Gli anni d‘oro

Robert L. Backman


«Vedo per le coppie di coniugi più anziani gloriose possibilità di continuare a servire il prossimo. Quanto bisogno ha la Chiesa di voi!»

Quattordici anni fa mi presentai a questo pulpito per accettare la mia chiamata alla Presidenza dei Settanta.

Gli anni che sono trascorsi da allora sono stati i più impegnativi, i più remunerativi e i più soddisfacenti della mia vita. Ho gioito di ogni proficua esperienza che ho fatto.

A questa conferenza sono stato nominato Autorità generale emerita. Spero che la mia vita produttiva non sia finita, e mi chiedo cosa fare del resto dei miei giorni. Non mi sento vecchio; la mia mente è ancora sveglia; il mio corpo continua a funzionare bene. Mio padre è morto a novantaquattro anni; mia madre è ancora viva a novantacinque. Il mio motore può fare ancora tanti chilometri. Salvo incidenti, probabilmente ho davanti a me altri venticinque anni.

Non voglio essere come quel pensionato di cui dissero; «È morto a settant‘anni, ma ha aspettato sino a ottantacinque per essere sepolto».

Che fare allora?

In tutto il Nuovo Testamento c‘è un solo passo che descrive la vita del Salvatore tra i dodici anni e il tempo in cui iniziò il Suo ministero. Ho citato spesso questo passo parlando ai giovani. Mi chiedo se non è altrettanto valido per noi adulti, e in particolare per coloro che sono in pensione. Luca scrive: «E Gesù cresceva in sapienza e in statura, e in grazia dinanzi a Dio e agli uomini» (Luca 2:52).

In altre parole potremmo dire che il nostro Salvatore si sviluppava fisicamente, mentalmente, socialmente e spiritualmente per diventare un modello da emulare.

La crescita fisica

Naturalmente il nostro corpo invecchia. Questo processo fa parte della vita; ma ritengo di avere il dovere di mantenermi il più possibile in buona salute mediante un‘idonea attività fisica, una dieta sana e una cura quotidiana del corpo. Spero di emulare l‘anziano Joseph Anderson, il quale a cento anni praticava ancora il nuoto e continuò a fare lunghe passeggiate quotidiane sino al giorno della morte; o mio zio Milt Backman, che a novantaquattro anni gioca ancora a volano.

La crescita mentale

Dobbiamo continuare ad espandere la mente, poiché anch‘essa ha bisogno di essere esercitata, come i muscoli del corpo. Voglio seguire l‘esempio del mio buon vicino Perris Jensen, che si è laureato all‘Università Brigham Young a 81 anni, e di Amelia McConkie, vedova dell‘anziano Bruce McConkie, che dopo la morte del marito ha cominciato a dipingere.

Ho già cominciato a prendere lezioni di piano e, se vivrò abbastanza, vorrei acquisire padronanza nell‘uso del computer.

La crescita sociale

Abbiamo tante possibilità di servire il nostro prossimo. A prescindere da dove viviamo, i nostri concittadini hanno sete della saggezza e dell‘esperienza posseduta da coloro che hanno vissuto a lungo e bene. Senza il lavoro di volontariato che possono svolgere i pensionati, molti dei nostri centri correrebbero il rischio di soffocare. Quando guardo al futuro penso alle innumerevoli buone azioni compiute da Lowell Bennion in favore della collettività durante la sua vita e in particolare dopo che andò in pensione. Egli ci ha dato un esempio di vera vita cristiana aiutando tutti i suoi «minimi fratelli» (Matteo 23:40).

La crescita spirituale

Uno dei pericoli che vedo nell‘essere un pensionato è il distacco dal mondo. Quando la società sembra dirci: «Non abbiamo più bisogno di te», ci ritiriamo in noi stessi. Dato l‘invecchiamento della popolazione, il numero dei pensionati sarà sempre più grande. Spero che la Chiesa continuerà ad usarci. Abbiamo affrontato prove e difficoltà per un‘intera vita. La società difficilmente si troverà davanti a impegni che noi non abbiamo già affrontato. Abbiamo imparato cosa è importante e cosa ci porta alla felicità duratura. Usando la nostra esperienza, la nostra testimonianza, la nostra saggezza e la nostra conoscenza, possiamo ancora collaborare all‘edificazione del regno di Dio. Penso che Egli abbia bisogno di tutto l‘aiuto che può trovare.

Quando si è al servizio del Signore non si va mai in pensione. Noi crediamo nel progresso eterno; dobbiamo continuare a crescere spiritualmente per tutta la vita. Il Vangelo ci chiede di perseverare sino alla fine.

La parola «perseverare» ha un‘interessante connotazione; di solito la riteniamo collegata con la «sofferenza». Ho scoperto con molto interesse che «perseverare» proviene letteralmente dal latino e deriva dall‘aggettivo perseverus, ossia «molto severo». Il dizionario dice inoltre che perseverare significa persistere, rimanere con animo costante in un‘opinione o proposito. Quindi «perseverare» per estensione significa continuare sulla via prescelta, senza deviare, senza cedere davanti agli ostacoli.

Quando penso alla suprema gioia che ho provato durante il mio ministero, spero che quelle ricche avventure spirituali non siano finite. So che non saranno soltanto una cosa del passato, se saprò accettare le possibilità di servire che mi aspettano.

Essendomi occupato del lavoro missionario per molti anni, vedo per le coppie di coniugi più anziani gloriose possibilità di continuare a servire il loro prossimo. Quanto bisogno ha la Chiesa di voi!

Tra voi vi sono tante persone che hanno trovato la vera gioia andando in missione, dimenticando se stessi per immergersi in questo importante lavoro, mantenendosi giovani nella disciplina e nella dedizione necessarie per insegnare il Vangelo e portare testimonianza a tutti coloro che incontrano. Spero che potrò farlo anch‘io!

Penso a Royce Flandro e a sua moglie, i quali, dopo essere andati in pensione, svolsero una missione in Spagna compiendo un lavoro prezioso. Quando tornarono in patria, sentirono la mancanza delle stupende esperienze vissute in missione. Perciò si rivolsero al Dipartimento Missionario per chiedere dove potevano essere più utili. Li invitarono a studiare l‘ungherese, cosa che fecero diligentemente. Alcuni mesi dopo furono chiamati in missione in Ungheria e là svolsero un ottimo lavoro. Ora sono in viaggio per la Mongolia.

Tanti di noi hanno paura di abbandonare il loro comodo guscio, e quindi si privano di alcune delle più belle avventure che la vita può offrire.

Fratello e sorella Salway sono già stati in missione nelle Figi, in Irlanda, in Sud Africa, in Inghilterra e in California, e ora si preparano ad andare in Florida. Hanno intenzione di continuare sino a quando le loro condizioni di salute lo permetteranno. Chi può misurare il bene che hanno fatto o i benefici che essi stessi hanno ricevuto?

Il personale del Dipartimento Missionario recentemente ha ricevuto una lettera dal presidente Thomas R. Murray della Missione di Independence, nel Missouri, riguardo al lavoro missionario dell‘anziano Ronald Smith e di sua moglie. Egli scrive:

«Gli Smith sono diventati una leggenda a Nebraska City, nel Nebraska. Hanno battezzato diciotto persone e ne hanno riattivato un gran numero in due rioni, hanno percorso molte miglia ogni mese, hanno contribuito al giornale locale, hanno appoggiato efficacemente il programma degli Scout, rafforzato i dirigenti del rione, inserito i convertiti nella Chiesa, fatto amicizia con loro e favorito le relazioni pubbliche della Chiesa in quella città».

Dove altro gli Smith avrebbero potuto trascorrere un periodo più produttivo o svolgere un servizio più proficuo?

Alcuni pensano che i vecchi non possano imparare una nuova lingua. Non è vero! Vediamo ripetutamente coppie di anziani coniugi che vengono al centro di addestramento per i missionari senza nessuna conoscenza di una determinata lingua e partono due mesi dopo in grado di comunicare senza difficoltà. Naturalmente la conoscenza di questa lingua aumenterà a mano a mano che lavorano nella missione. Anche quando una nuova lingua è difficile, le coppie anziane svolgono un servizio prezioso semplicemente con la loro presenza. La loro esperienza, il loro esempio e la loro fede sono una risorsa ineguagliabile per addestrare i membri inesperti della Chiesa. Essi sono indispensabili al progresso del Regno in tutto il mondo.

Ricordo di aver incontrato una brava coppia di coniugi che erano in missione tra gli immigrati del Sud-est asiatico, a Oakland, in California. Quando vidi i legami di affetto che univano quella coppia ai nuovi Santi degli Ultimi Giorni, chiesi alla moglie se parlava la loro lingua. Mi rispose di no. Le chiesi allora come comunicavano con loro. Con le lacrime agli occhi mi rispose: Li amiamo!

Ho gioito di ricche esperienze durante gli ultimi quattordici anni, e non vedo l‘ora di affrontare gli impegni degli anni d‘oro che mi aspettano. Non vedo l‘ora di affrontare nuove esperienze, nuove avventure, nuovi orizzonti, nuovi mondi da conquistare. Non vedo l‘ora di avere nuove occasioni di crescere fisicamente, mentalmente, socialmente e spiritualmente. Prego che la mia vita da oggi in avanti renda testimonianza che sono un discepolo di Gesù Cristo, il Figlio di Dio!

Prego che io e voi possiamo esaurire tutte le nostre energie al servizio del Signore, in modo che alla fine della nostra vita utile e produttiva potremo esultare insieme con Paolo: «Io ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho serbata la fede.

Del rimanente mi è riservata la corona di giustizia» (2 Timoteo 4:7-8).

Concludo il mio ministero pubblico parafrasando le parole che dissi nel 1978, parole che per me hanno un significato ancora più profondo dopo tante ricche esperienze.

Il presidente Benson ha dichiarato che il più alto onore che possiamo avere è quello di essere membri della Chiesa di Dio, come io sono; sapere che Cristo è il nostro Salvatore, ed io, ve ne porto testimonianza, lo so; detenere il Suo santo sacerdozio, che io detengo; e fare parte di una famiglia eterna, come quella di cui io faccio parte. Sono onorato più di tutti gli uomini. Sono benedetto più di tutti gli uomini. Sono tanto grato per la sacra chiamata che mi è stata data. Gioisco della possibilità che ho avuto di consacrare tutta la mia vita al Suo servizio.

Ogni bene di cui godo in questa vita, ogni cosa che considero cara e preziosa in cuor mio, li devo alla mia appartenenza alla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, al mio amore per il Signore, alla testimonianza che ho del Suo divino vangelo e alla risposta che ho dato alle occasioni di servire.

Miei amati Fratelli, io e la mia cara moglie siamo pronti ad andare ovunque vogliate mandarci e a fare tutto quello che ci chiederete. Prego soltanto che possiamo essere strumenti nelle mani del Signore per aiutarvi a svolgere il vostro stupendo incarico di edificare il regno di Dio, di santificare il Suo popolo e di preparare la via a Cristo che verrà nella Sua gloria, quando ogni ginocchio si piegherà e ogni lingua confesserà che Egli è il Salvatore del mondo, di Cui io porto testimonianza. Nel nome di Gesù Cristo. Amen.