Il miracolo della traduzione del Libro di Mormon

Robert K. Dellenbach

Of the First Quorum of the Seventy


Robert K. Dellenbach
Il Libro di Mormon si erge come un’opera miracolosa offerta all’esame del mondo. La scintilla divina scesa dal cielo più di centosessantacinque anni fa ha acceso una fiamma che annuncia l’alba di un nuovo giorno.

Miei cari fratelli e sorelle, siamo consapevoli del grande miracolo che è la traduzione del Libro di Mormon? Come dice il dizionario, un miracolo è «un avvenimento straordinario che manifesta l’intervento divino nelle cose degli uomini» (Merriam-Webster’s Collegiate Dictionary, 10th ed. 1993, Merriam-Webster, Inc.). In coerenza con questa definizione, la traduzione del Libro di Mormon da parte di Joseph Smith è davvero un miracolo moderno.

Il Libro di Mormon viene attualmente stampato in più di ottanta lingue ed è in corso di traduzione o di pubblicazione in molte, molte altre. Considerate il processo seguito attualmente dalla Chiesa per la traduzione del Libro di Mormon dall’inglese in un’altra lingua. La Chiesa assume traduttori capaci ed esperti, appartenenti alla nostra fede, con una buona conoscenza dell’inglese oltre che della loro lingua madre, dotati di integrità e di elevate norme morali, in modo che l’ispirazione guidi il loro lavoro. Proprio come ai tempi di Joseph Smith, la capacità di tradurre i sacri scritti oggi è un dono spirituale di Dio.

Tuttavia, diversamente dai tempi di Joseph Smith, molti dei nostri traduttori moderni usano computer, word processor, dizionari, ed enciclopedie per svolgere più facilmente il loro sacro incarico. Il lavoro svolto oggi è molto più vasto, e ogni passo è soggetto a un’analisi critica da parte di esperti di traduzioni della Chiesa. Tuttavia, nonostante siano disponibili i traduttori più competenti e la tecnologia più avanzata, l’intero processo, dall’inizio alla pubblicazione, richiede circa quattro anni.

Confrontate ora questo processo con la traduzione del Libro di Mormon fatta dal giovane Joseph Smith. Joseph fu allevato in una fattoria nella parte settentrionale dello Stato di New York e aveva soltanto ventiquattro anni al tempo in cui portò a termine la traduzione di questi sacri annali dall’egiziano riformato in inglese.

Aveva poche disponibilità finanziarie ed era sempre occupato per provvedere alla moglie e alla famiglia. Era dunque obbligato a seminare e mietere, spaccare legna, portare acqua e governare gli animali.

Le condizioni in cui Joseph traduceva non erano certamente ideali. Era minacciato di morte e i malintenzionati cercavano di rubargli le tavole, sì che egli era costretto a nascondere gli annali e a spostarli da un luogo all’altro (JS 2:60). Joseph non aveva telefono, né dittafoni, computer, telefax, fotocopiatrici, né luce elettrica.

Joseph era privo di istruzione. In tutto probabilmente non era andato a scuola per più di tre anni. Prima di impegnarsi nel lavoro di traduzione non si era iscritto a un’università. Alla sua porta non venivano consegnate né riviste letterarie né periodici accademici. Non aveva mai visitato né il Sud America né il Medio Oriente. Non apparteneva a nessuna associazione professionale, non aveva svolto approfondite ricerche, né aveva dei colleghi con i quali discutere degli antichi testi incisi sulle tavole. Forse aveva imparato appena a leggere, scrivere e far di conto e forse conosceva un poco la storia americana. Sappiamo che leggeva la Bibbia in inglese; ma secondo le norme adottate dal mondo, Joseph non era né uno studioso né un teologo, né tantomeno un traduttore professionista di Sacre Scritture.

Quali capacità possedeva Joseph che potevano aiutarlo a tradurre? Oliver Cowdery, che fu il principale scrivano nella traduzione del Libro di Mormon, disse riguardo alla fonte del potere di tradurre di Joseph che «il profeta Joseph Smith traduceva per il dono e il potere di Dio e per mezzo dell’Urim e del Thummim» (Deseret News, 3 aprile 1859, pag. 48).

Di norma un’opera letteraria viene sottoposta ad accurate revisioni e rifacimenti prima della stesura della versione definitiva. Per esempio Abramo Lincoln scrisse il suo famoso Discorso di Gettysburg ben cinque volte, e ogni nuova versione era leggermente diversa da quella precedente (vedi World Book Encyclopedia, edizione 1992, alla voce «Gettysburg Address»).

Nel preparare il mio discorso ho fatto la gloriosa esperienza di esaminare con calma numerose pagine del manoscritto originale di Joseph del Libro di Mormon, che è conservato al sicuro negli archivi della Chiesa. Sono rimasto stupito dalla qualità del testo, che mostrava soltanto pochissime e insignificanti correzioni, come ad esempio per correggere l’errata ortografia di una parola. Il manoscritto originale di Joseph è talmente perfetto che può provenire soltanto da una fonte: la rivelazione divina.

Sulle spalle di Joseph pesava non soltanto la traduzione del Libro di Mormon, ma anche la restaurazione e l’istituzione della Chiesa di Gesù Cristo. Anche durante il lavoro di traduzione Joseph riceveva molte rivelazioni e apparizioni di messaggeri celesti che gli affidavano altri importanti incarichi, come ad esempio la restaurazione del sacerdozio e la rivelazione sul battesimo (vedi Joseph Smith 2:68-75). I molti impegni di Joseph spesso interrompevano il lavoro di traduzione, a volte per diversi mesi. Eppure, una volta che Joseph fu libero di dedicare tutti i suoi sforzi alla traduzione, il lavoro procedette rapidamente ed egli traduceva da otto a dieci pagine al giorno. La maggior parte della traduzione del Libro di Mormon fu portata a termine in circa sessantatré giorni di lavoro (vedi John W. Welch e Tim Rathbone, «The Translation of the Book of Mormon: Basic Historical Information», Provo, Utah: F.A.R.M.S., 1986, pag. 14).

Oliver, riflettendo su quel miracoloso evento, rese questa testimonianza: «Giorno per giorno continuai senza interruzione a scrivere il cosiddetto ‹Libro di Mormon›» (Latter Day Saints’ Messenger & Advocate, ottobre 1834, pagg. 14-16).

Joseph fu la prima persona dopo più di millequattrocento anni a leggere le parole del Salvatore come erano state scritte da Nefi, Alma, Mormon, Moroni e dagli altri profeti del Libro di Mormon. La sua capacità di tradurre il Libro di Mormon era nulla di meno che «un’opera meravigliosa e un prodigio» (2 Nefi 25:17).

La traduzione originale di Joseph in lingua inglese, fatta eccezione per poche correzioni grammaticali e piccole modifiche testuali, rimane il testo del Libro di Mormon in uso oggi ed è il testo critico per tutte le traduzioni nelle altre lingue di questo libro in tutto il mondo (vedi Encyclopedia of Mormonism, a cura di Daniel H. Ludlow, 4 voll., New York: Macmillan, 1992, alla voce: «Book of Mormon manuscripts»). Come Nefi profetizzò tanti secoli fa, le sue «parole [risuonano] alle estremità della terra, come uno stendardo per il [Suo] popolo» (2 Nefi 29:2).

Potrebbe mai qualcuno di noi produrre oggi una simile opera? Potrebbero migliaia dei migliori teologi del mondo e di studiosi di lingue antiche o di altre antichità scrivere un simile libro di tale valore soprannaturale e trascendente?

No, nessun’altra persona con l’istruzione e i mezzi limitati che possedeva Joseph ha mai tradotto da sola durante un così breve periodo di tempo da antichi scritti più di cinquecento pagine di un libro di Scritture. Questa traduzione ha ora più di settantatré milioni di esemplari in circolazione. La traduzione di questo antico libro di sacri scritti fatta da Joseph ha retto allo scrutinio di molti scettici. Il Libro di Mormon si erge come un’opera miracolosa offerta all’esame del mondo. La scintilla divina scesa dal cielo più di centosessantacinque anni fa ha acceso una fiamma che annuncia l’alba di un nuovo giorno. Non dobbiamo dunque stupirci se «lo Spirito arde in noi come fuoco» (Inni, No. 2). In tutto il mondo le persone cercano la testimonianza di Gesù Cristo che si trova nel Libro di Mormon. Esse provengono da ogni nazione, tribù, lingua e popolo. Come fu rivelato a Joseph Smith: «Le estremità della terra chiederanno il tuo nome» (DeA 122:1). E perché chiedono il nome di Joseph Smith? Perché il Libro di Mormon rende testimonianza della divinità e dell’espiazione di Gesù Cristo. Perché Joseph è il profeta della Restaurazione.

Con profonda gratitudine per il miracolo che avvenne nella traduzione del Libro di Mormon noi cantiamo:

«Lode all’uomo che vide Dio Padre, scelto a portare al mondo il Vangel. Quale supremo Profeta e Veggente sia riverito da ogni nazion» (Inni, No. 19).

Porto testimonianza che la traduzione del Libro di Mormon dimostra chiaramente che Joseph è un profeta di Dio, chiamato a «porre le fondamenta di questa chiesa [di Cristo] e. . . farla uscire dall’oscurità e dalle tenebre, la sola vera chiesa vivente sulla superficie di tutta la terra» (DeA 1:30). Il Libro di Mormon è «la chiave di volta della nostra religione» e porterà l’uomo vicino a Dio più «di qualsiasi altro libro» (Insegnamenti del profeta Joseph Smith, pag. 151). Possiamo noi apprezzare questo miracolo, e possa essere nostro desiderio arrivare a conoscere e seguire il Salvatore tramite gli insegnamenti del Libro di Mormon. Questa è la mia umile preghiera, nel nome di Gesù Cristo. Amen. 9