La gioia della speranza

M. Russell Ballard

Of the Quorum of the Twelve Apostles


M. Russell Ballard
«Il messaggio che vi rivolgo … è semplicemente questo: il Signore è al timone. Egli conosce la fine sin dal principio».

Fratelli e sorelle, vivere in questi tempi difficili impone ad ognuno di noi di mantenere una prospettiva positiva e fiduciosa del futuro. Oggi, più che mai nel passato, mi interrogano sui segni dei tempi, e se penso che la fine del mondo sia vicina. La mia risposta è la stessa che Gesù dette duemila anni fa: «Ma quant‘è a quel giorno ed a quell‘ora, nessuno li sa, neppur gli angeli nel cielo, né il Figliuolo, ma solo il Padre.

State in guardia, vegliate, poiché non sapete quando sarà quel tempo» (Marco 13:32-33).

Quando a Gesù fu chiesto riguardo ai segni della Sua venuta, Egli disse: «Voi udirete parlar di guerre e di rumori di guerre; guardate di non turbarvi, perché bisogna che questo avvenga, ma non sarà ancora la fine.

Poiché si leverà nazione contro nazione e regno contro regno; ci saranno carestie e terremoti in vari luoghi, ma tutto questo non sarà che principio di dolori» (Matteo 24:6-8; corsivo dell‘autore).

Anche se le profezie ci dicono che queste cose accadranno, un numero sempre più grande di persone prova un profondo turbamento davanti a quello che sembra essere un crescendo delle calamità universali. Noi membri della Chiesa non dobbiamo dimenticare l‘ammonimento del Salvatore: «Guardate di non turbarvi, perché bisogna che questo avvenga» (Matteo 24:6). Questi sono tempi difficili, in cui le forze della natura sembrano aver scatenato una marea di «carestie e terremoti in vari luoghi» (Matteo 24:8).

Recentemente ho letto un articolo di giornale che riferiva le statistiche raccolte in un‘indagine del servizio geologico degli Stati Uniti, che indicano che i terremoti in tutto il mondo crescono per frequenza e intensità. Secondo l‘articolo soltanto due terremoti di forte intensità, ossia terremoti almeno del sesto grado della scala Richter, colpirono il mondo durante gli anni ‘20 del nostro secolo. Negli anni ‘30 il numero arrivò a cinque, per scendere poi a quattro durante gli anni ‘40. Ma negli anni ‘50 si ebbero nove terremoti di forte intensità, seguiti da quindici durante gli anni ‘60, quarantasei durante gli anni ‘70 e cinquantadue durante gli anni ‘80. Durante gli anni ‘90 si sono già avuti tanti terremoti di forte intensità quanti ne hanno colpito la terra durante tutti gli anni ‘80.

Il mondo è afflitto da violenti disordini, sia fisici che sociali. Qui negli Stati Uniti stiamo ancora riprendendoci dopo due uragani terribilmente distruttivi. Gli abitanti delle Filippine non vedono la fine delle devastazioni causate dall‘eruzione del vulcano Pinatubo. La carestia affligge estese regioni dell‘Africa, con tragiche conseguenze. Anche se in minor grado, la fame affligge milioni di persone anche in paesi che godono di un elevato tenore di vita.

L‘instabilità politica, le guerre e il caos economico fanno sentire il loro peso in molte parti del mondo; le piaghe della pornografia, della droga, dell‘immoralità, dell‘AIDS e del maltrattamento dei bambini diventano sempre più terribili col passare dei giorni. I mezzi di informazione sono occupati a soddisfare un apparentemente insaziabile appetito di conoscere assassini, violenze, nudità, sesso e bestemmie. Certo è questo il tempo di cui Moroni parlava quando scrisse: «Ecco, io vi parlo come se foste presenti, eppure non lo siete. Ma ecco, Gesù Cristo vi ha mostrati a me, ed io conosco i vostri atti» (Mormon 8:35). Poi egli profetizza sulle condizioni del mondo che esistono oggi.

Fratelli e sorelle, siano o no questi gli ultimi giorni, o anche il «principio di dolori», come predisse il Salvatore, alcuni di noi possono trovare la vita piena di frustrazioni, delusioni e sofferenze. Molti si sentono incapaci di affrontare il caos che esiste nel mondo. Altri soffrono per i loro parenti che vengono trascinati a valle da una rapida e furiosa corrente di valori indeboliti e di norme morali in declino. I figli soffrono particolarmente, in una società che si allontana sempre più dai comandamenti di Dio.

Molti si sono anche rassegnati ad accettare la malvagità e la crudeltà del mondo come un male incurabile. Hanno rinunciato alla speranza. Hanno deciso di cessare di sforzarsi di rendere il mondo un luogo migliore in cui essi e le loro famiglie possano vivere. Si sono arresi alla disperazione.

Dobbiamo ammettere di avere ampi motivi di preoccuparci, poiché non vediamo risposte immediate ai problemi apparentemente insolubili che la famiglia umana si trova di fronte. Ma a prescindere da questo oscuro quadro, che alla fine diventerà ancora peggiore, non dobbiamo mai permetterci di perdere la speranza. Moroni, avendo veduto i nostri giorni, ci ha lasciato questo consiglio: «Deve dunque esservi fede; e se vi è fede, deve pure esservi speranza» (Moroni 10:20).

A coloro che sono afflitti da sentimenti di disperazione e ritengono di non avere più speranze, offro le parole dette dal Signore per mezzo del profeta Joseph Smith: «Non temete, piccolo gregge; fate il bene; lasciate pure che la terra e l‘inferno si coalizzino contro di voi, poiché, se avete edificato sulla mia roccia, essi non possono prevalere …

Guardate a me in ogni vostro pensiero, non dubitate, non temete» (DeA 6:34, 36). «Io … sono in mezzo a voi» (DeA 6:32).

Il messaggio che vi rivolgo, miei fratelli e sorelle, è semplicemente questo: il Signore è al timone. Egli conosce la fine sin dal principio. Egli ci ha impartito istruzioni adeguate; se le metteremo in pratica, attraverseremo sani e salvi ogni crisi. I Suoi propositi si adempiranno, e un giorno noi comprenderemo il motivo eterno di tutti questi avvenimenti. Pertanto oggi dobbiamo stare attenti di non reagire eccessivamente, né dobbiamo lasciarci prendere dal panico. Ciò che dobbiamo fare è osservare i comandamenti di Dio e non perdere mai la speranza.

Ma dove troviamo la speranza, nel mezzo di tanti turbamenti e catastrofi? Molto semplice: la nostra unica speranza di sicurezza spirituale, durante questi tempi turbolenti, è nel rivolgere la nostra mente e il nostro cuore a Gesù Cristo. Il profeta Mormon dichiarò: «Avete la speranza d‘essere risuscitati dalla vita eterna, mediante l‘espiazione di Cristo ed il potere della Sua risurrezione, e ciò a causa della vostra fede in Lui, secondo la promessa.

Dunque, se un uomo ha fede, deve pure avere speranza; poiché senza fede non può esservi alcuna speranza» (Moroni 7:41-42).

La fede in Dio e in Suo Figlio Gesù Cristo è assolutamente indispensabile per conservare una corretta prospettiva durante periodi di prove e di difficoltà. Ricordate che nella nostra vita non avverrà alcunché che Egli non possa comprendere. Alma dichiarò: «Ed Egli andrà innanzi, soffrendo dolori ed afflizioni e tentazioni di ogni sorta; e ciò per adempiere la parola che dice che prenderà su di Sé i dolori e le malattie del Suo popolo» (Alma 7:11).

Vi imploro di rivolgervi a Lui se vi sentite scoraggiati e lottate per avere una guida in questa vita. Armati dello scudo della fede, possiamo superare molte delle nostre difficoltà quotidiane e vincere le nostre più grandi debolezze e timori, sapendo che, se facciamo del nostro meglio per osservare i comandamenti di Dio, qualunque cosa accada saremo al sicuro.

Naturalmente questo non significa necessariamente che ci saranno risparmiate sofferenze e dolori. La rettitudine non ha mai impedito le avversità. Ma la fede nel Signore Gesù Cristo – la vera fede, la fede sincera e incrollabile – è un potere molto forte nell‘universo. Può essere la forza generatrice mediante la quale si compiono miracoli. Oppure può essere la forza di un potere interiore mediante il quale troviamo pace, conforto e il coraggio di affrontare le difficoltà.

Quando usiamo la nostra fede e la nostra fiducia, nasce la speranza. La speranza scaturisce dalla fede e dà significato e proposito a tutto quello che facciamo. Può anche darci la tranquilla sicurezza di cui abbiamo bisogno per vivere felici in un mondo che è maturo nell‘iniquità, nella calamità e nell‘ingiustizia.

Quando era ormai giunta la fine del Suo ministero terreno, il Salvatore offrì questa rassicurante speranza ai Suoi amati discepoli: «Io vi lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà. Il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti» (Giovanni 14:27).

La speranza è un principio prezioso su cui basarci nella vita. Tuttavia alcuni di noi hanno perduto ogni speranza a causa del peccato e della trasgressione. Una persona può sprofondare così gravemente nelle vie del mondo al punto da non vedere via d‘uscita e da perdere ogni speranza. Imploro tutti coloro che sono caduti in questa trappola dell‘Avversario di non rinunciare mai. Per quanto disperata sia la situazione o per quanto disperata possa ancora diventare, vi prego di credermi: potete sempre avere speranza. Sempre!

Recentemente ho avuto l‘onore di celebrare le ordinanze di suggellamento nel tempio per una magnifica famiglia. Era una bellissima occasione, come sono quasi sempre queste cerimonie. Ma se aveste conosciuto il padre di quella famiglia alcuni anni prima, avreste capito che quel giorno, nella casa del Signore, si stava compiendo un miracolo. Con il suo permesso leggo da una lettera che egli mi ha scritto:

«Sono nato nella Chiesa e mi fu insegnato il Vangelo sulle ginocchia di mia madre. Con la sua diligenza e perseveranza, ella accese in me una piccola scintilla di testimonianza che non mi abbandonò mai, neanche durante i periodi più difficili della mia vita. Durante gli anni dell‘adolescenza Satana mi colpì duramente. Eravamo tra la fine degli anni ‘60 e l‘inizio degli anni ‘70, periodo di grandi turbamenti, e Satana si era messo diligentemente al lavoro per rovinarmi. Fui preso nel vortice della libera droga, del libero amore, dei liberi divertimenti, mandando all‘inferno il mondo intero. Con il mio primo bicchiere di liquore cominciò il mio lento deterioramento. Dopo l‘alcol fu più facile usare altre droghe. Per prendere la droga si deve essere buoni mentitori. Si impara a fare quanto è necessario per nascondere il nostro comportamento agli altri.

Dopo molti anni di una simile vita la mia fibra morale sembrava completamente erosa. Ormai la mia coscienza era ridotta al lumicino, ed io ero sprofondato nell‘abisso della disperazione e della depressione. Vidi degli amici morire per la droga; li vidi suicidarsi. Col passare del tempo io e i miei amici subimmo i rigori della giustizia per i crimini da noi commessi. Infatti molti dei miei ex-amici sono ancora in prigione. Se non fosse stato per quella piccola scintilla di testimonianza inculcata in me da mia madre quand‘ero bambino, che mi diceva che il mio Padre celeste poteva ancora amarmi, ho molti dubbi sul fatto che oggi sarei in grado di scrivere questa lettera».

Alcuni genitori forse avrebbero rinunciato a ogni speranza riguardo a questo figliol prodigo, ma non sua madre. Ella continuò a credere che un giorno avrebbe ritrovato la via che lo avrebbe riportato agli insegnamenti della sua fanciullezza, e che una volta ancora avrebbe riposto la sua fiducia nel Signore Gesù Cristo. Con l‘affettuoso appoggio dei suoi parenti e amici questo è esattamente ciò che egli fece. Consentitemi di leggere ancora dalla sua lettera:

«Se c‘è una cosa che ho imparato è che, per quanto vi sentiate smarriti, per quanto in basso possiate essere scesi, c‘è il perdono e la pace. Ho imparato che più uno si allontana dal Signore, e più difficile è ritornare a Lui e ai Suoi insegnamenti. Ma quando aprii il cuore e invocai in preghiera il Padre celeste perché mi aiutasse nel nome di Suo Figlio Gesù Cristo, arrivai a conoscere il potere del pentimento e le benedizioni che scaturiscono dall‘obbedienza ai comandamenti di Dio».

Fratelli e sorelle, vorrei che tutti voi foste stati con noi nel tempio quel giorno per sentire la gioia della speranza. Sono sicuro che avreste sentito, come sentii io, il rinnovato amore di Dio e la sublime felicità che riempiva il cuore della madre del mio amico, alla vista dei suoi quattro figli, delle loro mogli e degli altri parenti che la circondavano nella sala del suggellamento.

L‘apostolo Paolo spiegò che tre divini principi costituiscono le fondamenta sulle quali possiamo edificare la struttura della nostra vita. Essi sono la fede, la speranza e la carità (vedi 1 Corinzi 13:13). Insieme essi ci danno una base di sostegno, come avviene per un tavolo a tre gambe. Ogni principio è importante di per sé, ma svolge anche un importante ruolo di sostegno. Ognuno di essi è incompleto senza gli altri. La speranza aiuta la fede a svilupparsi. E la vera fede dà vita alla speranza. Quando cominciamo a perdere la speranza, vacilliamo anche nella fede. I principi della fede e della speranza che operano insieme devono essere accompagnati dalla carità, che è la cosa più grande di tutte. Secondo Mormon, «la carità è l‘amore puro di Cristo, e sussisterà in eterno» (Moroni 7:47). È la perfetta manifestazione della nostra fede e speranza.

Operando insieme, questi tre eterni principi ci daranno la vasta prospettiva eterna di cui abbiamo bisogno per affrontare i più difficili ostacoli della vita, comprese le calamità profetizzate per gli ultimi giorni. La vera fede favorisce la speranza nel futuro e ci consente di guardare al di là di noi stessi e delle nostre attuali preoccupazioni. Fortificati dalla speranza, siamo spinti a dimostrare il puro amore di Cristo mediante atti quotidiani di obbedienza e di servizio cristiano.

Vi assicuro, miei fratelli e sorelle, che il nostro Padre celeste è consapevole di noi, individualmente e collettivamente. Egli conosce le difficoltà spirituali, fisiche ed emotive che affrontiamo nel mondo oggi. Infatti esse fanno tutte parte del Suo piano per il nostro progresso eterno. E la promessa che ci ha fatto sicuramente si adempirà: «Colui che mantiene la fede e fa la mia volontà, vincerà» (DeA 63:20).

Il Salvatore ci ha fatto anche questa promessa: «Nessun‘arma fabbricata contro di te riuscirà … Tal è l‘eredità dei servi dell‘Eterno» (3 Nefi 22:17).

Possiamo quindi trovare tutti «la pace di Dio che sopravanza ogni intelligenza» (Filippesi 4:7), che si può trovare soltanto mediante la carità, la fede e la speranza.

Voglio portarvi la mia testimonianza che so che il Signore Gesù Cristo vive. Egli ha restaurato la Sua chiesa sulla terra per mezzo del profeta Joseph Smith. La sicurezza della vita eterna si trova nel nostro amore verso Dio e nell‘osservanza dei Suoi comandamenti. Questa conoscenza mi dà pace e speranza. Lo stesso sia per ognuno di voi. Così prego nel nome di Gesù Cristo. Amen.