Una fulgida stella lucente

Thomas S. Monson

"Una fulgida stella lucente," , (December 8, 2010)


Miei amati fratelli e sorelle, è meraviglioso pensare che è già trascorso un intero anno dalla riunione di devozione di Natale della Prima Presidenza del 2009. Sembra che il tempo vada sempre più veloce con il passare degli anni.

Con l’avvicinarsi di questa stagione speciale e sacra, ho contemplato i Natali passati. Nel ripensare agli anni passati, è ovvio che i Natali che ricordo meglio, quelli che più di tutti hanno toccato il mio cuore, sono i Natali caratterizzati dall’amore, dal dono di sé e dallo spirito del Salvatore. Credo che questo sia vero per tutti coloro che si fermano a ripensare ai Natali del passato. Portare lo spirito del Natale nel nostro cuore e nella casa richiede un impegno preciso e programmazione; ma si può certamente fare.

Le letture che faccio ogni anno nel periodo di Natale mi aiutano a trovare lo spirito di questa stagione. Leggo sempre gli stessi tre testi ed è una cosa che ormai faccio da più anni di quanti possa ricordare. Ho appena letto di nuovo un piccolo volume dal titolo “The Mansion”, di Henry Van Dyke. Il suo messaggio mi tocca sempre il cuore. Ho anche letto l’intramontabile “Canto di Natale”, di Dickens. Chi mai potrebbe non sentirsi ispirato e istruito dai cambiamenti nella vita di Ebenezer Scrooge, mentre viene istruito dagli spiriti del Natale passato, del Natale presente e del Natale futuro? Ho anche letto il secondo capitolo del vangelo di Luca, in cui viene narrata la storia della nascita del Salvatore del mondo.

Quest’anno, mentre riguardavo la mia numerosa collezione di storie, poesie e canti natalizi, ho riletto un racconto di John B. Matheson, Jr., nel quale racconta di un’esperienza avuta sessantacinque anni fa e che ha definito il suo Natale più memorabile. La lettura della sua esperienza struggente ha toccato il mio cuore e così ho deciso di condividerla con voi stasera, sperando che possa instillare anche in voi lo spirito del Natale.

Durante il Natale del 1945, John Matheson si ritrovò a servire con le forze di occupazione a Francoforte, in Germania. La Seconda Guerra Mondiale era terminata circa sette mesi prima, ma nel corso del conflitto la città di Francoforte era stata gravemente distrutta. La città era piena di macerie. Molte delle case che erano rimaste in piedi erano state requisite per ospitare i membri delle forze armate degli Stati Uniti. John e altri due ufficiali vivevano in una casa a tre piani che avrebbe potuto ospitare tranquillamente tre famiglie.

Ogni giorno della settimana John e gli altri due ufficiali andavano in ufficio e, quando facevano ritorno la sera, trovavano i letti rifatti e la casa pulita a puntino da un’anziana donna tedesca che l’esercito degli Stati Uniti aveva assunto per occuparsi di varie case in quella zona. Soltanto raramente i tre vedevano la piccola fragile donna affaccendata nei suoi compiti. Le loro conversazioni erano alquanto limitate dal momento che la donna non parlava inglese e gli uomini parlavano ben poco tedesco; ma grazie a una sorta di linguaggio dei segni e a qualche sorriso, gli uomini esprimevano il loro apprezzamento per il suo lavoro.

Ogni settimana John andava al magazzino della base per la sua razione di dolciumi, sapone e altre piccole cose. Sebbene a volte si lamentasse della poca varietà disponibile, comprava sempre tutto ciò che gli era permesso e metteva il di più nel suo bauletto.

Con l’avvicinarsi del Natale, John pensò di dover fare un regalo alla signora delle pulizie; così, attingendo dal di più nel suo bauletto, riempì una grande scatola di cartone con dolciumi, sapone e barattoli di succo di frutta. Sapeva che, sebbene per lui il costo fosse irrisorio, nel sistema di scambio usato in Germania, il suo dono rappresentava per quella donna molti dollari.

Sapendo che la donna non avrebbe lavorato il giorno di Natale, quando il 24 dicembre John uscì per andare in ufficio mise la scatola regalo e un biglietto d’auguri in vista sul tavolo. Per tutto il giorno provò un sentimento di grandezza al pensiero del suo dono generoso. La donna delle pulizie sarebbe stata considerata come un’ereditiera a confronto con la povertà del vicinato. Quanto era fortunata, pensò lui. Quanto grata sarebbe stata a quell’americano generoso. Il suo dono però non fu fatto con spirito di compassione, ma per pietà e per provare soddisfazione.

Mentre si avvicinava alla casa nel buio di quella sera di dicembre, vide la luce fioca del lume brillare dalla finestra. La casa era silenziosa. Entrò in casa e vide che non c’erano più né il dono né la ricevente. Tuttavia, alla luce del lume, vide sul tavolo un biglietto d’auguri da parte della donna e il regalo che lei aveva fatto a lui. Non si aspettava un dono, ma eccolo; tutto ciò che poteva permettersi quella donna lo aveva dato nel vero spirito del Natale.

Cosa avrebbe potuto donare una piccola povera donna anziana? Dal basso della sua povertà e dal profondo del suo cuore, gli aveva donato i ricordi più cari della sua amata città degli anni che furono e gli aveva donato una stella di Natale.

Su quel tavolo scarsamente illuminato, accanto a un biglietto sul quale aveva accuratamente scritto “Buon Natale”, c’erano 10 cartoline consunte dal tempo che ritraevano Francoforte così come era prima che fosse devastata dalla guerra. Quella donna aveva disposto e legato insieme le cartoline in modo che a due a due formassero una punta e così che tutte e dieci insieme formassero una stella di Natale.

Aveva poco da dare. Infatti, quello era tutto ciò che avesse. Sebbene John Matheson visse molti altri Natali, la stella di Natale di quella donna delle pulizie brillò per tutta la sua vita. Disse che quella “Stella di Betlemme” aveva instillato in lui lo spirito del Natale e gli aveva insegnato il vero significato dell’amore e del donare. 1

Fratelli e sorelle, questa gioiosa stagione porta a ciascuno di noi una felicità proporzionata a quanto abbiamo rivolto la nostra mente, i nostri sentimenti e le nostre azioni al Salvatore, la cui nascita celebriamo.

Non c’è momento migliore di questo, il periodo di Natale, per ridedicare noi stessi ai principi insegnati da Gesù il Cristo. Facciamo sì che questo sia un momento che fa risplendere gli occhi dei bambini e metta il sorriso sulle loro labbra. Possa questo essere un periodo dedicato al soccorso di coloro che vivono in solitudine. Possa questa essere un’occasione per chiamare a raccolta la famiglia, sentire la vicinanza di coloro che ci sono accanto e di coloro che sono assenti.

Facciamo sì che sia un periodo di preghiera per la pace, la salvaguardia dei principi della libertà e la protezione di coloro che sono lontani. Possa questa essere un’occasione per dimenticare noi stessi e trovare tempo per gli altri. Possa questo essere un momento per lasciarci alle spalle ciò che è privo di significato e rimarcare i veri valori della vita. Possa questa essere una stagione di pace poiché l’abbiamo trovata nei Suoi insegnamenti.

Soprattutto, possa questo essere un tempo per ricordare la nascita del nostro Salvatore, Gesù Cristo, per poterci unire al canto degli angeli, alla contentezza dei pastori e all’adorazione resa dai magi.

Miei fratelli e sorelle, possa lo spirito d’amore che giunge a Natale riempire la nostra casa e la nostra vita, e rimanere anche dopo che l’albero sarà stato tolto e le luci saranno state messe a posto per un altro anno ancora. Questa è la mia preghiera nel nome di Gesù Cristo, il Signore. Amen.

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  1.  

    1. Vedere John B. Matheson Jr., “A Star of the Past,” Christmas I Remember Best (1983), 85–86.