Il Regno progredisce in Africa

James O. Mason


Il progresso della Chiesa in Africa è costante e sicuro, secondo un disegno ispirato.

Quando entrammo nella casa usata come cappella dal Quarto Ramo di Lagos (Nigeria) sentimmo le commoventi note e parole dell’inno «Su, soldati in guardia». Il coro – diciotto anziani, due sorelle e una coppia di coniugi missionari – si preparava per la conferenza di zona. Fummo molto colpiti dal loro sorriso, dal loro volto splendente di gioia e di entusiasmo. I missionari provenivano dal Ghana, Sierra Leone e Nigeria. La coppia di coniugi, originaria del Canada, stava svolgendo la seconda missione.

Cantammo con convinzione l’inno di apertura della conferenza:

Andiam con fede a proclamar
che Cristo è il Signor.
Testimoniamo al mondo
ch’Egli è il grande Salvator.
Con fede e con coraggio
il Regno a tutti annuncerem,
ed ogni uomo allor saprà
d’avere un Padre in ciel.

Alcuni giorni prima avevo presieduto a una conferenza di palo a Benin City, in Nigeria. Il palo era stato creato un anno prima e durante quel periodo era cresciuto di oltre duecentosessanta membri, in gran parte riuniti in famiglie. La percentuale delle famiglie della Chiesa che ricevono gli insegnanti familiari in questa grande città rientra comodamente nelle percentuali dei pali da lungo tempo istituiti nei paesi più sviluppati, anche se poche famiglie di Benin City possiedono l’automobile o il telefono. La frequenza alla riunione sacramentale nel nuovo palo è alta, nonostante i continui turbamenti politici e le troppo frequenti interruzioni dei servizi di trasporto pubblici. Quasi il cinquanta per cento dei membri del palo erano presenti alla sessione antimeridiana di domenica della conferenza del palo. Molte famiglie avevano percorso a piedi lunghe distanze per parteciparvi. Un coro ben addestrato cantò con gioia gli inni di Sion. Livelli di partecipazione competitivi e una diligenza devota e competente sono evidenti ovunque la Chiesa è stabilita nell’Africa sub-sahariana. L’Africa sta veramente assistendo alla nascita di un giorno migliore.

Il primo palo del continente fu creato nel Sud Africa nel 1970. In quel paese vi sono ora cinque pali. Il Tempio di Johannesburg, in Sud Africa, fu dedicato nel 1985. Cinque altri pali sono stati più recentemente organizzati in Nigeria e Ghana, il primo appena dieci anni dopo la rivelazione sul sacerdozio del 1978. Più di cinquanta distretti della Chiesa stanno crescendo in Africa, guidati da dirigenti locali ispirati. La Chiesa è autorizzata a svolgere il lavoro missionario in ventisei dei quarantaquattro paesi compresi nell’area dell’Africa.

Il progresso della Chiesa in Africa è costante e sicuro, secondo un disegno ispirato. In totale vi sono circa 80.000 membri, 12 missioni, 10 pali e 425 rioni e rami. Il numero dei battesimi durante il 1993 è stato superiore a 9.000. Un numero ancora più grande di battesimi sarebbe possibile se questa fosse l’unica misura del successo. Tuttavia siamo ansiosi che ognuno dei nostri fratelli e sorelle africani sia ricordato e nutrito «dalla buona parola di Dio» (Moroni 6:4). La Chiesa pertanto procede in maniera ordinata e pianificata. Concentriamo gli sforzi sulla creazione di centri di forza. L’obiettivo è quello di creare una riserva di dirigenti che diventino la base della futura espansione della Chiesa.

Il lavoro missionario è concentrato geograficamente attorno alle cappelle già esistenti. Gli edifici sono programmati per essere occupati da due o più unità della Chiesa. I missionari concentrano i loro sforzi sulla conversione delle famiglie e dei dirigenti potenziali. Grande attenzione viene dedicata ad addestrare i dirigenti locali, cosa che è facilitata dal fatto che i membri dell’Africa sono ansiosi d’imparare e capaci di assimilare e mettere in pratica i principi del Vangelo.

Quasi metà dei 960 missionari a tempo pieno al lavoro in Africa sono africani, e il loro numero sta crescendo. Coppie di coniugi anziani provenienti dagli Stati Uniti e dal Canada svolgono un ruolo importante. Animati da un vivo senso dell’altruismo queste devote coppie, che hanno lasciato casa, figli e nipoti, svolgono il loro ministero come angeli per aiutare persone riconoscenti e affettuose. Cercare, rendere testimonianza, battezzare e, soprattutto, amare sono compiti che queste coppie di coniugi missionari si assumono con gioia perché hanno trovato il modo di rendere proficui gli anni del pensionamento. Queste coppie sono molto apprezzate per la loro capacità di insegnare a leggere e a scrivere, a osservare regole igieniche e sanitarie e a prestare aiuti umanitari sia ai membri della Chiesa che alle persone che ancora non le appartengono.

Abbondanti ed eterne sono le ricompense che queste coppie riceveranno, proprio perché nutrono e portano «nelle loro braccia e sulle loro spalle» i ricercatori della verità che esse sono chiamate ad aiutare (vedi 1 Nefi 22:7). Possono essere necessari dei sacrifici – il ruolo dell’apostolo non sempre è facile – ma la vita non è più la stessa per la coppia che ha conosciuto la dolcezza e la gioia del servizio missionario. Altrimenti, perché tanti ritornano per la seconda e anche la terza volta in missione? Altre coppie di coniugi missionari sono urgentemente necessarie in Africa e in altre parti del mondo. Miei cari fratelli e sorelle che siete in pensione o state per andarci, esaminate con devozione le ricche benedizioni che scaturiscono dal servizio missionario. «Se doveste portare non fosse che una sola anima a me, quanto sarà grande la vostra gioia . . . nel regno di mio Padre» (DeA 18:15).

Quando la Chiesa era ancora nella sua infanzia, il profeta Joseph Smith dichiarò: «I nostri missionari vanno nelle diverse nazioni del mondo . . . lo Stendardo della Verità è stato innalzato; nessuna mano profana può impedire all’opera di progredire . . . ma la verità di Dio avanzerà coraggiosamente, nobilmente e indipendentemente, sino a quando sarà penetrata in ogni continente, avrà visitato ogni clima, invaso ogni paese e risuonato in ogni orecchio, sino a quando i propositi di Dio saranno compiuti e il Grande Geova dirà che l’opera è compiuta» (History of the Church, 4:540).

Sì, nonostante le difficoltà il lavoro del Signore progredisce continuamente in Africa. Sono immensamente grato della mia chiamata come Settanta e gioisco di questa possibilità di servire. Amo le popolazioni dell’Africa. Sono grato della dolce compagnia di mia moglie e delle fedeli preghiere dei miei figli e delle loro famiglie.

Fratelli e sorelle, so che il mio Redentore vive ed è il Salvatore del mondo, che questa è l’unica vera Chiesa vivente sulla terra e che il presidente Howard W. Hunter è un profeta di Dio. E di questo io porto solenne testimonianza. Nel nome di Gesù Cristo. Amen. 9