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Dedicare tutta la vita

Anziano Dallin H. Oaks
Membro del Quorum dei Dodici Apostoli
Riunione al caminetto del CES per i Giovani Adulti
1 maggio 2005
Oakland, California (USA)

Anziano Dallin H. OaksFratelli e sorelle, sono grato al coro per la commovente introduzione e la musica ispiratrice, e ringrazio il presidente Steven Edgren per la sua bella introduzione.

Sono felice di essere a Oakland. A voi che siete presenti e a coloro che sono riuniti altrove, dico grazie per la vostra presenza.

Sono lieto di parlare ai giovani adulti non sposati dai diciotto ai trent’anni. La nostra figlia più giovane rientra in questa fascia d’età. Lo stesso vale per 15 dei nostri 28 nipoti. Quindi nutro un particolare interesse per i giovani dai 18 ai 30 anni.

Vivere il Vangelo giorno per giorno

Palando a voi, parlo al futuro. Voi siete i futuri dirigenti d’azienda, nel campo dell’istruzione, della scienza, dirigenti dei comuni, delle nazioni e della Chiesa. E cosa ancora più importante, siete i futuri dirigenti delle famiglie della Chiesa.

Per prepararmi a questa serata, ho studiato un discorso tenuto a una recente riunione del CES per i Giovani Adulti. Risale a domenica 6 febbraio ed è stata tenuta nel Marriot Center della BYU. L’oratore era Russell M. Nelson del Quorum dei Dodici Apostoli. Studiare il suo discorso è stato per me edificante e toccante.

Ricorderete che l’anziano Nelson vi chiese di «pensare a voi stessi, non a quello che siete, ma a quello che potrete diventare tra cinquant’anni». Vi domandò: «Che cosa volete essere tra 50 anni?» Poi ha dato un bellissimo messaggio riguardante «Fede e famiglie». Ha parlato della sua vita e di quella della sua cara compagna Dantzel. Ha menzionato i grandi sforzi fatti per ottenere un’istruzione. Ha parlato delle scelte che hanno fatto nella loro vita da sposati, per cercare prima il regno di Dio. Ha detto che la fede è sempre stata la guida della loro vita matrimoniale. Ha rammentato il fatto di non aver ricevuto alcun onorario per le sue prestazioni chirurgiche se non dopo aver terminato la scuola di medicina durata oltre dodici anni. Allora avevano già cinque figli. Potete immaginare la fede che esercitarono e i sacrifici che fecero per tirare avanti mentre il dottor Nelson terminava il suo lungo periodo di preparazione professionale. (Vedere La fede e le famiglie [riunione al caminetto del sistema educativo della Chiesa per i giovani adulti, 6 febbraio, 2005], 1–2).

Se avete ascoltato il nobile messaggio dell’anziano Nelson alla conferenza generale di aprile, sapete perché è stato toccante per me leggere il discorso che tenne lo scorso 6 febbraio. Allora egli rese uno splendido e meritato tributo alla sua cara compagna, che morì improvvisamente solo sei giorni dopo. Come insegnò l’anziano Nelson, la vita ci riserva delle sorprese inaspettate, ed è bene che ciascuno di noi guardi avanti pensando a chi vuole essere tra 50 anni, ma anche che viva giorno per giorno per essere pronto a un improvviso richiamo a casa.

«Badate di farle»

La settimana scorsa parlavo con un membro del Quorum dei Dodici sui commenti ricevuti in merito ai nostri discorsi alla conferenza di aprile. Il mio amico ha raccontato che qualcuno gli ha detto: «Mi è piaciuto molto il suo discorso». Ci siamo trovati d’accordo sul fatto che questo non è il tipo di commento che ci piace ricevere. Il mio amico ha detto: «Non ho fatto quel discorso perché piacesse. Cosa pensa, che sono una specie di intrattenitore?» Un altro membro del nostro quorum si è unito al discorso dicendo: «Mi ricorda la storia di un bravo ministro. Quando uno dei suoi parrocchiani gli disse: ‹Mi è piaciuto molto il suo sermone di oggi›, il ministro rispose: ‹allora non l’ha capito›».

Ricorderete che alla conferenza di aprile ho parlato della pornografia. Nessuno mi ha detto che gli è piaciuto quel discorso: neanche uno! Infatti non c’era niente di piacevole in esso, nemmeno per me.

Parlo di queste conversazioni per insegnare il principio che un messaggio dato da un’Autorità generale a una conferenza generale è un messaggio preparato dietro l’influenza dello Spirito per mandare avanti l’opera del Signore, non è fatto perché piaccia. È tenuto per ispirare, edificare, sfidare o correggere. È dato per essere ascoltato sotto l’influenza dello Spirito del Signore, con l’obiettivo che l’ascoltatore impari dal discorso e dallo Spirito ciò che dovrebbe fare al riguardo.

Re Beniamino comprese questo principio e lo spiegò. Il suo grande sermone riportato nei primi capitoli del libro di Mosia inizia con queste parole:

«Fratelli miei, voi tutti che vi siete riuniti, voi che potete udire le parole che vi dirò oggi;… non vi ho comandato di salire qui per prendere alla leggera le parole che vi dirò, ma affinché mi diate ascolto, e apriate le orecchie per poter udire, e il cuore per poter comprendere» (Mosia 2:9).

Come disse questo profeta e re, quando andiamo ad ascoltare un servitore del Signore, non dobbiamo «prendere alla leggera» quello che dice. È nostro dovere aprire le orecchie per udire e i cuori per comprendere. E ciò che dovremmo cercare di comprendere è ciò che dobbiamo fare in seguito a quel messaggio. Sono certo che Re Beniamino intendesse questo, perché più avanti disse: «Ed ora, se voi credete a tutte queste cose, badate di farle» (Mosia 4:10). Ricordate questo principio mentre vi parlerò questa domenica.

«Dedicare tutta la vita con tranquillità e stabilità»

Ho intitolato il mio discorso: «Dedicare tutta la vita». Ho preso in prestito questo titolo da una dichiarazione del governatore Adlai E. Stevenson dell’Illinois, che fu il candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti nel 1952 e nel 1956. Era un brav’uomo e sarebbe diventato presidente, se non avesse dovuto competere con il famoso Dwight D. Eisenhower.

Parlando a una conferenza, Stevenson fece una saggia dichiarazione sul patriottismo: Egli disse che quello di cui abbiamo bisogno «non sono emozioni forti ma passeggere, piuttosto di dedicare tutta la vita con tranquillità e stabilità» (discorso tenuto il 27 agosto 1952, citato in John Bartlett, Familiar Quotations, 13ma edizione, [1955], 986). Mi piace: «Non emozioni forti ma passeggere, piuttosto di dedicare tutta la vita con tranquillità e stabilità». Userò questa descrizione del patriottismo come formula per vivere il Vangelo.

Alcuni vivono il Vangelo con «emozioni forti ma passeggere», seguite da lunghi periodi di decadimento o da azioni intermittenti o saltuarie. Per vivere il Vangelo abbiamo bisogno di «dedicare tutta la vita con tranquillità e stabilità».

Che cosa significa quindi osservare i comandamenti, essere fedeli alle alleanze e servire il Signore dedicando «tutta la vita con tranquillità e stabilità»? Significa essere Santi degli Ultimi Giorni al 100 percento, il 100 percento delle volte. In termini scritturali, significa seguire la direzione indicata dal Re Beniamino al suo popolo: «Vorrei dunque che foste costanti e fermi, abbondando sempre in buone opere, affinché Cristo, il Signore Iddio Onnipotente, possa suggellarvi come suoi» (Mosia 5:15). Significa seguire l’appello che padre Lehi fece al figlio tentennante: «Oh, possa tu essere come questa valle, fermo e perseverante, e incrollabile nell’obbedire ai comandamenti del Signore!» (1 Nefi 2:10).

«Dedicare tutta la vita» richiede l’essere tranquilli e stabili, costanti e fermi. Ci teniamo saldi alle nostre alleanze e alla guida e agli insegnamenti dei servitori del Signore per non essere, come scrisse l’apostolo Paolo «sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina» (Efesini 4:14). Questo è il nostro requisito e obiettivo. Esso richiede che evitiamo le situazioni estreme. Noi dovremmo essere servitori impegnati con costanza al 100 percento, non fanatici al 120 percento, spinti da emozioni forti ma brevi.

Un bravo insegnante che avevo alla BYU molti anni fa diede questa definizione di fanatico: «Un fanatico è qualcuno che ha perso di vista il suo obiettivo ma raddoppia gli sforzi per arrivarci». Questa definizione è stata per me una buona guida nel corso della vita, e la offro a voi. Non cercate di dimostrare la vostra dedizione con eccessi di fanatismo o altre prove dell’essere «più santo di» qualcun altro. Noi paghiamo la nostra decima, ma ricordate che è un costante 10 percento, non l’8 percento né specialmente un intermittente o frenetico 12 percento.

Questo mi rammenta le preoccupazioni che mi espresse il presidente Harold B. Lee quand’ero presidente della BYU. Poco dopo la dedicazione del Tempio di Provo, mi disse di temere che il vicino tempio avrebbe portato alcuni studenti della BYU a frequentare il tempio troppo spesso, al punto di trascurare gli studi. Mi esortò a lavorare con i presidenti di palo della BYU per assicurare che gli studenti capissero che anche qualcosa di tanto sacro e importante come il servizio reso nel tempio doveva essere fatto con saggezza, in modo che essi non trascurassero gli studi su cui dovevano essere principalmente concentrati negli anni di studio alla BYU.

I pericoli del portare all’eccesso i buoni principi

Dieci anni fa tenni un discorso che intitolai: «I nostri punti di forza possono portarci alla rovina» (La Stella, maggio 1995, 15). Parlai di cosa accade quando prendiamo un buon principio o comandamento e lo applichiamo all’eccesso. Feci venti esempi. Ne ho adattati cinque al mio attuale appello di dedicare tutta la vita con «tranquillità e stabilità», invece di avere «emozioni forti ma passeggere», come le definì il governatore Stevenson.

Il mio primo esempio riguarda proprio il patriottismo. Anche l’amore per la patria, se portato agli estremi, può danneggiarci spiritualmente. Ci sono dei cittadini il cui patriottismo (come lo definiscono loro) è così frenetico e forte che sembra superare qualsiasi altra responsabilità, incluse famiglia e chiesa. Ad esempio, sentiamo parlare di cosiddetti patrioti che partecipano a eserciti privati o li approvvigionano, e fanno preparativi per conflitti armati. Questo zelo eccessivo per un aspetto del patriottismo li danneggia spiritualmente mentre si allontanano dalla società della Chiesa e si separano dal governo delle autorità civili cui il nostro dodicesimo articolo di fede ci rende soggetti.

Il secondo esempio riguarda le persone che si concentrano su una particolare dottrina o un comandamento del vangelo di Gesù Cristo. Può essere una straordinaria dedizione al lavoro genealogico, un’eccessiva preoccupazione nei riguardi del governo costituzionale o qualche altra cosa fatta in esclusiva.

In un messaggio memorabile che diede alla conferenza di ottobre del 1971, l’anziano Boyd K. Packer paragonò la pienezza del vangelo a una tastiera. Ci rammentò che una persona può essere attratta da un singolo tasto, come una dottrina che vogliono suonare ripetutamente. Egli spiegò:

«Alcuni membri della Chiesa… si concentrano su un tasto o due e li suonano incessantemente… Perdono la consapevolezza che c’è una pienezza del Vangelo… che essi respingono a vantaggio di una nota preferita. Questo attaccamento diventa esagerato e distorto e li porta all’apostasia» (Teach Ye Diligently [1975], 44).

Di queste persone potremmo dire, come disse il Signore della setta degli Shaker «che essi desiderano conoscere la verità in parte, ma non tutta» (DeA 49:2). Quindi io vi dico: guardatevi dal suonare un unico tasto. Se vi concentrate su uno di essi escludete la piena armonia della tastiera del Vangelo, deviate dal dedicare tutta la vita con tranquillità e stabilità.

Tra i miei esempi sul pericolo di portare all’eccesso dei buoni principi, devo confessare un mio difetto. Forse conoscete il vecchio adagio: «Non essere il primo a provare le cose nuove né l’ultimo a mettere da parte quelle vecchie». Quando parliamo delle meraviglie tecnologiche di questa generazione, come i computer, temo di essere l’ultimo a mettere da parte le cose vecchie.

Io uso ancora una macchina da scrivere manuale. Per più di cinquant’anni ho scritto lettere e comunicazioni e composto parte dei miei discorsi usando un susseguirsi di macchine da scrivere. Qualche giorno fa, l’ultima della serie, la mia fidata macchina da scrivere portatile, alla fine si è rotta. Ho iniziato a cercare una sostituta che non è stato facile trovare.

La generazione tecnologica che ha fatto seguito alle macchine da scrivere manuali è stata quella della macchine da scrivere elettriche. Quella generazione l’ho completamente saltata. Poi sono arrivate le macchine che facevano elaborazione di testi e i computer a livelli sempre più sofisticati che la mia brava segretaria, Margie McKnight, ha usato per produrre le numerose bozze di questo discorso. Oggi i negozi vendono i computer, quindi non mi sarei dovuto sorprendere quando un giovane venditore aveva lo sguardo perso quando gli ho chiesto una macchina da scrivere manuale portatile. Un collega pieno di immaginazione mi ha mostrato con orgoglio una macchina da scrivere elettrica tanto piccola e leggera da spostare con facilità, chiedendomi se stessi cercando qualcosa del genere.

Alla fine, in un vecchio negozietto, il proprietario pieno di rughe sapeva cosa fosse una macchina da scrivere manuale portatile. Ne aveva ancora una sul retro e fui felicissimo di comprarla. Il proprietario era un po’ confuso sull’utilizzo che ne avrei fatto. Era troppo educato per chiedere, ma fece un tentativo. Mentre mi porgeva la mia macchina, disse: «Non ne vediamo molte. Lei deve fare molto campeggio». È una storia vera!

Continuo con un terzo esempio sul contrasto tra una ferma dedizione e un’emozione passeggera. La disponibilità a sacrificare tutto ciò che possediamo per l’opera del Signore è certamente indice di dedizione. Infatti è un’alleanza che facciamo in luoghi sacri. Ma deve essere circoscritta a quei sacrifici che il Signore e i Suoi dirigenti ci hanno chiesto per questo periodo. Dovremmo dire con Alma: «Perché dovrei desiderare di più che compiere l’opera alla quale sono stato chiamato?» (Alma 29:6). Le persone che reputano insufficiente pagare la decima e le offerte di digiuno e lavorare negli incarichi cui sono state chiamate possono facilmente lasciarsi sviare da gruppi che offrono forti emozioni nel volersi sacrificare.

Un quarto esempio riguarda gli obiettivi. C’è grande forza nel concentrarsi sui propri obiettivi. Abbiamo visto i buoni frutti che porta. Tuttavia, un’eccessiva concentrazione sul fine può portare una persona a dimenticare l’importanza di usare giusti mezzi. Quando questo accade, una dedizione ferma e lodevole può trasformarsi in un pericoloso eccesso.

Il quinto settore in cui dobbiamo seguire un corso fermo ed evitare eccessi sfrenati riguarda le finanze. Ci è comandato di dare ai poveri. Può l’adempimento di questo fondamentale obbligo cristiano essere portato all’eccesso? Sì che può, l’ho visto fare. Forse anche voi avrete visto persone che hanno adempiuto il loro dovere di dare ai poveri al punto di impoverire la propria famiglia spendendo tutti i beni e il tempo che andavano dedicati ai membri della famiglia.

Per usare una vecchia espressione, non dovremmo mangiare il nostro seme di grano. Tale eccesso ci priva della capacità di piantare e raccogliere, nella prossima stagione, il necessario per sostenere le nostre famiglie e dare ai poveri. Re Beniamino, che comandò al suo popolo di nutrire gli affamati, rivestire gli ignudi, visitare gli infermi e provvedere a soccorrerli (vedere Mosia 4:26), li ammonì anche dicendo di badare «che tutte queste cose siano fatte con saggezza e ordine; poiché non è necessario che uno corra più veloce di quanto ne abbia la forza» (versetto 27; vedere anche DeA 10:4).

Nel concludere i miei cinque esempi, devo darvi un avvertimento. Il principio che ho esposto, di dedicarci con stabilità ed evitare gli eccessi, potrebbe lasciare intendere che dobbiamo essere moderati in tutte le cose. Non è così. Il Salvatore ci ha comandato di servire «con tutto il cuore, facoltà, mente e forza» (DeA 4:2), di cercare «ardentemente le ricchezze dell’eternità» (DeA 68:31) e di essere «coraggiosi nella testimonianza di Gesù» (DeA 76:79). Inoltre ci ha detto che se siamo tiepidi, Egli ci vomiterà dalla Sua bocca (vedere Apocalisse 3:16). Il significato dei miei esempi è che siamo fermi e coerenti nella nostra dedizione, nel nostro impegno e nei nostri sforzi.

Uscite di coppia anziché bighellonaggio di gruppo

Ho cercato di farvi degli esempi sull’importanza di dedicare fermamente tutta la vita e vi ho messo in guardia dai pericoli del portare all’eccesso i buoni principi. Se ancora non sono riuscito a farvi analizzare il vostro comportamento, forse il mio ultimo argomento lo farà.

Nel discorso di inaugurazione dell’anno scolastico alla BYU, l’anziano Earl C. Tingey ha fatto riferimento a un numero recente della rivista Time che parlava dei giovani. In esso si dichiara che l’età che va dai 18 ai 25 anni è diventata «uno stadio della vita distinto e separato che va dall’adolescenza all’età adulta, uno strano periodo transitorio sull’isola che non c’è, su cui le persone approdano per alcuni anni, rimandando le responsabilità dell’adulto» (Lev Grossman, «Grow Up? Not So Fast», Time, 24 gennaio 2005, 44). L’articolo descrive questi individui in fase transitoria come «adolescenti permanenti, Peter Pan di venti e passa anni» (pag. 42). Per rendere l’analisi in termini più comprensibili agli studenti della BYU e ai loro familiari, l’anziano Tingey ha parlato dell’«indecisione che hanno alcuni laureati… ad accettare le responsabilità del matrimonio e della famiglia» (discorso tenuto alla cerimonia del conferimento delle lauree, 21 aprile 2005).

Questa tendenza a rimandare le responsabilità dell’adulto, incluso il matrimonio e la famiglia, è facilmente visibile tra i giovani adulti della Chiesa. L’età media del matrimonio è aumentata negli ultimi anni, il numero di figli nati da coppie sposate nella Chiesa è diminuito. Il messaggio di tre mesi fa dell’anziano Nelson, La fede e le famiglie riguardava questo argomento, e fa anche parte del mio tema: «Dedicare tutta la vita». Concluderò esprimendovi alcune mie preoccupazioni sulle pratiche diffuse tra i giovani single della Chiesa nel Nord America.

Accorti osservatori dicono che gli appuntamenti tra giovani sono quasi scomparsi dai campus universitari e in generale tra i giovani adulti. Questi sono stati sostituiti dal «bighellonare» (vedere Bruce A. Chadwick, «Hanging Out, Hooking Up, and Celestial Marriage», Brigham Young University 2002–2003 Speeches [2003], 1–8). Evidentemente sapete di cosa si tratta, ma lo spiegherò per le persone di mezza età e altre poco informate. Bighellonare è un modo in cui una compagnia di giovani uomini e donne si ritrova per svolgere delle attività di gruppo senza concludere nulla. È molto diverso dal darsi appuntamento.

Per coloro che non sono di mezza età o più vecchi, spiegherò cosa significare dare appuntamento. Innanzi tutto non è uno sport di squadra. Con un appuntamento si esce in coppia, impegnandosi a vicenda in un rapporto che, in alcuni rari e apprezzabili casi, può portare al matrimonio.

Che cosa ha reso quest’usanza in via d’estinzione? Non ne sono certo, ma riconosco alcuni fattori che hanno contribuito:

1. le tendenze culturali nel nostro mondo sono decisamente contrarie all’impegno familiare. Ad esempio, il divorzio è facile da raggiungere a livello legale, e mettere al mondo i figli è impopolare. Queste pressioni a non prendersi degli impegni contribuiscono all’opposizione che il diavolo oppone al piano del Padre per i Suoi figli. Quel piano si basa sull’osservanza delle alleanze o impegni. Tutto ciò che ci allontana dagli impegni indebolisce la nostra capacità di seguire il piano. Uscire con una persona implica assumersi degli impegni, anche solo per qualche ora. Per bighellonare basta non fare nulla, almeno per gli uomini, se le donne preparano da mangiare e un luogo di ritrovo.
2. Il movimento femminile per la parità ha contribuito a scoraggiare le uscite a due. Le maggiori opportunità offerte alle donne le hanno rese più aggressive, e alcuni uomini sono riluttanti a prendere l’iniziativa tradizionale per paura di essere etichettati come dei «maschilisti esagerati».
3. Bighellonare è tipico dei programmi televisivi sui single.
4. Anche il significato del dare appuntamento è cambiato al punto di renderlo qualcosa di inaccessibile. Ho visto questa tendenza tra i nostri figli più giovani. Per qualche ragione i ragazzi delle superiori hanno ritenuto di dover fare qualcosa di bizzarro per chiedere un appuntamento, specialmente per il ballo studentesco, per far sì che le ragazze accettassero. Inoltre, deve essere qualcosa di costoso. L’avevo notato alla BYU negli anni ‘70. Ricordo di aver visto una coppia cenare sulla riga di mezzeria di una strada trafficata, servita dagli amici, proprio a sud dello stadio di football.

Tutto questo rende più difficile dare appuntamenti. Più elaborati e costosi sono gli appuntamenti, più sono rari. Poiché gli appuntamenti tra giovani sono sempre meno e sempre più elaborati, sembra che li si consideri qualcosa di serio o di impegnativo. Quest’aspettativa scoraggia ancor di più quest’usanza. È ormai sparita la goffa e poco costosa telefonata che facevano i vostri genitori e i vostri nonni, e io stesso. A quel tempo si diceva: «Cosa fai stasera? Andiamo al cinema?» oppure, «Facciamo un giro in centro?» Uscite poco costose come quelle possono essere frequenti e poco minacciose, non sembrano implicare un continuo impegno.

Appuntamenti semplici e frequenti consentono agli uomini e alle donne di conoscersi e di valutare ampiamente le prospettive. I vecchi appuntamenti erano un modo eccellente per conoscere una persona dell’altro sesso. Incoraggiava la conversazione. Permetteva di vedere come trattate e venite trattati in una situazione a tu per tu. Dava la possibilità di imparare come iniziare e mantenere un rapporto maturo. Questo non succede bighellonando.

Miei fratelli e sorelle single, seguite questo semplice schema e non avrete bisogno di cercare un compagno nelle chat di Internet o tramite le agenzie matrimoniali: due alternative che possono essere molto pericolose, o per lo meno inutili o inefficaci.

Un altro fattore può aver contribuito a diminuire gli appuntamenti tradizionali e a favorire la cultura del bighellonare in gruppo. Per molti anni la Chiesa ha consigliato ai giovani di non dare appuntamenti fino ai sedici anni. Forse alcuni giovani adulti, specialmente uomini, hanno portato questo saggio consiglio all’eccesso, decidendo di non dare appuntamenti fino a 26 o 36 anni.

Uomini, se siete tornati dalla missione e seguite ancora gli schemi che vi erano stati consigliati a quindici anni di età, è tempo di crescere: raccogliete il coraggio e cercate qualcuno con cui fare coppia. Iniziate uscendo con una varietà di ragazze, e al termine di quella fase passate al corteggiamento. È il tempo di sposarsi. È ciò che il Signore intende per i suoi figli e figlie giovani adulti. Gli uomini prendono l’iniziativa, e dovrebbero continuare a farlo. Se non sapete cosa sia un appuntamento, forse questa definizione vi aiuterà. L’ho sentita da una nipote diciottenne. Un appuntamento deve superare l’esame delle tre P: (1) programmare, (2) pagare e (3) per coppia.

Giovani donne, non bighellonate troppo e incoraggiate appuntamenti semplici, poco costosi e frequenti. Non offrite facilmente ai ragazzi l’occasione di ritrovarsi in gruppo e mangiare. Non sostenete i fannulloni. Un’attività di gruppo occasionale va bene, ma quando vedete uomini che fanno di questi incontri la principale interazione col sesso opposto, penso che dovreste chiudere la dispensa e serrare la porta.

Nel farlo, appendete un cartello alla porta: «Aperta ad appuntamenti individuali», o qualcosa del genere. Inoltre, ragazze, facilitate quei ragazzi timidi nel chiedervi un appuntamento semplice e poco costoso. Un modo per rendere le cose semplici è evitare di considerare la cosa molto seriamente. Se vogliamo persuadere un ragazzo a chiederci appuntamenti più frequenti, dobbiamo stabilire la reciproca aspettativa che uscire insieme non implica un impegno continuo. Infine, giovani donne, se declinate un invito, siate gentili, altrimenti potete annientare un pretendente timido per dei futuri appuntamenti, danneggiando così qualche altra sorella.

Miei giovani amici non sposati, vi consigliamo di seguire lo schema degli appuntamenti col sesso opposto, che hanno il potenziale di maturare nel matrimonio, non limitatevi a bighellonare con la prospettiva di formare squadre sportive come nel football. Il matrimonio non è un’attività di gruppo, finché non arriva una posterità numerosa.

Sorelle, sembra che vi siano piaciuti i miei argomenti sulle responsabilità degli uomini single. Ora ho qualche parola da rivolgere a voi.

Se passate il tempo solo aspettando di sposarvi, smettete di attendere. Potreste non avere mai la possibilità di sposarvi opportunamente in questa vita, quindi smettete di aspettare e andate avanti. Preparatevi per la vita, anche da single, tramite l’istruzione, l’esperienza e la programmazione. Non aspettate che la felicità piova dal cielo. Cercatela nel servizio e nell’apprendimento. Formatevi una vita, confidate nel Signore. La vostra vita va dedicata seguendo il consiglio di Re Beniamino: «Invocando quotidianamente il nome del Signore e rimanendo costantemente nella fede di Colui che verrà» (Mosia 4:11).

«Si governano da soli»

Ora, sorelle sole, inviterò al pulpito un testimone esperto. Si tratta di mia moglie, Kristen, che da adulta è stata single per 35 anni prima che ci sposassimo. Le chiederò di parlarci di ciò che ha nel cuore.

Sorella Kristen Oaks: Grazie, anziano Oaks. Avevo superato i cinquant’anni quando mi sono sposata, e mi sento un po’ come una «ragazza copertina per gli anziani».

Prima di cominciare, desideravo tanto dirvi quanto il Padre celeste vi ama. Siamo a Oakland, e sono stata al centro visitatori con il presidente della missione, Robert Bauman. Abbiamo visto il Christus e il messaggio del Cristo vivente, che ha toccato il mio cuore. Questo è il vostro tempo; dategli importanza dedicandolo al vostro Padre celeste.

Mi piace ciò che dice l’anziano Packer sull’Espiazione. L’Espiazione non è qualcosa che accade alla fine della nostra vita. È qualcosa che accade ogni giorno della nostra vita. Dico quindi alle sorelle single: dategli importanza.

Può essere molto doloroso essere single a lungo, specialmente in una chiesa di famiglie. So come ci si sente. Il giorno del mio cinquantesimo compleanno mio cognato stava leggendo il giornale. Ha detto: «Sai, sul giornale c’è scritto che a cinquant’anni hai più possibilità di essere uccisa da un terrorista, che di sposarti». Sapevo che era difficile avere degli appuntamenti, ma non arrendetevi; non è un’attività terroristica.

Vorrei anche dirvi di essere equilibrate. Come donna single, ho dovuto farmi strada. Ottenni un dottorato ed ero talmente coinvolta nella mia professione da dimenticare di essere una buona persona. Vorrei dire a tutti i presenti: ricordate sempre che la vostra prima chiamata è come madre o padre. Sviluppate quei talenti tipici dell’ambiente domestico come l’amore e il servizio. Da single andavo alla ricerca di progetti di servizio, ora ne ho uno ogni sera davanti a me a tavola. Ne sono molto grata.

Per finire, penso ai momenti dolorosi della nostra vita. Capiteranno sia che siete single, sia che siete sposati. Potreste avere un bambino molto ammalato, o subire la morte di una persona cara, o passare un momento di profonda solitudine. Potreste perdere un figlio o trovarvi in una situazione sulla quale non avete controllo, come una malattia. Vi chiedo di consacrarla al Padre celeste. In Helaman 3:35 dice che se rivolgiamo i nostri cuori a Dio, tutte le nostre azioni servono a santificarci, cosicché ogni momento è benedetto.

Voi siete il mio gruppo preferito al mondo. Mi siete tanto cari perché so cosa significa essere nei vostri panni, lo sono stata molto a lungo.

Voglio che sappiate che questa è la chiesa del Dio vivente, la chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni. È la Sua chiesa. Sono molto grata del fatto che abbiamo un profeta vivente, il presidente Gordon B. Hinckley. E soprattutto, so che abbiamo un Padre celeste che ci ama, e che è stato il mio migliore amico quando non c’era nessun altro che mi amava. Dico questo nel nome di Gesù Cristo. Amen.

Anziano Dallin H. Oaks: Grazie, Kristen. Fratelli e sorelle, se siete turbati per qualcosa che abbiamo detto, ascoltate attentamente ciò che dirò adesso. Forse siete un giovane che si sente spinto da ciò che ho detto a iniziare a dare appuntamenti che conducano al matrimonio, o siete una giovane donna turbata dal fatto di dover andare avanti per la propria strada.

Se vi ritenete un caso speciale nel senso che il mio consiglio non si applica a voi, vi prego di non scrivermi una lettera. Perché faccio questa richiesta? Ho imparato che il tipo di consigli diretti che ho dato hanno il risultato di ricevere tante lettere da membri della Chiesa che pensano di essere un’eccezione e vogliono da me conferma che le cose che ho detto non si applicano alle loro particolari circostanze.

Vi spiegherò perché non posso offrirvi gran conforto in risposta a quel tipo di lettere, raccontandovi un’esperienza avuta con un’altra persona afflitta da una regola generale. Tenni un discorso nel quale menzionai il comandamento: «Non uccidere» (Esodo 20:13). In seguito un uomo venne da me in lacrime perché ciò che avevo detto mostrava che per lui non c’era speranza. «Cosa intende dire?» Gli domandai.

Egli mi spiegò che durante la guerra di Corea era un mitragliere. Durante un assalto frontale la sua mitragliatrice abbatté la fanteria del nemico. I corpi accatastati davanti alla sua arma dovettero essere spostati per non impedire la traiettoria del fuoco. Disse di aver ucciso un centinaio di persone e che ora doveva andare all’inferno perché io avevo parlato del comandamento del Signore di «non uccidere».

La spiegazione che detti a quell’uomo è la stessa che do a voi se vi sentite un’eccezione a ciò che ho detto. Come Autorità generale è mia responsabilità predicare i principi generali del Vangelo. Quando lo faccio, non cerco di definire tutte le eccezioni. Vi sono delle eccezioni a certe regole. Ad esempio, noi crediamo che il comandamento non sia violato da chi uccide seguendo un ordine legale durante un conflitto armato. Però non chiedetemi un’opinione sulla vostra eccezione. Io insegno solo le regole generali. Se a voi si applica un’eccezione, è vostra responsabilità saperlo. Dovete scoprirlo individualmente dal Signore.

Il profeta Joseph Smith espose lo stesso principio in un altro modo. Quando gli chiesero come governasse un gruppo tanto vario di santi, egli disse: «Insegno loro i principi giusti, ed essi si governano da soli» (John Taylor, «The Organization of the Church», Millennial Star, 15 novembre 1851, 339). Con ciò che ho detto ho semplicemente insegnato i giusti principi, invitando ciascuno di voi ad agire in base ad essi, governandovi da soli.

Fratelli e sorelle, è stato bello essere con voi. Prego che ciò che è stato detto questa sera, sia portato al vostro cuore e compreso per il potere dello Spirito Santo con lo stesso intento con cui è stato detto, ossia di benedire la vostra vita, dare tranquillità agli afflitti e affliggere chi si sente tranquillo.

Questa è la chiesa di Gesù Cristo. Egli soffrì e morì in terribile agonia nel Getsemani e sul Calvario per poterci rendere sicura l’immortalità e darci la possibilità di avere la vita eterna. Prego che il Signore benedica ognuno di noi, mentre cerchiamo di obbedire ai Suoi comandamenti, di avere una visione sempre più ampia, di prendere le giuste decisioni quotidiane tramite ciò che ho definito «dedicare tutta la vita con tranquillità e stabilità». Questa è la Chiesa di Gesù Cristo restaurata in questi ultimi giorni, con il potere del sacerdozio e la pienezza del Suo Vangelo. Di questo io porto testimonianza e invoco su di voi le benedizioni del Signore, miei nobili amici. Nel nome di Gesù Cristo. Amen.

 
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