Gioia e misericordia

Dallin H. Oaks

Of the Quorum of the Twelve Apostles


Dallin H. Oaks
«La gioia è la massima sensazione di benessere. La conosciamo quando siamo completamente in armonia con il nostro Creatore e le Sue leggi eterne».

Una delle più grandi rivelazioni di Dio è l’insegnamento di padre Lehi che «gli uomini sono per poter conoscere la gioia» (2 Nefi 2:25). La gioia è più della felicità; la gioia è la massima sensazione di benessere. La conosciamo quando siamo completamente in armonia con il nostro Creatore e le Sue leggi eterne.

Il contrario di gioia è tristezza. La tristezza è più dell’infelicità, del dolore o della sofferenza. La tristezza è la condizione di massima disarmonia con Dio e le Sue leggi.

La gioia e la tristezza sono emozioni eterne; è improbabile che sulla terra possiamo mai conoscere la loro portata estrema. In questa vita abbiamo alcune finzioni terrene che chiamiamo felicità o piacere e infelicità o dolore. Nel mezzo di queste emozioni sta la sofferenza. In parte la sofferenza è causata dai nostri peccati o da quelli degli altri, ma in gran parte è semplicemente un inevitabile aspetto della condizione terrena, come una ferita accidentale.

Un esempio dei nostri due estremi emotivi si è visto due anni fa. Durante un’escursione un gruppo di Boy Scout della Chiesa entrò in una miniera abbandonata nelle montagne qui vicino. Non si sa come, il giovane Joshua Dennis rimase separato dal gruppo e si smarrì nella miniera. Chiunque abbia perso qualcosa di prezioso ricorderà quel terribile sentimento. Il dolore è estremamente forte quando abbiamo perduto una persona cara. La famiglia e gli amici di Joshua temevano che la loro perdita fosse definitiva.

Furono organizzate le squadre di soccorso. Un giorno dopo l’altro molte brave persone lasciarono quello che stavano facendo per mettersi alla ricerca di colui che si era smarrito. Molti parteciparono al dolore per la sua perdita. Poi, miracolosamente, fu ritrovato. Le preghiere erano state esaudite e la misericordia del nostro affettuoso Padre celeste fu manifesta nella felicità dei familiari e degli amici riuniti a colui che si era smarrito. Il dolore della perdita si trasformò nella infinita gioia della riunione (vedi «Joshua Dennis: un tesoro di fede», La Stella, agosto 1991, pagina dei bambini).

Pochi episodi illustrano i sentimenti di gioia terrena meglio del ritrovamento di qualcosa di prezioso che temevamo di aver perduto. Le Scritture descrivono questa esperienza. Nella parabola della pecorella smarrita il pastore invita i suoi amici a gioire con lui, poiché ha «ritrovato la [sua] pecora ch’era perduta» (Luca 15:6). «Così», spiegò Gesù, «vi sarà in cielo più allegrezza per un solo peccatore che si ravvede» (Luca 15:7). In un’altra parabola un padre gioì per il ritorno di un figlio prodigo, dichiarando: «Perché questo tuo fratello era morto, ed è tornato a vita; era perduto, ed è stato ritrovato» (Luca 15:32).

Questi episodi sono simboli del nostro viaggio eterno. La Caduta ci ha separati dalla nostra dimora celeste. Dobbiamo scegliere quale via vogliamo percorrere. Satana, che fu separato da Dio e perduto per sempre, vorrebbe che anche la nostra separazione diventasse permanente. Padre Lehi spiegò che lo scopo di Satana è quello di rendere infelici gli uomini. «E per essere caduto dal cielo ed essere divenuto infelice per sempre, [Satana] cercò di render infelice tutto il genere umano» (2 Nefi 2:18; vedi anche v. 27). Coloro che cedono alle sue lusinghe, prendono la via che porta al suo stesso triste destino. Esclusi dalla presenza di Dio, essi si troveranno «in uno stato d’infelicità e di tormento» (Mosia 3:25; vedi anche 2 Nefi 2:5). Come disse il Signore dei malvagi, «l’infelicità sarà la loro sorte» (Mosè 7:37).

L’infelicità, favorita da Satana, scaturisce in gran parte da una perdita. Satana provò questo genere d’infelicità quando perse il suo primo stato. Ora egli cerca d’infliggere simili perdite a coloro che sono venuti sulla terra nel secondo stato. Satana favorisce la perdita della virtù, la perdita dell’integrità, la perdita della reputazione, la perdita degli ideali, la perdita di sane compagnie e anche la perdita della vita.

Al contrario, il nostro Padre celeste ci ha creati perché resistessimo a queste perdite e le superassimo, perché fossimo integri, perché conoscessimo la gioia. Egli vuole che ritorniamo da Lui e ha aperto la via per la quale questa riunione può essere realizzata. Non stupiamoci quindi che il Suo vangelo sia «una voce di misericordia dal cielo … una voce di gioia per i vivi e per i morti, buone notizie di grande gioia» (DeA 128:19).

Il nostro Creatore vuole che siamo felici in questa vita. Il profeta Joseph Smith spiegò che «la felicità è l’obiettivo e il fine della nostra esistenza» (Insegnamenti del profeta Joseph Smith, pag. 200). Le cose della terra furono create per la nostra felicità. Le rivelazioni moderne spiegano che «tutte le cose che vengono dalla terra … sono fatte per il beneficio e l’uso dell’uomo, per piacere all’occhio e per rallegrare il cuore» (DeA 59:18). Anche la domenica, giorno in cui rendiamo il culto, il Signore si aspetta che noi abbiamo un «cuore gioioso» e un «contegno allegro» (DeA 59:15). Un profeta ha chiamato il piano del Vangelo «il grande piano di felicità» (Alma 42:8).

Come possiamo cercare la felicità o la gioia? Re Beniamino esortò il suo popolo a considerare «lo stato benedetto e felice di coloro che osservano i comandamenti di Dio». «Ecco, infatti», egli disse, «essi sono benedetti in ogni cosa, sia temporale che spirituale; e se perseverano fino alla fine, essi sono accolti in cielo, per dimorarvi con Dio, in uno stato di beatitudine eterna» (Mosia 2:41).

Padre Lehi spiegò che se Adamo ed Eva non fossero passati attraverso il processo che noi chiamiamo Caduta, sarebbero rimasti per sempre nella loro condizione iniziale di innocenza, «senza provar gioia, non avendo conosciuto la sofferenza; senza far il bene, non avendo conosciuto il peccato» (2 Nefi 2:23).

I nostri progenitori riconoscevano questo principio. Quando lo Spirito Santo scese su di loro e portò testimonianza del Padre e del Figlio, Adamo benedisse il nome del Signore dichiarando: «A causa della mia trasgressione i miei occhi si sono aperti, e in questa vita io proverò la gioia» (Mosè 5:10). Con una spiegazione ispirata Eva descrisse lo scopo della vita e la fonte della gioia:

«Se non fosse stato per la nostra trasgressione, non avremmo mai avuto seme e non avremmo conosciuto mai il bene e il male, la gioia della nostra redenzione e la vita eterna che Iddio dà a tutti gli obbedienti» (Mosè 5:11).

Quando penso alla felicità o alla gioia in questa vita, comincio da alcuni episodi che sono semplici e fondamentali. Vedo l’espressione dipinta sul volto di una bambina di un anno che compie i primi passi. Ricordo una bambina di due anni con il naso immerso in un cono gelato. Penso a un bambino che ama un cucciolo o un gattino.

Se le persone più mature non hanno annebbiato la loro sensibilità fisica o spirituale a causa degli eccessi o del mancato uso, possono anch’essi conoscere la gioia in ciò che è semplice e fondamentale: nei fiori e nelle altre cose che crescono, nell’aurora o nel tramonto o nel godere le altre bellezze della natura in buona compagnia.

Un’altra fonte di felicità e di gioia terrena è il raggiungimento di obiettivi meritevoli: cose semplici come l’esercizio fisico, o obiettivi più complessi come lo svolgimento di un compito difficile.

Altri obiettivi hanno un significato eterno. Il loro raggiungimento produce gioia in questa vita e la promessa di gioia eterna nel mondo a venire. Qualche settimana fa io e l’anziano Rex D. Pinegar ne abbiamo visto un esempio quando abbiamo fatto visita al Tempio di Cardston, nell’Alberta (Canada), rinnovato splendidamente. Nella stanza delle spose abbiamo visto una bellissima giovane nel suo vestito da sposa. Ella si trovava là perché aveva fatto le giuste scelte. Lo sguardo dei suoi occhi e l’espressione del suo volto erano un perfetto esempio di gioia.

Ma nonostante tutto ciò che facciamo, non possiamo avere una pienezza di gioia in questo mondo o grazie solo ai nostri sforzi (vedi DeA 101:36). Soltanto in Cristo la nostra gioia può essere completa. Questo è il motivo per cui l’angelo proclamò: «Vi reco il buon annunzio di una grande allegrezza che tutto il popolo avrà: Oggi … v’è nato un salvatore, che è Cristo, il Signore» (Luca 2:10–11).

Possiamo avere una pienezza di gioia soltanto quando lo spirito e il corpo sono inseparabilmente connessi nella gloriosa risurrezione alla gloria celeste (vedi DeA 93:33; 76:50–70). Naturalmente questa gioia si riceve soltanto grazie alla misericordia del Santo Messia: con la Sua risurrezione spezzò le catene della morte; con la Sua espiazione meritò quella misericordia, mediante la quale possiamo essere purificati dei nostri peccati e accedere alla presenza di Dio per ricevere la pienezza del Padre.

Noi proclamiamo gioiosamente che «nessuna carne potrà dimorare alla presenza di Dio, se non per i meriti e la misericordia e la grazia del Santo Messia» (2 Nefi 2:8). La misericordia di Dio è l’unica fonte della suprema ed eterna gioia, che restituisce ogni perdita, asciuga ogni lacrima e cancella ogni dolore. La gioia eterna trascende ogni sofferenza. In questa vita e nella vita a venire si perviene a questa gioia grazie alla Risurrezione e alla remissione dei peccati.

Ricordando la sua vita precedente, Alma spiega come i suoi peccati gli facevano soffrire «le pene dell’inferno» (Alma 36:13). Egli dice di essere stato «straziato … con i dolori di un’anima dannata» (Alma 36:16). Alla fine ricordò gli insegnamenti di suo padre riguardo al Salvatore che avrebbe espiato per i peccati del mondo. Egli quindi gridò: «O Gesù, Tu, Figliuolo di Dio, abbi pietà di me» (Alma 36:18).

Il miracolo del perdono avvenne in lui, e l’amaro dolore del peccato fu sostituito dalla dolce gioia della redenzione. Leggiamo le sue parole: «E che gioia, che luce meravigliosa vidi! Sì, la mia anima fu riempita da una gioia altrettanto immensa, quanto era stato grande il mio dolore!» (Alma 36:20).

Alma apprese l’eterna verità che il dolore e l’infelicità che scaturiscono dal peccato possono essere cancellati soltanto dal pentimento. Il dolore fisico ha fine con la morte. Il dolore spirituale, o infelicità, è eterno, a meno che non ci pentiamo.

Il Libro di Mormon parla di un intero popolo che ricevette la remissione dei peccati e fu riempito di allegrezza e di pace spirituale (vedi Mosia 4:3). Re Beniamino ricordò ai suoi sudditi che essi avevano ricevuto la remissione dei peccati, il che aveva riempito la loro anima di un’immensa allegrezza (vedi Mosia 4:11).

La gioia che segue la remissione dei peccati proviene dallo Spirito del Signore (vedi Mosia 4:3, 20). E’ l’adempimento della promessa del Signore: «Ti impartirò il mio Spirito … che riempirà la tua anima di allegrezza» (DeA 11:13). Come spiegò l’apostolo Paolo, «il frutto dello Spirito, invece, è amore, allegrezza, pace» (Galati 5:22). E questo frutto è uguale per tutti: per i ricchi e per i poveri, per le persone in vista e per quelle nell’ombra. Nel conferire il Suo immenso dono di misericordia mediante l’Espiazione, Dio non ha riguardo alla qualità delle persone.

Invece coloro che cedono alle lusinghe di Satana possono, come dicono le Scritture, «godere per breve tempo i piaceri del peccato» (Ebrei 11:25); ma questo genere di piaceri non può mai portare alla felicità duratura o alla gioia eterna. Lo spirito e l’influenza di Satana portano sentimenti di confusione, contesa, tenebre, disordine, ira, odio e infelicità.

Le persone che seguono le vie di Satana possono essere certe di conoscere l’infelicità di Satana. A meno che non si pentano, esse sono destinate «a rimanere col padre della menzogna, infelici come lui» (2 Nefi 9:9). Come Alma disse al figlio che si era traviato, «la malvagità non fu mai felicità» (Alma 41:10).

Le nostre personali esperienze e quasi ogni notiziario e giornale ci ricordano l’infelicità e il dolore patiti su questa terra. In parte ciò è dovuto al peccato. Molte lettere pervenute alla sede della Chiesa descrivono i dolori che le persone s’infliggono reciprocamente, spesso anche nell’ambito di quei rapporti familiari che dovrebbero essere invece fonte delle più grandi gioie della vita.

Abbiamo veduto il dolore dei genitori quando i figli si allontanano dal sentiero della verità. Abbiamo veduto il dolore che viene inflitto quando una moglie abbandona la famiglia per andare a cercare il piacere lungo sentieri proibiti, come la falena che vola verso la fiamma. Abbiamo veduto il dolore che viene causato in quei casi più numerosi in cui un marito abbandona moglie e figli per cercare il piacere e arrivare all’autodistruzione.

Altra infelicità è la conseguenza della bramosia di potere e di ricchezza. Qualche settimana fa io e alcuni dei Fratelli visitammo un paese che per decenni era stato governato da una dittatura oppressiva, rovesciata di recente. Vedemmo le condizioni causate da governanti che avevano soddisfatto le loro bramosie a spese del popolo. I loro palazzi si ergevano in vergognoso contrasto con le abitazioni della gente comune, costruite senza impianti igienici. Ovunque vedemmo gli orribili effetti della negligenza dei servizi pubblici. Molto opportunamente i Proverbi dicono che «quando domina l’empio, il popolo geme» (Proverbi 29:2).

Le conseguenze della malvagità si fanno sentire molto lontano. Si propagano da una generazione all’altra. Le miserande vittime dei maltrattamenti fisici, sessuali ed emotivi sono più suscettibili alle manipolazioni di Satana. Esse sono più inclini a perpetuare queste orribili trasgressioni nell’ambito dei loro propri rapporti familiari. Come malattie fisiche altamente contagiose, le malattie spirituali della lussuria, dell’avidità e della corruzione diffondono i loro malvagi effetti, e Satana gioisce dell’infelicità e del dolore che esse causano in ogni successiva generazione.

Fratelli e sorelle, giovani e vecchi, imploro ognuno di voi a ricordare che la malvagità non fu mai felicità e che il peccato conduce alla tristezza. Giovani, non cercate la felicità nelle cose del mondo che luccicano, ma sono superficiali. Non possiamo raggiungere la felicità duratura cercando le cose sbagliate. Qualcuno una volta ha detto: «Non potete mai avere abbastanza delle cose di cui non avete bisogno, poiché le cose di cui non avete bisogno non vi soddisferanno».

Giovani e vecchi, allontanate gli occhi e il cuore dagli ingannevoli messaggi dei mezzi d’informazione. Non c’è felicità nell’alcol o nella droga, ma soltanto schiavitù. Non c’è felicità nella violenza; soltanto pene e dolori. Non c’è felicità nei rapporti sessuali e nell’intimità fisica fuori dei legami del matrimonio; soltanto degradazione e crescente velocità lungo la china che porta alla morte spirituale.

Non c’è duratura felicità in ciò che possediamo. La felicità e la gioia provengono da quello che una persona è, non da quello che ella possiede o sembra essere. Giovani, mantenetevi fedeli alle vostre norme. Studiate e usate quell’opuscolo benefico, intitolato Per la forza della gioventù.

La rettitudine richiama la rettitudine. Gli effetti del buon esempio si sentono per generazioni a venire. I buoni genitori creano giovani che diventeranno buoni genitori. Proprio come molti di noi sono stati rafforzati dal nobile esempio dei nostri antenati pionieri in molti paesi, così le giuste scelte e i sacrifici del nostro tempo possono aiutare la nostra famiglia, i nostri amici e il nostro paese per tutti gli anni a venire.

Siamo grati per il lavoro svolto dal nostro Church News e dalle nostre riviste della Chiesa, che fanno conoscere esempi meritevoli e positivi per rafforzare tutti. Siamo rattristati dagli esempi negativi proposti dai giornali e da molti altri mezzi di informazione. Gli esempi sono possenti. Dobbiamo usarli per edificare, non per abbattere.

Vi porto testimonianza della duratura felicità e della suprema gioia di coloro che esercitano la fede in Dio e osservano i Suoi comandamenti. Esorto ognuno di voi a cercare la gioia che scaturisce dall’osservanza dei comandamenti di Dio e dall’esercizio di una retta influenza per il bene di coloro che amiamo.

Porto testimonianza della verità della promessa di Dio, che i fedeli entreranno nella gioia del loro Signore e erediteranno la vita eterna (vedi DeA 51:19). Rendo testimonianza di Dio, Padre Eterno, e di Suo Figlio Gesù Cristo, autori del grande piano di felicità e di misericordia. Prego che sapremo fare le cose necessarie per avere la felicità e la pace in questa vita, e la gioia e la vita eterna nel mondo a venire. Nel nome di Gesù Cristo. Amen.