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aprile 1998
La Società di Soccorso

La Società di Soccorso

President Boyd K. Packer
Presidente facente funzione del Quorum dei Dodici

Sorelle, dovete passare dal pensare che voi soltanto frequentate al sentire che voi fate parte della Società di Soccorso!

President Boyd K. Packer

Il mio proposito è quello di sostenere pienamente la Società di Soccorso, di incoraggiare tutte le donne ad unirsi ad essa e frequentarla, e i dirigenti del sacerdozio, a ogni livello, a servirle in modo che la Società di Soccorso fiorisca.

La Società di Soccorso fu organizzata, e fu così chiamata, da profeti e apostoli che agirono sotto l'ispirazione divina. Ha una storia illustre. Ha sempre dispensato incoraggiamento e sostegno a coloro che ne avevano bisogno.

La dolce mano di una sorella offre quel gentile tocco di cura e di incoraggiamento che la mano dell'uomo, per quanto bene intenzionato, non riuscirà mai a eguagliare.

La Società di Soccorso ispira le donne e insegna loro a adornare la loro vita con quelle cose di cui le donne hanno bisogno ­ cose che sono «amabili, di buona reputazione o degne di lode».1 La Prima Presidenza esorta le donne a frequentare «poiché l'opera della Società di Soccorso contiene valori intellettuali, culturali e spirituali che non possono essere trovati in nessun'altra organizzazione in maniera tanto completa da soddisfare le necessità comuni a tutti i suoi membri».2

La Società di Soccorso guida le madri ad allevare le loro figlie e a sviluppare nei loro mariti, figli e fratelli la gentilezza, il coraggio e tutte quelle virtù che sono realmente indispensabili per essere uomini degni. È tanto nell'interesse degli uomini e dei ragazzi che la Società di Soccorso prosperi, quanto in quello delle donne e delle giovani.

Alcuni anni fa insieme a mia moglie mi trovavo in Cecoslovacchia, a quell'epoca ancora al di là della cortina di ferro. Non era facile ottenere il visto; e noi facevamo molta attenzione per non mettere in pericolo la sicurezza dei nostri fedeli che per generazioni avevano dovuto lottare per tenere viva la loro fede sotto un'indescrivibile oppressione.

La riunione più memorabile fu tenuta in un locale a un piano elevato. Le tende erano abbassate. Anche di sera, coloro che partecipavano venivano in momenti diversi, uno da una direzione, un altro dalla direzione opposta, per non richiamare l'attenzione su di loro.

Vi partecipavano dodici sorelle. Cantavamo inni di Sion da innari ­ con solo le parole, senza la musica ­ stampati oltre cinquant'anni prima. La lezione spirituale fu presa con riverenza dalle pagine di un manuale fatto artigianalmente. Le poche pagine di letteratura della Chiesa che potevamo far loro avere erano battute a macchina di notte, dodici copie alla volta, fatte con la carta carbone, in modo da poter distribuire quelle poche, preziose pagine il più possibile fra i membri.

Dissi a quelle sorelle che appartenevano alla più grande organizzazione di donne sulla terra, in tutti i sensi. Ho ripetuto le parole che il profeta Joseph Smith e i Fratelli pronunciarono quando organizzarono la Società di Soccorso.

«Io ora vi apro la porta [a nome di tutte le donne]».

Questa società è organizzata «secondo l'indole femminile . . . Voi siete ora in una situazione in cui potete agire secondo questi sentimenti umanitari . . .

Se vi dimostrerete all'altezza dei vostri privilegi, gli angeli non potranno trattenersi dall'essere i vostri compagni.

Se questa Società ascolterà i consigli dell'Onnipotente attraverso i dirigenti della Chiesa, essa avrà il potere di comandare le regine in mezzo a loro».3

Lo Spirito era presente. La sorella che dirigeva con tanta gentilezza e riverenza piangeva apertamente.

Dissi loro che avevo ricevuto l'incarico, al mio ritorno, di parlare alla conferenza della Società di Soccorso: potevo portare un messaggio da parte loro? Molte mi diedero degli appunti; ognuna delle espressioni ivi contenute era animata dal desiderio di donare, senza chiedere nulla. Non dimenticherò mai ciò che una sorella scrisse: «Un piccolo cerchio di sorelle manda il proprio cuore e pensiero a tutte le sorelle e supplica il Signore di aiutarci ad andare avanti».

Queste parole, un cerchio di sorelle, mi ispirarono. Potevo vederle unite in un cerchio che andava al di là di quella stanza e abbracciava il mondo. Ebbi la stessa visione che hanno avuto gli apostoli e i profeti prima di noi. Ora la Società di Soccorso è più di un cerchio; è piuttosto come una ragnatela, che si estende a tutti i continenti.

La Società di Soccorso opera sotto la direzione del Sacerdozio di Melchisedec, poiché «tutte le altre autorità o uffici della Chiesa sono appendici a questo sacerdozio».4 È stata organizzata «secondo gli schemi del sacerdozio».5

Voi, sorelle, sarete stupite nell'apprendere che molto raramente, se mai avviene, nei quorum del sacerdozio si parla delle necessità degli uomini. Certo i quorum non se ne preoccupano. Si parla del Vangelo, del sacerdozio e della famiglia!

Se seguite questo schema, anche voi non vi preoccuperete delle cosiddette necessità delle donne. Servendo la vostra famiglia e organizzazione, ogni vostra esigenza sarà soddisfatta, ora e per l'eternità; ogni negligenza, cancellata; ogni abuso, corretto.

Ci sono molte cause degne del vostro sostegno. Altre non lo meritano perché attaccano quei valori che sono indispensabili per una vita familiare felice. Non organizzatevi sotto un'altra bandiera che non potrà, in verità, soddisfare le vostre necessità. Non abbandonate il corso stabilito dalla presidenza generale della Società di Soccorso. Il loro proposito dichiarato è quello di aiutare a portare le donne e le famiglie a Cristo.

Quando ero presidente di missione partecipai a una conferenza della Società di Soccorso di missione. La presidentessa della Società di Soccorso della missione, convertita da relativamente poco tempo, annunciò che bisognava correggere la rotta. Alcune Società di Soccorso locali avevano deviato e le esortò a conformarsi alle direttive date dalla presidenza generale della Società di Soccorso.

Una sorella della congregazione si alzò e in tono di sfida disse che nel suo ramo non volevano mettere in pratica questo consiglio, poiché, dicevano, loro erano un'eccezione. Un po' interdetta, la presidentessa della Società di Soccorso si volse verso di me per chiedere aiuto. Io non sapevo che fare. Non volevo dover affrontare una donna tanto combattiva. Quindi feci segno alla presidentessa di continuare. Poi venne la rivelazione!

Quella amabile presidentessa della Società di Soccorso, piccolina e gracile, disse con gentile fermezza: «Cara sorella, per il momento non occupiamoci delle eccezioni. Prima occupiamoci della regola, poi esamineremo le eccezioni». Il richiamo fu accettato.

Il suo consiglio è tanto valido per la Società di Soccorso quanto per il sacerdozio e le famiglie. Quando noi indichiamo la regola e l'eccezione nella stessa frase, si accetta prima l'eccezione.

I fratelli sanno di far parte di un quorum del sacerdozio. Troppe sorelle, invece, pensano che la Società di Soccorso sia solo una lezione da frequentare. Bisogna inculcare nel cuore di ogni donna lo stesso sentimento di appartenere alla Società di Soccorso, piuttosto che soltanto frequentare una classe. Sorelle, dovete passare dal pensare che voi soltanto frequentate al sentire che voi fate parte della Società di Soccorso!

Per quanto grande sia il potere e l'autorità del sacerdozio che gli uomini detengono, per quanto grande sia la loro saggezza e la loro esperienza, la salvezza della famiglia, l'integrità della dottrina, delle ordinanze, delle alleanze, il futuro dell'intera Chiesa poggia con altrettanta forza sulle donne. Le difese della casa e della famiglia sono rafforzate quando la moglie, la madre, le figlie fanno parte della Società di Soccorso.

Nessun uomo riceve la pienezza del sacerdozio se non c'è una donna al suo fianco. Poiché, come ha detto il Profeta, nessun uomo può ottenere la pienezza del sacerdozio fuori dal tempio del Signore.6 E lei è lì, al suo fianco, in quel luogo sacro. Lei eredita con lui tutto ciò che egli riceve. L'uomo e la donna individualmente ricevono le ordinanze proprie dell'investitura. Ma l'uomo non può accedere alle più alte ordinanze ­ le ordinanze del suggellamento ­ senza lei al suo fianco. Nessun uomo raggiunge la divina condizione di padre se non come dono da parte della moglie.

Nella casa e nella Chiesa le sorelle devono essere stimate per la loro propria natura. Fate attenzione a non favorire, anche involontariamente, quelle influenze e attività che tendono a cancellare le diverse caratteristiche maschili e femminili stabilite dalla natura. Un uomo, un padre, può svolgere molte mansioni che si pensa siano responsabilità della donna. E viceversa, una donna e madre può svolgere molti, anzi, se vi è necessità può svolgere quasi tutti i lavori considerati responsabilità dell'uomo; senza tuttavia venir meno ai loro due ruoli ben distinti. Tuttavia i dirigenti, e soprattutto i genitori, devono riconoscere che esistono una distinta natura maschile e una distinta natura femminile, indispensabili alla formazione di una famiglia. Tutto ciò che confonde, affievolisce o tende a cancellare queste differenze sminuisce la famiglia e riduce la possibilità per tutti gli interessati di essere felici.

C'è una differenza tra il modo in cui il sacerdozio opera nella casa e il modo in cui opera nella Chiesa. Nella Chiesa serviamo per chiamata. Nella casa serviamo per scelta. Una chiamata nella Chiesa di solito è temporanea, perché è seguita da un rilascio. Il nostro posto nella casa e nella famiglia, che è stato scelto da noi, è per sempre ed oltre.

Nella Chiesa c'è una ben definita linea di autorità. Serviamo dove ci chiamano coloro che presiedono a noi.

Nella famiglia c'è un'associazione in cui il marito e la moglie sono uniti, condividendo le decisioni, lavorando sempre insieme. Mentre al marito, al padre, spetta la responsabilità di dirigere degnamente e con ispirazione, il posto della moglie non è né dietro al marito, né davanti, ma al suo fianco.

Le dirigenti della Società di Soccorso, Giovani Donne e Primaria fanno tutte parte dei consigli di rione e palo; e tra di loro sono unite in quanto appartenenti alla Società di Soccorso. Fino a quando i dirigenti ignoreranno il contributo e l'influenza di queste sorelle, l'opera stessa del sacerdozio sarà limitata e indebolita.

Né i fratelli, agendo come quorum del sacerdozio, né queste sorelle, che siedono in consiglio, devono mai perdere di vista ­ nemmeno per un minuto ­ l'importanza della famiglia.

Per aiutare il crescente numero di famiglie spezzate, la Chiesa mette a disposizione la propria influenza e le attività per compensare ciò che manca nella casa.

I dirigenti del sacerdozio e delle organizzazioni ausiliarie, e soprattutto i genitori, devono usare la saggezza che deriva dall'ispirazione per essere assolutamente sicuri che queste attività, sia per i dirigenti che per i membri, non richiedano troppo tempo o denaro. Se così fosse, rimarrebbe troppo poco di entrambi, e ciò renderebbe arduo per i genitori saggi il compito di influire correttamente sui propri figli. State molto attenti a sostenere e aiutare, piuttosto che sostituire, la famiglia.

Nei momenti in cui i genitori si sentono sopraffatti e non possono fare tutto, devono prendere sagge e ispirate decisioni per determinare a quante attività fuori casa, di qualsiasi tipo, sia meglio partecipare per il bene della propria famiglia. Su questo argomento i dirigenti del sacerdozio, riuniti in consiglio, devono prestare molta attenzione ai consigli delle sorelle, delle madri.

Una Società di Soccorso forte ha un grande potere di prevenzione e di guarigione per le madri e le figlie, per le sorelle che devono allevare i figli senza un marito al loro fianco, per le sorelle sole, per gli anziani e per gli ammalati.

Voi sorelle, che siete chiamate a servire nella Primaria o nelle Giovani Donne, perdete le lezioni della Società di Soccorso, ma non perdete la Società di Soccorso: perché voi le appartenete. Molti fratelli servono nel Sacerdozio di Aaronne e perdono le riunioni del proprio quorum. Non vi sentite escluse; non lamentatevi mai per questo servizio altruistico.

Abbiamo visto i nostri figli, e adesso i nostri nipoti, andare lontano da casa per studio o lavoro. Portano con se uno o due bambini e praticamente null'altro con cui cominciare a formare una famiglia.

Che consolazione sapere che, in qualsiasi posto vadano, la famiglia della Chiesa li aspetta! Dal giorno in cui arrivano, lui fa parte di un quorum del sacerdozio e lei della Società di Soccorso. Là ella troverà una nonna, qualcuno a cui telefonare al posto della propria madre, quando la cena non sta venendo come dovrebbe o per chiedere come può sapere se un bambino agitato è veramente ammalato. Troverà la ferma e saggia mano di una nonna sostitutiva. Avranno una parola di conforto quando la dolorosa malattia della nostalgia tarda a guarire. La giovane famiglia trova sicurezza: il marito nel quorum, la sorella nella Società di Soccorso; entrambi hanno quale unico obiettivo la salvaguardia della famiglia per l'eternità.

La Società di Soccorso canta questi versi:


A noi viene dato di essere angeli;
questo è il dono che abbiam dal Signor.
Nell'essere sempre più dolci e gentili,
amore offriremo nel nome di Dio.
Vivremo serene la nostra missione
se nel nostro cuore avrem carità.
Soltanto il sacro potere di Dio
può dar la saggezza che ci guiderà.
7

Concludo come ho iniziato: il mio proposito è quello di sostenere la Società di Soccorso e di invocare una benedizione sulle sorelle che ne fanno parte. Nel nome di Gesù Cristo. Amen.

NOTE

1. Tredicesimo articolo di fede.
2. A Centenary of Relief Society (1942), 7.
3. History of the Church, 4:607, 605.
4. DeA 107:5.
5. Sarah M. Kimball, «Auto-biography», Woman's Exponent, 1 settembre 1883, 51.
6. Vedi DeA 131:1­3.
7. Emily H. Woodmansee, «Noi, come sorelle in Sion», Inni, No. 198.

 
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