«Esempi da imitare»

Russell M. Nelson

Of the Quorum of the Twelve Apostles


Russell M. Nelson
«Una persona comune riceve forza quando le viene affidata una chiamata straordinaria».

Nel giugno di quest’anno io e mia moglie abbiamo avuto il grande privilegio di accompagnare il Coro del Tabernacolo Mormone nel suo storico giro di concerti in Europa. Siamo grati alla Prima Presidenza che ci ha affidato tale incarico. Molto è stato scritto riguardo al successo del Coro e alla sua favorevole influenza, che continua tuttora. I membri e gli amici della Chiesa di tutto il mondo si uniscono a me per esprimere apprezzamento ai dirigenti, al personale, ai direttori, agli accompagnatori e a tutti i componenti del coro per il magnifico lavoro svolto. Non voglio fare nomi; mi limiterò a parlare di componenti del coro.

Non parlerò come farebbe un critico musicale. Mentre gli esperti di musica si occupano di quello che i componenti del coro possono fare, io preferisco concentrarmi su quello che i componenti del coro possono diventare. E lo faccio perché ho visto nei componenti del coro dei grandi esempi; essi possono ispirare e migliorare ognuno di voi, mentre vi sforzate sinceramente di emulare il Signore, che ha detto: «Io sono la luce, e vi ho dato un esempio» (3 Nefi 18:16; vedi anche Giovanni 13:15). Pertanto dobbiamo sforzarci di imparare dal Suo esempio — e dal buon esempio di coloro che Lo amano e Lo seguono.

I componenti del Coro del Tabernacolo Mormone non sono esseri sovrumani. Sono persone ordinarie con difetti ordinari. Ma c’è in loro il potere dell’esempio. Essi credono a questa promessa del Signore: «Poiché tu hai veduto la tua debolezza, sarai reso forte» (DeA 135:5).

Ancor prima di cominciare le prove, i componenti del coro portavano con sé non soltanto i loro talenti e le loro conoscenze in campo musicale, ma attributi di rettitudine personale. Ancor prima di cantare davanti al pubblico, furono benedetti da un’altra promessa del nostro Salvatore:

«Ma dovrete … mostrare loro un buon esempio in me, ed Io farò di voi un istrumento nelle mie mani per la salvezza di molte anime» (Alma 17:11).

Non avete imparato che una persona comune riceve forza quando le viene affidata una chiamata straordinaria? Il coro, sì. Ogni suo componente sembra davvero animato da uno spirito missionario, e si sforza di sviluppare quei dieci attributi che ci si aspetta che i missionari possiedano e mettano in pratica: fede, virtù, conoscenza, temperanza, pazienza, gentilezza fraterna, pietà, carità, umiltà e diligenza (vedi DeA 4:6).

Questi sono gli attributi che il Signore merita dai Suoi discepoli. Poiché ognuno di noi deve essere «d’esempio ai credenti» (1 Timoteo 4:12), vorrei parlare di questi attributi e mostrare come i componenti del Coro del Tabernacolo Mormone possano «servir d’esempio a noi» (1 Corinzi 10:6) in molte maniere memorabili.

Fede

La loro grande fede era rafforzata dalla fede dei nostri dirigenti. Voglio rivolgere un tributo alla Prima Presidenza e ai dirigenti del Coro, che ebbero la preveggenza di fare i piani che fecero al momento giusto. Con quanto coraggio e quanta ispirazione essi concepirono questa tournée molti mesi — o meglio anni — prima che gli ostili muri dell’Europa cominciassero a crollare! I Fratelli ebbero la fede di credere che il Coro avrebbe potuto cantare in città come Varsavia, Budapest, Praga, Leningrado e Mosca, molto prima che tali sogni sembrassero plausibili. Poi, nel gennaio 1991, i progetti furono seriamente messi in forse quando scoppiò la guerra nel Golfo. Anche allora i nostri dirigenti si pronunziarono contro la cancellazione della tournée. Conoscevano il suo potenziale benefico e avevano fede che gli innumerevoli ostacoli potessero essere rimossi. Essi pregavano spesso che la tournée del Coro potesse svolgersi con successo.

Quelle preghiere furono esaudite.

Pensate alla sequenza degli avvenimenti. Nei mille anni di storia della Russia, le prime elezioni nazionali a suffragio popolare furono tenute nel giugno 1991. Sei giorni dopo il Coro del Tabernacolo Mormone si esibì a Mosca. Quella stessa sera, dopo che le note dell’inno Santi venite erano risuonate nel Teatro Bolshoi, il vice-presidente della repubblica annunciò che alla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni era stato concesso il riconoscimento nella Repubblica di Russia. Alla vigilia di un’altra tragica crisi che avrebbe dovuto superare, il popolo russo ascoltò canti di fede, di coraggio, di speranza e di amore.

La fede dei dirigenti della nostra chiesa rallegrò anche il cuore dei fedeli, delle famiglie e degli amici del Coro. Vi furono reali rischi di separazione tra mariti e mogli, genitori e figli. Centinaia di bambini furono temporaneamente privati della madre e del padre per quasi un mese. Ringraziamo tutti coloro che hanno provveduto a questi bambini — con fede. Se ognuno di noi potesse trovare la stessa fede nel servizio che siamo chiamati a svolgere, anche noi saremmo benedetti.

Virtù

La virtù emanava dal Coro. Ogni componente era un esempio del consiglio di Brigham Young:

«Imparate a conoscere la volontà di Dio, osservate i Suoi comandamenti e fate la Sua volontà, perché così sarete persone virtuose» (Discorsi di Brigham Young, a cura di John A. Widtsoe, pag. 195).

Essi mettevano in pratica la parola di Dio (vedi Alma 31:5) non soltanto nel canto, ma anche con il loro esempio. Dopo un concerto fui avvicinato da un signore, che espresse la sua gratitudine in maniera insolita. Disse: «Sono grato del messaggio del Coro».

Gli chiesi: «Quale messaggio ha ascoltato?»

La sua risposta fu: «Il coro cercava di insegnarmi a vivere in modo migliore».

Questo commento mi sembrò molto profondo. Cosa l’aveva ispirato a sentire tanta forza benefica? Era stata la complessa musica classica o l’eccellenza dell’esecuzione? Ne dubito. Ritengo che, più probabilmente, fosse stata la comunicazione dello Spirito, che permetteva sia a chi dava che a chi riceveva di essere edificati (vedi DeA 50:21–22). E, cosa molto probabile, lo spirito dell’ascoltatore era stato commosso soprattutto dalle melodie dolci e semplici cantate con grande sincerità. Per esempio, quando il Coro cantò La preghiera del Signore, il pubblico ascoltò in assoluto silenzio e con grande attenzione. Sembrava capire, pur senza conoscere né la lingua né la storia dell’inno.

La virtù dei componenti del Coro richiamò su di loro grandi benedizioni. Quando la tournée finì e ognuno tornò a casa sano e salvo, pensai a questa promessa del Signore: «Se tu sarai fedele e camminerai nei sentieri della virtù dinanzi a me, Io preserverò la tua vita» (DeA 25:2). La stessa promessa è stata fatta a tutti noi.

Conoscenza

La conoscenza è indispensabile a ogni missionario che vuole svolgere il suo lavoro in modo competente. Lo stesso valeva per i componenti del Coro nella loro tournée in otto paesi. Per comunicare più efficacemente, il Coro cantò in dieci lingue. In questi tempi di mutamenti politici molto studio era stato necessario per stabilire quali inni si dovevano cantare e quali no.

Ma la loro ricerca della conoscenza non cominciò né finì con la musica. Essi studiarono diligentemente la cultura, la storia e i costumi dei popoli per i quali erano venuti a cantare. In qualche occasione le loro nozioni del Vangelo dovettero essere ricordate su due piedi, davanti alle domande dei mezzi di informazione e delle persone interessate.

In questi paesi, che hanno conosciuto tante difficoltà e lotte, i componenti del Coro proclamarono la speranza offerta dalle Scritture, «nella speranza di poterli forse condurre alla conoscenza del Signore loro Dio … ed indurli a gioire nel Signore loro Dio; che divenissero amichevoli e che non vi fossero più contese in tutto il paese» (Mosia 28:2).

I componenti del Coro sapevano che «una volta che un popolo è stato illuminato dallo Spirito di Dio ed ha avuto grandi conoscenze di cose di giustizia» (Alma 24:30), la sua vita non sarà mai più la stessa.

Pensate al bene che potete fare se accettate un impegno difficile e cercate la conoscenza — per poi usarla per aiutare gli altri, come ha fatto il Coro!

Temperanza

L’apostolo Pietro ci esorta ad aggiungere alla conoscenza la temperanza (vedi 2 Pietro 1:6). La temperanza comprende la sobrietà e il ritegno negli atti. Ci ricorda le alleanze stipulate.

I componenti del Coro furono sempre moderati e ben disciplinati, non per imposizioni esteriori, ma per volontà propria. Fedeli osservanti della Parola di Saggezza, essi goderono di buona salute e di forza, pur sotto l’incalzare di un programma che lasciava loro poco tempo libero, poiché dovevano esibirsi per pubblici che, altrimenti, sarebbero stati esclusi dalla tournée.

Le Scritture ci esortano ripetutamente a essere temperanti in ogni cosa (vedi 1 Corinzi 9:25; Alma 7:23; 38:10; DeA 12:8). La temperanza può allontanare da ognuno di noi le cattive conseguenze degli eccessi.

Pazienza

La pazienza è uno degli attributi più spesso utili ai componenti del Coro. Scendendo a un albergo con un gruppo di cinquecento viaggiatori e più di mille bagagli si ha modo di mettere in pratica la pazienza quasi ogni giorno. A una brava sorella non fu mai consegnato il bagaglio. La sua pazienza si tradusse in ingegnosità mentre faceva in modo da apparire fresca e pulita ogni giorno, pur indossando gli stessi vestiti.

La pazienza è un attributo divino. Il Libro di Mormon ci invita a pervenire «alla conoscenza della bontà di Dio, della Sua incomparabile potenza, saggezza, pazienza e longanimità verso i figliuoli degli uomini» (Mosia 4:6).

Anche se i componenti del Coro non sono perfetti, ognuno sembrava personificare l’esortazione delle Scritture a continuare con pazienza fino a che siamo perfetti (vedi DeA 67:13). Se possono farlo loro, anche ognuno di noi può sviluppare questo prezioso talento della pazienza.

Gentilezza fraterna

La gentilezza fraterna fu un marchio distintivo di questa tournée. Non udii mai un commento denigratorio. Osservai in particolare i coraggiosi componenti del Coro affetti da gravi malformazioni fisiche. Alcuni hanno gravi disturbi alla vista e possono leggere la musica soltanto con le dita, altri camminano soltanto con l’aiuto di stampelle o apparecchi ortopedici. Il loro grande coraggio era superbamente uguagliato dalla cortesia dei colleghi, che si adoperavano perché tutti potessero trionfare insieme. Abbiamo veramente assistito a un esempio pratico dell’analogia proposta dalle Scritture:

«Tutto il corpo ben collegato e ben connesso mediante l’aiuto fornito da tutte le giunture, trae il proprio sviluppo nella misura del vigore d’ogni singola parte per edificare se stesso nell’amore» (Efesini 4:16).

La gentilezza fraterna vince la tendenza all’egoismo. Ognuno di noi può sviluppare la gentilezza fraterna a casa, a scuola, sul lavoro e nel gioco.

Carità

Il Libro di Mormon definisce la carità come il puro amore di Cristo (vedi Moroni 7:47). Spiega anche che «il Signore Iddio ha dato un comandamento che tutti gli uomini abbiano carità, che è amore» (2 Nefi 26:30; vedi anche Ether 12:34).

Ho veduto i componenti del Coro dimostrare questo amore verso innumerevoli persone. A coloro che si trovavano nel bisogno, essi offrirono silenziosamente denaro, cibo e beni. Donarono liberalmente il loro prezioso tempo e i loro talenti, senza alcun pensiero alla lode o alla ricompensa. In verità, «la carità non verrà mai meno» (1 Corinzi 13:8; Moroni 7:46).

Umiltà

L’umiltà del Coro sembrava crescere a mano a mano che progrediva la tournée. Anche se il loro crescente successo dava loro molti motivi di essere orgoglioso, essi seguivano il comportamento descritto nelle Scritture:

«Digiunavano e pregavano spesso, e si abbassarono sempre più in umiltà, sempre più fermi nella fede in Cristo, fino a riempire le loro anime di gioia e di consolazione, sì, fino a purificare e santificare i loro cuori» (Helaman 3:35).

I componenti del Coro erano veramente rivestiti d’umiltà gli uni verso gli altri (vedi 1 Pietro 5:5) e «impartivano la parola di Dio, gli uni agli altri» (Alma 1:20) come fanno i veri discepoli. Essi erano umili e aperti all’insegnamento, come devono essere i santi sottomessi (vedi Mosia 3:19; DeA 105:12). Il loro esempio di umiltà deve nobilitare la nostra anima.

Diligenza

La diligenza fu dimostrata da tutti i componenti del Coro, ma in modo particolare da una madre che non dimenticherò mai. Appena cinque giorni dopo la partenza del Coro dall’America, mi fu chiesto d’informarla che la sua bella figlia di trentasette anni era morta dopo una lunga malattia. I dirigenti della madre addolorata le offrirono i mezzi per ritornare a casa dall’Europa. Ella rifiutò l’offerta. Sia lei che la sua famiglia avevano già previsto questa possibilità e avevano preso una decisione. Il suo non doveva essere interpretato come un comportamento che altri dovessero seguire, ma era una sua scelta personale. I suoi figli e i suoi nipoti l’avevano implorata di rimanere insieme al Coro. Così ella proseguì con grande diligenza, senza mancare nemmeno a un concerto. Ella seguì con nobiltà d’animo questo consiglio delle Scritture: «Sii dunque diligente … in qualsiasi circostanza difficile» (DeA 6:18).

Il suo esempio può aiutare ognuno di noi, come aiutò la sua famiglia e me.

Pietà

La pietà è un attributo che sembra tanto difficile da definire, come lo è da acquisire. Le Scritture parlano del «mistero della pietà» (1 Timoteo 3:16; DeA 19:10). E proprio perché è tanto speciale, ho voluto parlarne per ultima.

Simon Pietro ci esorta a essere santi per condotta e per pietà, «aspettando e affrettando la venuta del giorno di Dio» (2 Pietro 3:11–12).

Il potere della pietà è manifesto nelle ordinanze del sacerdozio, dice Dottrina e Alleanze 84:20. La pietà non è un prodotto della perfezione: scaturisce dalla concentrazione e dalla consacrazione.

La pietà caratterizza ognuno di voi che ama veramente il Signore, poiché ricordate continuamente l’espiazione del Salvatore e gioite del Suo amore incondizionato. E, così facendo, sconfiggete l’orgoglio personale e le vane ambizioni. Considerate importanti i vostri successi soltanto se essi contribuiscono a rafforzare il Suo regno sulla terra.

Il canto del Coro del Tabernacolo Mormone contribuì a diffondere il loro straordinario spirito di pietà. Dal profondo del cuore, il Coro cantò un inno che portava la testimonianza di amore mirabile e divino. Le lacrime bagnarono più di un volto, mentre gli ascoltatori esprimevano sentimenti personali di conversione e di impegno alla pietà. Questo inno, che il Coro tra poco canterà, comprende questi versi di Isaac Watts:

Quando osservo la mirabile croce
Sulla quale il Principe della gloria morì
Considero nulla le mie più grandi ricchezze
E getto disprezzo su tutto il mio orgoglio.
Impediscimi, Signore, di vantarmi,
Se non della morte di Cristo, mio Dio!
E tutte le cose vane che m’incantano,
Le sacrifico al Suo sangue…
Se tutto il regno della natura fosse mio,
Questo sarebbe un ben piccolo regalo;
Quell’amore così ammirevole, così divino,
Richiede la mia anima, la mia vita, tutto me stesso!

Questi sono gli insegnamenti impartiti da coloro che «ministrano in quel che è figura e ombra delle cose celesti» (Ebrei 8:5). I componenti del Coro del Tabernacolo Mormone portano unitamente testimonianza del Signore vivente, della Sua chiesa restaurata in questi ultimi giorni, come faccio io. Possa Dio aiutarci a diventare migliori grazie al loro esempio. Così prego, nel nome di Gesù Cristo. Amen.