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Punto di vista: Paura o fede?

  • 18 gennaio 2013

Il Bible Dictionary [Dizionario biblico] afferma: “Il primo effetto del peccato di Adamo è stata la paura (Genesi 3:10). Il peccato distrugge il sentimento di fiducia che un figlio di Dio dovrebbe avvertire in un amorevole Padre e produce, al contrario, un sentimento di vergogna e di colpa. Fin dalla Caduta, Dio ha insegnato agli uomini a non avere paura, ma a chiedere perdono spinti dal rimorso, essendo totalmente sicuri di riceverlo” (Bible Dictionary, “Fear”).

Una delle cose più belle del Vangelo è la pace. Quando siamo umili, esercitiamo il pentimento e osserviamo i comandamenti non dobbiamo avere paura.

Allora perché ci sono versetti che ci dicono di temere Dio? Ne esistono esempi in tutte le opere canoniche. “Servite l’Eterno con timore, e gioite con tremore” (Salmo 2:11). “Ma l’altro, rispondendo, lo sgridava e diceva: Non hai tu nemmeno timor di Dio, tu che ti trovi nel medesimo supplizio?” (Luca 23:40). “Ed ora, miei diletti fratelli, desidero che ricordiate queste cose e che compiate la vostra salvezza con timore dinanzi a Dio, e non neghiate più la venuta di Cristo” (Alma 34:37). “Poiché, così dice il Signore: Io, il Signore, sono misericordioso e benevolo verso coloro che mi temono, e mi diletto ad onorare coloro che mi servono in rettitudine ed in verità fino alla fine” (DeA 76:5). Il timore del Signore era su tutte le nazioni, tanto grande era la gloria del Signore che era sul Suo popolo (Mosè 7:17).

Di nuovo, il Bible Dictionary chiarisce la differenza tra i due generi di timore che si trovano nella Bibbia: “Bisogna stare attenti a distinguere tra i due diversi usi di questo termine. L’espressione ‘temere l’Eterno’ è spesso menzionata come parte del dovere dell’uomo… è descritta anche come timore divino… Nei passaggi sopra citati, il timore equivale alla riverenza, alla venerazione, all’adorazione ed è quindi parte essenziale dell’atteggiamento mentale con cui dobbiamo porci nei confronti di Dio, il più santo di tutti. D’altro canto, si parla del timore come di qualcosa indegna di un figlio di Dio, qualcosa che ‘l’amor perfetto caccia via’”.

“Il timore è in antitesi con la fede”, ha detto il presidente Boyd K. Packer nella conferenza generale di aprile 2004. “La vera dottrina, se compresa, cambia gli attegiamenti e il comportamento. Lo studio delle dottrine del Vangelo migliorerà il comportamento dell’uomo più rapidamente di quanto possa fare lo studio del suo comportamento stesso” (“Non temete”, Liahona, maggio 2004, 79).

Il presidente Thomas S. Monson, parlando di come trovare la fede, ha insegnato: “È bene sedersi e comunicare con noi stessi, giungere a una comprensione di noi stessi e decidere in quel momento silente qual è il nostro dovere nei confronti della nostra famiglia, della nostra chiesa, del nostro paese e… dei nostri simili” (“Scegliete oggi”, Liahona, novembre 2004, 68).

Parlando della necessità di avere la fede per formare una famiglia negli ultimi giorni, l’anziano Quentin L. Cook del Quorum dei Dodici ha detto: “So che molti di voi si preoccupano di dover allevare dei figli in questi tempi difficili e di accrescere la loro fede. Quando io e mia moglie iniziammo ad avere dei figli nell’area della Baia di San Francisco avevamo le stesse ansietà. In un periodo critico l’anziano Harold B. Lee, quand’era membro dei Dodici, raccomandò a noi membri del palo che per crescere i figli in giustizia avremmo dovuto:

1. Seguire il profeta.

2. Creare il vero spirito del Vangelo nel cuore e nella casa.

3. Essere una luce per le persone tra cui viviamo.

4. Concentrarci sulle ordinanze e i principi insegnati al tempio (“Vivere per fede, non per timore”, Liahona, novembre 2007, 72).

Gli effetti del timore possono letteralmente farci bloccare. La paura, come strumento nelle mani dell’avversario, può impedire il nostro progresso. Può derubarci dell’istruzione, dell’esperienza e del futuro. La paura può tenerci svegli per tutta la notte, mentre la fede ci aiuta a rilassarci e a dormire tranquillamente. Mentre si trovava a Roma, Paolo scrisse le seguenti parole a Timoteo: “Poiché Iddio ci ha dato uno spirito non di timidità, ma di forza e d’amore e di correzione” (2 Timoteo 1:7).

Nel descrivere la paura che aveva pervaso il vicinato quando era piccolo, a causa di malattie quali varicella, morbillo e orecchioni, il presidente Packer ha detto: “Non potevamo barricarci in casa o rimanere nascosti per evitare il contagio: dovevamo recarci a scuola, al lavoro o in chiesa, insomma, vivere! (“Non temete”, 78).

Il fallimento nello svolgere le nostre missioni nella vita a causa della paura è reale. Dobbiamo sempre assicurarci di compiere il passo quando lo Spirito ci dirige in situazioni sconosciute. L’unico modo per superare la paura è affrontarla. Non serve aggirarla o evitarla. Il presidente Monson ha detto: “Qualunque sia la nostra chiamata, a prescindere dalle nostre paure e ansietà, preghiamo e poi andiamo e agiamo, ricordando le parole del Maestro, il Signore Gesù Cristo, che promise: ‘Io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente’ (Matteo 28:20)”.

“Chi tra noi può dire di non aver mai avuto paura?” scrisse il presidente Gordon B. Hinckley nella rivista La Stella di febbraio 1985. “Non conosco nessuno a cui sia stato completamente risparmiato questo sentimento. Alcuni naturalmente provano paura più di altri. Alcuni riescono a superare rapidamente questo sentimento, mentre altri rimangono impigliati nelle sue maglie, se ne sentono sopraffatti sino ad essere portati alla sconfitta. Soffriamo per timore del ridicolo, per timore del fallimento, per timore della solitudine, per timore dell’ignoranza. Alcuni temono il presente, altri il futuro. Alcuni portano il fardello del peccato e darebbero pressoché qualsiasi cosa per liberarsi da questi fardelli, ma hanno paura di cambiar vita. Rendiamoci conto che il timore non è qualcosa che viene da Dio e che piuttosto questo elemento persistente e distruttivo è opera del nemico della verità e della rettitudine. Il timore è l’opposto della fede, è corrosivo nei suoi effetti e persino mortale” (“Poiché Iddio ci ha dato uno spirito non di timidità”, La Stella, febbraio 1985, 21).

Joseph Smith affrontò alcune delle prove più difficili che una persona abbia mai sperimentato in questa dispensazione. Diamo per scontato che la paura debba essere stata la sua compagna costante, tuttavia egli viene citato da suo cugino George A. Smith per avergli detto di non scoraggiarsi mai: “Se anche stessi sprofondando nel più profondo burrone della Nuova Scozia e le Montagne Rocciose si ammassassero su di me, non dovrei scoraggiarmi, ma tenere duro, esercitare la fede, avere coraggio e venirne fuori vittorioso” (Insegnamenti dei presidenti della Chiesa - Joseph Smith [2007], 241).

Il presidente Monson ha detto: “Invito tutti noi a scegliere di rafforzare dentro di noi una fede possente che sarà la difesa più efficace che possiamo avere contro i disegni dell’avversario — una fede reale, il genere di fede che ci sosterrà”, (“The Three R’s of Choice”, Riunione di devozione della BYU, 5 novembre, 1963).