Una rete di bontà

Chieko N. Okazaki


Non possiamo mai permetterci di essere crudeli, indifferenti o egoisti, poiché siamo tutti uniti, anche se in un disegno che soltanto Dio vede.

Miei cari fratelli e sorelle, buongiorno! Oggi voglio esporre alcuni concetti riguardo a come il servizio cristiano unisce tutti noi in una vasta rete di bontà che è forte e bella al tempo stesso. Come l’apostolo Paolo promise ai santi di Colossi, i nostri cuori possono essere «stretti insieme dall’amore» (Colossesi 2:2).

Vedete questo pezzo di spago? È semplicemente un normale pezzo di spago – di per sé non molto interessante. Quando ero bambina, nella grande isola delle Hawaii, tutti noi usavamo tenere a portata di mano un pezzo di spago come questo per giocarci. Ora un pezzo di spago non sembra molto, ma guardate cosa potete farne!

Questo particolare disegno di culla del gatto è chiamato quattr’occhi. Vedete quanto è complesso e bello? Vedete come ogni parte sostiene le altre ed è connessa con loro? Non potete scioglierne una parte senza distruggere tutto il disegno. Lo stesso principio vale per la nostra vita. Incontriamo molte persone. Con alcune il nostro legame dura per anni. Con altre è invece molto breve. Ma sia nell’uno che nell’altro caso, possiamo creare un bel disegno, facendo del nostro incontro un’occasione di gentilezza, piena del desiderio di servire.

Il presidente Hinckley ha detto una cosa che mi piace enormemente riguardo ai nostri schemi di interconnessione nella Chiesa. Egli ha detto:

«Ai membri della Chiesa, a tutti coloro che sono a portata della mia voce, io chiedo che, mentre svolgono la parte di lavoro che gli è stata affidata, non perdano di vista il quadro maestoso e meraviglioso dei propositi di questa che è la dispensazione della pienezza dei tempi. Tessete con perizia il vostro filo nel grande arazzo, seguendo il modello tracciato dal Dio dei cieli» (La Stella, gennaio 1990, pag. 54).

Forse non sappiamo quale contributo il nostro piccolo filo darà al grande arazzo. Forse non conosciamo il disegno creato dalle nostre vite a mano a mano che s’intersecano, si connettono e si separano e si inseriscono di nuovo, ma Dio lo conosce. Naturalmente non è un caso che l’angelo che rimproverò Alma il giovane per i suoi errori con «voce di tuono» fosse lo stesso angelo che tornò da Alma, ormai da vent’anni missionario, per dirgli: «Benedetto sei tu, Alma . . . sei stato infatti fedele» (Mosia 27:11; Alma 8:15). La sua vita presentava un disegno splendente.

Consentitemi di parlare di una donna che ha intessuto il suo filo di bontà e di compassione nella mia vita. Sorella Rosetta Colclough, missionaria nelle Hawaii, venne nella mia scuola media quando avevo undici anni e invitò tutti gli studenti a una speciale lezione di religione, tenuta nella piccola cappella mormone situata nelle vicinanze della scuola. Io e le altre ragazze giapponesi, tutte buddiste, accettammo l’invito. Quello fu l’inizio della mia istruzione nel Cristianesimo. Quattro anni dopo mi unii alla Chiesa.

Nel mese scorso ho ricevuto una lettera da Rosetta Colclough Stark, che ora vive in Arizona. Ella allegava alla lettera un piccolo articolo che aveva scritto per il notiziario del suo rione nel 1978, quindici anni fa, nel quale descriveva quelle lezioni di religione:

«Un giorno, durante l’intervallo delle undici, soltanto quattro ragazze giapponesi vennero in classe. Ero molto delusa perché erano davvero poche . . . Ma, quasi alla fine della lezione, ci portammo nella piccola cappella, chinammo il capo e chiudemmo gli occhi per ripetere all’unisono la preghiera del Signore. Il dolce sole delle Hawaii filtrava attraverso le finestre. Mentre pregavamo, sentii improvvisamente una luce splendente che ci circondava, proveniente dall’alto, come un cono rovesciato. Un meraviglioso sentimento di pace e di gioia mi riempì il cuore. Guidai la preghiera molto lentamente, mentre la splendente luce ci circondava. Ero sicura che anche le ragazze la sentivano, poiché il loro volto splendeva con un’espressione di profonda riverenza. Quasi sussurrammo il nostro ‹arrivederci› per non turbare l’incantesimo, ed esse uscirono in punta di piedi. Pensai: ‹Una o più di quelle ragazze si unirà alla Chiesa e diventerà una grande capace di fare molto›».

Ella continuava: «Quando tornai a casa, spesso i dolci volti di quelle quattro ragazze passavano davanti agli occhi della mia mente e mi chiedevo cosa sarebbe stato di loro. In particolare nella mia mente rimaneva il volto di una di loro, Chieko Nishimura, e spesso guardavo la fotografia che avevo preso di loro.

Dieci anni dopo io e mio marito ci trovavamo alla riunione sacramentale del Rione di Imperial, a Salt Lake City, quando fu annunciato che avrebbe parlato una giovane coppia di giapponesi proveniente dalle Hawaii . . . Mi sentii improvvisa-mente il cuore in gola. Sì, era la mia piccola Chieko . . . Dopo la riunione, tra me e Chieko ci fu una gioiosa riunione. Ci stupimmo che, tra i tanti rioni di quella grande città, essi fossero proprio venuti a parlare nel mio rione. Eravamo sicure che in quella coincidenza c’era la mano del Signore».

I contatti con Rosetta si interruppero dopo che io e mio marito ci trasferimmo nel Colorado; ma ella fu sorpresa e deliziata quando, seguendo la trasmissione del centocinquantenario della Società di Soccorso il 14 marzo 1992, sentì annunciare il mio nome. Quel pomeriggio si sedette davanti alla sua macchina da scrivere in Arizona e cominciò a scrivermi una lettera. Ella diceva: «Quando sentii annunciare il tuo nome da sorella Jack, mi raddrizzai sulla sedia e cominciai a guardare con ansia lo schermo; vidi quindi comparire il tuo nome. Poi hai cominciato a parlare. I capelli neri hanno cambiato colore e ora sono d’argento, ma quel dolce volto era facilmente riconoscibile. Sì, questa è la mia piccola Chieko alla quale insegnai nella cappella di Honomakau a Kohala, tanti anni fa. E mentre ascoltavo la tua voce, lacrime di gioia mi bagnavano le guance . . .

Ringrazio il mio Padre celeste perché in quella piccola cappella ebbi il privilegio di insegnarti a conoscere Gesù Cristo, nostro Salvatore . . . Tre volte sono stata benedetta per questo; la prima volta ero con te quando scese quella luce dal cielo; la seconda volta quando sei venuta a parlare nel nostro rione di Salt Lake City; e oggi, quando ti ho sentita parlare alle donne di tutto il mondo via satellite».

Rosetta dice di essere stata benedetta, ma ella non sapeva quanto, a sua volta, ha benedetto me con la sua bontà. Proprio mentre scriveva quella lettera, mio marito Ed veniva portato all’ospedale per un arresto cardiaco che lo aveva colpito proprio il pomeriggio della trasmissione del centocin-quantenario. La sua lettera mi arrivò con particolari espressioni di compassione e di affetto, mentre io e i miei figli ci sforzavamo di accettare il fatto che Ed non si sarebbe ripreso. Non vidi la luce che ella avvertì mentre noi quattro piccole ragazze buddiste ripetevamo con lei la preghiera del Signore, una frase dopo l’altra. Ma so che lo Spirito mi sussurrò di nuovo durante quell’esperienza per ricordarmi la mia vera identità di figlia di Dio e per spingermi a consentire che quegli insegnamenti penetrassero profondamente nel mio cuore, sicché anch’io potessi diventare una figlia di Cristo nelle acque del battesimo.

La vita di Rosetta si è incontrata con la mia soltanto tre volte, ma l’amore del Salvatore era presente ad ogni incontro. Rosetta mi portò il Vangelo, gioì insieme a me e a Ed dopo il nostro battesimo e mi portò un grande conforto ricordandomi il profondo amore del Padre celeste per me mentre soffrivo un terribile dolore, mentre Ed stava morendo. Avevo bisogno di quella rassicura-zione e di quell’amore. Avevo bisogno di ricordare che il Padre celeste, cinquant’anni prima, aveva steso la mano per porla su una ragazzina buddista e dire: «Tu sei la mia beneamata figlia».

Vi ho raccontato questa storia perché essa illustra in modo stupendo come le nostre vite sono intessute insieme in maniere che non possiamo né indovinare né programmare. Poiché Rosetta agì con fede, con bontà e con amore, il disegno creato dalla sua vita quando incontrò la mia è molto bello. So che ella ha intessuto fili lucenti nella vita di molte altre persone.

Fratelli e sorelle, non sappiamo mai sino a dove arriveranno gli effetti del nostro servizio. Non possiamo mai permetterci di essere crudeli, indifferenti o egoisti, poiché siamo tutti uniti, anche se in un disegno che soltanto Dio vede. Io faccio parte di questo disegno. Rosetta fa parte di questo disegno. Voi fate parte di questo disegno. E il Salvatore fa parte di questo disegno. Infatti mi piace pensare che il Salvatore sta negli spazi di questo disegno, poiché senza di essi non vi sarebbe nessun disegno.

Possiamo noi tutti trattarci gli uni gli altri con bontà, cercando nella nostra vita la benedizione menzionata dall’Apostolo Paolo, che i nostri cuori siano confortati «essendo stretti insieme dall’amore» (Colossesi 2:2). Così prego umilmente e sinceramente, nel nome di Gesù Cristo. Amen. 9