Giungere alla conoscenza

Riunione al caminetto del CES per i Giovani Adulti • 1 maggio 2011 • Utah State University


 

Sono grata di trovarmi qui a Logan, nello Utah, alla Utah State University Mentre io e mio marito Jack passavamo attraverso il Sardine Canyon per entrare in questa valle, in un certo senso mi sentivo come se stessi tornando a casa. Vi dirò il perché.

Questo è il luogo in cui ho iniziato il mio percorso personale verso la conoscenza.

Diversi anni fa, in un bel giorno d’autunno, caricammo l’auto di famiglia con tutti i nostri averi. Stavo per cominciare l’università insieme alla mia sorella gemella e nostra madre ci stava accompagnando a Logan, dove avremmo frequentato la Utah State. Avevamo visto delle foto di questo bellissimo campus e in alcune di esse gli alberi apparivano obliqui. Ci era stato detto che a Logan non c’è vento e che semplicemente gli alberi crescono così. Comunque fosse, noi eravamo emozionate. Avevamo riempito la macchina con tutti i vestiti e le scarpe che possedevamo e con del cibo destinato alla nostra dispensa. Riuscivamo a stento a guardare fuori dai finestrini. Entrando in questa valle, sentii le farfalle allo stomaco per l’emozione. Ero impaziente di cominciare l’avventura che mi attendeva.

Nel campus, dove gli studenti stavano scaricando le macchine per portare le loro cose nei dormitori e negli appartamenti, l’eccitazione era palpabile. Era la prima volta che io e mia sorella vivevamo lontano da casa e, mentre appendevamo i nostri abiti nell’armadio e organizzavamo la nostra stanza, ci sentivamo piene di entusiasmo. Al muro avevamo appeso due poster. Su uno dei due c’era scritto: “Confidati nell’Eterno con tutto il cuore, e non t’appoggiare sul tuo discernimento” (Proverbi 3:5). L’altro ce l’aveva regalato il nostro fratello maggiore e diceva così: “Giammai labbra che hanno toccato alcol toccheranno le mie”.

Una volta svuotata la macchina, ci trovammo sul marciapiede che si affaccia sulla Moen Hall con in mano le ultime cose prese dal sedile posteriore. Eravamo lì e salutavamo nostra madre con in mano dei vasetti di pesche sciroppate. Poi, appena la sua auto svoltò l’angolo, dovemmo affrontare la dura realtà. Ci guardammo e, con le guance rigate dalle lacrime, dicemmo: “Cosa abbiamo fatto? Ma come ci è saltato in mente? Com’è che una cosa che prima ci sembrava così avventurosa ora ci appare così spaventosa e angosciante? A quel tempo quasi ignoravo che, nel corso dei giorni e degli anni che avrei trascorso in quel campus, avrei preso delle decisioni che avrebbero determinato il resto della mia vita. Fu qui che scoprii di avere le mie proprie convinzioni, che dovetti impegnarmi per difendere la mia fede. e che strinsi amicizie durature. Le mie preghiere divennero più sincere, la mia testimonianza cominciò a crescere e appresi che era una mia scelta personale quella di difendere le mie norme e di crescere, sia dal punto di vista accademico che spirituale.

Chi ero io veramente? In quegli anni, a volte provavo un senso di sconfitta e fallimento e poi, tutt’a un tratto, assaporavo la speranza e il successo. Era un continuo oscillare tra la nostalgia di casa, una nostalgia atroce, e un senso inebriante di indipendenza. Ero come Ammon e i suoi fratelli nel Libro di Mormon, che provavano allo stesso tempo “dolori… afflizioni, e… sconfinata gioia” (Alma 28:8). Ora comprendo che avevo bisogno di lasciare la mia comoda casa per progredire e imparare queste lezioni di vita. Non c’è dunque da stupirsi se questa valle, la Cache Valley, questa università e questo campus mi appaiono così belli, perché è qui che ho cominciato a conoscere me stessa e che, in questo processo di auto-conoscenza, sono giunta a conoscere il Salvatore. Nella vostra vita, cosa siete giunti a conoscere e dove l’avete imparato?

Stasera vorrei proprio parlarvi di questo argomento: “giungere alla conoscenza”.

Trovate un luogo in cui giungere autonomamente alla conoscenza

Quando lasciammo la presenza del nostro Padre Celeste e la nostra comoda casa nell’esistenza pre-terrena per venire su questa terra, arrivammo preparati ad imparare e ad essere messi alla prova. A volte, su questa terra, ci capita di dire: “Cosa ho fatto?” Qui stiamo percorrendo un sentiero, viviamo il piano del nostro Padre Celeste, il piano di salvezza, la pienezza di questo vangelo. Ed è un piano di felicità! Joseph Smith disse che il piano di salvezza è “uno dei doni migliori che l’umanità abbia ricevuto”.1

Questa esperienza della mortalità, che un tempo immaginavamo avventurosa, a volte può essere spaventosa, angosciante e semplicemente molto ardua! Il velo ci impedisce di ricordare ciò che sapevamo un tempo. Adesso camminiamo per fede, ma camminiamo sapendo che, con l’aiuto del Signore, possiamo giungere alla conoscenza che avevamo un dì. Il nostro Padre Celeste ci ama tantissimo. Siamo stati creati non solo affinché possiamo tornare a Lui, ma proprio perché possiamo diventare come Lui. Ora stiamo nuovamente riacquistando la conoscenza approfondita che avevamo di Lui. Brigham Young disse: “Voi conoscete bene Dio, il nostro Padre Celeste… e non c’è una sola anima che non abbia vissuto nella sua casa e non abbia dimorato con lui anno dopo anno [nell’esistenza pre-terrena]; eppure [qui sulla terra] state cercando cercando di conoscerlo quando, in verità, avete semplicemente dimenticato ciò che un tempo sapevate”.2

Allora Lo conoscevamo, ma è solo grazie al nostro impegno che giungeremo a conoscerLo qui. Nella nostra ricerca non siamo soli, poiché Egli ha detto: “Sarò alla vostra destra e alla vostra sinistra, e il mio Spirito sarà nel vostro cuore e miei angeli tutt’attorno a voi per sostenervi” (DeA 84:88).

Alma giunse alla conoscenza del Salvatore e poi istruì le persone radunate presso le acque di Mormon. Egli “predicava loro il pentimento, la redenzione e la fede nel Signore” (Mosia 18:7). Fu in quel luogo che molti strinsero l’alleanza battesimale di “stare come testimoni di Dio in ogni momento e in ogni cosa e in ogni luogo … , perché po[tessero] avere la vita eterna” (Mosia 18:9). Crebbero nella fede, impararono a osservare il giorno del riposo, appresero come lavorare con le proprie mani per il proprio sostentamento e “cammina[rono] rettamente al cospetto di Dio, impartendo gli uni agli altri sia temporalmente che spiritualmente” (Mosia 18:29; vedere vv.). 20–29).

Più avanti leggiamo: “Ed ora avvenne che tutto questo era fatto a Mormon, sì, presso le acque di Mormon, nella foresta che era vicina alle acque di mormon; sì, il luogo di Mormon, le acque di Mormon, la foresta di Mormon, come sono belli agli occhi di coloro che là giunsero alla conoscenza del loro Redentore” (Mosia 18:30).

Perché in questo passo il nostro sguardo viene portato alle acque di Mormon tramite il paesaggio circostante? Come influisce questa descrizione sui sentimenti che proviamo riguardo a questo luogo, le acque di Mormon? Forse dovremmo prendere in considerazione il paesaggio che ci circonda e il ruolo che esso ha nella ricerca che ci porta alla conoscenza del nostro Redentore.

Questo è il momento giusto. Se non lo avete ancora fatto, questo è il momento giusto per cercare il luogo in cui potrete giungere alla conoscenza del vostro Redentore. Dove sono le vostre acque di Mormon? Quanto bello appare ai vostri occhi quel luogo?

Per trovare quel bellissimo luogo, dovete porvi queste quattro domande.

1. Giungere alla conoscenza dello Spirito Santo

Domanda numero 1: Como posso giungere a conoscere il modo in cui opera lo Spirito Santo?

Quand’era solo un bambino, un bambino molto piccolo sotto i tre anni di età, un giovane uomo ebbe un’esperienza particolare. Era stato adottato da una famiglia di membri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni. Tutto cambiò in modo drastico per lui: Lasciò la sua casa nell’Est Europa e venne a vivere lungo costa orientale degli Stati Uniti, un paese in cui incontrò una nuova famiglia, una lingua sconosciuta e dove provò nuove sensazioni. La domenica la sua nuova famiglia lo portava al nido. Fu in chiesa, nella stanza del nido situata in fondo al corridoio che iniziò a sentire qualcosa, che giunse a conoscere un senso di sicurezza e amore che non aveva mai provato prima. Fu la sua prima vera esperienza di riconoscimento dello Spirito. Ora che è adolescente a volte sceglie di andare in fondo al corridoio e di entrare in quella stanza del nido per udirne i suoni, guardarne le immagini e sentire lo stesso Spirito di una volta, Quant’è bello il nido agli occhi di quel ragazzo che lì è giunto a conoscere il modo in cui opera lo Spirito Santo.

Mormon ci dice che “a motivo della mitezza e dell’umiltà di cuore viene la visitazione dello Spirito Santo, il Consolatore che riempie di speranza e di amore perfetto” (Moroni 8:26).

Mormon stava descrivendo ciò che in seguito il Salvatore avrebbe spiegato così: “Tu riceverai il mio Spirito, lo Spirito Santo, sì, il Consolatore, che ti insegnerà le cose pacifiche del regno” (DeA 36:2).

Nel libro di Alma apprendiamo il modo in cui i figli di Mosia giunsero a conoscere il modo in cui opera lo Spirito Santo. C’è scritto che

essi “avevano scrutato diligentemente le Scritture per poter conoscere la parola di Dio.

Ma ciò non è tutto; si erano dedicati a lungo alla preghiera e al digiuno” (Alma 17:2–3).

Poi uscirono ad insegnare. Erano dei normali giovani uomini dotati però di un notevole coraggio che scaturiva dallo Spirito Santo e dal desiderio di conoscere la parola di Dio.

Ammon disse: “Una porzione di questo Spirito dimora in me, il che mi dà conoscenza e anche potere, secondo la mia fede e i miei desideri che sono entrambi in Dio” (Alma 18:35).

Il padre di Lamoni sentì lo Spirito grazie agli insegnamenti di Aaronne e disse: “Rinuncierò a tutto ciò che possiedo, sì, abbandonerò il mio regno, per poter ricevere questa grande gioia” (Alma 22:15).

Sia Lamoni che suo padre sentirono l’influenza dello Spirito Santo mentre veniva loro insegnato il piano di salvezza. Oggi i missionari, ripieni dello Spirito Santo, insegnano quello stesso messaggio in tutto il mondo. A coloro che hanno servito come missionari chiedo: vi ricordate quei sentimenti di forza provenienti dallo Spirito che provavate quando portavate testimonianza della verità del vangelo di Gesù Cristo?

Una missionaria che stava andando all’aeroporto disse: “Ho paura di andare a casa. Cosa succede se dopo la missione non sento lo Spirito così forte?”

Le dissi: “Se inviterai l’influenza dello Spirito Santo nella tua vita e ne vivrai in modo degno, sarà sempre con te”.

2. Giungere a sapere che il Libro di Mormon è vero

Domanda numero 2: Come posso giungere a sapere che il Libro di Mormon è vero?

In un devozionale offerto alla BYU–Idaho nel giugno del 2004, l’anziano Clayton M. Christensen, professore alla Harvard Business School, parlò della decisione che aveva preso un tempo di cercare di sapere se il Libro di Mormon fosse vero. Dopo essersi laureato alla BYU, aveva ricevuto una borsa di studio per andare all’Università di Oxford, in Inghilterra. Fu allora che giunse alla conclusione che “nemmeno sapeva se il Libro di Mormon fosse vero. In tutta la [sua] vita, fino ad allora, ave[va] letto il Libro di Mormon sette volte: ogni volta ave[va] terminato il libro e [si era] inginocchiato in preghiera per chiedere a Dio di dir[gli] se fosse vero, ma non ave[va] ricevuto alcuna risposta. Riflettendo sul motivo per cui non ave[va] ricevuto risposta, compre[se] che in ognuna delle sette volte precedenti lo ave[va] letto su incarico di qualcun altro, come i [suoi] genitori, un docente della BYU, il presidente di missione o l’insegnante del Seminario, e che il [suo] obiettivo era stato di leggerlo fino alla fine. Ma stavolta prova[va] il disperato bisogno di sapere [da sé] se il Libro di Mormon fosse vero. Fino a quel punto della [sua] vita [si era] tenuto a galla grazie al fatto che crede[va] in molte dottrine della Chiesa e alla fiducia che ripone[va] nei [suoi] genitori, poiché essi sapevano che il libro era vero ed [egli si] fida[va] di loro. Ma quando alla fine arrivò ad Oxford, per la prima volta nella [sua] vita sentì il disperato bisogno di sapere se fosse vero”.

Oxford è una delle università più antiche del mondo e lui viveva in un edificio costruito nel 1410 che descrisse come “bello a vedersi, ma orribile per viverci. C’era poco spazio e nel muro di pietra era stato scavato un buco in cui era stata inserita una stufa. [Egli] decis[e] che ogni sera, dalle 11.00 alle 12.00, [si sarebbe] impegnato a leggere il Libro di Mormon per scoprire se fosse vero”. Disse che si era chiesto “se non avesse osato troppo nel dedicare tutto quel tempo alla lettura, dal momento che segui[va] un programma accademico molto impegnativo: studia[va] econometria applicata e ave[va] intenzione di portare a termine il programma in due anni, mentre la maggior parte delle persone ce la faceva in tre, e proprio non sape[va] come avre[bbe] potuto permetter[si] di dedicare un’ora al giorno per portare avanti questo impegno. Ma ce la fe[ce]”. Egli “comincia[va] alle 11 inginocchiandosi vicino alla sedia e alla stufa per pregare ad alta voce. Parla[va] a Dio del [suo] disperato bisogno di sapere se il libro fosse vero e Gli dice[va] che se [glie]ne avesse rivelata la verità, avre[bbe] dedicato la vita alla costruzione del Suo regno. Dis[se] anche al Signore che, se non era vero, ave[va] bisogno di saperlo con altrettanta certezza, perché allora avre[bbe] dedicato la [sua] vita alla ricerca della verità. Poi si sede[va] sulla sedia e… legge[va] la prima pagina del Libro di Mormon. Una volta giunto in fondo alla pagina, [si] ferma[va], pensa[va] alle cose lette in quella pagina e [si] chiede[va]: ‘Può essere che questo sia stato scritto da un ciarlatano intento ad ingannare la gente o sono cose veramente scritte da un profeta di Dio? E che significato ha ciò nella mia vita?’… Poi posa[va] il libro e si inginocchia[va] in preghiera per chiedere di nuovo a Dio a voce alta: ‘Ti prego, dimmi se questo libro è vero’.Poi [si] sede[va] sulla sedia, riprende[va] in mano il libro, gira[va] la pagina, ne legge[va] una nuova, si ferma[va] in fondo ad essa e face[va] la stessa cosa. Sera dopo sera, in quella fredda ed umida stanza del Queen’s College di Oxford, fe[ce] questo per un’ora ogni notte.

Arrivato ai capitoli finali di 2 Nefi, una sera, dopo aver pregato ed esser[si] seduto per aprire il libro, improvvisamente entrò nella stanza un meraviglioso spirito, una sensazione di amore e calore che [lo] circondò, permeò la [sua] anima e [lo] avviluppò con un sentimento d’amore che non ave[va] mai immaginato di poter provare. Allora cominci[ò] a piangere e… non [si]… ferm[ò] perché, guardando tra le lacrime le parole scritte nel Libro di Mormon, vi scors[e] una verità che prima non ave[va] mai immaginato di poter comprendere. Comprese la gloria dell’eternità e ciò che Dio aveva in serbo per lui come uno dei Suoi figli. Non riusciva a smettere di piangere. Quello spirito rimase con [lui] per tutta l’ora e poi ogni sera, quando prega[va] e mentre legge[va] il Libro di Mormon seduto vicino alla stufa, lo stesso spirito ritornava e questo cambiò il [suo] cuore e la [sua] vita per sempre”.

Egli afferma che, guardando indietro al dissidio che sperimentò, si chiede “come abbia potuto permetter[si] di tralasciare lo studio per un’ora al giorno per scoprire se il libro di Mormon fosse vero”. Egli ha detto che “di tutta l’istruzione che [ha] acquisito, quella [è] la porzione di conoscenza più utile che [si] [sia] mai conquistato”.

Adesso ama tornare ad Oxford e dice: “La maggior parte delle persone che si trovano lì o sono studenti o sono turisti che sono venuti per ammirare quella bellissima università”. Ma lui ama “ritornarvi perché [è] un luogo sacro e [può] guardare le finestre della stanza in cui abita[va]” e pensare: “Quello è il luogo in cui ho appreso che Gesù è il Cristo [e] il mio Redentore vivente, e che Joseph Smith fu il profeta della restaurazione della vera chiesa”.

L’anziano Christensen disse agli studenti della BYU–Idaho: “Probabilmente alcuni di voi sono venuti qui a Rexburg avendo già appreso per conto vostro che questa è la chiesa di Dio. Ma a quelli di voi che ancora vivono grazie alla testimonianza di altri rivolgo l’invito di riservare un’ora al giorno per scoprire se tutto questo è vero, poiché ciò cambierà il vostro cuore come ha cambiato il mio”.3

In Giovanni 5:39 leggiamo: “Voi investigate le Scritture, perché pensate aver per mezzo d’esse vita eterna, ed esse son quelle che rendon testimonianza di me”.

L’anziano Bruce C. Hafen ha detto: “Se lo vogliamo, possiamo ottenere la vita eterna, ma a condizione che non ci sia nessun’altra cosa che desideriamo di più”.4

Giungere alla conoscenza della verità richiede impegno e più impegno ci mettiamo, più grande sarà la ricompensa. Moroni disse: “E quando riceverete queste cose, vorrei esortarvi a domandare a Dio, Padre Eterno, nel nome di Cristo, se queste cose non sono vere; e se lo chiederete con cuore sincero, con intento reale, avendo fede in Cristo, egli ve ne manifesterà la verità mediante il potere dello Spirito Santo” (Moroni 10:4).

3. Giungere alla conoscenza del piano del Padre Celeste

Domanda numero 3: Come posso giungere alla conoscenza del piano personale che il Padre Celeste ha per me?

Tutti noi facciamo delle scelte mentre torniamo al Padre Celeste. Il piano che Egli ha per noi è un piano di felicità. Joseph Smith disse: “La felicità, o gioia, è il vero obiettivo e scopo della nostra esistenza”.5 Il nostro Padre Celeste vuole che proviamo gioia. Ognuno di noi sta segnando la propria strada. Siamo diversi: le nostre personalità, i nostri talenti e le nostre caratteristiche fisiche ed emotive variano notevolmente. Alcune di queste provengono da Dio, altre sono dovute alla disciplina personale. I nostri desideri possono vincere le nostre debolezze.

Eccone un esempio: in seconda elementare ad una bambina venne diagnosticato un difetto di apprendimento legato alla memoria visiva. Lo psicologo della scuola disse: “A causa della sua incapacità di ricordare e memorizzare sarà sempre l’ultima della classe”. I genitori decisero di non informarla del suo difetto particolare. Cercando semplicemente di andare bene a scuola, ella doveva lavorare duramente per raggiungere ciò che la maggior parte dei bambini riusciva a realizzare con facilità. Era circondata da buoni amici che andavano bene a scuola e questo le diede slancio. In terza elementare le ci volle più tempo per imparare le tabelline e in quinta ci mise di più ad apprendere le capitali degli Stati Uniti. Alla scuola superiore si iscrisse ai corsi di Advanced Placement senza pensarci un attimo. Le interminabili ore passate a studiare erano l’indicatore della sua dedizione. Oggi è infermiera in un reparto di terapia intensiva cardiaca ed è anche molto brava. Lei e il Padre Celeste avevano un piano.

Ecco un’altra storia: circa un anno ero in visita ad una classe delle giovani donne. L’insegnante ci chiese di scrivere 10 priorità. Iniziai a scrivere velocemente. Devo ammettere che il mio primo pensiero fu: “Numero 1: pulire il cassetto delle matite in cucina”. Quando completammo i nostri elenchi, la dirigente delle Giovani Donne ci chiese di condividere ciò che avevamo scritto. Abby, che aveva appena compiuto 12 anni, era seduta accanto a me. Questa era la sua lista:

  1. 1.

    Frequentare la University of Utah.

  2. 2.

    Diventare arredatrice d’interni.

  3. 3.

    Andare in missione in India.

  4. 4.

    Sposarmi al tempio con un ragazzo che ha svolto la missione.

  5. 5.

    Avere una casa e cinque bambini.

  6. 6.

    Mandare i miei figli in missione e all’università.

  7. 7.

    Diventare una nonna che “dispensa biscotti”.

  8. 8.

    Viziare i nipoti.

  9. 9.

    Imparare più cose riguardo al vangelo e gioire della vita.

  10. 10.

    Ritornare a vivere col Padre Celeste.

Potreste mai crederci?! Io dico: “Grazie Abby per avermi insegnato ad avere una visione del piano che il Padre Celeste ha per ognuno di noi”. Fate un progetto e vivetelo al meglio che potete. Ci saranno delle deviazioni: potreste incontrare un ponte o, a volte, potreste imbattervi in un blocco stradale, potreste vagare a vuoto o smarrirvi, ma potrete tornare sul sentiero.

Il presidente Thomas S. Monson ha detto: “Se fate qualcosa e non riesce proprio come… l’avevate progettata, potete sempre aggiustarla, passare oltre e imparare da essa”.6Potreste pensare che non c’è modo di tornare indietro. L’avversario sorride quando pensate questo. Vi assicuro che c’è un modo per tornare indietro. Il Salvatore ha detto: “Il mio braccio è proteso per tutto il giorno” (2 Nefi 28:32) Egli ha detto: “Questa è la mia opera e la mia gloria: fare avverare l’immortalità e la vita eterna dell’uomo” (Mosè 1:39). Mi piace pensare che Dio sta lavorando ancora più sodo di noi per riportarci a Lui.

Prima di tutto, Egli si aspetta che troviamo il nostro posto nel Suo piano e che lo viviamo obbedendo ai comandamenti e rimanendo in luoghi santi. Se il nostro obiettivo finale è l’esaltazione, il nostro progetto per raggiungerla inizierà ad influenzare ogni decisione che prendiamo. Non camminiamo da soli. Egli ci ama e ci conosce individualmente. Egli si preoccupa di ogni dettaglio della nostra vita e a volte possiamo sentire le Sue mani sulle nostre spalle mentre percorriamo il sentiero.

4. Giungere alla conoscenza del Padre e del Figlio

Domanda numero 4: Come posso giungere alla conoscenza del Padre e del Suo Beneamato Figliuolo?

Giungere alla conoscenza del Padre e del Figlio è lo scopo della nostra esistenza.

Pregando il Padre, il Salvatore disse: “E questa è la vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio, e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo” (Giovanni 17:3).

Laman e Lemuele “non conoscevano le vie di quel Dio che li aveva creati” (1 Nefi 2:12). C. S. Lewis ha detto: “Finché sarete orgogliosi, non potrete conoscere Dio”.7 L’avversario desidera che non giungiamo alla conoscenza di Dio. Egli vuole anche che siamo insensibili, che siamo confusi, immersi nel rumore, circondati dalle distrazioni e da tutto quello che ci impedirà di vivere quei momenti di pace in cui, individualmente, ricerchiamo il Signore. Coinvolgerci in tutto ciò che è estremo è un altro degli strumenti di Satana. Solo noi possiamo trovare il tempo necessario per conoscere il Signore.

Quando siamo umili, sottomessi o docili, ci avviciniamo a Lui. Francis Webster, che nel 1856 camminò con la compagnia dei carretti a mano di Martin lungo la desolata pista del Wyoming, disse in difesa del gruppo: “Ognuno di noi giunse alla fine di questa esperienza sapendo con assoluta certezza che Dio vive, poiché lo conoscemmo nelle situazioni più disperate”.8

Giungiamo alla conoscenza del Salvatore quando Lo accogliamo nella nostra vita. Quando Egli fa parte della nostra vita, siamo più desiderosi di perdonare e vogliamo servire. Quando il nostro cuore è aperto e pronto a ricevere, diveniamo di più come Lui. È allora che scopriamo che Egli è rimasto con noi tutto il tempo. Proviamo pace. Le nostre prove non sono più fardelli, ma benedizioni, perché ci hanno aperto la strada che ci ha portato a Lui.

Paolo disse: “Ci gloriamo anche nelle afflizioni, sapendo che l’afflizione produce pazienza,

La pazienza esperienza, e la esperienza speranza.

Or la speranza non rende confusi, perché l’amor di Dio è stato sparso nei nostri cuori per lo Spirito Santo che ci è stato dato” (Romani 5:3–5).

C. S. Lewis parla di coloro che sono giunti alla conoscenza di Cristo come di “uomini nuovi”. Egli disse: “Gli uomini nuovi sono sparsi quà e là sulla terra. … Ogni tanto li incontriamo. Le loro… voci e i loro volti sono diversi dai nostri: Sono più forti, più calmi, più felici e più radiosi. Essi cominciano il lavoro nel punto in cui la maggior parte di noi lo abbandona. … Essi non attirano l’attenzione su di sé. Siamo propensi a pensare che siamo noi ad essere gentili con loro mentre in realtà sono loro che sono gentili con noi. Ci amano più di quanto facciano gli altri ma hanno meno bisogno di noi. … Di solito sembra che abbiano molto tempo, ma non si sa come facciano a trovarlo. …

… Diventare uomini nuovi significa perdere ciò che chiamiamo ‘noi stessi’.Dobbiamo uscire da noi stessi per entrare in Cristo. La sua volontà diverrà la nostra e i nostri pensieri si allineeranno coi Suoi”.9

Il processo per giungere alla conoscenza in modo autonomo

Giungere alla conoscenza dello Spirito Santo, giungere alla conoscenza della verità del Libro di Mormon, giungere alla conoscenza del piano che il Padre Celeste ha per ognuno di noi e giungere alla conoscenza del Padre e del Figlio è un processo meraviglioso.

In ogni desiderio di giungere alla conoscenza c’è uno schema da seguire. Riuscite a vederlo?

Nefi definì questo schema quando disse: “Non ricordate le cose che ha detto il Signore?—Se non indurirete il vostro cuore e mi chiederete con fede, credendo che riceverete, obbedendo diligentemente ai miei comandamenti, queste cose vi saranno certamente rese note” (1 Nefi 15:11).

Riuscite a vedere il processo?

Nefi ci dice che questo processo comprende:

  • • Avere un cuore umile.

  • Chiedere con fede e invitare l’aiuto del Signore tramite la preghiera.

  • • Agire con diligenza per osservare i comandamenti e fare la volontà del Signore.

  • Riconoscere la mano del Signore. Ecco il modo in cui potrete ricevere conoscenza. Il fatto di vedere la Sua mano nella nostra vita è la conferma dell’amore che Egli ha per noi. Più riconosciamo la Sua mano nella nostra, più Egli sarà impegnato con noi. Ecco come giungerete alla conoscenza del Salvatore che conoscevate un tempo.

Coloro che si trovavano presso le acque di Mormon crebbero nella fede grazie alla preghiera. Con diligenza, essi agirono e impararono ad osservare il giorno del Signore. Appresero come lavorare con le loro mani e impararono a servire impartendo agli altri cose spirituali e temporali. I figli di Mosia scrutarono le Scritture e si dedicarono molto alla preghiera e al digiuno. Per giungere alla conoscenza, essi pagarono il prezzo necessario.

Sono rimasta colpita dal fatto che l’anziano Christensen abbia pregato a voce alta e abbia promesso al Signore che se gli avesse rivelato la verità del libro di Mormon, avrebbe dedicato la sua vita a costruire il regno. È stato diligente e, grazie al suo sacrificio serale, è giunto alla conoscenza.

Abby ha stabilito un progetto e lo sta attuando con diligenza. Il suo obiettivo di tornare a casa dal suo Padre Celeste confermerà le sue decisioni quotidiane. Sta giungendo alla conoscenza del fatto che il Signore ha un piano per lei.

Giungere alla conoscenza è una questione estremamente personale e potremmo ripetere questa esperienza, quella di “giungere alla conoscenza”, diverse volte nella nostra vita. È il processo che ci aiuta a ricordare ciò che un tempo sapevamo. Sappiate solo questo: Voi lo conoscete e se mai avrete il dubbio che Egli conosca voi, chiedeGlielo. Il canto della Primaria intitolato “La preghiera di un bambino” comincia così: “Padre Celeste, sei davvero in ciel? Odi e rispondi a un bimbo che si volge a Te?”10 Sì! Ve ne porto testimonianza. Egli risponde! Il Signore può istruirci quando poniamo delle domande. Inginocchiatevi in preghiera e chiedete a voce alta: “Sono davvero Tuo figlio o Tua figlia? Mi vuoi bene?” E poi ascoltate. C’è qualcosa di estremamente umile nel chiedere. Chiedere è un atto di fede.

Quand’era un giovane di 14 anni, in un bellissimo luogo dello stato di New York, nella città di Palmyra, in un bosco sacro pieno di alberi, Joseph Smith chiese con fede di giungere alla conoscenza. Egli disse: “Avevo visto due personaggi, ed essi mi avevano veramente parlato. … avevo avuto una visione; io lo sapevo e sapevo che Dio lo sapeva, e non potevo negarlo” (Joseph Smith—Storia 1:25). “Ed ora, dopo le numerose testimonianze che sono state date di lui, questa è la testimonianza, l’ultima di tutte, che diamo di lui: Che egli vive!” (DeA 76:22).

A Gerusalemme, presso il sepolcro, alla fine del giorno di riposo quando già cominciava ad albeggiare il primo giorno della settimana, Maria Maddalena e l’altra Maria furono accolte da due angeli in un bellissimo luogo all’interno di un giardino. Gli angeli dissero:

“Voi, non temete; perché io so che cercate Gesù, che è stato crocifisso.

“Egli non è qui, poiché è risuscitato” (vedere Matteo 28: 1–6, note a pié di pagina 2a, 3a e 5a; dalla traduzione di Joseph Smith).

Nel giungere alla conoscenza del Salvatore risorto, Gesù Cristo, impariamo che grazie alla Sua Espiazione, Egli allevierà ogni dolore. Egli porta sollievo e conforto da ogni preoccupazione. Egli può portare i nostri fardelli, acquietando ogni desiderio di inadeguatezza e portandoci pace quando desideriamo cambiare.

Il presidente Ezra Taft Benson disse: “Ci sorprenderà molto, quando passeremo attraverso il velo e raggiungeremo l’aldilà, constatare quanto conosciamo il nostro Padre e quanto familiare ci apparirà il Suo volto”.11 Noi Lo conosciamo!

Qui alla Utah State University ci sono le mie acque di Mormon. Ai miei occhi questo campus è bellissimo, poiché è qui che ho cominciato il processo che mi ha portato alla conoscenza del mio Redentore. Sono fiera di essere qui come testimone del Padre Celeste e del Salvatore. Grazie al potere dello Spirito Santo, so che Essi vivono. Voi siete unici e preziosi per Loro. Prima di venire su questa terra, Li conoscevate bene. Mentre percorrete questo sentiero, tenetevi saldi. Il Padre Celeste vi aspetta per abbracciarvi. Vi voglio bene e prego per voi come Suoi figli. Nel nome di Gesù Cristo. Amen.

© 2011 by Intellectual Reserve, Inc. Tutti i diritti riservati. Testo inglese approvato: 2/11. Approvato per la traduzione: 2/11. Traduzione dell’opera originale Coming to Know. Italian. PD50031652 160

Mostra riferimenti

    Note

  1.   1.

    Joseph Smith, History of the Church, 2:23.

  2.   2.

    Brigham Young, Discourses of Brigham Young, a cura di John A. Widtsoe (1954), 50.

  3.   3.

    Clayton M. Christensen, “Decisions for Which I’ve Been Grateful” (Riunione di devozione tenuta alla Brigham Young University–Idaho, 8 giugno 2004), http: //www. byui. edu/Presentations/Transcripts/Devotionals/2004_06_08_Christensen. htm.

  4.   4.

    Bruce C. Hafen, Conference Report, aprile 2004, 101; o Liahona, maggio 2004, 98; corsivo nell’originale.

  5.   5.

    Joseph Smith, History of the Church, 5:134.

  6.   6.

    Thomas S. Monson: “Joy in the Journey”, Awake, Arise, and Come unto Christ: discorsi della conferenza delle donne della BYU 2008 (2009), 3.

  7.   7.

    C. S. Lewis, Mere Christianity (1980), 124.

  8.   8.

    Francis Webster, citato in Gordon B. Hinckley, Conference Report, ottobre 1991, 77; o La Stella, gennaio 1991, 54.

  9.   9.

    Lewis, Mere Christianity, 223–24.

  10.   10.

    “La preghiera di un bambino”, Innario dei bambini, 6.

  11.   11.

    Ezra Taft Benson, “Jesus Christ—Gifts and Expectations”, Speeches of the Year, 1974 (1975), 313.