I templi sono una questione di famiglia

J Ballard Washburn


Andiamo al tempio a fare le alleanze, ma andiamo a casa a mantenere le alleanze che abbiamo fatto.

Cari fratelli e sorelle, considero un onore e un privilegio unirmi a voi per esprimere il nostro affetto e sostegno al presidente Hinckley, al presidente Monson, al presidente Faust, al presidente Packer e ai Dodici. Sono felice di poter dire che vi voglio bene. Sono felice di essere uno di voi al lavoro nel Regno.

Recentemente a una conferenza di palo ho parlato con una famiglia con figli adolescenti. Ho detto loro: «Dovete vivere rettamente, in modo che un giorno potrete andare al tempio con i vostri genitori». La figlia di sedici anni ha risposto: «Oh, andiamo al tempio con i nostri genitori quasi ogni settimana; vi andiamo a fare i battesimi per i nomi del nostro archivio di famiglia». Ho pensato: quale cosa meravigliosa è per le famiglie andare insieme al tempio.

Quando Gesù ebbe dodici anni, i suoi genitori lo portarono al tempio. Ritengo che sia qualcosa di più di una coincidenza il fatto che i nostri figli possono andare al tempio quando hanno dodici anni. Giuseppe e Maria non dissero: «Vescovo, può portare nostro figlio al tempio?» Lo portarono essi stessi.

I nostri sforzi di genitori e di membri di rioni e di pali devono avere lo scopo di aiutare i nostri giovani a vivere in modo degno di andare al tempio ora. L’obiettivo è lo stesso, sia per le giovani che per i giovani: essere degni di andare al tempio ora. Quando il vescovo intervista i giovani ogni anno, deve tenere l’intervista anche per stabilire la loro dignità.

Quale degno obiettivo è, per i dirigenti del sacerdozio e le dirigenti delle giovani donne, aiutare i genitori a ispirare ogni giovane ad andare al tempio ogni anno! Quale grande benedizione è per i genitori trovarsi nel tempio insieme ai loro figli dai dodici anni in su almeno una volta all’anno, quando le circostanze lo consentono!

La cosa che più di ogni altra ci aiuta a voler andare al tempio è la compagnia dello Spirito Santo.

Per godere della compagnia dello Spirito Santo sono necessarie due cose: primo, dobbiamo vivere in modo degno di goderla; secondo, dobbiamo chiederla.

«Chiedete al Padre in nome mio, credendo con fede che riceverete, e avrete lo Spirito Santo che manifesta ogni cosa che sia utile ai figli degli uomini».1

Se chiediamo con fede, riceveremo lo Spirito Santo che ci guiderà al tempio.

A questo punto è opportuna qualche parola di ammonimento. Non possiamo andare alla Sua santa casa indegnamente senza richiamare su di noi il giudizio di Dio. Non possiamo farci beffe di Dio.

Quando le coppie che non si sono completamente pentite dei peccati commessi vanno al tempio per sposarsi, iniziano la loro vita coniugale su fondamenta poco sicure. Ritengo che questa sia una delle cause principali di divorzio tra le persone sposate nel tempio. Se un uomo è disonesto nella sua vita personale, per quanto attiene a sua moglie e ai suoi figli, o ai suoi rapporti d’affari, attira la dannazione sulla sua anima ed ha grande necessità di pentirsi.

Il presidente Hunter disse: «È mio profondo desiderio che ogni membro della Chiesa sia degno di entrare nel tempio».2 Se i nostri giovani, maschi e femmine, che stanno per andare in missione, vanno al tempio senza esserne degni commettono un grave errore. Dobbiamo prima prepararli per il tempio, e allora essi saranno preparati per la missione. Il presidente Hunter disse inoltre: «Prepariamo ogni missionario ad andare degnamente al tempio e a rendere questa esperienza un momento speciale, ancora più grande del ricevere la chiamata in missione».3

Le più grandi benedizioni dell’eternità si ottengono tramite il tempio. Il più grande dono di Dio, la vita eterna, può essere concesso all’uomo e alla donna soltanto se sono uniti. E ogni persona degna un giorno godrà di questa benedizione. In Dottrina e Alleanze 131 leggiamo:

«Nella gloria celeste vi sono tre cieli o gradi;

Al fine di ottenere il più alto, un uomo deve entrare in quest’ordine del sacerdozio [ossia nella nuova ed eterna alleanza del matrimonio];

E se non lo fa, non può ottenerlo.

Può entrare nell’altro, ma questa è la fine del suo regno; non può moltiplicarsi» (vv. 1-4).

Vediamo così che nel matrimonio marito e moglie entrano nell’ordine del sacerdozio che è chiamato nuova ed eterna alleanza del matrimonio. Questa alleanza comporta la volontà di avere dei figli e di insegnare loro il Vangelo. Molti problemi che affliggono il mondo oggi sono causati dal fatto che i genitori non accettano i doveri connessi a questa alleanza. È in contrasto con questa alleanza impedire la nascita dei figli se i genitori godono di buona salute.

Trentacinque anni fa, quando cominciai a praticare la medicina, era raro che una donna sposata venisse a chiedermi come poteva evitare di avere dei bambini. Quando mi ritirai dalla professione medica era cosa rara, fatta eccezione per alcune fedeli donne della Chiesa, che una donna sposata volesse avere più di uno o due figli, e alcune non volevano nessun figlio. Noi che siamo nella Chiesa non dobbiamo lasciarci dominare dalle false dottrine del mondo che ci indurrebbero a violare le sacre alleanze del tempio.

Andiamo al tempio a fare delle alleanze, ma andiamo a casa a mantenere le alleanze che abbiamo fatto.1 La casa è il terreno di prova. La casa è il luogo in cui impariamo ad essere più simili a Cristo. La casa è il luogo in cui impariamo a vincere l’egoismo e a dedicarci al servizio del prossimo.

Spero che non riterrete semplicistico il mio suggerimento che sono le «piccole cose», come la preghiera familiare e la serata familiare, che hanno importanza. Piccole cose come il padre che aiuta i figli a dire la preghiera della sera e racconta loro una storia per farli addormentare, invece di guardare la televisione. Piccole cose come trovare il tempo tra le attività della famiglia per leggere le Scritture. Piccole cose come il marito che è abbastanza responsabile da dire alla moglie: «Cara, mi dispiace. Non avrei dovuto dire quello che ho detto. Cercherò di comportarmi meglio in futuro». O come una madre che dice al figlio: «Mi dispiace di essermi adirata. Ti prego di perdonarmi». Sì, sono le «piccole cose» che facciamo ogni giorno e ogni settimana che fanno la differenza.

Tutti i figli di Dio possono essere esaltati se osservano le alleanze del tempio. Dico di nuovo che andiamo al tempio a fare delle alleanze, ma andiamo a casa a mantenere le alleanze che abbiamo fatto.

Si narra la seguente storia dell’anziano Boyd K. Packer. Dopo che ebbe viaggiato in tutto il mondo e visto molti luoghi esotici, gli fu chiesto dove avrebbe voluto stare se gli fosse stato concesso di andare in qualsiasi luogo volesse. Egli rispose: «Vorrei tornare a casa». Anch’io farei la stessa cosa. Se mi fosse posta la stessa domanda, risponderei: «Vorrei tornare a casa e sedermi sulla sedia a dondolo, prendere in braccio un paio di nipoti e sperare che quel poco di polvere celeste che ancora aderisce a loro si attaccasse a me». Sono grato per quelle case in cui possiamo andare a imparare ad amare, a condividere, ad essere più cristiani.

Sono grato per i templi dove possiamo andare per essere suggellati come famiglie per l’eternità. Sono grato per i templi in cui possiamo andare a pregare e a rendere il nostro culto, dove possiamo invocare le benedizioni del cielo sui nostri cari. Sono grato per i templi in cui possiamo andare come famiglie per rafforzare i legami eterni che fanno di noi famiglie eterne, dove possiamo andare a svolgere il grande lavoro di redenzione per i nostri antenati, lavoro che essi non possono fare da soli . . . proprio come Gesù fece per noi quello che noi non avremmo potuto fare da soli. Sono grato a Dio che nella Sua eterna saggezza ha messo questi doni a disposizione dei Suoi figli. Alcuni tuttavia devono attendere per godere di queste benedizioni. Porto testimonianza che Gesù amava andare al tempio. Per diventare più simili a Cristo, tra le altre cose dobbiamo imparare ad amare le visite al tempio. Prego che noi possiamo diventare famiglie eterne per poter godere della vita eterna. Nel nome di Gesù Cristo. Amen. 9

Mostra riferimenti

  1.  

    1. DeA 18:18

  2.  

    2. La Stella, gennaio 1995, pag. 8.

  3.  

    3. La Stella, gennaio 1995, pag. 100.