La lingua può essere una spada affilata

Marvin J. Ashton


«Siate persone che sanno nutrire ed edificare; siate persone che dimostrano comprensione e desiderio di perdonare, che cercano il meglio negli altri»

Nel chiedere misericordia nel 57mo Salmo re Davide grida: «L’anima mia è in mezzo a leoni; dimoro tra gente che vomita fiamme, in mezzo ad uomini, i cui denti son lance e saette, e la cui lingua è una spada acuta» (Salmi 57:4).

Nel mondo di oggi noi siamo vittime di molte persone che usano la lingua come una spada affilata. Il cattivo uso della lingua è causa di intrighi e di distruzione, come è rivelato dai maestri di informazioni e dalle stesse persone che si dedicano a questo passatempo. Nel vernacolo americano questa attività distruttiva è chiamata «fracassare». Il dizionario dice che fracassare significa distruggere a suon di colpi violenti.

Questo comportamento tanto comune è seguito da troppe persone che «fracassano» un vicino, un familiare, un pubblico ufficiale, una comunità, un paese, una chiesa. Spesso vediamo anche figli che fracassano i genitori e genitori che fracassano i figli in modo allarmante.

Noi membri della Chiesa dobbiamo tener presente che l’ammonimento di non parlar mai male di nessuno è una preziosa regola di comportamento civile. Dobbiamo ricordarcene più che mai, se vogliamo tener fede al nostro credo che se vi sono cose virtuose, amabili, di buona reputazione o degne di lode, queste sono le cose a cui noi aspiriamo. Quando obbediamo a questa esortazione, non abbiamo tempo da dedicare al vile passatempo di fracassare, invece di edificare.

Alcuni pensano che l’unico modo per rendere pan per focaccia, per richiamare l’attenzione o ottenere un vantaggio, o per avere la meglio, consista nel fracassare le persone. Questo genere di comportamento non è mai lecito. Spesso il buon nome, e quasi sempre la stima che una persona ha di sé, crollano sotto i colpi di questa vile pratica.

Quanto ci siamo allontanati dal semplice insegnamento che dice: «Se non sai dire qualcosa di buono su qualcuno, non dire nulla», tanto che troppo spesso oggi diventiamo partecipi di questa attività distruttiva.

Anche se le chiacchiere e i si dice riguardo al comportamento di una persona non mancano mai, e costituiscono efficaci munizioni per coloro che desiderano ferire, fracassare o danneggiare, il Salvatore ci ricorda che colui che è senza peccato deve scagliare la prima pietra. Vili voci e chiacchiere sono sempre a disposizione di coloro che vogliono spargere dicerie sordide e sensazionali. Nessuno di noi è ancora perfetto. Ognuno di noi ha delle mancanze che non sono terribilmente difficili da individuare – particolarmente se questo è l’obiettivo che ci si prefigge. Mediante un esame al microscopio è possibile trovare nella vita di quasi ogni persona episodi o caratteristiche che possono essere distruttivi quando vengono ingranditi.

Dobbiamo tornare ai principi fondamentali che ci chiedono di riconoscere quanto vi è di buono o degno di lode nella famiglia. La serata familiare deve riacquistare la sua importanza e il suo uso come strumento di una sana comunicazione e di un buon insegnamento, senza mai diventare un’occasione per fracassare un altro familiare, un vicino, un insegnante o un dirigente. La lealtà per la famiglia emergerà quando daremo risalto agli aspetti buoni e positivi e terremo a freno i nostri pensieri negativi, cercando invece quelle cose che hanno una buona reputazione.

Vi saranno sempre, nei giorni a venire, coloro che saranno inclini a fracassare se stessi e gli altri, ma non possiamo permettere che una pesante e distruttiva critica ci impedisca di progredire nella vita privata o nella Chiesa.

Una volta chiesero a Bernard Baruch, consigliere di sei presidenti americani, se fosse mai stato turbato dagli attacchi dei suoi nemici. Egli rispose: «Nessun uomo può umiliarmi o distruggermi. Non glielo permetterò».

Ricordiamoci che Gesù Cristo, l’unica persona perfetta che sia mai vissuta sulla terra, ci insegnò mediante l’esempio a non dire nulla nei momenti difficili, invece di sprecare tempo ed energia nel fracassare gli altri, a prescindere dal motivo.

Quindi, qual è l’antidoto per questo «fracassare» che ferisce i sentimenti, sminuisce la gente, distrugge i rapporti e rovina la stima di noi stessi? Il fracassare deve essere sostituito dalla carità. Moroni la descrive così: «Dunque, miei diletti fratelli, se non avete la carità voi non siete nulla, poiché la carità non vien mai meno. Attaccatevi dunque alla carità, che è il più grande di tutti i beni . . . La carità è l’amore puro di Cristo, e sussisterà in eterno» (Moroni 7:46-47).

Forse per molti aspetti carità è una parola il cui significato viene frainteso. Spesso pensiamo che sia carità fare visita agli infermi e dare da mangiare agli affamati, oppure dividere le nostre sostanze con chi è meno fortunato di noi. In realtà la carità significa molto di più.

La vera carità non è una cosa che si dà via; è una cosa che si acquisisce e diventa parte del nostro essere. E quando la virtù della carità si è radicata nel nostro cuore, non siamo più gli stessi: ci diventa odioso il solo pensiero di poter fracassare qualcuno.

Forse abbiamo la più grande carità quando siamo buoni gli uni con gli altri, quando non giudichiamo e non affibbiamo etichette, quando semplicemente ci concediamo l’un l’altro il beneficio del dubbio, o stiamo zitti. Carità significa accettare le differenze, le debolezze e le mancanze altrui; significa aver pazienza con chi ci ha deluso, resistere all’impulso di sentirsi offesi quando qualcuno non si comporta come pensiamo che avrebbe dovuto fare. Chi ha carità si rifiuta di trarre vantaggio dalle debolezze altrui, ed è disposto a perdonare qualcuno che lo ha ferito. Carità significa aspettarsi il meglio gli uni dagli altri.

Nessuno di noi ha bisogno che un’altra persona lo fracassi o gli faccia notare in che cosa ha fallito e dove non ha fatto del suo meglio. Per la maggior parte siamo già ben consapevoli dei campi in cui siamo deboli. Quello di cui ognuno di noi ha veramente bisogno è una famiglia, degli amici, un datore di lavoro, dei fratelli e sorelle che lo sostengano, che abbiano la pazienza di insegnargli, che credano in lui e sappiano che sta facendo del suo meglio nonostante le sue debolezze. Perché non ci diamo più spesso il beneficio del dubbio l’uno con l’altro? Perché non speriamo più sinceramente che una persona abbia successo o raggiunga le sue mete? Perché non facciamo più spesso il tifo gli uni per gli altri?

Non dobbiamo sorprenderci che una delle tattiche usate dall’avversario in questi ultimi giorni sia quella di aizzare all’odio reciproco i figli degli uomini. Egli è lieto di vederci criticare gli altri, di vederci beffeggiare qualcuno o approfittare delle debolezze del nostro vicino, e in generale stuzzicarci reciprocamente. Il Libro di Mormon spiega chiaramente da dove provengono l’ira, la malvagità, l’avidità e l’odio.

Nefi profetizzò che negli ultimi giorni il diavolo «imperverserà nei cuori degli uomini, e li spingerà alla rivolta rabbiosa contro ciò che è buono» (2 Nefi 28:20). A giudicare da quello che vediamo ogni giorno sui giornali e alla televisione, sembra che Satana stia facendo un buon lavoro. Con il pretesto di tenere informato il pubblico, questi mezzi di informazione ci assediano con vivide scene – troppo spesso a vividi colori – di avidità, estorsioni, violenza carnale e offese tra uomini d’affari, atleti o politici di opposte fazioni.

In tutte le Scritture sembra emergere un filo conduttore comune. Esaminiamo per prima cosa il Sermone sul Monte, che per quanto è a nostra conoscenza fu il primo sermone tenuto da Cristo ai discepoli da poco chiamati. Il tema generale del discorso del Salvatore, che per molti aspetti è il più importante manuale su come venire a Lui, si impernia sulle virtù dell’amore, della compassione, del perdono e della sopportazione – in altre parole, sulle virtù che ci permettono di trattare con maggiore bontà i nostri simili. Esaminiamo in particolare il messaggio rivolto dal Salvatore ai Dodici. L’ammonimento rivolto a loro, e a noi, era quello di riconciliarci con i nostri fratelli, di trovare presto un accordo con i nostri avversari, di amare i nostri nemici, di fare del bene a coloro che ci odiano e di pregare per quelli che ci perseguitano. Ci è detto infine: «Se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l’altra» (Matteo 5:24-39).

È interessante il fatto che i principi che il Signore volle insegnare agli apostoli da poco chiamati erano quelli che riguardano il modo in cui dobbiamo trattarci a vicenda. E infine, a che cosa volle dare risalto il Signore durante il breve periodo che Egli trascorse presso i Nefiti su questo continente? Fondamentalmente allo stesso messaggio. Ciò non potrebbe essere dovuto al fatto che il modo in cui ci trattiamo gli uni gli altri è il fondamento del vangelo di Gesù Cristo?

Durante il discorso introduttivo tenuto a una riunione al caminetto con un gruppo di Santi degli Ultimi Giorni adulti, il moderatore della discussione fece ai partecipanti questa domanda: «Come fate a sapere se una persona si è convertita a Gesù Cristo?» Per quarantacinque minuti i presenti avanzarono numerosi suggerimenti in risposta a questa domanda, e il moderatore scrisse con cura ogni risposta alla lavagna. Tutti i suggerimenti erano sensati e ponderati. Ma dopo un po’ di tempo quel capace insegnante cancellò tutto quanto aveva scritto; poi, prendendo atto che tutti i suggerimenti erano degni di merito e apprezzabili, espose un principio vitale: «L’indizio più esatto e più chiaro del nostro progresso spirituale e del nostro venire a Cristo è il modo in cui trattiamo gli altri».

Meditate per qualche momento su questa idea: il modo in cui trattiamo i nostri familiari, amici, colleghi di lavoro, ecc. è importante quanto lo sono alcuni dei più evidenti principi del Vangelo sui quali talvolta mettiamo l’accento.

Il mese scorso la Società di Soccorso ha celebrato il suo 150mo anniversario. Il suo motto «La carità non verrà mai meno» è stato un sistema di vita per i suoi membri e per altre persone di tutto il mondo.

Immaginate cosa accadrebbe nel mondo di oggi – o nel nostro rione, famiglia, quorum del sacerdozio o organizzazione ausiliaria – se tutti noi ci impegnassimo a sostenerci, proteggerci e confortarci reciprocamente! Immaginate quali possibilità avremmo!

Una giovane che faceva parte della presidenza della Società di Soccorso di un palo, e al tempo stesso era pressata dagli impegni conseguenti a un incarico particolarmente difficile che doveva svolgere, una mattina, durante la riunione di presidenza, perse la pazienza. La causa del suo disagio non aveva molto a che fare con l’argomento in esame, ma era principalmente dovuto al fatto che a quel tempo ella stava lavorando sotto pressione per svolgere un compito importante in famiglia, e quindi si sentiva frustrata e nervosa. In seguito si sentì imbarazzata dal comportamento che aveva tenuto e chiese immediatamente scusa per il suo sfogo. Le sue amiche nella presidenza furono generose e le dissero di non pensarci più. Ella tuttavia si chiedeva se la considerazione che le altre sorelle avevano per lei fosse minore, ora che l’avevano vista reagire in quel modo. Ma quella sera verso l’ora di cena sentì suonare alla porta. Erano le altre componenti della presidenza che le portavano un pranzo delizioso già cucinato. «Sapevamo che questa mattina, quando hai perso la pazienza, dovevi essere molto stanca. Abbiamo pensato che un buon pranzo pronto ti avrebbe fatto piacere. Vogliamo che tu sappia che ti vogliamo bene». La giovane rimase stupita. Nonostante il comportamento che aveva tenuto quella mattina, le sue amiche erano venute a offrirle il loro sostegno invece delle loro critiche. Invece di approfittare di quella occasione per fracassarla, si erano sentite piene dello spirito di carità.

Siate persone che sanno nutrire e edificare; siate persone che dimostrano comprensione e desiderio di perdonare, che cercano il meglio negli altri. Fate che quando lasciate le persone, siano migliori di come le avete trovate. Siate giusti con i vostri concorrenti, sia negli affari che nello sport o in qualsiasi altro campo. Non lasciatevi indurre dal linguaggio usato nel nostro tempo a cercare di «vincere» mediante l’intimidazione o l’astuzia per vanificare gli sforzi altrui. Porgete la mano a chi si sente spaventato, solo o affaticato.

Se potessimo guardare nel cuore delle persone, e conoscere così le difficoltà che ognuno di noi deve affrontare, ritengo che ci tratteremmo con maggiore gentilezza, con maggiore amore, pazienza, tolleranza e premura.

Se l’avversario riesce a indurci a punzecchiarci, criticarci, fracassarci, danneggiarci, giudicarci, umiliarci o ingiuriarci reciprocamente, è già sulla strada della vittoria. Perché? Perché, nonostante che questa condotta non possa essere paragonata al commettere un peccato grave, è tuttavia un comportamento che soffoca la nostra spiritualità. Lo Spirito del Signore non può dimorare dove dominano i litigi, i giudizi negativi, le contese e dove c’è la tendenza a fracassare.

Anche nei tempi biblici Giacomo ricordava ai fedeli la necessità di controllare la lingua.

«Così anche la lingua è un piccol membro, e si vanta di gran cose. Vedete un piccol fuoco, che gran foresta incendia!

Anche la lingua è un fuoco, è il mondo dell’iniquità. Posta com’è fra le nostre membra, contamina tutto il corpo e infiamma la ruota della vita, ed è infiammata dalla geenna» (Giacomo 3:5-6).

Consentitemi di sottolineare di nuovo il principio che quando ci siamo veramente convertiti a Gesù Cristo, e ci siamo impegnati con Lui, accade un fatto strano: la nostra attenzione si volge al benessere dei nostri simili, e il modo in cui trattiamo gli altri è sempre più improntato alla pazienza, alla gentilezza, alla cortese accettazione e al desiderio di svolgere un ruolo positivo nella loro vita. Questo è l’inizio della vera conversione.

Apriamo le braccia l’uno all’altro, accettiamoci per quello che siamo, convinti che tutti fanno del loro meglio e cercando dei modi di esprimere un quieto messaggio di amore e di incoraggiamento, invece di fracassare.

Di nuovo Giacomo ci ricorda: «Il frutto della giustizia si semina nella pace per quelli che s’adoperano alla pace» (Giacomo 3:18).

Possa Dio aiutarci individualmente e collettivamente a capire e a insegnare che la tendenza a fracassare deve essere sostituita dalla carità oggi e sempre. Così prego, nel nome di Gesù Cristo. Amen. 9