La preghiera
Sorella Cheryl C. Lant
Presidentessa generale della Primaria
Riunione al caminetto del CES per i Giovani Adulti • 9 settembre 2007 Brigham Young University
Stasera vorrei iniziare la nostra discussione leggendo una storia che conosciamo tutti molto bene e che riguarda un giovane che viveva in una grande città. Sotto molti aspetti era come le città in cui viviamo oggi: affollata, rumorosa, piena di persone impegnate nelle attività lavorative e ludiche, ossia di gente frustrata e stressata per cercare di tenere il passo con la vita quotidiana. Era un luogo pieno di tentazioni. C’erano molte voci che urlavano per avere la sua attenzione: alcune di esse lo invitavano a indulgere in desideri egoistici per ottenere beni, potere, fama e piacere; altre lo incoraggiavano a imbrogliare e a mentire un po’; altre ancora lo deridevano perché tutti facevano certe cose.
Questo ragazzo aveva molte scelte da compiere. Aveva una famiglia, che probabilmente assomigliava a molte delle nostre. Era una famiglia che aveva sia punti di forza sia debolezze. I genitori erano brave persone, che prendevano sul serio la responsabilità d’insegnare ai figli i principi corretti e che desideravano che questi seguissero il Signore. Erano genitori che probabilmente di tanto in tanto commettevano errori nel cercare di farlo. Il padre era un detentore del sacerdozio, diligente nell’adempiere le responsabilità patriarcali ed ecclesiastiche. Alcuni figli erano rispettosi e obbedienti, altri desideravano andare per la propria strada, proprio come nelle nostre famiglie.
Questo giovane era come voi ragazzi che siete qui presenti. Era sveglio, serio, rispettoso, diligente e obbediente. Amava i genitori e i fratelli, come pure amava il Signore. Desiderava fare le scelte giuste. Come la maggior parte di voi ascoltava il padre; ma era difficile. E con il trascorrere del tempo divenne sempre più arduo. Le parole del padre lo separavano dagli amici e dal mondo circostante. Desiderava e necessitava di sapere da se stesso se le cose che suo padre gli insegnava fossero veritiere.
Leggiamo nelle Scritture come lo fece e ciò che accadde: «Avendo… gran desiderio di conoscere i misteri di Dio, invocai pertanto il Signore; ed ecco, egli mi visitò e intenerì il mio cuore, cosicché credetti a tutte le parole che erano state dette da mio padre» (1 Nefi 2:16).
Dovendo prendere decisioni che avrebbero influito sulla sua vita, questo giovane si rivolse umilmente in preghiera al suo Padre celeste e ricevette una risposta. Questo ragazzo si chiamava Nefi.
Egli dovette prendere una decisione, che era un po’ come quelle che tutti noi dobbiamo prendere ogni giorno. Benché il mondo attuale possa sembrare molto diverso dal suo, le influenze che lo attraevano erano assai simili a quelle che attraggono noi. Dovette prendere una decisione tra le cose del mondo e quelle del Signore. Anche noi abbiamo di fronte lo stesso tipo di scelte. Nefi scelse di riporre la propria mente e volontà nelle mani del Signore. Decise di rivolgersi in preghiera all’unica vera fonte di verità e rettitudine; scelse di ascoltare le risposte che il Signore gli diede e quindi di obbedire. Questa semplice preghiera non solo aprì a Nefi la porta per ricevere immense possibilità e benedizioni, ma ci serve come esempio nella vita quotidiana.
Nefi stesso insegnò in l Nefi 19:23 che dovremmo «applica[re]… a noi tutte le Scritture, affinché questo ci po[ssa] essere di profitto e di istruzione». Stasera, pertanto, parleremo del grande principio evangelico dimostrato da Nefi, ossia la preghiera. Ci rivolgeremo alle Scritture e ai profeti per comprendere meglio la dottrina. «Applicheremo» gli insegnamenti nella nostra vita.
Nel farlo, penserete alla preghiera nella vostra vita e a rispondere con onestà e serietà alle domande che vi porrò. Ecco alcune domande: per che cosa dovrei pregare? quando e come posso pregare? quando prego, lo faccio con intensità e fede? Sento che le mie preghiere sono ascoltate? Credo veramente che il Signore mi risponderà? Capisco come giungono le risposte? Riconosco e accetto le risposte, anche se non sono quelle che desidero? Capisco che cosa significa attendere con pazienza l’Eterno? Prego con intento reale, mettendo pertanto in ordine la vita secondo le risposte che ricevo? Mi spingo innanzi agendo in base alle risposte che ricevo?
Prima di rispondere alle domande, parliamo del principio della preghiera. Essa è semplicemente il processo mediante il quale possiamo comunicare con il Padre celeste, e tale comunicazione è bidirezionale. L’anziano Richard G. Scott c’insegna che la preghiera è «un dono divino del nostro Padre celeste a ogni anima» (Liahona, maggio 2007, 8). A prescindere da chi siamo, da dove viviamo, da quali siano le necessità, o da ciò che abbiamo fatto, non siamo soli e possiamo comunicare con il Padre celeste. Abbiamo un affettuoso Padre in cielo, che Si è reso disponibile se solo ci volgiamo a Lui.
La preghiera fa molto: è un modo per esprimere gratitudine; porta conforto e pace; attraverso di essa possiamo ricevere una testimonianza; ci aiuta a chiarire i nostri sentimenti e le nostre idee quando esterniamo dubbi e desideri al nostro Padre celeste; ci fornisce risposte specifiche; la mente può essere alleviata grazie alla rivelazione che giunge attraverso la preghiera personale. La preghiera è dove il pentimento inizia, ed è attraverso la preghiera che possiamo sapere di essere stati perdonati; inoltre la preghiera ci aiuta a perdonare noi stessi e gli altri. La preghiera può aiutarci a trovare una direzione; può guidarci nel prendere decisioni.
Possiamo ricevere aiuto in maniere specifiche. È attraverso la preghiera che possiamo trovare forza, sia spirituale sia fisica. La preghiera può proteggerci da tutte le fonti di pericolo e male. Se chiediamo con una preghiera sincera possiamo accedere a tutti i doni spirituali. Pregando troviamo risposta a tutte le domande della vita. So che nella preghiera ci sono poteri guaritori, sia per quanto riguarda i bisogni fisici sia quelli spirituali.
La preghiera coinvolge il singolo, come pure la Divinità intera. Tutti e tre i membri della Divinità sono coinvolti: quando ci rivolgiamo al Padre celeste nel nome di Gesù Cristo, che è il nostro avvocato, le risposte giungono dal Padre celeste mediante lo Spirito Santo. È grazie allo Spirito Santo che sentiamo l’amore del Padre e del Figlio.
Voglio che sappiate che so che questi principi riguardanti la preghiera sono veri. Li troviamo insegnati dalle Scritture e dalle parole dei profeti. Ho una testimonianza personale del potere della preghiera, perché ho sperimentato molte benedizioni della preghiera. Ciò di cui vorrei però parlare veramente è come vi sentite in merito alla preghiera, come la utilizzate per accedere ai poteri celesti. Per fare ciò ritorniamo alle domande iniziali.
Per che cosa dovrei pregare?
La prima domanda è: per che cosa dovrei pregare?
Pensate a che punto vi trovate ora nella vita. C’è qualcosa che vi preoccupa? Vi sentite qualche volta oberati o confusi? Sono certa che avete problemi e preoccupazioni. Quali sono? Nel Libro di Mormon Amulec insegna quali sono alcune cose per le quali dovremmo pregare. Mentre leggiamo insieme le Scritture, tenete nota delle cose specifiche menzionate. Prenderemo Alma 34, versetti 17–26:
«Possa dunque Dio accordarvi, fratelli miei, di poter iniziare ad esercitare la fede fino a pentirvi, perché possiate cominciare a invocare il suo santo nome, affinché egli abbia misericordia di voi.
Sì, invocatelo per aver misericordia; poiché egli è potente per salvare.
Sì, umiliatevi e continuate a pregarlo.
Invocatelo quando siete nei campi, sì, per tutte le vostre greggi.
Invocatelo a casa vostra, sì, per tutta la vostra casa, sia al mattino che a mezzogiorno e alla sera.
Sì, invocatelo contro il potere dei vostri nemici.
Invocatelo contro il diavolo, che è nemico di ogni forma di rettitudine.
Invocatelo per il raccolto dei vostri campi, affinché ne possiate avere prosperità.
Invocatelo per le greggi dei vostri campi, affinché possano moltiplicarsi.
Ma ciò non è tutto; dovete aprire la vostra anima nelle vostre camerette, in posti appartati e in luoghi deserti».
Questi versetti vi suggeriscono qualcosa per cui pregare? A me sembra che ci suggeriscano che abbiamo bisogno di pregare per tutto.
Alma pregò per ricevere misericordia, affinché fosse salvato. Chiedeva che l’Espiazione avesse effetto nella sua vita. Si stava pentendo. Pregò per la famiglia, per i beni e per prosperare. Pregò per ricevere una protezione contro Satana e le tentazioni. Penso che quando gli fu detto di pregare nella sua cameretta, in posti appartati e in luoghi deserti, il Signore non intendesse soltanto i luoghi dove poteva pregare, o per lo meno non stava solo parlando di luoghi. Ritengo che stesse dicendo ad Alma di scovare gli angoli segreti del cuore e della vita, quindi di pregare per tutte le difficoltà e debolezze personali.
Se applichiamo questi versetti, possiamo trovare molte cose per cui potremmo pregare. Per voi questo potrebbe includere cose come gli studi, trovare una professione e incontrare un degno compagno eterno? Che cosa ne dite di iniziare ad avere una famiglia e una casa? Che cosa ne dite della salute? E riguardo alla dignità personale? Potrebbe includere la testimonianza personale, il desiderio di sapere come dovreste servirLo, il bisogno di pentirvi e di rafforzarvi contro le tentazioni? Suggerisce la preghiera per avere lo Spirito Santo che vi guidi in ogni cosa?
Quando preghiamo dobbiamo stare attenti a non pregare solo per le cose che desideriamo. Dobbiamo arrivare al punto in cui preghiamo per le cose che il Signore vuole per noi. In poche parole, quando lo facciamo Gli consegnamo la nostra vita. Stiamo dicendo: «Non posso fare ciò da me stesso. Non voglio farlo da solo. Lo farò a Tuo modo».
Quando e come posso pregare?
Questo ci porta alla seconda domanda: quando e come posso pregare?
Noi diciamo, ovviamente, le preghiere regolari che ci sono state insegnate: quelle individuali della sera e del mattino. Ci sono le preghiere familiari e quelle che accompagnano le nostre riunioni. Queste sono le prime preghiere che ci sono state insegnate. Se non stiamo attenti, esse divengono un fatto di routine e persino meccanico.
Quante volte diciamo una preghiera veloce al mattino e poi saltiamo su e usciamo di corsa, senza pensarci più? Quante volte ci addormentiamo mentre diciamo le preghiere serali o le saltiamo del tutto perché siamo troppo stanchi? Quando consideriamo con chi stiamo parlando quando preghiamo, quanto Egli abbia fatto per noi e quanto dipendiamo da Lui, ci dovrebbe fare fermare a pensare. Dedicare tempo a meditare quando preghiamo darà allo Spirito la possibilità di parlarci.
Le preghiere familiari possono essere possenti; possono unire i familiari e rafforzarli nei momenti difficili; possono proteggere; possono portare conforto e pace. Quando i figli erano sul campo di missione, tenevamo presente il fuso orario, poi calcolavamo l’orario, il loro orario, per dire le preghiere familiari a casa, in modo che essi sapessero esattamente quando stavamo pregando per loro. Alcuni di loro ci raccontarono di aver sentito quelle preghiere e di esserne stati rafforzati in modi molto specifici, proprio nel momento in cui era necessario.
Nelle Scritture ci è insegnato che queste preghiere formali non sono l’unico modo per accostarci al Padre celeste. In Alma 34:27 leggiamo: «Sì, e quando non invocate il Signore, che il vostro cuore sia colmo, continuamente perseverante nella preghiera a lui per il vostro benessere».
Possiamo sempre avere nel cuore una preghiera. Che cosa significa?
Penso che sia un atteggiamento in cui la nostra anima tende al cielo, ossia al Padre celeste. È un sentimento breve ma intenso per dire «grazie», «aiutami per cortesia», «che cos’è la cosa giusta per me?», «che cosa dovrei dire?», «mi dispiace». È il forte desiderio di ricevere conforto, forza e guida quando siete nel mezzo di un problema. È il sentimento di contentezza e di gioia per qualcosa di bello. È il riconoscimento dello Spirito Santo che opera in voi. È l’apertura del cuore per instaurare una comunicazione continua. Il tipo di preghiera può essere più o meno costante, secondo quello che gli consentiamo di essere. Noi controlliamo ciò con le attività che svolgiamo, l’ambiente in cui ci troviamo e lo stato del nostro cuore.
Quali sono alcune cose che possono impedire che questo accada? Avere sempre la musica a tutto volume, anche se buona, può diventare un rumore che sopprime sul nascere una preghiera nella mente. Trovarci in mezzo al caos, al disordine e alla confusione può soffocare lo Spirito. Essere troppo affaccendati e stressati dalla vita quotidiana può distrarre la mente dal cielo. Ritrovarci in luoghi dove sappiamo che lo Spirito non può essere presente bloccherà le preghiere. Consentire a immagini brutte e inappropriate di entrare nella mente attraverso cose che vediamo su Internet, al cinema, alla televisione o che possiamo leggere distruggerà la connessione con il cielo. Essere adirati, irritati e infastiditi dagli altri può serrare il cuore.
Potreste però dire: «Queste cose fanno parte della vita quotidiana, come possiamo evitarle?» Ritengo che queste cose possano far parte della nostra vita di tutti i giorni se glielo consentiamo. Noi abbiamo il controllo, o almeno possiamo averlo.
È importantissimo che ognuno di noi esamini la propria vita pensando a ciò che dobbiamo fare per qualificarci a ricevere le benedizioni celesti. Ci renderemo conto di quanto sia vicino il cielo se cercheremo di raggiungerlo. Il fatto stesso di avvicinarci a esso può contribuire a mettere la vita in equilibrio con le cose dello Spirito. Più siamo vicini allo Spirito, più il cuore può aprirsi e volgersi costantemente al Padre celeste. Secondo me, la preghiera del cuore mi mantiene più vicina al Signore di qualsiasi altra cosa faccia, senza contare che posso farla ovunque e sempre. Per me è un’ancora di sicurezza.
Prego con intensità e fede?
La prossima domanda è: quando prego, lo faccio con intensità e fede?
Torniamo ad Alma 34:17–27. Questo passo scritturale indica che abbiamo bisogno sia dell’intensità sia della fede. Notate le parole: «esercitare la fede», «invocare il suo santo nome», «invocatelo», «aprire la vostra anima», «perseverante nella preghiera». Questa è più che una doverosa semplice preghiera offerta di fretta.
Tutte le preghiere hanno bisogno di provenire dal profondo della mente e del cuore. Quanto deve essere offensivo per il Signore, che ha dato tanto ed è pronto a dare ogni bene «utile per noi», che preghiamo frettolosamente, ci addormentiamo, lasciamo divagare la mente, usiamo parole informali e irrispettose. Quante volte ci dimentichiamo del tutto di Lui sino a quando non abbiamo un bisogno urgente?
Talvolta le preghiere sono una supplica urgente d’aiuto. Ricordo una preghiera di questo tipo che offrii, quando non trovavo un figlio che allora aveva tre anni. Stava giocando con i fratelli in cortile. Momentaneamente avevo distolto gli occhi da lui per controllare il lattante. Improvvisamente non c’era più.
Immediatamente dissi una preghiera disperata in cerca d’aiuto. Mi venne il pensiero che era alla piscina di un complesso di case che distava circa tre isolati.
Egli non era mai stato in quella piscina. Non era mai andato in quelle case. La piscina faceva parte di un edificio e l’accesso era chiuso a chiave. Non sapeva neppure che ci fosse, ma il sentimento era forte.
Mentre correvo gridai a mio figlio di dieci anni, che era in bicicletta, di andare alla piscina più velocemente possibile. Quando vi arrivò, trovò il fratellino con un coetaneo che aveva conosciuto vicino alla piscina, che iniziavano a camminare in acqua dalla parte poco profonda della vasca. Avevano le scarpe e i vestiti addosso e, anche se la porta era aperta, non c’era nessuno in giro.
Alcune preghiere sono intense e noi abbiamo bisogno di una risposta immediata! Per fortuna non tutte le preghiere sono così. Se ci rivolgeremo con costanza al Signore in preghiera, Egli sarà lì quando avremo urgentemente bisogno di Lui.
Pregare con intensità sembra indicare fede che la preghiera trovi risposta. Per alcuni di noi la fede è semplice e infantile. Può nascere dall’amore o dal fatto che non è mai stata messa alla prova. Per la maggior parte di noi, la fede è qualcosa a cui dobbiamo costantemente lavorare. Magari otteniamo grande fede da un’esperienza singolare, ma la volta successiva che la fede è provata pare che dobbiamo nuovamente iniziare daccapo nel confidare davvero nel Signore. Vi prometto tuttavia che se pregate, credendo che il Padre celeste vi ascolta, vi ama e che può rispondere a tutte le preghiere, allora la vostra fede crescerà e si rafforzerà, voi giungerete in una posizione in cui saprete che queste cose sono vere. Credere è l’inizio della fede.
Credo veramente che il Padre celeste ascolta le mie preghiere e mi risponde?
Prossima domanda: credo veramente che il Padre celeste ascolta le mie preghiere e mi risponde?
Vi racconterò la preghiera di un bambino di nome Brayden. A quel tempo era molto piccolo, aveva cinque o sei anni. Stava leggendo il Libro di Mormon con la famiglia, che leggeva qualche versetto ogni giorno, poi concludevano con una preghiera familiare.
Un giorno lessero le parole scritte in Moroni 10:4: «E quando riceverete queste cose, vorrei esortarvi a domandare a Dio, Padre Eterno, nel nome di Cristo, se queste cose non sono vere; e se lo chiederete con cuore sincero, con intento reale, avendo fede in Cristo, egli ve ne manifesterà la verità mediante il potere dello Spirito Santo».
Quel giorno toccava pregare a Brayden. Iniziò la preghiera come di solito, usando le consuete parole, poi però disse qualcosa di diverso: «Padre celeste, il Libro di Mormon è veritiero?» Fece quindi una pausa.
La pausa fu tanto lunga che il padre gli diede un’occhiata per vedere se avesse bisogno d’aiuto per finire la preghiera, ma non ne aveva. Finì dicendo semplicemente: «Grazie, Padre celeste» e chiuse la preghiera. Lo Spirito entrò in quella casa e portò testimonianza a tutta la famiglia della veridicità delle Scritture. La sua fu una preghiera detta con fede semplice e meravigliosa.
Siete figli di Dio, proprio come Brayden. Avete un immenso valore per Lui. Egli nelle Scritture ci ha comandato ripetutamente di «pregare sempre». Egli ha espiato per riportarci a casa. Perché mai non dovrebbe rispondere alle vostre preghiere? Egli lo farà. Risponderà, ve lo prometto! Forse, però, non mettiamo in dubbio il Signore, ma la nostra dignità. Magari è la mancanza di comprensione riguardo a come Dio risponde alle preghiere che ci fa dubitare.
Per comprendere e rispondere meglio a come il Padre celeste risponde alle preghiere, uniamo questa ad altre tre domande:
«Capisco come giungono le risposte alle preghiere?»
«Riconosco e accetto le risposte, anche se non sono quelle che desidero?»
«Capisco che cosa significa attendere con pazienza l’Eterno?»
Se ci qualifichiamo attraverso la dignità personale, il Padre celeste risponde sempre alle nostre preghiere. Prestate attenzione alla parola qualifichiamo. Dobbiamo sforzarci intensamente di essere degni delle benedizioni del Signore.
Il presidente Harold B. Lee insegnò: «Se desiderate le benedizioni, non limitatevi a inginocchiarvi e a chiederle in preghiera. Preparatevi in ogni maniera immaginabile per rendervi degni di ricevere la benedizione che cercate» (Stand Ye in Holy Places [1974], 244).
Dobbiamo essere vicini allo Spirito per sapere per che cosa pregare e per discernere le Sue risposte, tuttavia ciò non significa che dobbiamo essere perfetti o quasi per pregare e ricevere risposte. Questo perché la preghiera è un modo in cui possiamo pentirci e diventare perfetti.
Il Padre celeste non solo risponde alle preghiere, ma lo fa in modo da aiutarci per l’eternità. Questo è un principio assolutamente vero, tuttavia ci sono molti modi in cui le preghiere possono trovare risposta: Egli può dire sì, no, non ora. Talvolta possiamo pensare che non ci stia rispondendo perché non riusciamo a discernere la risposta. Dobbiamo confidare nel Signore e nei Suoi tempi. Dobbiamo imparare a riconoscere le risposte quando arrivano.
Alcune di esse giungono un poco alla volta per fortificare la nostra fede. L’anziano Dallin H. Oaks ha insegnato: «Noi non abbiamo la capacità d’imporre ciò che è spirituale. E così deve essere. Lo scopo della vita, che è quello di acquisire esperienze e di sviluppare la fede, sarebbe frustrato se il nostro Padre celeste ci dirigesse in ogni atto» (The Lord’s Way [1991], 36).
Alcune risposte ci sono già state fornite e il Signore si aspetta che le mettiamo in pratica. Talvolta chiediamo d’illuminarci tra due cose egualmente buone e il Signore ci dà la possibilità di usare il dono divino del libero arbitrio.
Forse nel nostro urgente desiderio di ricevere una risposta specifica a una preghiera, non siamo disposti a rimetterci nelle mani del Signore e ad accettare la risposta dataci. Vogliamo quello che vogliamo e lo vogliamo subito!
Può essere che il problema stia nel non riconoscere come giungono le risposte. Sappiamo che alcune preghiere ricevono delle risposte in modo spettacolare, come la Prima Visione di Joseph Smith, ma molto più spesso le risposte giungono in modo più calmo. In DeA 8:2–3 leggiamo riguardo a due modi in cui il Signore risponde alle preghiere:
«Sì, ecco, io ti parlerò nella tua mente e nel tuo cuore mediante lo Spirito Santo, che verrà su di te e che dimorerà nel tuo cuore.
Ora ecco, questo è lo spirito di rivelazione».
Il primo modo menzionato è nella mente. Queste risposte giungono attraverso il suono dolce e sommesso dello Spirito Santo: pensieri, idee, ossia conoscenza. Possono essere lampi d’ispirazione che riconosciamo immediatamente, oppure possono essere idee che dobbiamo elaborare e che si sviluppano col tempo. Di solito sono accompagnate da un buon sentimento.
Il secondo modo menzionato è nel cuore. Ciò ha a che fare più con i sentimenti. Possiamo provare sentimenti negativi e confusi che ci avvertono che la risposta è no. Altre volte i sentimenti possono essere dolci, di pace, rassicuranti e consolanti. Questi sentimenti vogliono dire che la risposta è sì. Questi sentimenti a volte sono paragonati a una sensazione di calore intenso, oppure possono essere molto sottili.
I principi chiave sono che ci è comandato di rivolgerci in preghiera al Padre celeste. Egli ascolta tutte le preghiere. Risponderà alle preghiere come è meglio per noi. Quando avremo questa conoscenza profonda nel cuore, non ci scoraggeremo né ci allontaneremo da Lui. Quando le risposte non sono immediatamente riconoscibili, rimarremo fedeli e costanti, pregando continuamente per scoprire le Sue vie. Lo Spirito ci può aiutare e noi impareremo a discernere come giungono le risposte e quali sono. Può essere diverso per ogni persona e persino in ogni nostra esperienza. So che, se ci qualificheremo per avere costantemente con noi lo Spirito Santo, potremo più chiaramente riconoscere e comprendere le risposte alle preghiere.
Mi spingo innanzi e metto in pratica?
La domanda è: metto in ordine la mia vita secondo le risposte che ricevo alle preghiere? Mi spingo innanzi e metto in pratica?
So che il Signore ascolta e risponde alle preghiere. Credo però anche che, se preghiamo continuamente e poi ci rifiutiamo di ascoltare e di mettere in pratica, Egli nel futuro sarà meno accessibile. In Dottrina e Alleanze 101:7–8 leggiamo:
«Sono stati lenti a dare ascolto alla voce del Signore loro Dio; perciò il Signore loro Dio è lento a dare ascolto alle loro preghiere, e a rispondere loro nel giorno della loro tribolazione;
Nel tempo della pace essi presero alla leggera il mio consiglio; ma nel giorno della tribolazione, per necessità essi brancolano in cerca di me».
Quando riceviamo le risposte dal Signore, dobbiamo spingerci innanzi con fiducia. Non penso che Lo renda felice quando cerchiamo continuamente un’altra risposta dopo averne già ricevuta una. Abbiamo bisogno di ricordare ciò che Egli ci ha dato e di agire di conseguenza con fede.
Mi capita mai di non avere voglia di pregare?
Perdonatemi, ma vorrei porre un’ultima domanda: vi capita mai di non avere voglia di pregare?
In 2 Nefi 32:8 leggiamo: «Poiché, se voi deste ascolto allo Spirito che insegna all’uomo a pregare, voi sapreste che dovete pregare; poiché lo spirito maligno non insegna all’uomo a pregare, ma gli insegna che non deve pregare».
Il presidente Brigham Young insegnò: «Non conta se io o voi abbiamo voglia di pregare, quando arriva il momento di pregare, pregate. Se non ne abbiamo voglia, dovremmo pregare sino a quando ci viene!» (Discourses of Brigham Young, a cura di John A. Widtsoe [1954], 44).
Miei cari fratelli, siete all’inizio della vita. È un nuovo anno scolastico, in cui farete nuove esperienze e allaccerete nuovi rapporti, forse eterni. State avviando la vostra vita in molti modi. Avete davanti a voi molte decisioni importanti, riguardo alle quali il Padre celeste si attende molto da noi. Egli si aspetta che facciamo tutto quello che possiamo: pensare, lavorare, accrescere le capacità. Se sarete disposti a fare questo alla Sua maniera, riponendo la vita nelle Sue mani, sarà molto più facile e i risultati saranno ottimi.
Nella Guida alle Scritture leggiamo: «L’obiettivo della preghiera non è quello di cambiare la volontà di Dio, ma di ottenere per chi la offre e per gli altri le benedizioni che Dio è già disposto a concedere, ma che dobbiamo chiedere se vogliamo riceverle» («Preghiera», 154–155).
Tutto quello che dobbiamo fare è rivolgerci con umiltà a Lui e chiedere—poi ascoltare e obbedire. La vita, insomma, non deve necessariamente essere tanto dura come talvolta la rendiamo. In 3 Nefi 18:18–20 leggiamo:
«Ecco, in verità, in verità io vi dico che dovete vegliare e pregare sempre per timore di entrare in tentazione; poiché Satana desidera possedervi, per setacciarvi come il grano.
Perciò dovete sempre pregare il Padre nel mio nome;
E tutto ciò che domanderete al Padre nel mio nome, e che è giusto, credendo che riceverete, ecco, vi sarà dato».
Seguiamo l’esempio di Nefi. Rivolgiamoci al Padre celeste in umile preghiera. Riceviamo le benedizioni inespresse che Egli ha riservato per noi e la nostra famiglia.
So che Dio vive. Gesù Cristo vive. Essi ci conoscono. Amano ognuno di noi. Ci attendono. Possiamo noi essere rapidi nel rispondere e nel volgerci a Loro in umile preghiera. Nel nome di Gesù Cristo. Amen.
© 2007 by Intellectual Reserve, Inc. Tutti i diritti riservati. Testo inglese approvato: 6/06. Approvato per la traduzione: 06/06. 02156 160