The Christus statueThe Church of Jesus Christ of Latter-day Saints Search | Feedback | Site Map | Help | Country Sites |
Home Broadcast Archives CES Fireside

Le Scritture: più preziose dell’oro e più dolci del miele

Sorella Susan W. Tanner
Presidentessa generale delle Giovani Donne
Riunione al caminetto del CES per i Giovani Adulti
11 settembre 2005
Brigham Young University

Sorella Susan W. TannerGrazie a questo meraviglioso coro. La musica era stupenda e ha invitato lo Spirito. Ho anche apprezzato la preghiera di apertura. Ho notato che ha pregato perché questa sera potessimo sentire lo Spirito ed essere ispirati nelle cose a noi particolarmente necessarie. Ed è a anche la mia preghiera. Sono grata della possibilità di essere con voi stasera. Ma se potessi esprimere un desiderio, vorrei che questo devozionale fosse come quelli come si usavano un tempo, in cui potervi invitare a sedere e tenere una conversazione aperta vicino al mio caminetto, come farei se voi foste i miei figli, che hanno la vostra età. Inizierei col parlarvi della mia figlia missionaria. Non è ciò che fanno la maggior parte delle mamme dei missionari? Di recente le ho scritto che vi avrei parlato stasera del mio amore per le Scritture. Lei ha risposto così.

«Sono emozionata di sapere che la mamma parlerà dello studio delle Scritture! Credo che una delle cose che ho cambiato di più sia il modo in cui studio le Scritture. Ora amo studiare le Scritture. Sono molto felice ogni volta che posso farlo. Non riesco a spiegarlo, ma è proprio come in Alma 32:28, dove dice che la parola diviene deliziosa. Le amo! Pensavo che mi piacessero le Scritture e ora le amo! La mia collega dice di sapere quando sto per aprire le Scritture mentre insegnamo perché i miei occhi si illuminano e comincio a voltare le pagine. Adoro rispondere alle domande tramite le Scritture».

Spero che mia figlia ci stia ascoltando questa sera dall’Australia e che sia ancor più motivata, se possibile, nel suo studio delle Scritture. Spero inoltre che la parola sia deliziosa anche per voi, come per lei e per me, perché le Scritture sono «più desiderabili dell’oro… son più dolci del miele» (Salmi 19:10).

La dolcezza delle Scritture

Ricordate Tevje, nel musical Il violinista sul tetto, il povero lattaio con cinque figlie che sognava di essere ricco? Che cosa vorreste se foste ricchi? Probabilmente alcune delle cose che desidera lui. Egli voleva essere importante, avere una grande casa, non dover lavorare tanto, ecc. Ma questi non sono i suoi desideri più profondi. Il suo sogno più grande, se fosse diventato improvvisamente ricco, può sembrarci insolito. Egli cantava:

Se fossi un uomo ricco, avrei il tempo che mi manca
per sedere nella sinagoga e pregare.
E forse avrei un posto vicino al muro orientale.
Parlerei dei libri sacri con gli uomini dotti,
diverse ore al giorno.
Sarebbe la cosa più dolce di tutte.
(«If I Were a Rich Man», Il violinista sul testa, testo di Sheldon Harnick, 1965)

Se foste ricchi, trascorrereste il vostro tempo libero a studiare i «libri sacri», o le Scritture, per diverse ore al giorno? Se foste ricchi, la più dolce gioia che potreste immaginare sarebbe quella di avere il tempo di studiare intensamente le Scritture?

Studiare i libri sacri è considerata una dolce benedizione dagli ebrei ortodossi, un grande privilegio. Infatti, secondo alcune tradizioni ebraiche, quando il bambino inizia a studiare la Torah, gli viene dato un assaggio di miele perché possa associarne la dolcezza allo studio dei libri sacri. Questo serve a sottolineare ciò che dice nei Salmi: «Oh come son dolci le tue parole al mio palato! Son più dolci del miele alla mia bocca» (Salmi 119:103).

Allo stesso modo, il Salmo 19 paragona le Scritture all’oro e al miele. Il salmista esulta splendidamente nelle parole del Signore, come segue:

«La legge dell’Eterno è perfetta, ella ristora l’anima; la testimonianza dell’Eterno è verace, rende savio il semplice.

I precetti dell’Eterno son giusti, rallegrano il cuore; il comandamento dell’Eterno è puro, illumina gli occhi.

Il timore dell’Eterno è puro, dimora in perpetuo; i giudizi dell’Eterno sono verità, tutti quanti son giusti,

son più desiderabili dell’oro, anzi più di molto oro finissimo, son più dolci del miele, anzi, di quello che stilla dai favi.

Anche il tuo servitore è da essi ammaestrato; v’è gran ricompensa ad osservarli» (Salmi 19:7–11).

Tutti questi termini: legge, testimonianza, precetti, comandamenti, timore (o riverenza) e giudizi, sono sinonimi della parola del Signore, ossia le Scritture. «Son più desiderabili dell’oro, anzi più di molto oro finissimo, [e] son più dolci del miele, anzi, di quello che stilla dai favi».

Talvolta penso che dovremmo sentirci di più come Tevje e la mia figlia missionaria. Le Scritture sono per noi deliziose, preziose come l’oro e più dolci del miele? Ci nutriamo abbondantemente delle Scritture, ci dilettiamo in esse e le ponderiamo come ha insegnato Nefi? (Vedere 2 Nefi 4:15–16). Le applichiamo a noi come consigliò Giacobbe? (Vedere 2 Nefi 6:5). Le scrutiamo per trovare le parole specifiche del Signore, che portano conversione, saggezza, illuminazione, rivelazione, conforto e gioia? Riconosciamo che sono una delle benedizioni più dolci e sublimi che abbiamo?

Desiderare grandemente le Scritture

Forse se fossimo affamati delle Scritture, sarebbero ancora più dolci e più preziose per noi. Alcuni mesi fa sono andata in Africa dove ai santi spesso manca il cibo, ma essi desiderano ancor più nutrirsi della parola dell’Eterno. In ognuno dei quattro paesi da me visitati, ho sentito un possente spirito e la grande fede della gente. Hanno poco materialmente, ma sono ricchi spiritualmente. Hanno la buona novella del Vangelo: i principi chiari e preziosi delle Scritture. Le loro Scritture ben usate li accompagnano a ogni riunione. Le usano per insegnare, le leggono, le conoscono e le amano.

A una riunione sacramentale un giovane ha parlato dal pulpito disponendo solo delle sue Scritture. Aveva il classico atteggiamento dei giovani, chinava la testa e strascicava i piedi, ma il suo messaggio è stato possente. Ha insegnato il sacrificio, iniziando con dei versetti dell’Antico Testamento che parlano dei sacrifici cruenti. Poi è passato a 3 Nefi, nel Libro di Mormon, e ha spiegato che le cose vecchie si sono compiute con la venuta del Salvatore, che ora ci chiede in sacrificio un cuore spezzato e uno spirito contrito. Non ha usato appunti, solo la sua conoscenza della dottrina. È stato un esempio di come ognuno di noi dovrebbe insegnare dalle Scritture.

Ho ripensato al Salmo 19 mettendolo in relazione a quei santi. La legge del Signore era stata il loro mezzo di conversione. La testimonianza dell’Eterno ha reso saggio quel popolo semplice e intelligente. Hanno la luce negli occhi e gioiscono nei loro cuori perché hanno la legge, la testimonianza, i precetti e i comandamenti del Signore. In un luogo in cui sono andata hanno camminato fino a quattro ore per venire a una riunione. Non avevano mezzi di trasporto, alcuni non hanno le scarpe, e poco da mangiare. Sono agricoltori che hanno affrontato diversi anni di siccità. Eppure si nutrono delle parole di Dio, cosa che è «più desiderabil[e] dell’oro… [e] più dolc[e] del miele».

In un altro paese africano ho trovato altre persone desiderose di essere istruite sulla parola del Signore. Il giorno in cui arrivammo, erano state imposte severe restrizioni sui trasporti per mancanza di carburante. Il presidente di palo era certo che i 700 membri che avevano programmato di partecipare alla nostra riunione non avrebbero avuto modo di venire. Lo assicurammo che avremmo insegnato ai presenti, tanti o pochi che fossero. Quando entrammo nella sala venti minuti prima dell’inizio della riunione vedemmo più di 300 santi riverenti, che ascoltavano tranquillamente il suono degli inni proveniente da un registratore. Fui sopraffatta dallo Spirito. Durante la riunione, grazie a qualche miracolo, arrivarono altre 300 persone. Erano affamate delle parole del Signore. Avevano tutti le loro Scritture e seguivano attentamente mentre li istruivamo utilizzando le opere canoniche. Grazie al loro esempio, ho visto sotto una nuova prospettiva il mio bisogno di migliorare. Forse molti di noi ripongono i loro cuori nei tesori terreni. Mi chiedo se siamo negligenti o siamo soddisfatti del nostro studio della parola e dell’osservanza della dottrina.

Amos, il profeta dell’Antico Testamento, parla della fame d’udire la parola, ossia fame spirituale. «Ecco, vengono i giorni, dice il Signore, l’Eterno, ch’io manderò la fame nel paese, non fame di pane o sete d’acqua, ma la fame e la sete d’udire le parole dell’Eterno» (Amos 8:11). In Africa ho incontrato dei santi che non solo avevano fame di pane o sete d’acqua, ma erano affamati d’udire le parole dell’Eterno. Poiché hanno conosciuto la fame spirituale, hanno imparato, come ha insegnato Nefi, a nutrirsi «abbondantemente delle parole di Cristo; poiché ecco, le parole di Cristo vi diranno… tutte le cose che dovrete fare» (2 Nefi 32:3).

Immaginate la fame spirituale che proveremmo se non avessimo le Scritture di cui nutrirci. Nelle varie epoche molte persone non hanno avuto un libro della legge. Pensate alla famiglia di Lehi quando scappò nel deserto, per esempio, o ai mulechiti, che «non avevano portato annali con sé» (Omni 1:17), o ai tempi dell’Antico Testamento in cui il popolo non aveva il libro della legge o l’aveva dimenticato, come quando Esdra e Nehemia dovettero insegnare nuovamente il libro della legge ai giudei che tornavano dalla cattività in Babilonia (vedere Nehemia 8:1–13).

Imparate ad amare le Scritture in gioventù

Il mio esempio preferito nell’Antico Testamento è Giosia, il re bambino, che salì al trono a otto anni. Mostra che, su una persona giovane che scopre le Scritture, hanno un effetto più prezioso dell’oro e più dolce del miele. Tutti i predecessori e i successori di Giosia erano stati malvagi. O non avevano la legge o non scelsero di leggerla e seguirla. Ma durante il regno di Giosia, Hilkia, il sommo sacerdote, trovò il libro perduto della legge nella casa dell’Eterno (vedere 2 Re 22:8). Fu letto a Giosia. Il suo cuore fu intenerito ed egli si pentì e pianse dinanzi al Signore (vedere 2 Re 22:19). Egli quindi riunì il suo popolo al tempio e lesse loro le parole, e insieme fecero alleanza di osservare i comandamenti di Dio:

«E lesse in loro presenza tutte le parole del libro del patto, ch’era stato trovato nella casa dell’Eterno.

Il re, stando in piedi sul palco, stabilì un patto [insieme al suo popolo] dinanzi all’Eterno, impegnandosi di seguire l’Eterno, d’osservare i suoi comandamenti, i suoi precetti e le sue leggi con tutto il cuore e con tutta l’anima, per mettere in pratica le parole di questo patto, scritte in quel libro. E tutto il popolo acconsentì al patto» (2 Re 23:2–3).

Che storia ispiratrice. Spesso mi chiedo perché Giosia fu uno spirito tanto valoroso che seguì gli insegnamenti contenuti nel libro della legge. Perché reagì diversamente dagli altri re che furono prima e dopo di lui? Si applica a voi, nella vostra giovane età, l’importanza di dare valore alle Scritture leggendole, prestandovi ascolto, facendo alleanza di obbedire ai comandamenti e osservandoli?

Forse le Scritture toccarono una corda immortale in Giosia o risvegliarono il ricordo di insegnamenti pre-terreni. Nel 1991, ad un simposia del CES presso la BYU, l’anziano Neal A. Maxwell disse: «Forse i poteri speciali ed evocatori delle Scritture richiamano dei flash di ricordi del mondo pre-terreno o per lo meno risvegliano le nostre inclinazioni a lungo nutrite in quel luogo» (Teaching by the Spirit—The Language of Inspiration, Old Testament Symposium Speeches, 1991, 1).

Forse è per questo che spesso nelle Scritture leggiamo l’ingiunzione: «Ricordate, ricordate» (vedere Mosia 2:41, Alma 37:13 e Helaman 5:9, 12; 14:30). Non solo rammentiamo i miracoli e la misericordia in questa vita, ma anche i teneri insegnamenti ricevuti nella vita pre-terrena. L’anziano Maxwell ha insegnato che possiamo imparare molto dallo studio e dalla meditazione, risvegliando vagamente delle lezioni apprese dal nostro Padre celeste.

Durante la sua visita a un presidente di missione e alla sua famiglia in Russia, una mattina l’anziano Maxwell si mise a conversare con le cinque giovani figlie. La prima cosa che chiese fu su quale passo delle Scritture avessero meditato quel giorno. La domanda le colse di sorpresa, ma pensateci: l’anziano Maxwell presumeva che per loro le Scritture fossero preziose come l’oro e più dolci del miele come lo erano per lui. Se facessimo com’egli ha suggerito e tenessimo sempre un versetto in mente, lo studio delle Scritture continuerebbe mentre andiamo da una lezione all’altra, mentre ci rechiamo a un appuntamento o puliamo la casa. Comincerebbe presto nella nostra vita e continuerebbe con costanza. Ci nutriremmo costantemente, evitando la carestia personale e la fame spirituale. Le parole di Dio sarebbero scritte «non su tavole di pietra, ma su tavole che son [i nostri] cuori di carne» (2 Corinzi 3:3).

Anche i giovani nipoti dell’anziano Maxwell conoscevano l’importanza che dava alle Scritture. Molti ricorderanno che nel suo ultimo messaggio alla conferenza generale, parlò di una volta in cui andò a trovare i suoi nipoti una sera tardi. Il nipote Robbie era già andato a dormire. Quando l’anziano Maxwell arrivò, sua madre lo chiamò: «Robbie, c’è nonno Neil». Egli udì una vocina stanca rispondere dalla camera: «Devo portare le Scritture?» (Liahona, maggio 2004, 46). Come Giosia, il re bambino, e Robbie, il nipotino, dovremmo imparare presto nella nostra vita ad amare le Scritture, a nutrircene e a imparare da esse.

Anche i nostri nipotini stanno imparando ad amare le Scritture a questo punto della loro vita. Siamo felici della loro reazione. Per esempio, Joshua, di tre anni, ama gli eroi di qualsiasi racconto, e di solito nel punto cruciale di una storia esclama: «Chi arriva a salvarli? Arriva Gesù!» Joshua sta imparando una lezione importante: Gesù è veramente il nostro Salvatore. Anche il Suo nome significa salvezza. Ora la sera prega per i personaggi che impara a conoscere giornalmente. Una volta ha pregato perché Pietro non sprofondasse più nell’acqua, poi che il branco di porci non perisse nelle acque. Un’altra volta che Laman e Lemuele fossero gentili con Nefi. Ha persino pregato per il papà di Gesù, che è il Padre celeste. Joshua ha da poco ricevuto la sua copia del Libro di Mormon dalla sua insegnante del Nido. Da allora non vuole più che sua mamma legga dal libro illustrato. Le ha detto che preferisce le parole originali.

Un altro nipote, Tanner, che ha sei anni, ha preso lezioni di nuoto quest’estate. All’inizio aveva davvero paura dell’acqua. Il giorno in cui dovevano finalmente tuffarsi dal lato profondo della piscina, sembra che non avessero letto le Scritture come fanno di solito a colazione. Anche se era nervoso, Tanner fece il tuffo nell’acqua alta. Ma quando uscì dall’acqua si assicurò che sua madre sapesse che era arrabbiato. Disse: «Se ci fossimo ricordati di leggere le Scritture stamattina, non avrei avuto tanta paura di saltare». Nostra figlia si sentì rimproverata, ma anche felice che suo figlio attribuisse tale valore allo Spirito e alla forza che le Scritture portano nella sua vita. Lo studio delle Scritture può darci la forza di tuffarci nelle acque profonde in cui, a volte, siamo chiamati a nuotare (vedere DeA 127:2).

La dottrina può cambiare la nostra vita

L’apostolo Paolo loda Timoteo per aver imparato in gioventù a conoscere e ad amare le Scritture, e nel farlo descrive le grandi benedizioni derivanti dalle Scritture, valide anche per la nostra vita:

«Fin da fanciullo hai avuto conoscenza degli Scritti sacri, i quali possono renderti savio a salute mediante la fede che è in Cristo Gesù.

Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile ad insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia,

affinché l’uomo di Dio sia compiuto, appieno fornito per ogni opera buona» (2 Timoteo 3:15–17).

Quali grandi benedizioni derivano dallo studio delle sacre scritture. Possono renderci «savi a salute» per la salvezza. Possono accrescere la nostra fede in Gesù Cristo e nel Suo piano. Possono insegnarci le nostre debolezze e la necessità di pentirci. Possono insegnarci la dottrina.

Il presidente Boyd K. Packer ha ripetuto molte volte: «La vera dottrina, quando è compresa, fa cambiare atteggiamento e comportamento. Lo studio delle dottrine del Vangelo migliorerà il comportamento dell’uomo più rapidamente di quanto possa fare lo studio del suo comportamento stesso» (Liahona, maggio 2004, 79). Attraverso le Scritture possiamo imparare la vera dottrina proprio dalla fonte, che a sua volta ci aiuterà a diventare perfetti o compiuti, come dice Paolo. Non è mai troppo tardi per iniziare a studiare seriamente la dottrina contenuta nelle Scritture. Infatti, stasera stessa può essere un ottimo momento per cominciare.

Questo è un periodo della vostra vita in cui state prendendo decisioni grandi e importanti su tutto: scuola, lavoro, carriera, missione, amici, appuntamenti, matrimonio, figli, finanze, servizio fedele nella chiesa e così via. Ho pensato e pregato a lungo riguardo a ciò che potevo dire per aiutare ciascuno di voi individualmente in questi anni di decisioni importanti. Avete bisogno di guida individuale; di rivelazione personale che vi aiuti nella vostra particolare situazione. Alma insegnò che «la predicazione della parola aveva… un effetto più potente che la spada, o qualsiasi altra cosa… perciò Alma pensò fosse opportuno che essi mettessero alla prova la virtù della parola di Dio» (Alma 31:5). So e attesto che se mettiamo «alla prova la virtù della parola di Dio», ciascuno di noi ne trarrà conforto, guida e rivelazione personale.

In che modo lo studio delle Scritture ha questo potente effetto su di noi? Le Scritture invitano lo Spirito. È lo Spirito che ci conforta e ci guida. È lo Spirito che ci insegna e ci rivela la mente del Signore e la Sua volontà a nostro riguardo. Il presidente Spencer W. Kimball ha detto:

«Mi accorgo che, quando trascuro il mio rapporto con la divinità, e quando mi sembra che nessun orecchio divino mi stia ascoltando e che nessuna voce divina stia parlando, sono io che sono lontano, molto lontano da Dio. Se mi immergo nelle Scritture, la distanza diminuisce e la spiritualità ritorna» (The Teachings of Spencer W. Kimball, Edward L. Kimball [1982], 135).

Le Scritture ci benedicono col conforto

In un film sulla vita di C. S. Lewis, il suo personaggio fa una profonda dichiarazione sulla preghiera che ritengo applicabile anche alla lettura delle Scritture. Egli disse: «Prego perché non posso farne a meno; prego perché sono debole; ne ho bisogno sempre, nella veglia e nel sonno. Non cambia Dio, cambia me» (William Nicholson, Shadowlands [stage play and screenplay, 1994]). Provo lo stesso per le Scritture. Mi rivolgo a loro perché «ne ho bisogno sempre». Conosco il mio profondo bisogno di nutrire la mia anima con le parole di Dio che mi insegnano tutto ciò che dovrei sapere. Esse mi cambiano.

Molti di voi ricorderanno la storia, fonte d’ispirazione, di Betsie e Corrie ten Boom, sorelle olandesi che furono fatte prigioniere nella Germania nazista, e del modo in cui si rivolsero alla Bibbia nei momenti di grande necessità vissuti a Revensbruck, il noto campo di concentramento femminile. Corrie scrive:

«Quanto a noi, dal mattino al momento di spegnere la luce, quando non eravamo riunite per l’appello, la Bibbia era al centro di un circolo sempre in espansione di aiuto e speranza. Come fanciulle abbandonate raccolte attorno a un fuoco risplendente, ci riunivamo protendendo i nostri cuori al suo calore e alla sua luce. Più la notte era buia, più lucente, vera e bella ardeva la parola di Dio. ‹Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, o la distretta, o la persecuzione, o la fame, o la nudità, o il pericolo, o la spada?…Anzi, in tutte queste cose, noi siam più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati›.

Io mi guardavo attorno, mentre Betsie leggeva, per guardare la luce che saltava da un volto all’altro» (The Hiding Place, Corrie ten Boom [1971], 194–195).

Le parole di Dio nutrirono e sostennero queste donne. Portarono calore e luce. Erano più preziose dell’oro, e più dolci del miele.

Le Scritture ci benedicono con la rivelazione

A volte le esatte parole delle Scritture rispondono con forza alle nostre preghiere. Le Scritture, inoltre, aprono la nostra mente e il nostro cuore ai pensieri suggeriti dallo Spirito. Siamo più pronti a ricevere tale aiuto se ci volgiamo alle Scritture col desiderio di cercare e di chiedere.

Le rivelazioni giunsero ripetutamente a Joseph Smith mentre leggeva le Scritture e poneva domande ispirate. Sappiamo tutti che la gloriosa Prima Visione fu il risultato dello studio delle Scritture di questo quattordicenne che pose domande importanti. Voleva sapere quale chiesa era vera, e si aggrappò alla promessa contenuta in Giacomo, che il Signore avrebbe risposto a chi Lo avesse cercato sinceramente. Sapevate inoltre che la sezione 76 è giunta mentre Joseph Smith meditava sugli scritti del vangelo di Giovanni riguardo la salvezza degli uomini? La visione dei regni di gloria si aprì alla sua vista. Uno studioso santo degli ultimi giorni ha calcolato che:

«Più del 50 percento delle rivelazioni di Dottrina e Alleanze furono ricevute nel periodo collegato alla revisione ispirata della Bibbia... Nel lavoro di traduzione di Joseph Smith troviamo una lezione vivente su come ricevere rivelazioni; quando il Profeta si immergeva nelle Scritture, venivano a galla questioni, curiosità e domande, che spesso producevano maggiore luce e conoscenza per i Santi degli Ultimi Giorni sotto forma di rivelazioni contemporanee» (Robert L. Millet, «Joseph Smith’s Translation of the Bible and the Doctrine and Covenants», in Robert L. Millet e Kent P. Jackson, ed., Studies in Scripture: Volume One, the Doctrine and Covenants [1984], 1:139).

Le rivelazioni di altri profeti seguirono lo stesso schema. Dottrina e Alleanze 138 fu rivelata al presidente Joseph F. Smith mentre ponderava sugli scritti di Pietro riguardo il mondo degli spiriti.

Ciascuno di noi ha diritto alla rivelazione personale. Le Scritture possono essere la nostra fonte più profonda. Un professore della BYU ha raccontato la storia di una donna guidata dallo Spirito durante lo studio delle Scritture. Il professore disse:

«Una donna fu guidata a imparare come sentire la voce dello Spirito mentre leggeva le Scritture. Le fu insegnato ad inginocchiarsi in preghiera, ringraziare il suo Padre celeste per le Scritture, a chiedere che lo Spirito l’accompagnasse mentre leggeva, e poi a dire al Signore ciò di cui aveva bisogno di ricevere dalle Scritture quel giorno particolare: una domanda a cui rispondere, guida in un rapporto, o la conferma di una decisione. Poi apriva le Scritture e cominciava a leggere. Non doveva leggere molto prima che lo Spirito non le desse la risposta che cercava. Mediante queste sessioni quotidiane di domande e risposte con le Scritture e lo Spirito, la sua sensibilità verso i suggerimenti dello Spirito si accrebbe, ed ella si innamorò delle Scritture.

Ho paragonato la sua esperienza a quella di altri che hanno fatto lo stesso esperimento; i risultati sono stati sbalorditivi. Tutto, dai problemi finanziari a quelli interpersonali, si è risolto. Nel frattempo, la loro capacità di sentire la voce dello Spirito Santo è aumentata» (Wendy L. Watson, «Let Your Spirit Take the Lead», The Power of His Redemption: Talks from the 2003 BYU Women’s Conference [2004], 326).

Anch’io ho imparato ad amare le Scritture e a fare affidamento su di esse. Per me sono più preziose dell’oro. Le risposte non mi giungono sempre facilmente, ma arrivano. A volte sono sotto forma di pace e conforto mentre aspetto di conoscere la volontà del Signore o i Suoi tempi. Quand’ero una giovane madre, il presidente Spencer W. Kimball esortò le donne della Chiesa a conoscere bene le Scritture (vedere «Il ruolo delle donne rette», La Stella, maggio 1980, 164). Se avessi tempo vi racconterei innumerevoli modi in cui seguire il suo consiglio mi aiutò nell’essere madre. Se osservaste le mie Scritture, vedreste i nomi dei miei figli scritti a margine di molti versetti che seppi, tramite rivelazione, di dover condividere con loro.

Le parole del Signore mi hanno altresì benedetta nel mio servizio nella Chiesa. Quando fui chiamata per la prima volta come presidentessa delle Giovani Donne mi rivolsi alle Scritture. Cercavo conforto e guida mentre provavo sentimenti di inadeguatezza, sentendomi sopraffatta da una responsabilità che era ben al di là delle mie capacità. Le storie dei profeti e dei dirigenti che non si sentivano all’altezza della loro chiamata mi portarono pace e mi insegnarono che il Signore magnifica coloro che chiama.

Uno di quei profeti, Enoc, disse: «Come è che io ho trovato favore ai tuoi occhi, e non sono che un ragazzo e tutte le persone mi odiano, perché sono lento nel parlare; perché dunque sono tuo servitore?

E il Signore disse ad Enoc: Va’, e fa come ti ho comandato… Apri la bocca ed essa sarà riempita, e ti darò di esprimerti» (Mosè 6:31–32). Anche Mosè si sentì inadeguato, e il Signore gli promise: «Io sarò con la tua bocca, e t’insegnerò quello che dovrai dire» (Esodo 4:12). E Geremia ricevette la benedizione: «Non… temere, perché io son teco per liberarti… Ecco, io ho messo le mie parole nella tua bocca» (Geremia 1:8–9).

Mentre studiavo, fui particolarmente confortata dalle promesse fatte al Salvatore. Sentii che il Padre celeste voleva che adattassi tali benedizioni a me nelle mie necessità. «Il Signore, l’Eterno, m’ha dato una lingua esercitata perch’io sappia sostenere con la parola lo stanco» (Isaia 50:4). Questo versetto mi portò a un altro che è diventato il mio motto: «Perché io vi darò una parola e una sapienza alle quali tutti i vostri avversari non potranno contrastare né contraddire» (Luca 21:15). Ogni giorno negli ultimi tre anni ho pregato per avere una parola e una sapienza. Il mio più grande desiderio (specialmente quando non mi sentivo all’altezza) era quello di conoscere ciò che il Signore voleva che insegnassi (avere una sapienza) e di avere le parole per articolare il messaggio (avere una parola). Nelle Scritture ho trovato la rivelazione personale che mi ha guidato e confortato in questa chiamata. Le parole del Signore «son più desiderabili dell’oro… [e] più dolci del miele» nella mia vita (Salmi 19:10).

Le Scritture ci benedicono con la testimonianza

Una delle più grandi benedizioni che abbiamo come membri della Chiesa sono le Scritture moderne che ci danno ulteriore testimonianza che Gesù è il Cristo e che restaurano una pienezza delle dottrine del Suo vangelo. Ogni profeta degli ultimi giorni ci ha incoraggiato a leggere il Libro di Mormon e a osservarne i precetti con la promessa che sarebbero seguite grandi benedizioni.

Credo che tutti siamo al corrente che ad agosto il presidente Gordon B. Hinckley ha chiesto a ogni membro della Chiesa di rileggere il Libro di Mormon entro la fine di quest’anno di celebrazioni. Perché pensate che il profeta ce l’abbia chiesto? Perché? Ognuno di noi dovrebbe chiederselo: cosa ho bisogno di imparare? Come posso migliorare? Dove ho bisogno di aiuto? Troveremo dei motivi e delle necessità personali per questa lettura del Libro di Mormon. Poi il presidente Hinckley ci ha promesso: «Nella vostra vita e nella vostra famiglia entrerà in maggiore misura lo Spirito del Signore, sentirete maggiormente la determinazione a camminare in obbedienza ai Suoi comandamenti e avrete una testimonianza più forte della realtà vivente del Figlio di Dio» («Una testimonianza vibrante e sincera», Liahona, agosto 2005, 6).

Lo Spirito del Signore accompagna il Libro di Mormon. I miei amici, Wilford e Kathleen Andersen, che hanno presieduto alla missione di Guadalajara, in Messico, hanno visto letteralmente all’opera lo spirito del Libro di Mormon. La sorella Anderson ha sentito, nell’ultimo anno della loro missione, di dover istruire i suoi tre figli a casa piuttosto che in una scuola pubblica. Aveva però bisogno di aiuto per insegnare loro lo spagnolo. Pregò per trovare un’insegnante adatta. Fu portata da Irma Encinas, che era insegnante da vent’anni e si era appena trasferita in quella città. Irma Encinas andava due volte la settimana a insegnare ai ragazzi.

Tre settimane dopo l’inizio dell’anno scolastico, la sorella Andersen si rese conto di aver assunto qualcuno che poteva aver interesse a saperne di più della Chiesa. Le parlò di Joseph Smith e del Libro di Mormon. La sorella Anderson poi decise di usare come libro di testo spagnolo il Libro di Mormon. A ogni lezione i ragazzi leggevano le Scritture in spagnolo ad alta voce. Fu detto all’insegnante di porre loro delle domande cui avrebbero dovuto rispondere in spagnolo. Mentre i ragazzi imparavano lo spagnolo, Irma Encinas imparava a conoscere il Libro di Mormon.

Dopo Natale, Irma Encinas andò da sorella Andersen e iniziò a piangere. Doveva raccontarle cosa stava accadendo. Disse che ogni volta che i ragazzi leggevano il Libro di Mormon, vedeva una luce attorno ai loro volti. Quando chiudevano i loro libri, la luce se ne andava immediatamente. Confessò che sua sorella, che viveva con lei, aveva ricevuto una copia del Libro di Mormon undici anni prima, ma non l’aveva letta. Questa esperienza particolare indusse entrambe a cercare il libro sugli scaffali della libreria. Volevano scoprire cos’era quella luce che emanava dal quel libro. Sono certa che immaginate il resto della storia. Iniziarono a leggere il Libro di Mormon e desiderarono che i missionari le istruissero. Due settimane dopo la prima lezione missionaria, furono battezzate.

La mia testimonianza

Il presidente Hinckley ha promesso a ciascuno di noi quella stessa luce se leggiamo il Libro di Mormon. Ho riletto volte il Libro di Mormon durante le scorse settimane. Esso ha riacceso la testimonianza che arde nel mio cuore che Gesù Cristo è il Redentore del mondo. Quasi ogni versetto testimonia di Lui. Il presidente Boyd K. Packer ha affermato: «Degli oltre seimila versetti contenuti nel Libro di Mormon, oltre la metà si riferiscono direttamente a Lui» (Liahona, maggio 2005, 8–9).

I popoli del Libro di Mormon prima guardarono a Lui con speranza nella Sua redenzione, e poi guardarono alla Sua vita esemplare e alla Sua morte redentrice confidando nella Sua espiazione. Molto prima della nascita di Cristo, Giacobbe scrisse: «Credi tu nelle Scritture? … poiché in verità esse rendono testimonianza di Cristo. Ecco, io ti dico che nessuno dei profeti ha scritto né profetizzato senza aver parlato riguardo a questo Cristo» (Giacobbe 7:10–11). E molto dopo la venuta di Cristo, Mormon scrisse: «E piacendomi le cose che sono su queste tavole, per via delle profezie sulla venuta di Cristo; e sapendo i miei padri che molte di esse si sono adempiute» (Parole di Mormon 1:4). È una prospettiva ampia e magnifica di cui essere testimoni. Mentre leggevo, sapevo che fu tramite la fede in Cristo e nella Sua espiazione che il popolo poté sopportare dolore e afflizioni, e superare il peccato e la tentazione. So che Gesù è il Cristo vivente. Ho sentito di cantare il canto dell’amore che redime (vedere Alma 5:26).

Inoltre, in questa rilettura, ho cominciato ad avere un barlume del significato delle tavole, le tavole di bronzo, le ventiquattro tavole d’oro e gli annali dei nefiti sulle piccole e le grandi tavole. Mi sono resa conto che erano più preziose dell’oro per Lehi e i suoi discendenti. Alma ci fa entrare in casa sua, come avrei voluto fare io con voi stasera, e ci fa ascoltare i suoi insegnamenti diretti al figlio Helaman. Gli racconta perché ciascuno di questi annali è tanto importante. Gli affida la grande responsabilità, non solo di prendersene cura, continuando a scriverle, ma anche di insegnarne i principi. Egli disse: «Poiché, proprio come questo indicatore (la liahona) condusse i nostri padri alla terra promessa seguendone il corso, così le parole di Cristo, se seguiamo il loro corso, ci porteranno oltre questa valle di dolore, in una ben migliore terra promessa» (Alma 37:45).

Io ho ricevuto le benedizioni promesse dal presidente Hinckley: Spirito in maggior misura, desiderio di pentirmi e di camminare con più fedele obbedienza, e una testimonianza della realtà vivente del Figlio di Dio. Prego che userete questo periodo della vostra gioventù per nutrirvi abbondantemente delle Scritture, stabilire un’abitudine da seguire per tutta la vita, per invitare la rivelazione personale e apprendere la dottrina di Gesù Cristo.

«Amo il Signore; in Lui la mia anima si diletta» (John Tanner, «I Love the Lord» [Jackman Music Corp., 2000], 2; vedere anche 2 Nefi 4:15–16). So che il Padre celeste vive e che ci ama abbastanza da parlarci tramite le Sue scritture. Attesto insieme a Nefi: «La mia anima si diletta nelle Scritture» (2 Nefi 4:15). Esse hanno rafforzato la mia testimonianza, mi hanno insegnato la verità, guidato lungo il cammino e confortato nei miei dolori, come so che faranno per voi. «[Sono] da ess[e] ammaestrat[a]; v’è gran ricompensa nell’osservarl[e]» (Salmi 19:11). «Son più desiderabili dell’oro, anzi più di molto oro finissimo, [e] son più dolci del miele, anzi, di quello che stilla dai favi» (Salmi 19:10). Nel nome di Gesù Cristo. Amen.

 
© 2009 Intellectual Reserve, Inc. All rights reserved.   Rights and use information.  Privacy policy