Una possente forza in favore della rettitudine

Ardeth G. Kapp


«Quando la nostra fede è incentrata in Gesù Cristo, nostro Salvatore, cominciamo a conoscere la nostra identità e il nostro dolce rapporto con Lui»

Miei cari fratelli e sorelle, oggi il mio cuore è pieno di gioia per il profondo amore e rispetto che sento per la nuova presidenza delle Giovani Donne. Sento anche una profonda gratitudine per le mie consigliere e i membri del consiglio delle Giovani Donne con le quali ho lavorato. Gioiamo per le possibilità che ci sono state date di progredire mediante le nostre chiamate. Sono grata a mio marito per l’eternità, che è stato il mio costante sostegno.

Ci siamo rivolte al Signore in preghiera sincera e Lo abbiamo cercato diligentemente, e abbiamo sentito il Suo Spirito e veduto la Sua mano che ci guidava. Porto testimonianza della saggezza, ispirazione e capacità di guida dei nostri dirigenti del sacerdozio che dirigono questo grande lavoro.

Al tempo della mia chiamata il presidente Hinckley parlò di questo periodo di tempo in cui le giovani donne della Chiesa sarebbero diventate una possente forza di rettitudine. Stiamo assistendo a questo fatto in tutto il mondo.

Una giovane di quindici anni dello Zaire, in Africa, ha scritto: «So che il mio Padre celeste mi ama perché l’ho chiesto».

Un’altra giovane scrive: «Ho quasi quattordici anni. Voglio sapere se pensate che sia giusto che vada ai balli della scuola. Se non rispondete alla mia lettera in tempo per il ballo di Halloween, non vi andrò. Non voglio disobbedire».

Dietro queste brave giovani stanno affettuosi genitori e fedeli dirigenti, che sono consapevoli del sacro incarico che essi hanno di insegnare, amare, tenere per mano e, quando è necessario, tirare le redini.

È importante che tutti noi sappiamo chi siamo e che cosa Dio si aspetta da noi.

Dopo che Gesù ebbe digiunato per quaranta giorni, il tentatore venne a Lui e cercò di piantare i semi del dubbio riguardo a chi Egli fosse realmente. Con le parole: «Se tu sei Figliuol di Dio», egli dette inizio al suo piano (Matteo 4:3). Gesù sapeva chi Egli era. Egli ha proclamato chiaramente questo messaggio a ognuno di noi: «Ecco, Io sono Gesù Cristo, il Figliuol di Dio» (DeA 6:21). Egli è il nostro Salvatore, il nostro avvocato presso il Padre.

Le giovani della Chiesa hanno una dichiarazione personale che dichiara la loro identità: «Sono una figlia del Padre celeste, il Quale mi ama; avrò fede nel Suo piano eterno, che si incentra in Gesù Cristo, il mio Salvatore» (vedi il Manuale di istruzioni delle Giovani Donne, pag. 3).

Ognuna di noi, giovane o vecchia che sia, mediante l’ordinanza del battesimo si è impegnata a prendere su di sé il nome di Gesù Cristo, ad amare, sostenere e servire i nostri fratelli e sorelle ovunque possano trovarsi.

Qualche settimana fa ho parlato a una riunione al caminetto dedicata al lavoro missionario, alla quale i membri avevano portato i loro amici non appartenenti alla Chiesa. Notai in prima fila una ragazza seduta accanto a sua madre. In seguito seppi che ella aveva soltanto dodici anni. Le chiesi di venire accanto a me. Riusciva appena a vedere da sopra il pulpito. Senza essersi preparata, quella ragazza, con grande sentimento e convinzione, con la sua voce dolce e chiara al tempo stesso, ripeté a memoria: «Siamo figlie di un Padre celeste che ci ama e che noi amiamo. Staremo «‹come testimoni di Dio in ogni occasione, in ogni cosa ed in ogni luogo . . .›» (Manuale di istruzioni delle Giovani Donne, pag. 3). Ella continuò a recitare interamente il Tema delle Giovani Donne, inclusi i Valori delle Giovani Donne, mentre i presenti ascoltavano quasi intimiditi.

Conoscendo e ricordando chi siamo e a Chi apparteniamo, ci sentiamo guidate da una forza che influisce sul nostro atteggiamento e sulla nostra condotta. Ci avviciniamo al Padre nei cieli mediante le sacre ordinanze e le alleanze disponibili soltanto mediante la Sua chiesa restaurata.

Ho avuto il privilegio di fare visita a una fedele famiglia di Santi degli Ultimi Giovani in una piccola capanna delle Filippine. In quell’umile dimora una bella giovane di quattordici anni ascoltava attentamente, mentre suo padre spiegava che se avessero risparmiato il più possibile e venduto ogni cosa che possedevano, la famiglia un giorno avrebbe avuto abbastanza denaro per andare al tempio, dove essi sarebbero stati suggellati insieme per l’eternità.

Per la nostra fede nell’importanza di stringere delle alleanze con Dio e di comprendere le nostre immense possibilità, il tempio, la casa del Signore, diventa il centro di tutto ciò che conta veramente. Nel tempio partecipiamo alle ordinanze e alleanze che annullano la distanza tra il cielo e la terra. Esse ci preparano a tornare un giorno alla presenza di Dio e a godere le benedizioni dell’eternità della famiglia e della vita eterna.

Abbiamo ascoltato le giovani di tutto il mondo che ripetevano in molte lingue il loro impegno: «Saremo preparate a contrarre e a mantenere le sacre alleanze, a ricevere le ordinanze del tempio e a godere le benedizioni dell’esaltazione» (Manuale di istruzioni delle Giovani Donne, pag. 3). Queste benedizioni sono disponibili a tutte noi oggi – a tutti i figli del nostro Padre. Quando la nostra fede è incentrata in Gesù Cristo, nostro Salvatore, cominciamo a conoscere la nostra identità e il nostro dolce rapporto con Lui; come dice in una canzone:

Il Re dell’amore è il mio pastore,
la cui bontà non vien mai meno.
Non mi manca nulla se Gli appartengo
ed Egli è mio per sempre.

Mediante le ordinanze e le alleanze disponibili nel tempio il nostro Padre nei cieli ha tracciato la via per la quale possiamo ritornare a Lui con gioia. Porto la mia testimonianza di queste eterne verità, nel nome di Gesù Cristo. Amen. 9