«Lo scudo della fede»

Boyd K. Packer

Acting President of the Quorum of the Twelve Apostles


Boyd K. Packer
Lo scopo supremo di tutto quello che insegniamo è quello di unire genitori e figli nella fede del Signore Gesù Cristo.

Dieci mesi fa il presidente Ezra Taft Benson passava a miglior vita e, senza un’attimo di pausa, ebbe inizio la breve e memorabile amministrazione del presidente Howard W. Hunter. Dio benedica il ricordo di questo grande profeta. Di nuovo, senza la minima pausa, si seguì l’ordine delle cose, con la partecipazione di tutti noi, e la Chiesa continua il suo corso.

Questa pratica di alzare la mano per sostenere colui che è stato chiamato a guidare e ad ammaestrare la Chiesa è una questione di importanza sacra. Il voto di sostegno ha luogo nelle riunioni, e il sostegno della Prima Presidenza, che ora viene trasmesso alla Chiesa in tutto il mondo, si adegua a una rivelazione del Signore: «Io vi dico che non sarà dato ad alcuno di andare a predicare il mio Vangelo o ad edificare la mia chiesa, a meno che non sia ordinato da qualcuno che ha l’autorità ed è noto alla Chiesa che ha l’autorità, ed è stato regolarmente ordinato dai capi della Chiesa» (DeA 42:11).

Parlando per il Quorum dei Dodici Apostoli, che «conformemente alle istituzioni celesti» deve «officiare nel nome del Signore, sotto la direzione della Presidenza della Chiesa» (DeA 107:33), noi vi dichiariamo che nel sostenere il presidente Gordon B. Hinckley e i suoi consiglieri – la nostra Prima Presidenza – i Dodici sono uniti, poiché sollevando la mano per sostenere il presidente della Chiesa continuiamo la linea di autorità che è ininterrotta dall’inizio della Restaurazione.

Alcuni suppongono che le chiavi della presidenza passino da un uomo all’altro un po’ come si passa il testimone durante una corsa a staffetta. Alcuni pensano che il profeta Joseph Smith segretamente o privatamente conferì le chiavi della presidenza a un successore.

Ma non è questo l’ordine delle cose. Il presidente Ezra Taft Benson non ordinò Howard W. Hunter presidente della Chiesa, né il presidente Howard W. Hunter ordinò Gordon B. Hinckley presidente della Chiesa.

I Dodici provvedono a mantenere la linea di autorità da un’amministrazione all’altra e mantengono tale linea ininterrotta.

Poco prima del Martirio, in una riunione alla quale parteciparono nove membri dei Dodici, Joseph Smith disse profeticamente: «Fratelli, il Signore mi comanda di affrettare il lavoro nel quale siamo impegnati. Sta per accadere un evento molto importante. Può darsi che i miei nemici mi uccidano. E nel caso che lo facessero, e le chiavi e i poteri di cui sono investito non potessero esservi trasmessi, essi andranno perduti sulla terra. Ma se io posso soltanto riuscire a conferirli su di voi, allora che io cada pure vittima della mano degli assassini, se Dio lo consente, e potrò così andarmene con tutto il piacere e la contentezza possibili, sapendo che il mio lavoro è stato portato a termine e che sono state poste le fondamenta sulle quali il regno di Dio deve essere edificato in questa dispensazione della pienezza dei tempi. La responsabilità di guidare questa chiesa deve poggiare sulle spalle dei Dodici sino a quando voi nominerete altri a succedervi» (Bozza della Dichiarazione dei Dodici Apostoli; dal verbale della riunione dei Dodici del marzo 1844. Documenti di Brigham Young, Archivi della Chiesa).

Individualmente e collegialmente i Dodici detengono le chiavi; ed essi hanno confermato l’autorità di usare tutte le chiavi all’apostolo anziano, all’uomo che deve presiedere alla Chiesa.

Il Signore ha fornito un sistema in cui non vi sono né aspirazioni né manovre per ottenere posizioni o poteri, neppure un tentativo di chiedere voti o di ricevere appoggio. Il sistema non lo consente, né il Signore lo permetterebbe. Questo sistema non funziona nella maniera in cui di solito funzionano quelli dell’uomo; e così deve essere. Il Signore ricordò al profeta Isaia: «Le mie vie sono più alte delle vostre vie, e i miei pensieri più alti dei vostri pensieri» (Isaia 55:9).

L’alzata di mano è un metodo usato sin dai tempi antichi, codificato quando Mosè si trovò a combattere gli Amalekiti, predoni del deserto.

«E Mosè disse a Giosuè: ‹Facci una scelta d’uomini ed esci a combattere contro Amalek; domani io starò sulla vetta del colle col bastone di Dio in mano›.

Giosuè fece come Mosè gli aveva detto, e combatté contro Amalek; e Mosè, Aaronne e Hur salirono sulla vetta del colle.

E avvenne che, quando Mosè teneva la mano alzata, Israele vinceva; e quando la lasciava cadere, vinceva Amalek.

Or siccome le mani di Mosè s’eran fatte stanche, essi presero una pietra, gliela posero sotto, ed egli vi si mise a sedere; e Aaronne e Hur gli sostenevano le mani: l’uno da una parte, l’altro dall’altra; così le sue mani rimasero immobili fino al tramonto del sole.

E Giosuè sconfisse Amalek e la sua gente, mettendoli a fil di spada» (Esodo 17:8-13).

I malvagi che oggi si oppongono al lavoro del Signore, pur essendo diversi, non sono meno terribili dei saccheggiatori Amalekiti. Il sostegno del profeta è ancora un elemento indispensabile per la continua sicurezza di questo popolo. Se l’età e le infermità dovessero appesantirgli le mani, esse saranno sostenute dai consiglieri che stanno al suo fianco. Entrambi sono profeti, veggenti e rivelatori, come lo è ogni membro del Quorum dei Dodici.

Nel 1976, dopo una conferenza tenuta a Copenaghen, in Danimarca, il presidente Spencer W. Kimball ci invitò a visitare una piccola chiesa per vedere le statue di Cristo e dei Dodici Apostoli, opera di Bertel Thorvaldsen. Il Cristo è in una nicchia dietro l’altare. Disposti in fila lungo i lati della cappella stanno le statue dei Dodici, con Paolo al posto di Giuda Iscariota.

Il presidente Kimball spiegò all’anziano custode della chiesa che proprio al tempo in cui Thorvaldsen scolpiva quelle bellissime statue in Danimarca, in America avveniva una restaurazione del vangelo di Gesù Cristo, e che gli apostoli e i profeti avevano ricevuto la loro autorità da coloro che l’avevano detenuta nell’antichità.

Radunati attorno a sé i presenti, egli disse al custode: «Noi siamo gli apostoli viventi del Signore Gesù Cristo». Poi, indicando l’anziano Pinegar, aggiunse: «Qui c’è uno dei Settanta, come quelli di cui si parla nel Nuovo Testamento».

Stavamo vicini alla statua di Pietro, che lo scultore aveva raffigurato con le chiavi in mano a simbolo del possesso delle chiavi del Regno. Il presidente Kimball disse: «Noi deteniamo le vere chiavi, come le deteneva Pietro, e le usiamo ogni giorno».

Poi feci un’esperienza che non dimenticherò mai. Il presidente Kimball si voltò verso il presidente Johan H. Benthin, del Palo di Copenaghen, e in tono di comando disse: «Voglio che lei dica a ogni prelato della Danimarca che essi NON detengono le chiavi! IO DETENGO LE CHIAVI!»

Quel giorno ricevetti la testimonianza conosciuta dai Santi degli Ultimi Giorni, ma difficile da descrivere a coloro che non l’hanno sentita – una luce, un potere che pervase in ogni fibra del nostro essere – e seppi veramente che là stava il profeta vivente che deteneva le chiavi.

Il Signore ha rivelato perché «ha dato gli uni, come apostoli; gli altri, come profeti». È «per il perfezionamento de’ santi, per l’opera del ministerio, per la edificazione del corpo di Cristo, finché tutti siamo arrivati all’unità della fede e della piena conoscenza del Figliuol di Dio» (Efesini 4:11-13).

Il ministero degli Apostoli – la Presidenza e i Dodici – consiste pertanto nel portarci all’unità della fede.

Come è stato sin dal principio, l’Avversario vorrebbe dividerci, spezzarci e, se possibile, distruggerci. Ma il Signore disse: «Elevate dunque i vostri cuori e gioite, e cingete i vostri fianchi, e prendete su di voi tutta la mia armatura, affinché siate in grado di resistere al giorno malvagio . . . Prendendo lo scudo della fede, col quale sarete in grado di respingere tutti i fieri dardi dei malvagi» (DeA 27:15, 17); corsivo dell’autore).

Il ministero che svolgono i profeti e gli apostoli li riporta sempre e comunque alla casa e alla famiglia. Quello scudo della fede non viene prodotto in una fabbrica, ma nella casa, e nella famiglia.

Lo scopo supremo di tutto quello che insegniamo è quello di unire genitori e figli nella fede del Signore Gesù Cristo, di farli felici nella casa, suggellati in un matrimonio eterno, uniti alle altre generazioni e sicuri di ricevere l’esaltazione alla presenza del nostro Padre celeste.

Perché i genitori e i figli non siano «sballottati e portati qua e là» o traviati dall’astuzia degli uomini che vorrebbero portarli a traviamento (Efesini 4:14), il piano del nostro Padre richiede che, come la procreazione della vita stessa, lo scudo della fede sia fatto su misura per ogni componente della famiglia. Non possono esservi due scudi perfettamente uguali. Ognuno deve essere plasmato secondo caratteristiche individuali.

Il piano preparato dal Padre contempla che l’uomo e la donna, marito e moglie, lavorando insieme, forniscano a ogni figlio uno scudo della fede che egli sappia portare con tutta sicurezza, che non gli possa essere strappato e che non possa essere trapassato dai quei fieri dardi.

È necessaria la grande forza del padre per lavorare il metallo e le tenere mani della madre per rifinirlo e metterlo al figlio. Qualche volta un genitore è costretto a fare da solo entrambe le cose. È difficile, ma si può fare.

Nella Chiesa noi spieghiamo di quali materiali è fatto lo scudo della fede: riverenza, coraggio, castità, pentimento, perdono, compassione. In chiesa impariamo a radunare e mettere insieme questi vari materiali. Ma l’effettiva fabbricazione e consegna dello scudo della fede deve avvenire in famiglia. Altrimenti, in un momento di crisi, lo scudo può allentarsi e cadere.

I profeti e gli apostoli sanno bene che i tempi pericolosi predetti da Paolo sono imminenti: «Gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, disubbidienti ai genitori, ingrati, irreligiosi, senz’affezione naturale» (vedi 2 Timoteo 3:1-7).

Sapendo che sarebbe stato così, il Signore ci ha messi in guardia: «Se vi sono dei genitori che hanno dei figli in Sion o in alcuno dei suoi pali . . . e non insegnano loro a comprendere la dottrina del pentimento, della fede in Cristo, il Figliuolo del Dio vivente, del battesimo e del dono dello Spirito Santo . . . il peccato sarà sul capo dei genitori.

Poiché questo sarà legge per gli abitanti di Sion . . .

Ed essi insegneranno pure ai loro figli a pregare e a camminare rettamente al cospetto del Signore» (vedi DeA 68:25-28).

Questo scudo della fede non viene fabbricato su una catena di montaggio; è fatto a mano in ogni singola casa. Pertanto i nostri dirigenti esortano i fedeli a capire che quello che più vale la pena di fare deve essere fatto nella casa. Alcuni ancora non si rendono conto che molte attività svolte fuori della casa, per quanto bene intenzionate, lasciano troppo poco tempo per fabbricare e indossare lo scudo della fede nella casa.

Anche se i nostri pensieri in questa sacra e solenne assemblea sono concentrati sui nobili titoli di Sommo Sacerdote, Presidente, Apostolo, Profeta, Veggente, Rivelatore, i cieli non si offendono se nello stesso tempo parliamo di padre, madre, figlio, fratello, sorella, famiglia; e anche di papà, mamma, nonna, nonno, bambino.

Se siete riverenti, devoti e obbedienti, verrà il giorno in cui vi sarà rivelato il motivo per cui il Dio dei cieli ci ha comandato di rivolgerci a Lui chiamandolo Padre, e al Signore dell’universo chiamandolo Figlio. Allora avrete scoperto la Perla di Gran Prezzo di cui si parla nelle Scritture, e vorrete andare a vendere tutto quello che possedete per comprarla.

Il grande piano di felicità (Alma 42:8, 16) rivelato ai profeti è il piano per una famiglia felice. È la storia dell’amore tra marito e moglie, tra genitori e figli, che si rinnova attraverso le ere.

Ed ora, secondo un’ininterrotta linea di autorità del sacerdozio e di potere del sacerdozio, noi procediamo innanzi, fiduciosi nell’unità e nella fede, guidati da Cristo, il Redentore, a cui appartiene questa chiesa, e dal Suo profeta sulla terra tramite il quale Egli parla. Nel nome di Gesù Cristo. Amen. 9