Il potere di guarire dall’interno

Merrill J. Bateman

Presiding Bishop


Merrill J. Bateman
Per il suo potere redentore Gesù può rimuovere il pungiglione della morte o ridare la salute spirituale a un’anima in pena.

Fratelli e sorelle, esprimo il più profondo apprezzamento per la meravigliosa influenza che il presidente Hunter ha esercitato sui membri della Chiesa durante il suo breve periodo come profeta. Dalle Hawaii all’Africa Occidentale ho visto i fedeli rispondere alle sue esortazioni ad essere un popolo più cristiano e dedito al culto nel tempio. Oggi sostengo pienamente Gordon B. Hinckley come profeta, veggente e rivelatore e presidente della Chiesa. Mentre assistevo alle conferenze stampa nelle quali si annunciava la nuova Prima Presidenza, il Santo Spirito mi portava testimonianza della sua chiamata a profeta e della preparazione che l’ha preceduta. Ho sentito anche, e sento oggi, la stessa conferma riguardo al presidente Monson e al presidente Faust come suoi consiglieri e al presidente Packer come presidente facente funzione del Quorum dei Dodici. La maniera del Signore di preparare i profeti è un’opera meravigliosa e un prodigio.

Qualche tempo fa ho partecipato ai funerali del figlio di un amico. Nei primi giorni di quella settimana il giovane stava tornando a casa a tarda notte in automobile in compagnia dei suoi amici, quando il conducente di un’auto che viaggiava nella direzione opposta si era addormentato al volante. Il veicolo aveva oltrepassato la mezzeria stradale e si era scontrato frontalmente con l’altra automobile. L’incidente avvenne con tale rapidità che sull’asfalto praticamente non rimasero tracce di frenate; entrambe le macchine furono ridotte a un mucchio di rottami. Tre persone persero la vita, fra le quali il figlio diciassettenne del mio amico.

Riflettendo sull’incidente ho pensato alle lezioni che ci insegna la morte, e in particolare la morte di una persona cara. La prima è che la vita è breve, sia che si muoia a diciassette come a ottant’anni. Per un diciassettenne ottant’anni sembrano un’eternità; mentre, per un settantenne, ottant’anni non sono un periodo probatorio sufficientemente lungo.

In secondo luogo la morte ci ricorda che nell’uomo c’è uno spirito. Mentre guardavo i resti del nostro giovane amico, era evidente che qualcosa in più del sangue aveva lasciato il corpo. La luce dello spirito non animava più l’espressione del suo volto, né dava luce ai suoi occhi. Anch’egli aveva reso lo spirito, ma in una tenera e giovane età.

Un’altra lezione che ci insegna la morte riguarda l’importanza dell’eternità della famiglia. Proprio come vi sono dei genitori che accolgono una nuova vita sulla terra, come ci insegnano le Scritture, vi sono familiari affettuosi che accolgono gli spiriti in paradiso e li aiutano ad adattarsi a una nuova vita (Genesi 25:8; 35:29; 49:33). Mentre stavo davanti alla bara mi venne da pensare che la separazione era stata uno shock non soltanto per i genitori, ma anche per il giovane che si era improvvisamente trovato dall’altra parte del velo. Suppongo che egli vorrebbe dire ancora una volta ai suoi genitori quanto li ama. Il cielo esiste soltanto se le famiglie sono eterne.

La quarta lezione riguarda lo scopo della vita. Per avere un significato la vita deve essere qualcosa di più dei fuggevoli piaceri della giovinezza. Deve esservi un piano. La morte, anche se causata da un incidente, fa parte del piano. Conoscere il Maestro ed avere fede in Lui sono gli elementi centrali del piano. Anche sperare nel proprio destino eterno e conoscere la gioia deve far parte dello scopo della vita.

La morte ci insegna che su questa terra non conosciamo una pienezza di gioia e che la gioia eterna si raggiunge soltanto con l’aiuto del Maestro (DeA 93:33-34). Proprio come il paralitico alla vasca di Betesda aveva bisogno di qualcuno più forte di lui che lo guarisse (Giovanni 5:1-9), così noi dobbiamo contare sui miracoli realizzati con l’espiazione di Cristo se vogliamo che la nostra anima sia liberata dalla sofferenza, dal dolore e dal peccato. Se i genitori e gli altri parenti addolorati hanno fede nel Salvatore e nel Suo piano, il pungiglione della morte perde il suo potere di offendere, poiché Gesù prende su di Sé il dolore dei credenti e li consola tramite il Santo Spirito. Tramite Cristo i cuori spezzati vengono guariti e la pace sostituisce l’ansia e il dolore. La settimana scorsa ho ricevuto una lettera dai genitori del ragazzo che mi parlano della pace che hanno trovato tramite la fede in Cristo. Essi sanno che rivedranno il loro figlio e che si ritroveranno con lui nell’eternità. Come disse Isaia: «Nondimeno, eran le nostre malattie ch’egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui s’era caricato . . . e per le sue lividure noi abbiamo avuto guarigione» (Isaia 53:4-5).

Anche il profeta Alma nell’ammaestrare il popolo di Gedeone parlò del potere guaritore di Cristo. Riferendosi a Cristo, Alma dichiarò che Egli sarebbe andato innanzi «soffrendo dolori ed afflizioni e tentazioni di ogni sorta; e ciò per adempiere la parola che dice che prenderà su di Sé i dolori e le malattie del Suo popolo . . . e prenderà su di Sé le sue infermità, perché i Suoi visceri possano essere riempiti di compassione . . . per poter conoscere, secondo la carne, come soccorrere il Suo popolo» (Alma 7:11-12). Quale che sia la causa del dolore, Gesù capisce e può guarire lo spirito oltre che il corpo.

Il Salvatore, come componente della Divinità, conosce personalmente ognuno di noi. Isaia e il profeta Abinadi dissero che Cristo dopo aver «offerto la sua anima in sacrificio per il peccato» avrebbe veduto la Sua posterità (Isaia 53:10; Mosia 15:10). Abinadi spiega che la Sua posterità sono i giusti, coloro che seguono i profeti (Mosia 15:11). Nel giardino di Getsemani e sulla croce Gesù vide ognuno di noi e non soltanto prese su di Sé i nostri peccati, ma conobbe anche i nostri più profondi sentimenti, in modo da poter sapere come consolarci e rafforzarci.

Per il Suo potere redentore Gesù può rimuovere il pungiglione della morte o ridare la salute spirituale a un’anima in pena. Le Scritture sono piene di esempi, ma una giovane sorella coreana mi insegnò una lezione che non dimenticherò mai. Agli inizi del 1994, mentre partecipavo a una conferenza di palo a Seul, feci la conoscenza di Kim Young Hee, una giovane poco più che ventenne. Notai il suo esemplare comportamento mentre, seduta su una sedia a rotelle posta sul podio, aspettava il suo turno di parlare. Quando toccò a lei, un fratello sospinse la sedia a rotelle sul davanti del podio, ma di fianco al pulpito, in modo che la giovane potesse sia vedere che essere veduta, e le dette un microfono perché potesse raccontare la sua storia.

Da ragazza ella era sana, aveva un ottimo impiego ed era contenta della vita. Non apparteneva alla religione cristiana. Nel 1987 rimase coinvolta in un grave incidente automobilistico che la lasciò paralizzata dalla vita in giù. Dopo che fu dimessa dall’ospedale tornò a casa, chiedendosi cosa la vita poteva avere in serbo per lei. Era naturalmente scoraggiata e insicura di sé. Un giorno bussarono alla porta; sua madre andò ad aprire. Erano due giovani americane che volevano far conoscere il loro messaggio riguardo a Gesù Cristo. La madre era incerta, ma la figlia, udite le loro voci, le invitò a entrare. Erano missionarie della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni. Kim Young Hee accettò l’invito delle missionarie a seguire le lezioni di proselitismo, lesse il Libro di Mormon, pregò per avere la conferma della sua veridicità, andò in chiesa, ricevette una testimonianza della divinità della Restaurazione e fu battezzata.

Quando portò testimonianza alla conferenza di palo ella disse: «So che il Padre celeste non guarda all’aspetto esteriore, ma al cuore. So anche che il vero miracolo è la guarigione interiore, la metamorfosi del cuore, la scomparsa dell’orgoglio. Anche se il mio corpo fisico non guarirà in questa vita terrena, il mio spirito ha sentito il potere guaritore dello Spirito Santo. E nella risurrezione un corpo fisico pienamente ripristinato e perfetto ospiterà di nuovo il mio spirito, ed io riceverò una pienezza di gioia».

Mentre ascoltavo, lo Spirito mi portò testimonianza del grande miracolo dell’Espiazione e del potere del Salvatore di guarire il cuore affranto, di guarire dall’interno. L’episodio dei dieci lebbrosi assunse per me un nuovo significato. Luca dice che Gesù incontrò dieci lebbrosi i quali, veduto il Salvatore, gridarono: «Gesù, Maestro, abbi pietà di noi!» Gesù rispose: «Andate a mostrarvi a’ sacerdoti». E mentre essi andavano, furono guariti. Uno di loro ritornò, si gettò con la faccia a terra ai piedi del Maestro e Gli rese grazie. Gesù disse: «I dieci non sono stati tutti mondati? E i nove altri dove sono?» Quindi il Signore disse a quello che era tornato: «Levati e vattene: la tua fede t’ha salvato» (vedi Luca 17:12-19). Nel diventare una persona veramente sana, il lebbroso riconoscente fu guarito interiormente oltre che esteriormente. Nove lebbrosi furono guariti soltanto superficialmente. Soltanto uno ebbe la fede necessaria per diventare completamente sano. Il decimo lebbroso e sorella Hee furono cambiati per l’eternità dalla loro fede nel Salvatore e dal potere guaritore dell’Espiazione.

L’espiazione del Salvatore nel giardino di Getsemani e sulla croce è personale oltre che infinita. Infinita perché abbraccia le eternità; personale giacché il Salvatore sentì i dolori, le sofferenze e le afflizioni di ogni persona. Di conseguenza Egli sa come portare i nostri dolori e alleviare i nostri fardelli in modo che possiamo essere guariti dall’interno, essere resi sani e ricevere la gioia eterna nel Suo regno. Possa la nostra fede nel Padre e nel Figlio aiutare ognuno di noi a diventare sano. Nel nome di Gesù Cristo. Amen. 9