La pace che viene mediante la preghiera

Rex D. Pinegar


Per me l’elemento miracoloso della preghiera è il fatto che, nei recessi della nostra mente e del nostro cuore, Dio ascolta ed esaudisce le preghiere.

A nome della Presidenza dei Settanta diamo un gioioso benvenuto a fratello Todd Christofferson e a fratello Neil Andersen tra le file dei Settanta. Non vediamo l’ora di cominciare a lavorare con voi.

Da questo Tabernacolo sono usciti molti sermoni ispirati sulla preghiera. Oggi aggiungo la mia testimonianza della meravigliosa pace di cui possiamo godere grazie al miracoloso potere della preghiera.

Alessandro Dumas nel suo famoso romanzo Il Conte di Montecristo scrive: «Per l’uomo felice la preghiera è soltanto un insieme confuso di parole, sino al giorno in cui il dolore viene a spiegargli il sublime linguaggio mediante il quale egli parla con Dio».

Da giovane vissi un periodo felice e spensierato, sino al giorno in cui il dolore e la tragedia mi portarono più vicino a Dio in umile e sincera preghiera. L’estate del mio tredicesimo compleanno, in una calda sera di luglio, mi unii con entusiasmo ad alcuni vicini per fare dei fuochi di artificio. Cinque di noi a turno accendevano petardi, ruote e razzi. Ogni pezzo era una sorpresa quando esplodeva in mille luci e colori nel cielo della notte. Non tutti i fuochi però funzionavano come dovevano. La maggior parte infatti faceva come si suol dire cilecca. Scoppiettavano per qualche secondo, poi si spegnevano. Noi li mettevano da parte e passavamo a lanciare gli altri. Alla fine dello spettacolo avevamo tanti fuochi che avevamo fatto cilecca, che non sapevamo cosa farne. Non potevamo gettarli via! Perché non estrarne la polvere e metterla in una scatola? Avremmo potuto gettarvi dentro un fiammifero e fare davvero un «botto gigantesco»! Il botto all’inizio non ci fu. Fu lanciato un fiammifero, ci fu una fuga precipitosa e una ansiosa attesa. Non accadde nulla. Tentammo ancora la sorte, questa volta usando come miccia improvvisata un giornale arrotolato. Di nuovo attendemmo ansiosamente a distanza di sicurezza. Di nuovo, per nostra fortuna, non accadde nulla. A questo punto avremmo dovuto rinunciare. Ma scioccamente decidemmo di provare un’altra volta. Io e il mio amico Mark ci chinammo sulla scatola per impedire che la brezza della sera spegnesse il giornale. Fu allora, purtroppo, che il «botto gigantesco» che volevamo ottenere esplose con grande violenza davanti ai nostri volti. La forza dell’esplosione ci scaraventò a terra e le fiamme che si erano sprigionate ci ustionarono gravemente. Fu una scena terribile. Accorrendo rapidamente, in risposta alle grida e al pianto dei giovani feriti nel suo giardino, la madre del mio amico ci soccorse portandoci in casa. «Prima preghiamo», ella disse, «poi chiamiamo il medico».

Quella fu la prima di molte preghiere che ricordo furono dette per noi. Poco dopo mi ritrovai con la faccia, le mani e le braccia avvolte dalle bende. Udivo le voci di mio padre e del medico che mi impartivano una benedizione del sacerdozio. Udivo ripetutamente la voce di mia madre che implorava il Padre celeste di impedire che suo figlio perdesse la vista.

Mi era stato insegnato a pregare sin dai primi anni. Mio padre e mia madre avevano fatto della preghiera una parte importante della nostra vita familiare. Tuttavia fu soltanto quel giorno che per me essa assunse un vero significato. In quei momenti di spavento trovai pace e conforto mediante la preghiera.

Recentemente, nel suo dolore e nella sua sofferenza, il mio amico e collega anziano Clinton Cutler ha parlato di un’esperienza da lui vissuta: «La pace del Signore viene non senza dolore, ma in mezzo al dolore».

Il nostro Padre nei cieli ci ha promesso pace nei momenti di tribolazione e ci ha dato il mezzo per venire a Lui nella distretta. Egli ci ha dato il privilegio e il potere della preghiera. Egli ci ha chiesto di pregare sempre, e ha promesso di riversare su di noi il Suo spirito (vedi DeA 19:38).

Fortunatamente possiamo rivolgerci a Lui in ogni momento, ovunque. Possiamo parlare con Lui nella quiete della nostra mente e nel più profondo del cuore. È stato detto che «la preghiera è fatta di palpiti del cuore e di desideri ardenti dell’anima» (James E. Talmage, Gesù il Cristo, pag. 177). Il nostro Padre celeste ci ha detto che conosce i nostri pensieri e gli intenti del nostro cuore (DeA 6:16).

Il presidente Marion G. Romney disse: «Qualche volta il Signore mette nella nostra mente dei pensieri in risposta alle preghiere. Egli dà pace alla nostra mente» (Taiwan Area Conference, 1975, pag. 7).

Per esempio, in risposta alla preghiera di Oliver Cowdery per sapere se la traduzione delle tavole fatta da Joseph Smith fosse vera, il Signore rispose: «Non sussurrai forse pace alla tua anima a questo riguardo? Quale più grande testimonianza puoi avere che da Dio? (DeA 6:23).

La pace che Dio sussurra alla nostra mente ci farà conoscere quando le decisioni che abbiamo preso sono giuste, quando la nostra rotta è quella giusta. Può venire come ispirazione e guida personale per assisterci in casa e sul lavoro; ci fornisce il coraggio e la speranza per affrontare le difficoltà della vita. Per me l’elemento miracoloso della preghiera è il fatto che, nei recessi della nostra mente e del nostro cuore, Dio ascolta ed esaudisce le preghiere.

Forse la prova più grande della nostra fede, che è anche la parte più difficile della preghiera, può essere il riconoscere la risposta che ci perviene sotto forma di pensiero o di sentimento, e poi accettarla e agire in base alla risposta che Dio ritiene opportuno darci. La costanza nella preghiera e nello studio delle Scritture ci mantiene in sintonia con il Signore e ci permette di interpretare più facilmente i suggerimenti dello Spirito. Egli disse infatti: «Impara da me, ed ascolta le mie parole; cammina nella mitezza del mio Spirito, e troverai la pace in me» (DeA 19:23).

Qualche giorno fa ho partecipato al funerale di un amico d’infanzia, Ralph Poulsen. Era un uomo di grande rettitudine, di grande successo, di grande integrità; tuttavia aveva dovuto patire le sofferenze che un male crudele gli infliggeva. Anche la sua cara moglie Joyce aveva sofferto stando al suo fianco durante quei tempi difficili. Dopo giorni e anni di dolore arrivò il momento in cui ella pensava di non poter continuare neanche un altro giorno. Aveva fatto tutto il possibile per lui: ormai era necessaria un’altra forza, superiore alla sua. Nella profondità del suo dolore ella implorò ancora più fervidamente l’aiuto di Dio. E con il mattino venne una pace che le riempì l’anima – una pace che continua a sostenerla oggi.

Nel mondo oggi vi sono terribili sofferenze. Cose tragiche accadono a tante brave persone. Non è Dio che le causa, e non sempre Egli le impedisce. Egli tuttavia ci rafforza e ci aiuta con la Sua pace, richiesta per mezzo della fervente preghiera.

«Il normale scopo della preghiera non è quello di servirci come la lampada di Aladino, per portarci agli agi senza fatica», scrisse l’anziano Richard L. Evans. «La preghiera non è soltanto questione di chiedere. Non deve essere sempre una mano tesa nel mendicare. Spesso lo scopo della preghiera è quello di darci la forza di fare quello che va fatto, la saggezza per risolvere i nostri problemi e la capacità di fare del nostro meglio per assolvere i nostri compiti.

Dobbiamo pregare per avere la forza di perseverare, per avere la fede e il coraggio per affrontare quello che qualche volta dobbiamo affrontare» (The Man and the Message, Salt Lake City: Bookcraft, 1973, pag. 289).

Il Salvatore ci ha insegnato con il Suo esempio come possiamo trovare la pace quando le risposte che riceviamo non sono quelle che abbiamo chiesto. La vigilia della Sua crocifissione, con «l’anima oppressa da tristezza mortale», Gesù si inginocchiò nel Giardino di Getsemani e pregò il Padre dicendo: «Padre mio, se è possibile [ed Egli rese atto che ogni cosa era a Lui possibile] passi oltre da me questo calice! Ma pure, non come voglio io, ma come tu vuoi» (Matteo 26:38; vedi anche Marco 14:34-37).

Possiamo soltanto cercare di immaginare l’angoscia del Salvatore quando leggiamo nei vangeli (Marco 14:33) che Egli era «spaventato e angosciato», che «si gettò con la faccia a terra» e pregò non una sola volta, ma una seconda e poi una terza volta (Matteo 26:42, 44) «Padre, se tu vuoi, allontana da me questo calice! Però, non la mia volontà, ma la tua sia fatta» (Luca 22:42).

Possiamo immaginare l’angoscia del Suo affettuoso Padre il Quale, sapendo cosa doveva accadere, accettò la disponibilità del Suo amato Figlio a soffrire per tutta l’umanità. Nella Sua agonia Cristo non fu lasciato solo. Come se il Padre avesse detto: «Non posso allontanare la coppa, ma ti darò forza e pace», «un angelo apparve dal cielo a confortarlo» (Luca 22:43).

Se noi, come il Salvatore, abbiamo la fede sufficiente a riporre la nostra fiducia nel nostro Padre in cielo, a sottometterci alla Sua volontà, il vero spirito della pace scenderà su di noi sotto forma di testimonianza e di forza, per confermarci che Egli ha udito ed esaudito le nostre preghiere.

Se resistiamo all’ispirazione di Dio e ignoriamo i Suoi suggerimenti, rimaniamo nella confusione e in noi non c’è pace.

Qualche volta, quando le nostre preghiere non vengono esaudite come desideriamo, pensiamo che il Signore ci respinge o che la nostra preghiera è stata vana. Possiamo cominciare a dubitare della nostra dignità al cospetto di Dio, o anche del reale potere della preghiera. Questo è il momento in cui dobbiamo continuare a pregare con pazienza e fede e ascoltare per avere quella pace.

Dopo l’episodio in cui rimasi gravemente ustionato, sentii con sicurezza che sarei guarito. Dal momento in cui fu offerta quella preghiera nella casa del mio amico, sentii il conforto della pace. Mentre il medico curava le mie ustioni, canticchiavo un inno e trovavo tanto conforto in queste parole:

Le tue prove sormontare, senza Dio pregar? Sai che sol vince gli affanni, della vita i mille inganni, chi Lui sa pregar. Se il tuo cuore è stanco e teme, fra i perigli e il dolor, in preghiera amica speme portalo al Signor.

Ogni giorno, quando il medico veniva a cambiare le bende, mia madre chiedeva: «Può vedere?» Per molti giorni la risposta fu la stessa: «No, non ancora». Finalmente, quando tutte le bende furono rimosse per sempre, cominciò a tornarmi la vista. Avevo atteso quel momento con grande ansietà. La pace e il conforto che avevo provato prima erano per me la certezza che tutto sarebbe andato bene. Tuttavia, quando la mia vista fu abbastanza chiara da consentirmi di vedere le mie mani e il mio volto, ebbi uno shock tremendo. Ero del tutto impreparato a quello che mi aspettava. Con mia grande delusione vidi che non tutto era andato bene. La vista della mia pelle sfigurata e lacera fece nascere nella mia mente una grande paura e un grande dubbio. Ricordo che pensai che nulla sarebbe riuscito a ridarmi la pelle di prima – neppure il Signore. Sono lieto perché, grazie alle costanti preghiere mie e degli altri, sentii rinascere in me la fede e un senso di pace. Poi, col passare del tempo, la vista mi ritornò completamente e la mia pelle fu di nuovo come prima. Anche i miei amici che erano rimasti feriti guarirono perfettamente. Cerchiamo dunque costante-mente di ottenere dal Signore il miracoloso dono della pace mediante la preghiera. Non dimentichiamo mai di pregare.

Insieme con Alma vi voglio dire: «Possa la pace di Dio riposare su di voi e sulle vostre case . . . sulle vostre donne e sui vostri bambini, secondo la vostra fede e le buone opere, da ora e per sempre . . . » (Alma 7:27).

Con questa testimonianza della pace mediante la preghiera, proclamo solennemente la realtà di Gesù Cristo e di Suo Padre e dello Spirito Santo, che guidano i nostri passi nella stessa maniera miracolosa mediante la risposta alle nostre preghiere della fede. Nel nome di Gesù Cristo. Amen. 9