Notizie ed eventi della Chiesa

La divisione Traduzioni commemora i 50 anni di interpretariato fornito in occasione delle conferenze generali

Inserito da Melissa Merrill, Notizie ed eventi della Chiesa

  • 28 settembre 2011

Due volte l’anno, 58 squadre corrispondenti a lingue diverse si riuniscono al Centro delle conferenze per tradurre in diretta i messaggi dei profeti per i fedeli in tutto il mondo. In alcune zone della terra, altri interpreti e traduttori forniscono questo servizio a distanza.
 

Era l’ottobre del 1961 e alcuni presidenti di pali che erano appena stati formati al di fuori del Nordamerica si erano recati a Salt Lake City per assistere alla conferenza generale Per la prima volta vennero forniti dei servizi di interpretariato in olandese, tedesco, samoano e spagnolo, in modo che questi dirigenti del Sacerdozio potessero ascoltare i messaggi dei profeti, veggenti e rivelatori nella propria lingua.

Oggi, 50 anni dopo, l’offerta è passata da 4 a 93 lingue. (L’ultima lingua aggiunta è il georgiano, che debutterà alla conferenza generale di ottobre 2011). Queste lingue vengono parlate ben al di là del Tabernacolo, del Centro delle conferenze o anche di Salt Lake City. Grazie ai progressi della tecnologia e ai numerosi dipendenti e volontari della Chiesa impegnati in quest’impresa che si trovano in molti luoghi, la parola profetica sta raggiungendo un numero sempre crescente di nazioni, stirpi, lingue e popoli (vedere Mosia 3:20; DeA 133:37). Di fatto, più del 98 percento dei membri della Chiesa ha a disposizione almeno una sessione della conferenza nella propria lingua.

Interpreti: un’offerta di sacrificio

Per la conferenza generale il lavoro di interpretariato (che significa rendere disponibile un messaggio parlato in un’altra lingua, mentre traduzione significa rendere disponibile un messaggio scritto) comincia sei mesi prima dell’evento, quasi subito dopo la fine della conferenza precedente, ha detto Brad Lindsay, direttore dei servizi di interpretariato della Chiesa.

“C’è molto lavoro di preparazione: rivedere ciò che abbiamo fatto in passato, apprendere da eventuali problematiche che possono essere emerse e rispondere alle richieste di nuove lingue da inserire per la conferenza generale successiva che provengono dalle aree”, ha detto il fratello Lindsay. “Passiamo anche molto tempo ad addestrare i nuovi interpreti e a trovare persone che possano sostituire quelli che sono passati ad altri incarichi”.

In diverse parti del mondo alcuni interpreti della conferenza sono dipendenti della Chiesa, ma nella stragrande maggioranza dei casi, circa 800 persone, si tratta di volontari.

Sylvia Contesse, dalla Svizzera, ora lavora per la Chiesa e si occupa di traduzione a livello professionale, ma ha cominciato come volontaria in tempi in cui gli interpreti avevano poco tempo di prepararsi prima dell’inizio della conferenza generale. “Ricevevamo il testo dei discorsi in inglese all’ultimo momento”, ha ricordato, “Era una responsabilità enorme”.

Tuttavia, ha affermato, “era ed è un privilegio” e per quanto il lavoro degli interpreti—sia consecutivo (cioé chi parla si ferma regolarmente per lasciare all’interprete il tempo di pronunciare la frase in un’altra lingua) che simultaneo (l’oratore e l’interprete parlano nello stesso momento)—sia impegnativo, è anche un dono, ha detto la sorella Contesse. “Ti fa sentire molto umile. Naturalmente, quando usi questo dono per la Chiesa, credo che lo Spirito ti aiuti più del solito!”.

Il sacrificio di questi volontari—sia che si tratti di persone madrelingua o di ex-missionari che hanno imparato la lingua in missione—è straordinario, ha detto Jeff Bateson, direttore del Dipartimento traduzioni. Oltre a condividere le proprie competenze e a donare il proprio tempo nel fine settimana della conferenza, essi si impegnano anche a seguire delle sessioni di addestramento. E per molti di loro, la conferenza generale è solo uno dei tanti eventi in cui offrono servizio.

Ad eccezione di nove lingue, per cui la registrazione video viene inviata ai membri che le parlano dopo la conferenza, a evento finito, la conferenza viene sempre trasmessa in diretta. Questo non significa ovviamente che tutti la guardano in diretta. La sessione pomeridiana di domenica della conferenza, che comincia alle 14:00 secondo l’orario di Salt lake City, viene trasmessa in diretta a mezzanotte a Mosca, in Russia. I dirigenti locali del Sacerdozio possono designare il fine settimana successivo, o un altro momento favorevole in cui la maggior parte dei fedeli possa guardare la registrazione della conferenza.

Gli interpreti, al contrario, lavorano in diretta. In tutto il mondo, coloro che prestano servizio, lo fanno in tempo reale, proprio nel momento in cui si svolge la conferenza, anche se nella loro zona si tratta di un orario inusuale.

“Dal momento che facciamo tutto in diretta, in alcuni luoghi abbiamo interpreti che lavorano alle 4:00 del mattino”, ha detto il fratello Bateson. “Vanno all’ufficio di area o alla casa di riunione della zona e vi passano tutta la giornata, poiché da una sessione all’altra ci sono solo due ore e a volte non c’è abbastanza tempo per andare a casa. Ciò che fanno è in gran parte un sacrificio”.

La trasmissione: Il dono della tecnologia

Circa 500 di tutti gli interpreti volontari lavorano dal Centro delle conferenze di Salt Lake City, nello Utah. Le squadre, una per ogni lingua e di diverse dimensioni, condividono 58 cabine all’avanguardia, postazioni insonorizzate in cui gli interpreti guardano il filmato della conferenza generale, indossano cuffie e interpretano utilizzando il microfono; la traduzione viene poi unita al video e viene trasmessa in tutto il mondo via satellite, su Internet, o con altre tecnologie. Dal momento che ci sono più lingue che cabine, è possibile che alcune lingue ricevano solo alcune sessioni della Conferenza generale.

La situazione non è certo ideale, ma il fratello Bateson ha detto che Alma 29:8 ha rassicurato la squadra traduzioni: “Poiché ecco, il Signore accorda a tutte le nazioni persone della loro nazione e lingua per insegnar la sua parola, sì, in saggezza, tutto ciò che egli ritiene giusto che essi abbiano; perciò vediamo che il Signore consiglia in saggezza, secondo ciò che à giusto e vero”.

“Quell’espressione—’tutto ciò che egli ritiene giusto che essi abbiano’—indica che non tutti ricevono tutto”, ha detto il fratello Bateson, “ma ricevono ciò di cui hanno bisogno nella proprio lingua, e noi vediamo questo nel nostro lavoro. Non tutti ricevono ciò che esce in inglese, spagnolo o portoghese, ma egli fa in modo che le persone abbiano ciò di cui hanno bisogno”.

Con queste limitazioni di spazio nelle cabine del Centro delle conferenze, la divisione Traduzioni è riuscita a massimizzare il numero di lingue offerte grazie a un sistema di interpretariato a distanza. Quarantatre lingue vengono interpretate a distanza, cioé da luoghi, in tutto il mondo, che si trovano fuori dal Centro delle conferenze.

In circa una dozzina di casi, di solito in zone in cui c’è solo un piccolo gruppo di Santi degli Ultimi Giorni, l’interprete lavora nella casa di riunione e traduce per la congregazione riunita nello stesso luogo.

In altri casi, invece, utilizzando una tecnologia commerciale chiamata Tieline, la traduzione dei volontari a distanza viene riinviata a Salt Lake City e poi da qui, grazie a molteplici tecnologie, viene trasmessa in tutto il mondo. Per esempio, le parole di un interprete che lavora in Italia vengono ri-trasmesse a Salt Lake City grazie al Tieline. A Salt Lake City, l’audio viene unito al video in diretta; subito dopo l’audio e il video congiunti ritornano via satellite da Salt Lake City in Italia e a tutti coloro che ascoltano la conferenza in italiano in tutto il mondo. Tutto questo viene fatto quasi all’istante; i pochi secondi di ritardo vengono compensati ritardando il filmato per lo stesso tempo.

Il fratello Bateson, che ha cominciato ha lavorare per le traduzioni nel 1991, ricorda che 20 anni fa la conferenza veniva interpretata in circa 30 lingue. A quel tempo il lavoro di interpretariato veniva spesso trasmesso tramite linea telefonica.

“Negli anni, in base alla crescita del numero dei fedeli e alle possibilità della tecnologia, sono state aggiunte altre lingue secondo le richieste inoltrate dalle presidenze di area”, ha detto il fratello Bateson “È stato meraviglioso vedere come la tecnologia ci abbia permesso di continuare a lavorare senza essere ostacolati dallo spazio fisico”.

Dopo la conferenza generale, la trascrizione del testo trasmesso viene utilizzato come base del testo scritto tradotto, che viene pubblicato su LDS.org dalle due alle otto settimane dopo la conferenza. (Per molte lingue i file audio e video sono disponibili entro 24 ore dalla trasmissione). Anche le riviste della Chiesa pubblicano il testo tradotto nei numeri di maggio e novembre della Liahona. (Le edizioni della conferenza delle riviste della Chiesa sono disponibili in 33 lingue, mentre in circa altre 30 lingue viene pubblicato un documento di testo in formato semplice che contiene i messaggi della conferenza. Insieme, queste pubblicazioni raggiungono circa il 95 percento dei membri della Chiesa).

“Grazie alla tecnologia e grazie a ciò che possiamo fare per connettere i diversi luoghi, il mondo è molto più piccolo”, ha aggiunto il fratello Lindsay, “È grazie al fatto che il Signore ci ha benedetti con la tecnologia che abbiamo potuto allargare il numero di lingue disponibili”.

Lo Spirito Santo: un Collaboratore fondamentale

Anche avendo i volontari più altamente qualificati e la migliore tecnologia disponibile, in questo lavoro gli interpreti si affidano grandemente allo Spirito, ha detto il fratello Lindsay.

“Una cosa è ascoltare, sentire lo Spirito, immagazzinare il messaggio dell’oratore e cercare di capire cosa significhi per noi a livello personale”, ha detto, “ma girarsi e trasporre quel messaggio in un’altra lingua, cercando di comunicare quello che intende l’oratore, è un compito monumentale”.

Alcune parti dei discorsi, alcune metafore e riferimenti non si adattano bene a tutte le lingue, ha sottolineato il fratello Lindsay, così gli interpreti devono trovare il modo di trasmettere il significato che vuole comunicare l’oratore, e devono farlo in modo preciso, veloce e utile, in modo che “il messaggio arrivi comunque al cuore di chi ascolta”.

Questo compito richiede che gli interpreti si affidino ai doni dello Spirito, ha detto.

“Il Signore ama i Suoi figli indipendentemente dalla lingua che parlano o dal luogo in cui vivono”, ha aggiunto. “Abbiamo la responsabilità di usare i doni dello Spirito per trasmettere il messaggio dei profeti viventi al mondo intero. Ciò implica unità tra l’oratore e lo Spirito, altrimento il messaggio non verrà comunicato nel modo giusto. E dove non riusciamo a rendere la traduzione, abbiamo la rassicurazione che lo Spirito colmerà la lacuna”.

Dal momento che lo Spirito è fondamentale nel lavoro di interpretariato, nella preparazione degli interpreti per la conferenza generale la divisione Traduzioni considera l’addestramento spirituale tanto importante quanto quello tecnico, ha detto il fratello Bateson. Il risultato di una tale preparazione è sempre visibile.

“Abbiamo avuto casi in cui gli interpreti sono usciti dalle cabine con le guance rigate dalle lacrime perché avevano sentito lo Spirito e sapevano che lo Spirito aveva operato per loro tramite, aiutandoli a portare il messaggio di un profeta di Dio”, ha detto il fratello Bateson. “Lavoriamo moltissime ore durante il fine settimana della conferenza generale e questo è l’aspetto gratificante”.

David Selck è uno studente della Brigham Young University che ha cominciato a prestare opera volontaria come interprete dopo essere tornato dalla missione in Romania, nel 2008. È grato di fare il volontario perché ha l’opportunità di aiutare le persone che ha imparato a amare durante la missione. Ha anche, ha detto, la possibilità di vivere la conferenza in modo diverso.

“Non devi solo ascoltare i discorsi. In un certo qual modo, li fai anche tu”, ha detto il fratello Selck. “Naturalmente, le parole che pronunci non sono tue, ma cerchi di trasmettere l’emozione e il significato inteso dall’oratore, e non solo di comprendere la definizione sintattica di ciò che viene detto. Certamente, in tutto questo lo Spirito ha un ruolo importante”.

Dottrina e Alleanze 90:11 è un versetto dal quale la sezione interpreti trae consiglio e conforto, ha detto il fratello Lindsay. “Poiché avverrà in quel giorno che ognuno udrà la pienezza del vangelo nella sua lingua e nell’idioma suo proprio, tramite coloro che saranno ordinati a questo potere mediante il ministero del Consolatore, versato su di essi per rivelare Gesù Cristo”.

“Prendiamo tutto questo proprio alla lettera”, ha detto il fratello Lindsay. “Le persone le ascoltano in modi diversi—con i video, i testi scritti o la lingua dei segni—ma si tratta comunque di parole profetiche degli ultimi giorni che vengono pronunciate ora. Il lavoro di interpretariato non è una cosa nuova, ma ci troviamo in un momento storico in cui sta esplodendo.

So che il Signore vuole che portiamo la Sua parola a tutti i Suoi figli”, ha continuato. “Quando incontro persone in luoghi sperduti che hanno appena abbracciato il Vangelo e ne stanno imparando i principi magari per la prima volta, mi accorgo che lo vogliono, ne hanno fame, lo desiderano. Per aiutarli ad esaudire questo desiderio e a ad ascoltare quello che i profeti dicono in questi ultimi giorni, ciò che facciamo qui è una benedizione meravigliosa. Questa è l’opera del Signore. Egli opera nei dettagli. Egli ama i Suoi figli e vuole che sappiano quello che dice”.