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Relazione sulla conferenza generale
aprile 1998
Un discepolo, un amico

Un discepolo, un amico

Vescovo Richard C. Edgley
Primo consigliere del Vescovato Presiedente

La cosa importante non è il modo in cui gli altri ci giudicano, ma come ci giudica il Salvatore.

Vescovo Richard C. Edgley

Alcuni anni fa, quando lavoravo per una grande azienda, il nostro direttore del personale, devoto cattolico, venne nel mio ufficio accompagnato dalla sua segretaria Darlene. Vidi subito che Darlene non era là di sua volontà e che avrebbe preferito trovarsi altrove. Il saluto che mi rivolse il direttore del personale fu: «Ti dispiace dire a Darlene che i Mormoni sono cristiani? È più di mezz'ora che litigo con lei senza riuscire a convincerla di questo fatto. Ha bisogno di sentirselo dire da te».

La prima cosa alla quale pensai fu che forse avevo fatto qualcosa per indurre Darlene a mettere in dubbio la mia fede e la mia lealtà verso il Salvatore. Ma poi mi resi conto che i suoi dubbi non erano rivolti a me in particolare.

Dopo aver invitato Darlene a sedersi, le chiesi perché pensava che non fossimo cristiani. Rispose che glielo aveva detto il suo parroco. Le chiesi se conosceva il nome ufficiale della Chiesa. Non lo conosceva. Conosceva la Chiesa soltanto con il nome di Mormone. Le spiegai che il suo nome è Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni; quindi le chiesi se questo nome non le sembrava un po' strano per una chiesa che, a suo dire, non era cristiana. Poi invitai il mio amico cattolico a spiegare, dopo le tante ore trascorse in conversazione in aereo, negli alberghi, a pranzo e durante innumerevoli altre occasioni, alcune cose che egli aveva imparato su di noi per quanto riguarda Cristo, i Suoi insegnamenti e le nostre convinzioni. Egli le espose forse con maggiore credibilità di quanto avrei potuto fare io.

La risposta di Darlene fu che il suo parroco le aveva detto che noi non crediamo nella Bibbia, che abbiamo sostituito con il Libro di Mormon. Risposi citando l'ottavo Articolo di fede: «Noi crediamo che la Bibbia è la Parola di Dio, per quanto tradotta correttamente; come crediamo pure che il Libro di Mormon è la parola di Dio».

Quindi le spiegai che il Libro di Mormon è un altro volume di Scritture che completa la Bibbia e fornisce un'altra testimonianza di Cristo. Questo libro espone e chiarisce molti dei più sacri e importanti insegnamenti di Cristo. La sua risposta fu: «Il mio parroco dice che il Libro di Mormon non può contenere gli insegnamenti di Cristo poiché non possono esservi state altre rivelazioni dopo la morte degli apostoli; pertanto non possono esservi più Scritture oltre alla Bibbia». La domanda che le feci a questo punto fu: «In un periodo di tanti rapidi cambiamenti, in un mondo turbolento e turbato, con tanti problemi che ci affliggono, non ti lascia perplessa il fatto che un affettuoso Padre possa aver cessato di comunicare con i Suoi figli, figli che Egli ha tanto amato da sacrificare per loro il Suo Unigenito Figliolo?» La conversazione durò per circa quindici­venti minuti su altre importanti dottrine riguardanti il Salvatore. Conclusi con la più forte testimonianza che potei portare sul nostro affettuoso Padre e su Suo Figlio disposto ad aiutarci.

Alla conclusione della nostra conversazione la risposta di lei fu la stessa: «Me lo ha detto il mio parroco; e per me è così!» La questione finì a questo punto, lasciandomi deluso e turbato da quel malinteso.

È interessante vedere come la mancanza di conoscenza di alcuni individui può, in buona fede o di proposito, indurre molti a traviamento. Forse è meglio lasciare al giusto Giudice di tutti noi il verdetto sulle intenzioni e sulla coscienza degli altri. Sicuramente la determinazione finale in merito a chi è un vero discepolo di Cristo sarà fatta dal Salvatore, il quale disse: «Io sono il buon pastore, e conosco le mie [pecore]» (Giovanni 10:14).

Dopo che gli furono fatte conoscere alcune dottrine fondamentali della Chiesa, il reverendo Charles Taylor, ministro di culto e mio amico, mi telefonò per parlarmi della sua maggiore comprensione del Vangelo. Con molto entusiasmo dichiarò: «Quando si dedica il tempo necessario a studiare gli insegnamenti e le dottrine della Chiesa Mormone, è subito chiaro che i Mormoni sono veramente cristiani. Infatti non ho mai incontrato persone più cristiane dei Mormoni di cui ultimamente ho fatto la conoscenza».

Risposi che avrei avuto piacere di conoscere i suoi sentimenti e le sue opinioni dopo che avesse avuto la possibilità di leggere il Libro di Mormon e dopo aver potuto quindi accertarsi che esso porta testimonianza del Salvatore e dei Suoi insegnamenti. La sua risposta fu: «Sto già leggendo il Libro di Mormon, un libro meraviglioso. Ha approfondito la mia conoscenza di Cristo e della Sua missione. Quando lo leggo mi sento invadere da un sentimento meraviglioso».

Il mio amico prese il tempo necessario per conoscere da sé la verità, prima di formarsi un giudizio. Egli non cercava di influenzare gli altri sulla base della sua mancanza di conoscenza o di un malinteso. Questo mi è sembrato un atteggiamento molto responsabile: cercare la conoscenza prima di giudicare, e certamente prima di cercare di persuadere un'altra persona a recepire i propri malintesi.

Cara Darlene, vorrei di nuovo farti notare che Gesù Cristo è il tema centrale di ogni dottrina, di ogni ordinanza e di ogni principio della Chiesa ­ proprio come indica il suo nome. Il Libro di Mormon porta testimonianza di Gesù Cristo, mettendo in risalto e spiegando i Suoi insegnamenti. Nefi, un profeta del Libro di Mormon, dichiara: «E noi parliamo di Cristo, gioiamo in Cristo, predichiamo il Cristo, profetizziamo di Cristo e scriviamo secondo le nostre profezie, affinché i nostri figlioli possano sapere a quale fonte possono rivolgersi per la remissione dei loro peccati» (2 Nefi 25:26).

Nefi dichiara inoltre: «Non è dato alcun altro nome sotto il cielo se non questo Gesù Cristo, di cui ho parlato, tramite il quale l'uomo possa essere salvato» (2 Nefi 25:20).

Nel corso degli anni ho meditato sull'esperienza che feci durante quell'incontro con Darlene, turbato per il modo in cui si concluse. Nondimeno da allora sono arrivato alla convinzione che non devo lasciarmi turbare da opinioni basate su malintesi e su falsi insegnamenti. Basta che assolva in ogni caso il mio dovere di cercare di chiarire tali malintesi. La cosa importante non è il modo in cui gli altri ci giudicano, ma come ci giudica il Salvatore. Perciò la questione è: come considera Egli ognuno di noi personalmente?

Pertanto, come membri della Chiesa di Gesù Cristo, dobbiamo concentrare i nostri sforzi sul nostro rapporto con il Padre celeste e con il Salvatore Gesù Cristo.

Negli ultimi momenti della sua vita retta ed esemplare mio padre, con tutte le forze che gli rimanevano, disse con una voce che era poco più di un sussurro: «Spero che il Salvatore mi troverà degno di chiamarmi Suo amico». Come mio padre, anch'io mi chiedo se Cristo può contarmi fra le Sue pecore. Vede i miei sforzi di mettere in pratica i Suoi insegnamenti e i Suoi divini principi? Mi chiamerebbe discepolo? Mi chiamerebbe amico? Questo è ciò che conta veramente.

Il Salvatore stabilisce i criteri per godere della Sua amicizia nel quindicesimo capitolo di Giovanni, là dove Egli dice: «Voi siete miei amici, se fate le cose che io vi comando» (Giovanni 15:14). Egli ribadì questo concetto quando dichiarò: «Voi li riconoscerete dai loro frutti» (Matteo 7:16; vedi anche i versetti 17­18, 20). Questo è il criterio in base al quale saremo tutti giudicati: dai nostri frutti, buoni o cattivi che siano. Nel giudizio finale, se i nostri frutti lo meriteranno, saremo invitati a sedere alla destra di Dio. Io penso che là si troveranno i Suoi amici.

Perciò se noi, anche in maniera maldestra e incerta, ci sforziamo sinceramente di condurre una vita cristiana, gli attributi che gli altri vogliono affibbiarci avranno ben poche conseguenze. La responsabilità di essere cristiani è soltanto nostra. Altri possono etichettarci come vogliono, ma il vero e giusto Giudice ci giudicherà per quello che siamo. Siamo noi a determinare se siamo buoni discepoli, non gli altri.

Quando fummo battezzati ognuno di noi prese volontariamente su di sé il nome di Cristo. Prendere su di noi il Suo nome significa stringere l'alleanza di seguire i Suoi insegnamenti. Abbiamo la possibilità di rinnovare le nostre alleanze e di fare un inventario delle nostre attività quotidiane ogni volta che prendiamo il sacramento.

Noi tutti possiamo porci le domande di sempre: Preghiamo ogni giorno? da soli e insieme ai nostri familiari? Leggiamo le Scritture? Teniamo la serata familiare e paghiamo la decima? Questo elenco può continuare, ma la domanda cruciale è questa: «Stiamo diventando veri discepoli? Stiamo diventando Suoi veri amici?»

Alma chiede: «Siete voi nati spiritualmente da Dio? Avete ricevuto la sua immagine sul vostro volto? Avete provato questo possente mutamento nel vostro cuore? (Alma 5:14). La cosa che più conta è il mutamento d'animo, il cambiamento che porta a una nuova vita.

Le domande che Alma ci pone successivamente passano dal generale al particolare. Egli chiede:

  • «Avete camminato mantenendovi senza biasimo dinanzi a Dio?»

  • «Se foste chiamati a morire in questo momento . . . siete stati sufficientemente umili?»

  • «Vi siete spogliati dell'orgoglio?»

    Oggi possiamo aggiungere queste domande:

  • Amiamo il nostro prossimo come noi stessi?

  • Siamo completamente onesti nei nostri rapporti di affari e di altra natura?

  • Mettiamo al primo posto la nostra famiglia, prima ancora di noi stessi?

  • Abbiamo fatto qualcosa di buono oggi?

  • Seguiamo gli ammonimenti e gli insegnamenti del Profeta?

    Sì, la domanda è questa: le nostre manifestazioni esteriori di religiosità si traducono in un comportamento cristiano? Non basta semplicemente parlare di Cristo, predicare di Cristo, ma anche profetizzare di Cristo (vedi 2 Nefi 25:26). Dobbiamo vivere in Cristo, poiché è in base alla nostra vita personale di ogni giorno che il Salvatore stabilirà se siamo Suoi veri discepoli, Suoi veri amici.

    Voglio sperare che i nostri frutti meritino l'aggettivo cristiani da parte di tutte le Darlene di questo mondo, e spero che le nostre azioni, i nostri atti, i nostri sentimenti e il nostro comportamento di membri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni rappresentino gli insegnamenti del Salvatore e siano una prova della nostra gratitudine per il grande sacrificio che Egli compì per tutti noi.

    A coloro che si chiedono quale posto abbia Cristo nella nostra teologia e nella nostra vita personale, noi portiamo testimonianza che Cristo è il Redentore del mondo. Egli è il nostro Signore, la nostra Luce e il nostro Salvatore. Egli fu ordinato dall'alto per discendere al di sotto di ogni cosa, per soffrire più di tutti. Egli è il centro di tutto ciò che insegnamo e di tutto ciò che facciamo. Ognuno di noi, come membro della Chiesa, è un cristiano che si sforza di dimostrare di essere un discepolo del Salvatore. Non è una questione istituzionale, è una questione personale.

    Porto testimonianza che Egli visse e morì, che Egli vive di nuovo. Egli espiò i nostri peccati. Prego che ognuno di noi vivrà e renderà il suo culto in maniera tale da poter essere chiaramente riconosciuto, sia dai membri della Chiesa che dagli altri, come vero discepolo del Cristo vivente. Ma, cosa più importante, prego che possiamo essere riconosciuti tali dal giusto e retto Giudice di tutti noi: dal Signore Gesù Cristo. Non c'è ricompensa più grande che possiamo ricevere, di quella di essere riconosciuti da Lui come buoni e fedeli servitori, discepoli e amici. Nel nome di Gesù Cristo. Amen.

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