Gratitudine per la bontà di Dio

Robert D. Hales

Presiding Bishop


Robert D. Hales
«In maniera silenziosa l’espressione e i sentimenti di gratitudine hanno un meraviglioso effetto purificatore e guaritore»

Qualche mese fa sono stato sul punto di lasciare questa vita terrena. Come molti di voi sanno, lo scorso agosto ho subito un attacco cardiaco. Ho avuto pertanto la possibilità di conoscere direttamente la forza guaritrice che scaturisce dalle preghiere offerte da tante persone, e di questo sarò sempre grato. Grazie per le vostre preghiere e per il vostro affetto. La vostra bontà ha innalzato il mio spirito e ha favorito il processo di guarigione. Poter riacquistare la salute e la forza è stata davvero una grande benedizione.

Durante quei difficili giorni nacque quasi subito in me un profondo sentimento che si intensificò sempre più durante la malattia e la convalescenza, e che rimane vivo in me tutt’ora. Mi sentii sopraffatto da un profondo senso di gratitudine per la bontà di Dio.

Sento la più profonda gratitudine per il sacrificio espiatorio del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. L’Espiazione è il fondamento sul quale poggiano tutte le verità del Vangelo.

Il Salvatore dice:

«Sono venuto al mondo per fare la volontà del Padre mio; perché mio Padre mi ha mandato.

E mio Padre mi mandò per essere stato elevato sulla croce . . .» (3 Nefi 27:13-14).

Il profeta Joseph Smith scrisse:

«Che Egli, Gesù, venne nel mondo per essere crocifisso per il mondo e per portare i peccati del mondo, e per santificare il mondo e per purificarlo da ogni ingiustizia; affinché per Suo tramite tutti . . . possano essere salvati» (DeA 76:41-42).

Porto testimonianza con profonda gratitudine che so che il nostro Salvatore vive, che Egli risorse, che possiamo avere redenzione e salvezza grazie all’Espiazione compiuta per tutta l’umanità – che tutti risorgeremo.

Il Signore disse: «Se voi mi amate; osserverete i miei comandamenti» (Giovanni 14:15). L’obbedienza alle leggi, alle ordinanze e ai comandamenti è la più grande espressione del nostro amore e della nostra gratitudine.

La gratitudine è anche la base sulla quale poggia il pentimento.

L’Espiazione portò la misericordia per mezzo del pentimento per controbilanciare la giustizia. Quanto sono felice di conoscere la dottrina del pentimento! Il pentimento è indispensabile per la salvezza. Siamo esseri terreni, non siamo dunque perfetti; tutti commettiamo degli errori. Se i nostri errori non sono seguiti dal pentimento, dovremo soffrire.

Il profeta Mormon dice che egli vide che le persone soffrivano e pensava che fosse a causa del pentimento; ma poi disse:

«Ma la mia gioia fu vana, poiché la loro afflizione non li conduceva al pentimento in grazia della bontà di Dio; ma era piuttosto la tristezza dei dannati; perché il Signore non avrebbe permesso loro di continuare a gioire nel peccato» (Mormon 2:13; corsivo dell’autore).

Mormon insegna che nel peccato vi saranno sempre sofferenza e dolore; ma pentirci soltanto perché ci sentiamo a disagio, o perché abbiamo sofferto, o perché siamo tristi non dimostra che comprendiamo la bontà di Dio.

Quello che voglio dire è che quando esprimiamo la nostra gratitudine a Dio e a Suo Figlio Gesù Cristo, basiamo la nostra fede e il nostro pentimento sul perdono che Essi concedono e sulla loro bontà.

Quanto sono grato per le Scritture che ci mostrano tante occasioni in cui Gesù rese grazie al Suo Padre celeste!

All’Ultima Cena «il Signor Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane; e dopo aver rese grazie, lo ruppe e disse: Questo è il mio corpo che è dato per voi . . .» (1 Corinzi 11:23-24; corsivo dell’autore).

«Poi, preso un calice e rese grazie, lo diede loro, e tutti ne bevvero» (Marco 14:23; corsivo dell’autore).

È importante che ognuno di noi, come fece il Salvatore, si prepari a rendere grazie per questo sacrificio espiatorio ogni settimana, quando prende il sacramento.

Quando penso alla bontà di Gesù, la storia di Lazzaro assume per me un particolare significato.

Quando Maria accolse Gesù, suo fratello Lazzaro era già morto. Gesù vide il suo pianto, e vide che piangevano anche i Giudei che stavano con lei. Mosso da grande compassione Egli «fremè nello spirito; si conturbò, e disse: Dove l’avete messo?» (Giovanni 11:33-34). «Gesù pianse» (Giovanni 11:35).

«Tolsero dunque la pietra. E Gesù, alzati gli occhi in alto, disse: Padre, ti ringrazio che m’hai esaudito» (Giovanni 11:41; corsivo dell’autore).

E poi Gesù comandò a Lazzaro di uscire (versetto 43).

Quindi non è giusto ricordarsi di rendere grazie al Padre celeste prima di chiedere il Suo aiuto per risolvere le difficoltà?

In Giovanni 6:5-14 troviamo la bellissima storia di Gesù e dei cinque pani e due pesci:

«Gesù quindi prese i pani; e dopo aver rese grazie, li distribuì alla gente seduta» (Giovanni 6:11; corsivo dell’autore).

Un’altra volta i discepoli di Gesù pregarono per ricevere lo Spirito Santo. E quando furono riempiti dello Spirito Santo, Gesù «si inchinò fino a terra e disse:

Padre, Ti ringrazio di aver accordato lo Spirito Santo a questi che ho scelti; ed è per la loro fede in me che li ho scelti fuori dal mondo.

Padre, Io Ti prego di accordare lo Spirito Santo a tutti coloro che crederanno nelle loro parole» (3 Nefi 19:19-21; corsivo dell’autore).

La preghiera è un elmento indispensabile dell’espressione della nostra gratitudine al Padre celeste. Egli attende le nostre espressioni di gratitudine ogni mattina e ogni sera mediante una sincera e semplice preghiera che scaturisce dal cuore per le molte benedizioni, doni e talenti che possediamo.

Mediante le nostre espressioni di devota gratitudine e ringraziamento noi dichiariamo la nostra dipendenza da una superiore fonte di saggezza e di conoscenza: Dio Padre e Suo Figlio, nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. Essi ci hanno insegnato a vivere «quotidianamente in gratitudine» (Alma 34:38).

Questa è l’esortazione di re Beniamino: «Oh quanto più dovete voi ringraziare il vostro Re celeste!» (Mosia 2:19).

Con il passare degli anni divento sempre più grato per i miei genitori. Essi mettevano in pratica il Vangelo, studiavano le Scritture e portavano testimonianza di Dio Padre e del nostro Salvatore Gesù Cristo. Essi portavano anche testimonianza del profeta Joseph Smith.

Sin dalla mia fanciullezza fu grazie ai loro insegnamenti e al loro esempio che ricevetti l’assoluta conoscenza dell’esistenza della vita eterna, e l’obiettivo di dover ritornare con onore, insieme a tutta la famiglia, alla presenza del Padre celeste.

Tra le lezioni che mio padre mi insegnò c’è la gratitudine per ciò che significa esser un’Autorità generale. Qualche anno fa, in un nevoso giorno d’inverno, mio padre, allora ultraottantenne, aspettava la visita di un membro del Quorum dei Dodici Apostoli. Papà, che era pittore, aveva dipinto un quadro raffigurante la casa di quell’apostolo. Invece di farsi spedire il quadro, l’apostolo volle venire a ritirarlo e a ringraziare personalmente mio padre. Sapendo che papà teneva molto a che tutto fosse in ordine per la visita, andai a trovarlo. Nel liberare la strada dal manto nevoso, lo spazzaneve aveva ammucchiato la neve davanti al vialetto d’accesso alla casa. Papà aveva spalato la neve dal vialetto, poi aveva lavorato per rimuovere il mucchio che lo ostruiva. Era rientrato in casa esausto e dolorante. Quando arrivai sentiva un forte dolore al petto per la fatica e la tensione nervosa. La mia prima preoccupazione fu di metterlo in guardia contro le fatiche sconsiderate. Non sapeva a quali rischi si esponeva facendo tali sforzi?

«Robert», mi disse con il fiato corto, «ti rendi conto che un apostolo del Signor Gesù Cristo verrà a casa mia? Il vialetto d’accesso deve essere pulito; non deve affondare i piedi in un mucchio di neve». Poi alzò una mano dicendo: «Oh, Robert, non dimenticare mai, e non trattare con leggerezza il privilegio di poter conoscere gli apostoli del Signore e lavorare con loro!».

Sono felice di avere la possibilità di lavorare con gli unti del Signore, e la possibilità di rendere testimonianza di coloro che sono stati chiamati a guidarci come profeti, veggenti e rivelatori in questa dispensazione.

Sono anche grato ai miei consiglieri che lavorano con me e per i Settanta, e tutti i dirigenti del sacerdozio e delle organizzazioni ausiliarie della Chiesa per la loro fedeltà. Sono grato a mio padre per avermi dato un esempio di amore e di affetto verso mia madre. Quando aveva ormai superato gli ottant’anni disse che presto ci avrebbe lasciato per unirsi a nostra madre, che era morta prima di lui, e che voleva che vivessimo in modo degno da poterci unire a loro in cielo per diventare una famiglia eterna. Noi figli gli siamo tutti grati per questi insegnamenti.

Sono grato a mia madre che si dedicava interamente al marito e a noi figli, una madre che ci insegnava mediante l’esempio. Le sono grato per il devoto servizio da lei svolto nella Società di Soccorso per più di trent’anni. A sedici anni ebbi il privilegio di imparare da lei, che mi portava con sé quando assisteva il vescovo, a provvedere ai poveri e ai bisognosi.

Sono grato a mio fratello e a mia sorella che amano il Signore e sono rimasti a Lui devoti e fedeli. Esprimo il mio affetto per le premure che mi hanno dedicato durante questi sessant’anni.

Amo la mia cara moglie Mary e i miei due figli Steven e David e le loro famiglie. Voglio esprimere loro la mia gratitudine per tutta la gioia che essi hanno portato nella mia vita. Qualche anno fa un collega mi disse che il mio più grande bene era mia moglie. Desidero esprimerle pubblicamente la mia gratitudine per ciò che ella rappresenta nella mia vita.

Invito coloro che hanno la moglie o il marito, il padre o la madre, i fratelli o le sorelle, i figli e le figlie ancora accanto a loro in questa esistenza terrena ad esprimere il loro affetto e ad esternare la loro gratitudine quando ancora possono farlo da questa parte del velo.

Dobbiamo ricordare di rendere grazie al nostro Padre celeste per le benedizioni e i doni che ci sono stati dati.

«E dovete render grazie a Dio nello Spirito, per tutte le benedizioni con le quali siete benedetti» (DeA 46:32).

«E tutti cotesti doni vengono da Dio, per il beneficio del Figliuolo di Dio» (DeA 46:26).

Come Vescovo Presiedente sono grato ai membri di questa chiesa che tanto volentieri dedicano il loro tempo, i loro mezzi e i loro talenti, mediante le decime e le offerte e le loro azioni caritatevoli. Quale meraviglioso esempio essi danno ai loro figli e al loro prossimo! Sono invero una generazione eletta che prepara se stessa e i loro figli e nipoti per la seconda venuta di Gesù Cristo.

Essere grati significa essere consapevoli, significa rendere grazie, significa sentirci umili poiché riconosciamo di essere oggetto di un atto di bontà, di servizio, di interesse da parte di un’altra persona, un atto che ci edifica e ci rafforza.

Essere ingrati significa ignorare o non riconoscere l’assistenza o l’aiuto che qualcuno ci ha dato, oppure, peggio ancora, sapere di essere stati aiutati e non aver reso grazie privatamente o pubblicamente.

In maniera silenziosa l’espressione e i sentimenti di gratitudine hanno un meraviglioso effetto purificatore o guaritore. La gratitudine porta calore a chi l’esprime e a chi ne è l’oggetto.

La gratitudine espressa al nostro Padre celeste nella preghiera per ciò che abbiamo ci porta la pace, la pace che ci consente di non affliggerci per ciò che non abbiamo. La gratitudine ci porta una pace che ci aiuta a superare il dolore che scaturisce dalle avversità e dal fallimento. Essere grati ogni giorno significa esprimere il nostro apprezzamento per ciò che non abbiamo, senza pensare a ciò che avevamo in passato o a ciò che desideriamo per il futuro. Il riconoscimento e l’apprezzamento per i doni e i talenti che ci sono stati dati ci permette anche di riconoscere la necessità di ricevere aiuto o assistenza dai doni e dai talenti posseduti dagli altri.

La gratitudine è un principio divino:

«Ringrazia il Signore tuo Dio, in ogni cosa» (Dottrina e Alleanze 59:7).

Questo passo ci invita ad esprimere gratitudine non soltanto per ciò che accade, non soltanto per le cose belle della vita, ma anche per l’opposizione e per le difficoltà che la vita ci presenta e che accrescono la nostra esperienza e la nostra fede. Mettiamo la nostra vita nelle Sue mani, consapevoli che ogni cosa che accadrà ci darà esperienza.

Quando diciamo: «Sia fatta la tua volontà», in realtà esprimiamo fede e gratitudine e dichiariamo di accettare tutto ciò che accadrà nella nostra vita.

Prego che possiamo sentire una vera gratitudine verso la bontà di Dio per tutte le benedizioni che ci sono state date, e che esprimiamo questi sentimenti di gratitudine in preghiera al nostro Padre celeste. Nel nome di Gesù Cristo. Amen. 9