Il principio del lavoro

F. David Stanley


Il secondo miglio di duro lavoro costituisce la differenza tra l’esultanza del successo e l’accettazione della mediocrità.

Più di 6000 anni fa padre Adamo ricevette questo comandamento: «Mangerai il pane col sudore del tuo volto» (Genesi 3:19).

Circa 2700 anni fa un poeta greco notò che «davanti all’eccellenza gli dèi hanno messo il sudore, e lunga e ripida è la via che porta ad essa» (Esiodo, Le opere e i giorni, 1:287).

Miei giovani amici del Sacerdozio di Aaronne, e voi istruttori di questo grande esercito di Cristo, il principio del lavoro è stato insegnato sin dalla fondazione del mondo. È l’elemento più importante del successo. La spaventosa scomparsa del lavoro come elemento portante della nostra etica è allarmante. Dalle labbra dei nostri giovani escono continuamente affermazioni come: «È troppo duro», «Datemi qualcosa di più facile», «Lo voglio subito», «Non posso aspettare tanto». La terribile malattia del «dolce far niente» sta assumendo tra noi proporzioni epidemiche e sta minando la fibra delle nazioni. Il profeta Ezechiele definì chiaramente l’iniquità come «ozio indolente» (Ezechiele 16:49).

Il nostro popolo ha raggiunto la sua condizione invidiabile perché i nostri antenati non avevano paura del duro, onesto lavoro. I nostri padri ne capivano la necessità, la loro stessa sopravvivenza lo imponeva. Un elemento comune a tutte le persone che hanno raggiunto il successo è la consapevolezza della necessità di guadagnarselo. Un ingrediente fondamentale della formula per guadagarsi il successo è la caparbia determinazione di fare quanto è necessario, e fare quanto è necessario significa la disponibilità a lavorare duramente e onestamente per raggiungere il nostro obiettivo.

Il duro lavoro è una benedizione di Dio. Lavorare duramente significa svolgere i nostri compiti con tutto il nostro cuore, mente, forza e facoltà (vedi DeA 4:2). Questa è l’unica differenza tra la media e l’eccellenza.

I grandi atleti sono persone che lavorano duramente. Punteggio, attacchi, passaggi, goal e classifiche sono tutti il risultato di lunghe ore di allenamento e di duro lavoro. E una gran parte di questo allenamento deve essere effettuato da soli, lontano dall’allenatore. La vittoria si ottiene grazie alla diligenza e all’impegno nel duro lavoro. Lo spettacolo di un campione circondato di gloria non deve mai far dimenticare il lungo processo che lo ha portato a diventare tale. C’è un tempo per la preparazione e un tempo per la vittoria. Il secondo miglio di duro lavoro costituisce la differenza tra l’esultanza del successo e l’accettazione della mediocrità.

Quando ero presidente di missione, molte volte i missionari mi dicevano: «Ma presidente, voglio dei battesimi subito».

La mia risposta, allora e sempre, sarà: «Devi lavorare duramente, essere diligente e umile e esercitare la fede nelle tue preghiere».

Cari giovani, dedicate troppo tempo a desiderare quello che volete, invece di seguire un corso di disciplina e di duro lavoro per diventare quello che volete essere? Durante una visita in una casa con due nostri missionari, chiedemmo a un giovane simpatizzante l’impegno a cominciare a leggere il Libro di Mormon. La risposta che questi dette dalla sua sdraio, mentre dalla cannuccia beveva il contenuto di un enorme bicchiere, ci stupì. Egli disse: «È troppo difficile».

Qualcuno una volta disse: «Tu, o Dio, ci dai ogni cosa a prezzo della fatica» (David Hume, Human News; citato in The Macmillan Book of Proverbs, Maxims, and Famous Phrases, a cura di Burton Stevenson, New York: The Macmillan Company, 1948, pag. 1331).

Quel giovane aveva sentito lo Spirito, ma purtroppo il seme era caduto tra le pietre, poiché egli non era disposto a lavorare duramente e a pagare il prezzo necessario per acquisire la sua testimonianza personale. Quella sera tememmo che egli, con l’affermazione: «È troppo difficile», avesse preso una decisione che poteva mettere in pericolo la sua vita eterna.

Una delle cose più tristi che possono accadere a un presidente di missione è osservare gli anziani e le sorelle che arrivano sul campo di missione senza aver imparato a lavorare. In un discorso sul lavoro missionario il presidente Benson ha indicato qual è un ingrediente fondamentale del successo: «Uno dei più grandi segreti del lavoro missionario è proprio il lavoro. Se un missionario lavora, sentirà lo Spirito; se sente lo Spirito, insegnerà mediante lo Spirito, e se insegna mediante lo Spirito, arriverà al cuore delle persone e sarà felice. Non vi sarà quindi in lui la nostalgia di casa, non si preoccuperà della famiglia lontana, poiché dedicherà tutto il suo tempo, talenti e interessi al lavoro del ministero. Lavoro, lavoro, lavoro – non c’è altro sostituto, soprattutto nel lavoro missionario» (The Teachings of Ezra Taft Benson, Salt Lake City: Bookcraft, 1988, pag. 220).

Ecco il segreto, padri e istruttori dei futuri missionari. Ecco il segreto, miei giovani amici che vi preparate ora per la missione o che la state svolgendo. Se volete aver successo, cominciate con il lavorare duramente. Ultimamente, in una delle nostre missioni, abbiamo avuto un aumento consistente del numero dei battesimi. Al presidente della missione è stato chiesto qual era il motivo di tale successo. Egli ha riposto: «I battesimi sono il frutto del duro lavoro. Dobbiamo lavorare meglio e più duramente».

Il profeta Alma espresse chiaramente questo concetto quando si gloriò dei successi ottenuti da Ammon e dai suoi fratelli. Egli disse: «Ecco, essi hanno lavorato con grande assiduità» (Alma 29:15).

Questa è una giusta definizione del lavoro.

Poco più di otto mesi fa un terribile uragano colpì la Florida. Jack Demaree del Palo di Montgomery, in Alabama, e molti come lui percorsero più di tremila chilometri, tra andata e ritorno, per dedicare quella che doveva essere la loro vacanza ad assistere le vittime del cataclisma. Egli tornò con un articolo ritagliato da un giornale della Florida: «Nel caldo umido e opprimente di sabato scorso circa dodicimila volontari – fra i quali novemila appartenenti alla Chiesa Mormone provenienti da sei pali, che portavano con sé motoseghe, legname e carta catramata – hanno invaso la Florida meridionale . . . Tante persone erano al lavoro, che soltanto duecento persone si presentarono il sabato mattina a una cerimonia religiosa, malgrado la previsione che avrebbero partecipato più di cinquemila» (Ocala, Florida, Sunday Newspaper, 6 settembre 1992).

Durante una conversazione che ebbi successivamente con fratello Demaree su quell’esperienza, egli disse: «Tutto quello che ho fatto è stato tagliare gli alberi abbattuti dall’uragano».

Fratelli, usando questo come analogia, tagliare alberi è più importante che pensare di tagliarli o programmare di farlo. Stiamo diventando esperti mondiali nel riunirci, pensare, programmare e organizzare il lavoro, mentre dobbiamo effettivamente farlo. Dobbiamo lavorare.

Mentre molti siedono, parlano e gridano parolone di efficacia marginale, i Santi degli Ultimi Giorni lavorano davvero, e saranno sempre impegnati a fare qualcosa per aiutare il prossimo. Contrariamente alle opinioni di molti, il dire non supererà mai il fare. Quando accettate un incarico o v’impegnate a svolgere un lavoro per qualcuno, cercate di portarlo a termine. La vostra onestà nell’osservare l’impegno preso vi seguirà per tutta la vita. Chiunque faccia parte di un gruppo di uomini, in qualsiasi quorum, sa chi sono i veri lavoratori: quei pochi esseri santificati che semplicemente sanno svolgere un compito. Miei giovani amici del Sacerdozio di Aaronne, dite di meno e fate di più. Fatelo veramente.

Sono grato ai miei genitori che mi hanno insegnato a lavorare. Nella nostra casa il lavoro non era facoltativo. Era un requisito indispensabile.

Padri di Sion, insegnate ai vostri giovani il valore del duro e onesto lavoro. Non vi è un sostituto, non vi è un’alternativa. Fra tutti i vantaggi che ognuno di noi desidera dare ai nostri figli, accertiamoci che alla base di ogni cosa vi sia l’imperativo assoluto del duro e onesto lavoro. Giovani, imparate a farlo e fatelo. Fate sì che il lavoro diventi un elemento portante della vostra vita.

Dio vive ed io lo so. Questo è il Suo lavoro, ed Egli si aspetta che ognuno di noi lo faccia. Nel nome di Gesù Cristo. Amen. 9