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Un senso di sacralità

Anziano D. Todd Christofferson
Membro della Presidenza dei Settanta
Riunione al caminetto del CES per i Giovani Adulti
7 novembre 2004 Università Brigham Young

Anziano D. Todd ChristoffersonHo intitolato il mio discorso: «Un senso di sacralità» per intendere l’apprezzamento e la riverenza verso le cose sacre. Parlando della società in generale, temo che molti della mia generazione non abbiamo trasmesso alla vostra generazione un sentimento verso le cose sacre e la comprensione di come averne rispetto.

Per quanto possibile, spero di contrastare i cattivi esempi che sono molto visibili attorno a voi. Mi auguro di aiutarvi ad affinare la vostra capacità di discernere ciò che è sacro e di avere riverenza per tutto ciò che è santo.

L’importanza di percepire la sacralità dipende semplicemente dal fatto che se uno non apprezza le cose sante, le perderà. In assenza di un senso di riverenza, costui avrà un atteggiamento sempre più indifferente e una condotta negligente. Si allontanerà dalla sicurezza che le sue alleanze con Dio possono garantirgli. Il suo sentimento di responsabilità verso Dio diminuirà e sarà dimenticato. Dopodiché si curerà solo del proprio benessere e di soddisfare gli appetiti incontrollati. Alla fine, disdegnerà le cose sacre, compreso Dio, e disprezzerà se stesso.

D’altra parte, avendo il senso della sacralità, la persona cresce in comprensione e verità. Lo Spirito Santo diviene il suo compagno prima frequente e poi costante. Egli starà sempre più in luoghi santi e gli saranno affidate cose sacre. È proprio l’opposto del cinismo e della disperazione, poiché il suo fine è la vita eterna.

Paradossalmente, gran parte di ciò che voglio trasmettervi non si può trasferire da una persona all’altra, deve crescere interiormente. Ma posso aiutarvi a pensare a determinate cose in modo contemplativo, allora lo Spirito potrà lavorare in voi in modo che non abbiate più bisogno di me o di qualcun altro che vi dica che cosa è sacro e come comportarvi: lo sentirete da soli. Farà parte della vostra natura; anzi, in gran parte già lo è.

A volte, nel tentativo di comprendere un concetto prendiamo in considerazione l’opposto. Il contrasto chiarisce le cose. Dunque, mentre cerchiamo di comprendere che cosa significa avere apprezzamento e riverenza per le cose sacre, analizzate con me alcuni esempi sul senso di sacralità e la sua assenza.

1. Profeti e Scritture

Parliamo di profeti e Scritture. Una cosa che vediamo attorno a noi, e a volte anche in noi, è la tendenza a trattare con leggerezza i messaggeri di Dio e il loro messaggio. Non è una cosa nuova. Sin dai tempi di Adamo, molti hanno ignorato e persino attaccato coloro che il Signore aveva mandato in nome Suo. Gesù lo descrisse in una parabola:

«Vi era un padron di casa, il quale piantò una vigna e le fece attorno una siepe, e vi scavò un luogo da spremer l’uva, e vi edificò una torre; poi l’allogò a de’ lavoratori, e se n’andò in viaggio».

Comprenderete l’analogia: il Signore ha creato per noi una vigna, questa terra, e noi siamo i suoi abitanti posti in una sfera mortale, lontani dalla Sua presenza.

«Or quando fu vicina la stagione de’ frutti, mandò i suoi servitori dai lavoratori per ricevere i frutti della vigna».

In altre parole, Dio manda i suoi profeti e altri messaggeri a istruirci e a ricevere un resoconto del nostro mandato.

«Ma i lavoratori, presi i servitori, uno ne batterono, uno ne uccisero, e un altro ne lapidarono.

Da capo mandò degli altri servitori, in maggior numero de’ primi; e coloro li trattarono nello stesso modo.

Finalmente, mandò loro il suo figliuolo, dicendo: Avranno rispetto al mio figliuolo.

Ma i lavoratori, veduto il figliuolo, dissero tra di loro: Costui è l’erede; venite, uccidiamolo, e facciam nostra la sua eredità» (Matteo 21:33–38).

Fu il supremo sacrilegio il fatto che Gesù Cristo, il Figlio di Dio, fu rigettato e persino messo a morte. E continua così. Oggi, in molte parti del mondo, vediamo un crescente rifiuto del Figlio di Dio. La Sua divinità è messa in dubbio. Il Suo vangelo è considerato irrilevante. I Suoi insegnamenti vengono ignorati. Coloro che parlano legittimamente nel Suo nome riscuotono poco successo nella società.

Se ignoriamo il Signore e i Suoi servitori possiamo anche essere atei: il risultato finale è praticamente uguale. È la condizione che Mormon descrisse come tipica dopo lunghi periodi di pace e prosperità: «È allora il momento in cui essi induriscono il loro cuore, e dimenticano il Signore loro Dio, e calpestano sotto i piedi il Santo» (Helaman 12:2). Dovremmo quindi chiederci se noi riveriamo il Santo e coloro che Lui ha mandato.

Alcuni anni fa, prima di essere chiamato apostolo, l’anziano Robert D. Hales raccontò un’esperienza che dimostrava il sentimento del padre verso quella santa chiamata. L’anziano Hales ha detto:

«Qualche anno fa, in un nevoso giorno d’inverno, mio padre, allora ultra ottantenne, aspettava la visita di un membro del Quorum dei Dodici Apostoli. Papà, che era pittore, aveva dipinto un quadro raffigurante la casa di quell’apostolo. Invece di farsi spedire il quadro, l’apostolo volle venire a ritirarlo e a ringraziare personalmente mio padre. Sapendo che papà teneva molto a che tutto fosse in ordine per la visita, andai a trovarlo. Nel liberare la strada dal manto nevoso, lo spazzaneve aveva ammucchiato la neve davanti al vialetto d’accesso alla casa. Papà aveva spalato la neve dal vialetto, poi aveva lavorato per rimuovere il mucchio che lo ostruiva. Era rientrato in casa esausto e dolorante. Quando arrivai sentiva un forte dolore al petto per la fatica e la tensione nervosa. La mia prima preoccupazione fu di metterlo in guardia contro le fatiche sconsiderate. Non sapeva a quali rischi si esponeva facendo tali sforzi?

‹Robert›, mi disse con il fiato corto, ‹ti rendi conto che un apostolo del Signor Gesù Cristo verrà a casa mia? Il vialetto d’accesso deve essere pulito; non deve affondare i piedi in un mucchio di neve›. Poi alzò una mano dicendo: ‹Oh, Robert, non dimenticare mai, e non trattare con leggerezza il privilegio di poter conoscere gli apostoli del Signore e lavorare con loro!›» (Robert D. Hales, La Stella, luglio 1992, 77).

È più che una coincidenza che un padre simile abbia avuto la benedizione di avere un figlio apostolo.

Potete chiedervi: «Ritengo sacra la chiamata degli apostoli e dei profeti? Considero il loro consiglio importante o una cosa da nulla?» Il presidente Gordon B. Hinckley, per esempio, ci ha raccomandato di istruirci e di svolgere dei training professionali, di evitare la pornografia come la peste, di rispettare le donne, di eliminare i nostri debiti, di essere grati, intelligenti, puri, onesti, umili, devoti e di fare del nostro meglio.

Le vostre azioni dimostrano che volete sapere e fare ciò che lui insegna? Studiate attivamente le sue parole e le dichiarazioni delle altre Autorità? È qualcosa di cui siete affamati e assetati? Se è così, allora voi considerate sacra la chiamata dei profeti come testimoni e messaggeri del Figlio di Dio.

Un aspetto significativo dell’ufficio dei profeti nel corso delle generazioni è stata la trascrizione della storia e della parola di Dio. Le Scritture sono sacre. Quando Alma consegnò le tavole di Nefi e altri annali a Helaman lo ammonì: «Ricorda, figlio mio, che Dio ti ha affidato queste cose, che sono sacre, che egli ha tenuto sacre

Bada di prendere cura di queste cose sacre; sì, cerca di guardare a Dio e di vivere» (Alma 37:14, 47; corsivo dell’autore).

Noi abbiamo tra le nostre mani un volume di Scritture considerevole. Questi annali risalgono ai primi patriarchi fino a giungere ai giorni nostri. Suppongo che non siano mai state disponibili nella storia umana tutte queste Scritture, e certamente sono più diffuse che nel passato. Sono certo che se potessimo tenere tra le mani i rotoli originali che scrisse Mosè o le tavole di metallo che incise Moroni, proveremmo un profondo senso di riverenza e solennità e li tratteremmo con grande cura. E così dovrebbe essere, poiché sono oggetti sacri resi tali anche dal lavoro e sacrificio di santi profeti che li prepararono scrupolosamente.

Ma il maggior valore attribuito a tali rotoli o tavole non sta nell’oggetto stesso, ma nelle parole che contiene, che sono sacre perché sono le parole di Dio, e seppure non possiamo avere i documenti originali, abbiamo le parole. Pertanto ciò che abbiamo è scrittura sacra.

Poiché ci è stato concesso di possedere le parole di Dio, dovremmo chiederci se stiamo rispettando la sacra natura di questi annali. Alcuni hanno violato la sacralità delle Scritture ridicolizzandole o negando la loro validità. Questa è certamente una questione molto seria.

Per la maggior parte di noi che riconosce prontamente la veridicità delle opere canoniche, se siamo colpevoli di non rispettare la sacra natura delle Scritture è per negligenza. Il rischio dal quale dobbiamo guardarci giorno dopo giorno è la tendenza a trattarle con superficialità, o persino a ignorarle. Rivolgendosi agli anziani nel 1832 il Signore rimproverò:

«E in passato le vostre menti sono state oscurate a causa dell’incredulità e perché avete trattato con leggerezza le cose che avete ricevuto

Vanità e incredulità che hanno portato la chiesa intera sotto condanna...

Ed essi rimarranno sotto questa condanna finché non si pentiranno e non ricorderanno la nuova alleanza, sì, il Libro di Mormon e i comandamenti precedenti che ho dato loro, non solo per dire, ma per fare, secondo ciò che ho scritto» (DeA 84:54–55, 57; corsivo dell’autore».

Riconoscere ciò che è sacro include l’apprezzamento, persino l’amore, per le Scritture. Avere un senso di sacralità conduce a nutrirsi abbondantemente delle parole di Cristo (vedere 2 Nefi 31:20; 32:3) che, di conseguenza, accresce la riverenza per le Sue parole.

2. Il corpo: un tempio di Dio

Adesso tratto un altro esempio: la sacra natura del nostro corpo fisico. Proprio come Dio e Cristo meritano la nostra riverenza, così le loro opere meritano il nostro rispetto e la nostra riverenza. Esse includono certamente la magnifica creazione di questa terra. Eppure, per quanto sia meravigliosa, non è la più grande di tutte le creazioni di Dio. Ancor più grande è questo splendido corpo fisico. È proprio a immagine della persona di Dio. È essenziale alle nostre esperienze terrene e la chiave per ottenere la gloria eterna.

Ho avuto la benedizione di essere presente alla nascita di tutti e cinque i nostri figli. Ogni volta ho sentito che era un’esperienza sacra. Stava chiaramente avvenendo qualcosa di divino e miracoloso. Mi sembra di sentire mia moglie che dice: «È facile per te dirlo. Non eri tu quello che soffriva». Certamente c’è una buona parte di «esperienza della vita reale» nella nascita. Davanti a tutte le madri, ovunque siano, ammetto di non aver provato il vostro dolore e non pretendo di comprenderlo,

ma parlando seriamente, la sofferenza di una donna nella creazione di un corpo fisico non aggiunge santità a tale creazione e alla donna stessa? Il suo sacrificio santifica ulteriormente qualcosa di già santo.

Alcuni hanno erroneamente supposto di non dover rispondere a nessuno di ciò che fanno del loro corpo fisico. Tuttavia ci viene detto chiaramente che ne siamo responsabili davanti a Dio. «E non sapete voi che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi, il quale avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi?

Poiché foste comprati a prezzo; glorificate dunque Dio nel vostro corpo [e nel vostro spirito]» (1 Corinzi 6:19–20).

«Se uno guasta il tempio di Dio, Iddio guasterà lui; poiché il tempio di Dio è santo; e questo tempio siete voi» (1 Corinzi 3:17). «Io vi esorto dunque... per le compassioni di Dio, a presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, accettevole a Dio; il che è il vostro culto spirituale» (Romani 12:1).

Come intendiamo preservare la santità della più importante e sacra delle creazioni di Dio? Come minimo, non dobbiamo guastare in alcun modo il nostro corpo. Nello specifico, se abbiamo il senso della sacralità, non deturpiamo il nostro corpo con tatuaggi o piercing. Alcuni si meravigliano del fatto che il presidente della Chiesa si sia pronunciato a questo riguardo. Sono sconcertati dalle sue raccomandazioni dirette e specifiche su questo argomento. Egli ha dichiarato:

«I tatuaggi sono dei graffiti sul tempio del corpo.

È lo stesso per il piercing alle orecchie, al naso e perfino alla lingua. Come possono pensare che questo sia bello? È una moda che passa, ma i suoi effetti sono permanenti… La Prima Presidenza e il Quorum dei Dodici hanno dichiarato di scoraggiare i tatuaggi, così come il piercing nel proprio corpo se non per motivi medici. Comunque non prendiamo nessuna posizione per quanto riguarda un solo buco per ogni lobo per un paio di orecchini, per le donne—un paio» (Gordon B. Hinckley, Liahona, gennaio 2001, 67).

Perché il profeta di Dio dovrebbe parlare di queste cose apparentemente insignificanti? Perché non lo sono. Profanare o sfigurare la creazione di Dio, il Suo tempio, è come farsi beffe di ciò che è sacro. Ciò può apparire insignificante a colui che ha perso il senso per la sacralità. Non fatelo.

Anche vestire in modo immorale sminuisce la sacralità del corpo umano. Sono state fatte molte razionalizzazioni per giustificare la moda immodesta e la pornografia. Alcuni asseriscono con vigore che non può essere adottata alcuna legge per impedire tali espressioni, e obiettano che non può essere sbagliato poiché nessuna legge lo vieta.

Un’altra vecchia razionalizzazione è stata recentemente usata per giustificare le atlete olimpiche che hanno posato nude per delle riviste. Un editore ha dichiarato: «Queste donne hanno dei corpi fenomenali e questa è un’opportunità per metterli in mostra» (Steve McKee, «An Olympic Pose Isn’t What It Used to Be», The Wall Street Journal, 18 agosto 2004, A8). In realtà, ciò che stava veramente dicendo era: «Penso di meritare di fare dei soldi da questi corpi fenomenali».

A prescindere dalla razionalizzazione, scoprirete spesso che il reale motivo che sottolinea l’immodestia è il desiderio di qualcuno di trarre profitto dal risveglio della sensualità e della lascivia. Il corpo è un tempio di Dio, e la pornografia e gli abiti succinti sono una prova che i cambiamonete stanno ancora una volta sconsacrando il tempio.

Potremmo parlare della Parola di Saggezza e di molte altre cose, ma tra tutto ciò che può essere citato per guastare il corpo, l’atto più pericoloso, distruttivo e doloroso di irriverenza è l’immoralità sessuale, che è cugina dell’abuso sessuale.

Non si può immaginare un modo più fondamentale per contaminare le creazioni di Dio di quello di profanarne l’uso più sacro. Voi semplicemente non dovete fare nulla di questo genere. Non state sul confine di ciò che è permesso. «Fuggite la fornicazione… il fornicatore pecca contro il proprio corpo» (1 Corinzi 6:18). «Fuggi gli appetiti giovanili» (2 Timoteo 2:22). «Appressatevi a Dio, ed Egli si appresserà a voi» (Giacomo 4:8). «Resistete al diavolo ed egli fuggirà da voi» (Giacomo 4:7). Mantenete santo il vostro corpo come sacrificio vivente a Dio (vedere Romani 12:1).

3. Luoghi e occasioni sacre

Parliamo ora un momento di luoghi e occasioni sacre. Parlando tramite il profeta Ezechiele, il Signore criticò i sacerdoti israeliti per non aver avuto rispetto per la sacra natura di determinate attività e luoghi:

«I suoi sacerdoti violano la mia legge, e profanano le mie cose sante; non distinguono fra santo e profano, non fan conoscere la differenza che passa fra ciò ch’è impuro e ciò ch’è puro, chiudon gli occhi sui miei sabati, e io son profanato in mezzo a loro» (Ezechiele 22:26).

Gran parte di ciò che intendeva il Signore riguardava il tempio. Si fa anche riferimento al giorno del riposo. Di solito pensiamo ai nostri templi e case di riunione, dedicati al Signore, come a spazi sacri. Su ogni tempio troviamo la scritta Santo all’Eterno—La casa del Signore che è un serio ricordo. Il rispetto per ciò che è sacro dovrebbe indurci ad agire e parlare con riverenza quando siamo dentro e vicino a questi edifici. Dovrebbe indurci a vestire in un certo modo quando siamo lì.

Abbiamo parlato dell’abbigliamento immodesto che disonora il corpo, la creazione più sacra di Dio. Sto parlando di acconciature e abiti immodesti, trascurati e sciatti che in certi periodi e luoghi si fanno beffe di ciò che di sacro sta avvenendo o del posto stesso.

Vi faccio un esempio. Qualche tempo fa una giovane donna di un altro stato andò a vivere per qualche settimana con alcuni parenti nell’area di Salt Lake City. La prima domenica venne in chiesa vestita in modo semplice, con una bella giacca e una gonna che arrivava all’altezza del ginocchio abbinata a un maglioncino. Indossava anche una calzamaglia e scarpe eleganti, e i suoi capelli erano pettinati con semplicità e cura. Il suo aspetto dava l’impressione di grazia giovanile.

Sfortunatamente si sentì fuori luogo. Sembrava che tutte le altre giovani della sua età indossassero gonne sportive, alcune ben al di sopra del ginocchio, magliette corte che arrivavano a mala pena alla gonna per non dire all’ombelico, senza calze e con grosse scarpe da ginnastica o infradito.

Uno spererebbe che, vedendo la ragazza nuova, le altre giovani si siano rese conto del loro abbigliamento inappropriato per andare in chiesa e per la domenica, e abbiano deciso di migliorare. È triste a dirsi, ma non lo fecero, anzi fu la loro visitatrice che, per sentirsi accettata, adottò la moda (se tale si può definire) del rione ospitante.

È preoccupante vedere che questa crescente tendenza non si limita alle giovani, ma si estende alle donne più mature, agli uomini e ai ragazzi. Anni fa, il mio rione in Tennessee usò una scuola superiore per le riunioni domenicali mentre la cappella, che era stata danneggiata da un tornado, veniva riparata. La congregazione di un’altra fede usava la stessa scuola per rendere il culto mentre veniva costruita la loro cappella.

Rimasi scioccato vedendo come vestivano le persone di quella congregazione per andare in chiesa. Tra gli uomini nessuno indossava un abito o una cravatta. Sembrava che stessero andando a giocare a golf. Era difficile individuare una donna con un vestito o qualcos’altro che non fossero pantaloni sportivi se non addirittura pantaloncini. Se non avessi saputo che andavano alla scuola per le riunioni di chiesa, avrei pensato che dovesse esserci qualche evento sportivo.

Il confronto con i membri del nostro rione era a nostro favore, ma inizio a credere che non siamo più tanto diversi, sembra che stiamo scivolando sempre più a un livello inferiore. Una volta dicevamo: «I migliori abiti per la domenica». Con questo le persone comprendevano che si parlava degli abiti più belli. L’abbigliamento variava a seconda della cultura e della situazione economica, ma si intendeva sempre quello migliore.

È un affronto a Dio venire nella Sua casa, specialmente nel Suo santo giorno, non abbigliati e pettinati nel modo più curato e modesto che le nostre circostanze ci permettono. Laddove un povero membro del Perù deve attraversare un fiume per andare in chiesa, il Signore sicuramente non si offenderà per le macchie di fango sulla sua camicia bianca.

Ma come può Dio non addolorarsi alla vista di colui che, con molti abiti a disposizione e un’automobile che lo porta in Chiesa, compare con dei calzoni sportivi e una t-shirt? Ironia della sorte, nei miei viaggi in tutto il mondo ho notato che i membri della Chiesa con meno possibilità economiche trovano un modo per arrivare alle riunioni domenicali ben puliti e abbigliati, con i vestiti migliori che hanno, mentre coloro che hanno di più sono quelli che arrivano in abiti sportivi o trasandati.

Alcuni dicono che gli abiti o l’acconciatura non contano: conta ciò che si è dentro. Io sono realmente convinto che sia ciò che è dentro a una persona che conta, ma è anche ciò che mi preoccupa. Un abbigliamento casual nei luoghi santi e in occasioni sacre è un messaggio di ciò che c’è dentro. Potrebbe essere orgoglio, ribellione o altro, ma come minimo esprime il concetto: «Non capisco. Non afferro la differenza tra il sacro e il profano». In questa condizione si allontanano facilmente dal Signore. Non apprezzano il valore di ciò che hanno. Mi preoccupo per loro. A meno che non acquisiscano comprensione e non percepiscano il valore delle cose sacre, rischiano di perdere, alla fine, ciò che conta di più. Voi siete i santi di questa grandiosa dispensazione degli ultimi giorni: siatene all’altezza.

Questi principi si applicano anche alle attività o eventi che sono di per sé sacri o collegati a cose che meritano riverenza, come ad esempio le ordinanze del sacerdozio: battesimi, confermazioni, ordinazioni, il sacramento della cena del Signore, la benedizione degli infermi e così via. Dottrina e Alleanze ci dice che nelle ordinanze del sacerdozio, «il potere della divinità è manifesto» (DeA 84:20).

Alma dice che «queste ordinanze furono date… affinché… il popolo potesse volgere il pensiero al Figlio di Dio, essendo un modello del suo ordine, ovvero essendo il suo ordine, e ciò affinché potessero attenderlo con ansia per la remissione dei loro peccati, per poter entrare nel riposo del Signore» (Alma 13:16).

Apprezzo sia chi celebra queste ordinanze sia chi ne è testimone o le riceve mostrando rispetto per il sacerdozio e la sacra natura di ciò che sta accadendo.

Apprezzo i sacerdoti, gli insegnanti e i diaconi che indossano camicia bianca e cravatta per officiare alla somministrazione del sacramento.

Apprezzo gli uomini che indossano camicia e cravatta, quando le circostanze lo permettono, per benedire gli infermi. Apprezzo coloro che prendono parte all’ordinazione di un uomo a un ufficio del sacerdozio indossando i loro migliori abiti della domenica a prescindere dal giorno o dove avviene l’ordinanza. Sono tutte dimostrazioni di gratitudine e rispetto per Dio e per l’avvenimento. Sono una dimostrazione di un senso di sacralità.

Proprio come è sacro il momento in cui la vita sulla terra ha inizio, altrettanto lo è quando giunge al termine. Credo che lo stesso valga per l’atto più importante che può accadere nella vita: il matrimonio, specialmente il matrimonio eterno. Per questa ragione è preoccupante vedere come sempre più persone non si curino, e siano perfino irriverenti e senza rispetto, nei discorsi, nell’abbigliamento e nella condotta quando partecipano a eventi collegati alla morte o al matrimonio.

Alcuni servizi funebri diventano l’occasione per esprimere un senso dell’umorismo superficiale e inappropriato. I ricordi personali, appropriati se espressi con moderazione, possono occupare una o due ore, mentre l’espiazione e la risurrezione del Signore e il suo piano di salvezza hanno spazio solo per un eventuale, rapido momento.

Spesso ai matrimoni e ai relativi ricevimenti, le persone arrivano in abbigliamento casual. È come se non si preoccupassero di ripulirsi al termine del lavoro o delle attività ricreative del giorno. Con il loro abbigliamento esprimono che il matrimonio al quale sono invitati ha poco significato per loro.

Recentemente ho letto di un uomo che esortava i suoi colleghi a indossare il vestito e la cravatta quando apparivano insieme in pubblico in onore della loro organizzazione e del loro operato. Loro non si occupano di questioni di natura religiosa pertanto non userei il termine sacro, ma quest’uomo ha compreso il principio che certe cose meritano rispetto e che il nostro modo di vestire lo dimostra. Egli disse che avrebbe indossato abiti formali «non perché io sono importante, ma quest’occasione lo è». Il suo commento esprime un importante principio. Non si tratta di noi. Agire e vestire in modo da onorare eventi e luoghi sacri, riguarda Dio.

4. Linguaggio

Il senso di sacralità riguarda molto anche il linguaggio. Il fatto che siamo responsabili di ciò che diciamo è dichiarato chiaramente dal Signore: «D’ogni parola oziosa che avranno detta, gli uomini renderan conto nel giorno del giudizio» (Matteo 12:36). Re Beniamino ci mette in guardia dal controllare i nostri pensieri e le nostre parole (vedere Mosia 4:30) e Alma dichiara che senza il pentimento, quando saremo giudicati «le nostre parole ci condanneranno, sì… non saremo trovati immacolati» (Alma 12:14).

Sapete per esperienza che il mondo è sempre più profano, più sguaiato nel linguaggio, ma noi non possiamo cadere in questi schemi. Imprecare o dire volgarità è un modo per beffarsi di Dio e Cristo e delle Loro creazioni. Non dobbiamo mai renderci colpevoli di prendere in giro il Salvatore così come accadde alla Sua crocifissione.

«E quelli che passavano lì presso lo ingiuriavano, scotendo il capo e dicendo: Eh, tu che disfai il tempio e lo riedifichi in tre giorni,

salva te stesso e scendi giù di croce!

Parimente anche i capi sacerdoti con gli scribi, beffandosi, dicevano l’uno all’altro: Ha salvato altri e non può salvar se stesso!

Il Cristo, il Re d’Israele, scenda ora giù di croce, affinché vediamo e crediamo! Anche quelli che erano stati crocifissi con lui, lo insultavano» (Marco 15:29–32).

La condanna dei figli di perdizione è di aver «crocifisso [Cristo] per conto loro ed esposto ad aperta infamia» (DeA 76:35). Non possiamo rischiare nulla di tutto ciò nel nostro linguaggio. Non possiamo permetterci di pronunciare il Suo nome o di parlare nel Suo nome con leggerezza senza curarcene.

In Dottrina e Alleanze leggiamo quest’istruzione e avvertimento:

«Ecco, io sono l’Alfa e l’Omega, sì, Gesù Cristo.

Pertanto, badi ogni uomo a come prende il mio nome sulle sue labbra;

Poiché ecco, in verità io dico, che ve ne possono essere molti che sono sotto questa condanna, che usano il nome del Signore, e lo usano invano, non avendone autorità…

Ricordatevi che ciò che viene dall’alto è sacro, e se ne deve parlare con cura, e su impulso dello Spirito; e in questo non vi è condanna... e voi riceverete lo Spirito mediante la preghiera; pertanto, senza questo la condanna rimane» (DeA 63:60–62, 64).

Sebbene noi abbiamo autorità di usare il nome di Gesù Cristo, dobbiamo farlo con attenzione. Il Suo nome e «ciò che viene dall’alto è sacro, e se ne deve parlare con cura, e su impulso dello Spirito». Dobbiamo rammentarlo anche quando siamo chiamati a parlare in Chiesa o quando portiamo testimonianza.

Sappiamo che in queste occasioni ci si aspetta che concludiamo «nel nome di Gesù Cristo», intendendo che ciò che abbiamo detto lo diciamo nel Suo nome. Dobbiamo pertanto prestare particolare attenzione a ciò che diciamo e a come lo facciamo. Non c’è spazio per le sciocchezze. Soprattutto dobbiamo ricercare lo Spirito mediante la preghiera affinché possiamo parlare su impulso dello Spirito ed evitare la condanna.

Ho notato che il presidente Gordon B. Hinckley spesso termina i suoi discorsi dicendo: «nel sacro nome di Gesù Cristo». Non vi sto suggerendo di dire la questa frase; non so se è ciò che lui intende o se sarebbe bene per noi dirla abitualmente. Sto richiamando la vostra attenzione sul fatto che il profeta sente profondamente la responsabilità di parlare nel nome del Signore, e che è sacro per lui. Lui usa e pronuncia quel nome con riverenza ed è l’esempio che dovremmo seguire.

5. Timore verso Dio

Il mio ultimo esempio potrebbe avere il titolo: «timore verso Dio». Ci sono molti posti nelle Scritture in cui si raccomanda all’umanità di temere Dio. Ai nostri giorni, generalmente interpretiamo la parola timore con «rispetto» o «riverenza» o «amore», intendendo che il timore di Dio esprime amore per Dio e rispetto per Lui e la Sua legge. Spesso questa può essere una lettura corretta, ma mi chiedo se a volte il timore non indichi veramente il timore, come quando i profeti parlavano di temere di offendere Dio infrangendo i comandamenti.

Prendete ad esempio questo proverbio: «E col timor dell’Eterno si evita il male» (Proverbi 16:6). Giobbe era descritto come un uomo integro e retto, che «temeva Iddio e fuggiva il male» (Giobbe 1:1). Un buon esempio di questo atteggiamento è Giuseppe in Egitto. Quando la moglie di Potifar cercò di sedurlo, Giuseppe rispose: «Come dunque potrei io fare questo gran male e peccare contro Dio?» (Genesi 39:9). Egli temeva di peccare contro Dio. Oggi molti considererebbero ingenua la reazione di Giuseppe. Riderebbero per la sua semplicità, non temendo essi di peccare contro Dio.

Una volta Joseph Smith fu richiamato per non aver mostrato sufficiente attenzione ai desideri di Dio. Il Signore gli disse: «Tu non avresti dovuto temere l’uomo più di Dio. Benché gli uomini non tengano conto dei consigli di Dio e disprezzino le sue parole—Tuttavia tu avresti dovuto essere fedele» (DeA 3:7–8).

Affermo che dovremmo temere il Signore, o come dice Paolo, avere «riverenza e timore» (Ebrei 12:28), come parte della nostra riverenza nei Suoi confronti. Dovremmo amarLo e riverirLo al punto di temere di fare qualsiasi cosa di sbagliato alla Sua vista, a prescindere dalle opinioni o pressioni degli altri. Mormon ci esorta: «cominciate come ai tempi antichi a venire al Signore con tutto il vostro cuore; e realizzate la vostra salvezza con timore e tremore dinanzi a Lui» (Mormon 9:27).

Poiché il mondo che ci circonda di solito ignora Dio, è facile che a volte dimentichiamo che la nostra responsabilità di conoscere e fare la Sua volontà è costante. Molti non si rendono conto, o non credono, che in un giorno futuro, ognuno di noi dovrà rendere conto della Sua vita al Signore: pensieri, parole e azioni. Realizzare la nostra salvezza con timore e tremore significa cercare, nelle decisioni e attività della vita, di preparare giorno dopo giorno un buon resoconto.

Avendo ricevuto le nostre benedizioni, possiamo avanzare spiritualmente come nessun altro popolo, ma siamo anche sottoposti a maggior rischio rispetto agli altri. Non possiamo commettere i peccati che loro commettono senza essere sottoposti a una maggiore condanna poiché, se lo facciamo, pecchiamo contro una maggiore luce. Non possiamo scherzare con le cose sacre che ci sono state affidate ed essere ritenuti innocenti come quelli che non conoscono Dio.

Dio ha compassione di noi, vuole vedere se ci dimostreremo fedeli, e se noi avremo l’integrità e la sensibilità per onorare le cose sacre, riceveremo ancora di più. Altrimenti, le nostre benedizioni si volgeranno a nostra condanna. Il giusto atteggiamento è definito dal Signore in Dottrina e Alleanze:

«Pertanto, colui che prega, e il cui spirito è contrito, è accettato da me, se obbedisce alle mie ordinanze.

Colui che parla, e il cui spirito è contrito, il cui linguaggio è mite ed edifica, quello è di Dio, se obbedisce alle mie ordinanze.

E ancora, colui che trema sotto il mio potere sarà reso forte e produrrà frutti di lode e di saggezza, secondo le rivelazioni e le verità che vi ho dato» (DeA 52:15–17).

Accettate la supplica paterna di Alma a Corianton: «O figlio mio, desidero che tu non neghi più la giustizia di Dio [supponendo che non ci sia o non debba esserci alcuna punizione per il peccatore]. Non cercare più di giustificarti minimamente a causa dei tuoi peccati, negando la giustizia di Dio; ma lascia che la giustizia di Dio, la sua misericordia e la sua longanimità abbiano ampio spazio nel tuo cuore; e lascia che questo ti abbassi nella polvere in umiltà» (Alma 42:30).

Un avvertimento

Termino con un avvertimento. Con una riverenza sempre più profonda per le cose sacre, la vostra comprensione cresce. Le Scritture ne parlano come di una luce che «diventa sempre più brillante fino al giorno perfetto» (DeA 50:24). Questo processo viene descritto anche come la crescita di grazia in grazia. Il Salvatore stesso crebbe in quel modo fino a quando non ricevette una pienezza, e voi potete seguire i Suoi passi (vedere DeA 93:12–20).

Questo è dove vi condurrà il senso per la sacralità. Ricordate sempre, però, che mentre la santità aumenta in voi e vi viene affidata maggiore conoscenza e comprensione, dovete trattare queste cose con cura. Prima abbiamo letto un versetto che afferma che ciò che viene dall’alto è sacro, e se ne deve parlare con cura e su impulso dello Spirito. Il Signore ci ha anche comandato, piuttosto chiaramente, di non gettare le nostre perle dinanzi ai porci o di dare ciò che è santo ai cani (vedere 3 Nefi 14:6 e DeA 41:6), intendendo che le cose sacre non devono essere rivelate o discusse con coloro che non sono preparati ad apprezzarne il valore e che potrebbero addirittura attaccarle invece di apprezzarle.

Siate saggi con ciò che vi dà il Signore. È un dovere. Ad esempio, non dite indiscriminatamente il contenuto della vostra benedizione patriarcale.

Il presidente Boyd K. Packer una volta ha detto:

«Mi sono anche convinto che non è saggio parlare continuamente di esperienze spirituali insolite. Esse devono essere protette con cura e discusse soltanto quando lo Spirito stesso ci spinge a farne uso per aiutare il prossimo.

Sono sempre cosciente della parole di Alma:

‹A molti è dato di conoscere i misteri di Dio, nondimeno essi sono posti sotto stretto comando di impartire soltanto la porzione della sua parola che egli accorda ai figlioli degli uomini, secondo l’attenzione e la diligenza che essi gli danno› (Alma 12:9).

Una volta ebbi occasione di ascoltare il presidente [Marion G.] Romney consigliare ai presidenti di missione e alle loro consorti: ‹Non vi dico tutto ciò che so. Non ho mai detto a mia moglie tutto ciò che so, perché ho scoperto che se parlassi con troppa leggerezza di cose sacre in seguito il Signore non avrebbe più fiducia in me›.

Sono dell’avviso che dobbiamo tenere per noi queste cose e meditarle nel nostro cuore come Luca dice che fece Maria dinanzi agli eventi sovrannaturali attinenti alla nascita di Gesù (vedere Luca 2:19)» («That All May Be Edified», [1982], 337).

Tutte le cose sacre e sante devono essere rivelate e riunite in quest’ultima dispensazione, la più meravigliosa. Con la restaurazione del vangelo, della Chiesa, del sacerdozio di Gesù Cristo, noi abbiamo tra le mani un’infinità di cose sacre. È una benedizione fin troppo grande essere nati adesso, in un’epoca e un luogo in cui le grandiose benedizioni che profeti passati sognarono e desiderarono, sono presenti nella nostra vita. Non possiamo trascurarle o lasciare che passino.

Invece di cadere nella negligenza, possa la vostra vita crescere nella stretta obbedienza. Spero che voi pensiate, percepiate, vestiate e agiate in un modo che mostri riverenza e rispetto per le cose sacre, i luoghi sacri e le occasioni sacre.

Prego che il senso per le cose sacre si distilli sulla vostra anima come una rugiada del cielo. Possa questo avvicinarvi a Gesù Cristo che morì, che risorse, che vive e che è il vostro Redentore. Possa Egli rendervi santi come Lui è santo affinché possiate sedere nel regno dei cieli «per non uscirne più» (Alma 7:25). Nel nome di Gesù Cristo. Amen.

 
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