gridaste di gioia davanti alla prospettiva di fare questa esperienza terrena per attuare il piano di salvezza del Padre celeste.

L'epopea continua ancora per i fedeli, fino al giorno in cui ogni ginocchio si piegherà e ogni lingua confesserà che Gesù è il Cristo e tutti riconosceranno che Dio è Dio e che Egli è perfetto nella Sua giustizia e misericordia (vedi Mosia 27:31; 16:1; Alma 12:15). Coloro che amano il Signore erediteranno il Suo regno celeste, dove occhio non ha mai veduto né orecchio ha mai udito le cose che il Signore ha preparato per loro (vedi 2 Corinzi 2:9). Gesù ha già lavorato per prepararci questo luogo glorioso.

Miei cari fratelli, giovani e vecchi, infinita è l'unico aggettivo che può descrivere la vostra storia spirituale e il futuro che vi aspetta! Là vi sarà sempre tanto lavoro da svolgere, soprattutto per coloro che sanno svolgere il lavoro del Signore! Approvo con gioia quello che ha dichiarato il presidente Hinckley, ossia che abbiamo «la più bella generazione nella storia della Chiesa» (Teachings of Gordon B. Hinckley, [1997] pag. 714. Vedi anche La Stella, luglio 1992, 82).

Credo nelle vostre future possibilità. Siete spiriti speciali mandati a svolgere compiti speciali. È verso questi compiti che io ho cercato di darvi una piccola, affettuosa spinta questa sera!

Vi voglio bene! Dio vi benedica e vi mantenga sulla strada che vi riporterà a casa. Questa è la mia preghiera, nel santo nome di Gesù Cristo. Amen!

 
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