«Rinnegate ogni empietà»

Neal A. Maxwell

Of the Quorum of the Twelve Apostles


Neal A. Maxwell
La maggior parte dei più gravi problemi sociali e politici semplicemente non si possono risolvere senza una buona dose di rinunzie.

Porgo anch’io il benvenuto all’anziano Henry B. Eyring nel Quorum dei Dodici Apostoli, al quale presiede con tanta capacità il presidente Boyd K. Packer. L’anziano Eyring è un simpatico insieme di intelligenza e di dolcezza. Sono lieto di sostenere il presidente James E. Faust, accanto al quale sono stato seduto per quattordici anni, e per più di trenta sono stato collega in vari incarichi civici e di chiesa. Ho cinque care sorelle, ma non ho fratelli. Il presidente Faust è stato per me un caro fratello per tanti anni.

Rinnovo l’espressione della mia gratitudine con il voto di sostegno per il presidente Thomas S. Monson il quale per lunghi anni mi ha dato occasioni di servire, mi ha addestrato e incoraggiato. Spesso egli è ricordato per la sua prodigiosa memoria, ma i suoi silenziosi atti di bontà sono molto più importanti.

Nel 1935, quando era appena tornato dalla missione, l’anziano Gordon B. Hinckley fu invitato a incontrarsi con la Prima Presidenza per fare un’analisi dell’ottimo lavoro da lui svolto nelle Isole Britanniche. L’incontro, che doveva essere di soli quindici minuti, si prolungò per quasi un’ora e mezzo. La Prima Presidenza rimase molto soddisfatta del colloquio e gli chiese di collaborare al lavoro di proselitismo. Da quel giorno egli praticamente non ha più lasciato l’edificio amministrativo della Chiesa. Soltanto adesso egli siede, con grande umiltà, nella sedia centrale nella sala del Consiglio della Prima Presidenza, sala nella quale entrò con tanta umiltà sessanta anni fa!

Il presidente Hinckley possiede sia talenti pratici che spirituali e ha una mente dotata di solidi principi. Quando lo descriviamo, giustamente, come persona che ha grandi capacità di giudicare, uno spiccato senso dell’umorismo, forte volontà, disponibilità ad ascoltare, l’aggettivo che dobbiamo usare è buono. Bontà è pertanto la parola che meglio descrive il presidente Hinckley, che io sono felice di sostenere come nostro presidente, profeta, veggente e rivelatore, la più alta chiamata che è pervenuta a questo eccezionale discepolo di Cristo dopo una davvero insolita preparazione. Gli insegnamenti di Gesù su come essere buoni discepoli riguardano sia la sostanza che l’ordine delle azioni: «Se uno vuol venire dietro a me, rinunzi a se stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi seguiti» (Luca 9:23; corsivo dell’autore). In un altro passo delle Scritture Moroni sottolinea la necessità di rinnegare «ogni empietà» (Moroni 10:32), intendendo così sia i peccati più gravi che quelli più leggeri. Sicuramente i grossi macigni ci bloccano la via, ma anche la ghiaia ci fa rallentare. Persino un piccolo sasso può diventare una pietra d’inciampo.

Sia re Beniamino che Paolo hanno messo in evidenza la debolezza congenita dell’uomo naturale che non è rivolto a Dio e per il quale le cose dello spirito sono «pazzia» (vedi Mosia 3:19; 1 Corinzi 2:13-14; Colossesi 3:9). Pertanto l’abbandono dei punti di vista e degli appetiti dell’uomo naturale è una gran parte del rinnegare se stessi, processo che qualche volta è accompagnato dal senso di vergogna e dal pentimento (vedi Luca 14:28, TJS).

Tuttavia nel mondo di oggi gli appetiti umani non solo non vengono rinnegati, ma sono addirittura celebrati! Come nota uno scrittore, questa melodia ha un incessante ritmo che fa «io . . . io . . . io . . . io»! (David Frum, Dead Right, New York Basic Books, 1994, pag. 203, citando Tom Wolfe, «The Me Decade and the Third Great Awakening», in Purple Decade, New York: Farrar, Strans, 1982, pag. 293).

Eppure la felicità dei sensi è una felicità illusoria. Anche i piaceri legittimi sono tanto transitori quanto lo sono le cose dalle quali derivano, mentre la gioia è duratura quanto lo è quello che la produce!

Di tutte le ideologie moderne l’edonismo è quella che si fa pagare a più caro prezzo. È semplicistico dire che gli edonisti marciano al ritmo di un diverso tamburo. Altrettanto fece il branco di porci di Gerasa!

Un quarto di secolo fa lo storico John Lukacs avvertiva che l’immoralità sessuale non era soltanto uno sviluppo marginale, ma stava invece al centro della crisi morale del nostro tempo (vedi John Lukacs, The Passing of the Modern Age, New York: Harper & Row, Publishers, 1970, pag. 169). Alcuni pensavano che Lukacs esagerasse; ma consideriamo la conseguente e reale tragedia dei bambini che generano altri bambini, delle ragazze madri, dei bambini senza genitori, delle centinaia di migliaia di bambini senza padre, della diffusa infedeltà coniugale. Queste e altre conseguenze minacciano di far abortire il futuro della società ancora prima che arrivi il futuro! Eppure gli edonisti non vogliono rinnegare la loro empietà, anche se tutta la società soffre della terribile valanga di conseguenze!

Ascoltate queste fredde previsioni: «Circa il quaranta per cento dei bambini americani dorme in case in cui non vive il loro padre» (David Blankenhorn, «Life without Father», USA Weekend, 26 febbraio 1995, pagg. 6-7). Alcuni ritengono che questa percentuale salirà al sessanta per cento. Lo stesso autore ha scritto: «La mancanza del padre nelle famiglie è il motore che traina i nostri problemi sociali più urgenti, dalla criminalità alle gravidanze delle adolescenti, alla violenza domestica» (Ibidem). Tale risultato, fratelli e sorelle, purtroppo è il prodotto nazionale lordo americano, frutto della diffusione del laicismo!

Nei Proverbi leggiamo: «Poiché il precetto è una lampada» (Proverbi 6:23). Una volta che è caduta nell’oscurità, una società perde la sua capacità di distinguere il bene dal male e la volontà di dichiarare che alcune cose sono di per sé sbagliate. Senza la lampada dei comandamenti, il nostro mondo si trova a costruire disperatamente delle difese provvisorie, a tracciare nuovi confini, ricadendo continuamente indietro, senza la volontà di affrontare i problemi. Una società che permette tutto perderà tutto!

Ne consegue che, lo si voglia o meno, la moralità individuale ha un grande riscontro in quella pubblica! Eppure oggi ci sono troppo edonismo e troppe giustificazioni urlate con troppo poche silenziose vergogne, in quanto le male azioni sono viste come la colpa di nessuno, e tutto è scusabile in un modo o nell’altro.

Nessuno si stupisca se in tanta confusione le vittime sono spesso neglette e i colpevoli a volte elogiati. Nello stesso modo, invece di vere confessioni, ci sono delle fluide varianti tipo: «Spero che riuscirò a perdonarmi». Al contrario gli Apostoli, pur confusi, conoscevano la direzione verso la quale erano rivolti; e tutti, ansiosi e perplessi per l’imminente tradimento, chiesero a Gesù: «Sono io quello, Signore?» (Matteo 26:22).

I peccati peggiori sorgono sinistri e inarrestabili dalla palude della permissività. Ma anche quelli minori vi si annidano, come insetti nel fango, compreso il linguaggio volgare. Ma perché dovremmo aspettarci che «quelli che son secondo la carne» controllino la loro lingua? (Romani 8:5).

Per alcuni il loro dio «è il ventre» o altre parti anatomiche (Filippesi 3:19). Anzi, qualche edonista si glorifica della sua vergogna, anche con una certa avidità nella loro impurità (vedi Efesini 4:18, 19). Purtroppo alcuni invidiano il malvagio, mentre altri si lamentano che i malvagi prosperano! (vedi Proverbi 23:17; Malachia 3:14-15).

Per colmo di ironia gli edonisti, nel loro desiderio di fare certe esperienze, diventano insensibili. Le persone che celebrano erroneamente la loro capacità di sentire raggiungono infine il punto in cui perdono gran parte della loro capacità di sentire! Nelle parole di tre profeti diversi questi individui diventano «distratti da altri sentimenti» (vedi 1 Nefi 17:45; Efesini 4:19; Moroni 9:20).

Quando un popolo procede «senza principi», ben presto si troverà anche «senza civiltà», «senza misericordia» e senza «sentimento» (vedi Moroni 9:11-20). Queste persone non provano una vera gioia, come deriva dall’essere profondamente grati ad un Dio tanto generoso, o dall’essere di aiuto a coloro che languiscono nel peccato, o dall’esprimere lodi e ringraziamenti per confortare le anime assetate.

Anche il nostro ambiente fisico è minacciato dall’egoismo. Ma alcuni si preoccupano solo del buco dell’ozono nell’atmosfera, mentre il tessuto di molte famiglie che non hanno la lampada dei comandamenti assomiglia al formaggio coi buchi.

Certo, non possiamo agitare la bacchetta magica e mettere in ordine le famiglie in un istante. Bisogna porre sacchi di sabbia e costruire argini lungo il fiume. Ma il vero problema si trova alla fonte della famiglia. Molte cose non diventeranno migliori fintanto che non avremo delle famiglie migliori; ma ciò richiederà più privazioni, non meno. La maggior parte dei più gravi problemi sociali e politici semplicemente non si possono risolvere senza una buona dose di rinunzie. Per colmo d’ironia la capacità di fare rinunzie si sviluppa meglio nelle famiglie che si amano e condividono, in cui vi è una lampada accesa.

Nel frattempo gli uomini sono liberi di scegliere le cose del momento o dell’eternità (vedi 2 Nefi 2:27). Date le scelte fatte da alcuni, tutti finiamo per dare più protezione alla pornografia che ai bambini. Certo è meglio l’autocontrollo che la censura, ma chiedere l’autocontrollo agli edonisti è come cercare di tenere lontano Dracula dalla banca del sangue!

Non dobbiamo stupirci che la maggior parte dei Dieci Comandamenti siano proibizioni. Il Padre celeste ama i Suoi figli alla perfezione; ma conosce perfettamente anche le nostre tendenze. Mentire, rubare, uccidere, invidiare, comportarsi immoralmente, trascurare i genitori, non santificare il giorno del riposo e rendere falsa testimonianza – tutto questo è dovuto al fatto che si vuole erroneamente trovare il piacere di un momento senza prendere in considerazione le norme divine o le conseguenze umane. Come è stato profetizzato, il relativismo etico è in rapida crescita: «ognuno va per il proprio cammino, e secondo l’immagine del suo dio, immagine che è nelle sembianze del mondo» (DeA 1:16).

Senza la prospettiva della lampada si hanno grosse distorsioni di immagine (Giacobbe 4:13). Ricordo di aver letto che un capo nazista ascoltava la musica di Haydn mentre guardava gli Ebrei entrare nelle camere a gas. Probabilmente egli era orgoglioso della sua passione per la musica.

Dicono che Mussolini faceva marciare i treni italiani in orario, con reale vantaggio dei passeggeri; ma non era certo un compenso sufficiente per le terribili conseguenze del suo governo totalitario e per le decine di migliaia di vite perdute.

Tutti ammiriamo il giovane Davide che volle sfidare lo sprezzante Golia. Ma questo atto di coraggio non può compensare il suo successivo adulterio con la moglie di Uria. Considerando tutte le circostanze, fratelli e sorelle, a chi Davide inferse il colpo più deleterio: a Golia o a Uria? O a se stesso?

Seguendo lo stesso ragionamento, il secondo comandamento di Dio, ama il tuo prossimo, senza dubbio non lascia spazio al razzismo. Eppure non è sufficiente essere liberi dal razzismo, se nello stesso tempo siamo schiavi di altri appetiti. Gesù ha indicato la necessità del giusto equilibrio, dicendo che ci sono «cose più gravi» anche tra le cose buone (Matteo 23:23). Al giovane che osservava i comandamenti Gesù rispose: «Una cosa ti manca», riferendosi al suo errato attaccamento ai possedimenti materiali (Marco 10:21). A molti di noi manca più di una cosa. Se ci avviciniamo al Signore, Egli ci ha promesso di mostrarci la nostra debolezza (vedi Ether 12:27). Perciò una generica bontà non è una scusa per non lavorare a quelle cose che ancora ci mancano.

Un qualunque elenco aggiornato della nostra permissività verso noi stessi è in effetti un indice – ma un indice di cose opposte alle gioie – gioie che non conosceremo fino a quando non ci negheremo alcune cose. Nel frattempo l’assenza di peccati gravi nella nostra vita ci può far scivolare nella trascuratezza nei confronti di quelli che possono sembrare piccoli peccati. Non visitare e non prendersi cura dei genitori significa venir meno al comandamento di onorare nostro padre e nostra madre. Nella sua forma più leggera la mancanza di autocontrollo è causa di commenti poco gentili verso il coniuge; mentre all’estremo può portare al maltrattamento dei familiari e anche all’omicidio. La tendenza a reagire alle offese ci rende duri e scortesi, come se gli altri fossero oggetti e non fratelli e sorelle. Così un eccesso di egocentrismo è come un’emissione di gas tossico che si espande e dal quale si dipanano tutti i peccati mortali (vedi Proverbi 6:16-19). I giovani genitori sanno che una mezza tazza di latte versato sembra allagare mezzo pavimento di cucina. Anche i piccoli peccati si espandono allo stesso modo.

Con la Sua perfetta simmetria spirituale Gesù è veramente «la via, la verità e la vita», essendo le Sue vie in grande contrasto con le vie del mondo (Giovanni 14:6). Il carattere di Gesù quindi non è solo santo, ma assolutamente completo e perfetto. Senza il Suo carattere divino Gesù non avrebbe potuto compiere la Sua stupefacente espiazione! Ed Egli ci ha chiesto di diventare più simili a Lui (vedi Matteo 5:48; 3 Nefi 12:48; 27:27). Benché pesante, il carico del discepolo può essere reso leggero (Matteo 11:30). Il Signore può «alleviare i fardelli», oppure le nostre spalle possono essere rese sufficientemente forti «onde li possiamo sopportare» (Mosia 24:14; 1 Corinzi 10:13).

Così dunque il vero sacrificio personale non è mai stato quello di mettere un animale sull’altare. È invece la volontà di mettere sull’altare l’animale che c’è in noi per lasciarlo consumare! Questo è «il sacrificio [al Signore] di un cuore spezzato e di uno spirito contrito», la premessa per poter prendere la croce e rigettare tutti i nostri peccati «per conoscerLo» (Alma 22:18); poiché il rinnegare ogni empietà precede l’atto di accettarLo completamente. Nel nome di Gesù Cristo, Amen. 9