«Sentinelle sulla torre»

Anziano Helvécio Martins


Ho fatto alcune delle esperienze più importanti come detentore del sacerdozio nella mia veste di insegnante familiare.

L’8 giugno 1978 fu senza dubbio un giorno indimenticabile. Quel giorno il sacerdozio e le benedizioni del tempio furono estese a tutti i membri maschi meritevoli della Chiesa. Davvero memorabile fu l’impatto che questo cambiamento ebbe sulla vita di innumerevoli moltitudini – di milioni di persone che si resero pienamente conto del suo significato e di molte altre che forse non sono ancora arrivate a comprendere la piena portata dei suoi effetti.

In quella data la Prima Presidenza annunciò al mondo intero una nuova e speciale rivelazione del Signore, rivelazione preceduta da molte preghiere e molte suppliche per ricevere la guida divina.

Grandi cambiamenti quella rivelazione portò nella vita di tanti figli del nostro Padre nei cieli, fra i quali c’era la mia umile famiglia nella città di Rio de Janeiro, in Brasile.

Sembrava una notizia incredibile. Fu senza dubbio un evento inaspettato, neppure sognato da coloro che il Padre nella Sua perfetta saggezza aveva tenuto in serbo sino a quel giorno in cui essi sarebbero stati meglio preparati a rispondere agli impegnativi requisiti di questo veramente onorevole ministero che è il sacerdozio. Nonostante la relativa conoscenza acquisita durante i sei anni di appartenenza alla vera Chiesa, la mia prima chiamata come detentore del sacerdozio non fu quella di servire come Autorità generale, o presidente di missione, o vescovo, o membro di due presidenze di palo. Non fu quella di servire come segretario esecutivo di palo o di rione. Il mio primo incarico e chiamata fu quella di servire come insegnante familiare. Quella chiamata precedette tutte le altre. È molto interessante e importante rifletterci. Da allora ho sempre considerato questa una chiamata estremamente importante e meravigliosa. Dalle precedenti chiamate sono sempre stato rilasciato, ma questo primo ministero è rimasto immutato.

«Nella Chiesa non c’è chiamata più grande di quella dell’insegnante familiare», dichiarò il presidente Ezra Taft Benson. «Nella Chiesa non c’è servizio più prezioso prestato ai figli del nostro Padre nei cieli, di quello reso da un insegnante familiare umile, devoto e impegnato» (Ezra Taft Benson, La Stella, luglio 1987, pag. 46).

Dopo la Sua risurrezione e prima di ascendere al cielo, Gesù chiese a Simon Pietro: «Simon di Giovanni, m’ami tu più di questi? Ei gli rispose: Sì, Signore, tu sai che io t’amo. Gesù gli disse: Pasci i miei agnelli» (Giovanni 21:15). La domanda fu ripetuta altre due volte, Pietro rispose nella stessa maniera e il Signore gli disse: «Pastura le mie pecorelle» (Giovanni 21:16-17).

Questo è il lavoro o ministero dell’insegnante familiare: nutrire, pascere e placare la sete delle pecorelle che gli sono affidate nella sua veste di pastore.

Nulla ha ricevuto una maggiore priorità o più urgenza nella mia vita di membro della Chiesa, dopo la vita dei miei figli, dell’assolvimento devoto, leale e assoluto di questo ministero.

Vale la pena notare il modo in cui il Signore prepara il nostro spirito e la nostra mente, senza che ce ne rendiamo conto, a ricevere questo alto livello di conoscenza.

Mentre frequentavamo la Chiesa ancora in veste di simpatizzanti, la seconda settimana ricevemmo una telefonata del presidente del ramo, fratello Antonio Landelino Barros, che ci chiedeva se poteva venire a farci visita la sera successiva.

All’ora stabilita il presidente Barros arrivò accompagnato da due uomini; tutti erano in giacca e cravatta. Davanti alla famiglia radunata nel soggiorno il presidente Barros chiese il permesso di dire una preghiera. Le sue parole furono semplici, ma pronunciò un’ispirata supplica al Signore per chiedere la guida del Suo Spirito e invocare benedizioni speciali sulla nostra famiglia, in modo che capissimo lo scopo di quella visita e potessimo trarne vantaggio.

Brevemente il presidente Barros espose una lezione sul programma d’insegnamento familiare e presentò i suoi compagni: i fratelli Nelson Bezerra dos Santos e Alfredo Orlando Torres Lima come nostri insegnanti familiari, e da quel momento in poi come il nostro primo e più diretto contatto con la Chiesa.

Quale meravigliosa esperienza! Quale grande occasione e privilegio di servire! Quei fratelli rimasero vicini alla nostra famiglia durante tutto il tempo in cui vivemmo in quel ramo.

Il presidente Marion G. Romney spiegò che gli insegnanti familiari «portano la pesante e gloriosa responsabilità di rappresentare il Signore Gesù Cristo nel provvedere al benessere di ogni fedele» (Ensign, marzo 1973, pagg. 12-13).

Ogni domenica quei fratelli accoglievano la nostra famiglia quando arrivavamo alla cappella. Sedevano accanto a noi durante le riunioni. Ci insegnavano a cantare gli inni. Ci parlavano delle norme del Regno. Ci telefonarono per informarci del decesso del presidente Joseph Fielding Smith e in seguito della chiamata del nuovo profeta, il presidente Harold B. Lee.

Si interessavano del benessere e del progresso della nostra famiglia e delle nostre eventuali necessità. Dopo il battesimo, rimandato per due mesi, e anche dopo il nostro trasferimento nel Rione di Tijuca, quei devoti insegnanti familiari e il presidente Barros ci telefonarono a turno durante i tre mesi successivi per sapere se la nostra famiglia si era adattata al nuovo rione, se tutto andava bene, se era necessario il loro aiuto.

Nonostante il nostro cambiamento di residenza, gli insegnanti familiari non si sentirono del tutto esonerati dal loro dovere di occuparsi della nostra famiglia e di dedicarle tutte le attenzioni necessarie.

Anche dopo essersi assicurati che eravamo stati affidati a nuovi pastori, essi continuarono il loro servizio come nostri fratelli in Cristo.

Quale atteggiamento stupendo! Essi non avevano più la diretta responsabilità del nostro benessere, ma continuavano ad assolvere il loro dovere di veri cristiani. Quale legame straordinario fu stabilito con loro! Quasi ventitré anni sono trascorsi da allora. Molti altri insegnanti familiari sono succeduti ai quei primi due; con poche eccezioni ricordiamo vagamente i loro nomi, mentre i nomi e le immagini di quei primi servitori rimarranno per sempre impressi nella nostra memoria, poiché essi ci servirono come veri pastori.

«La chiamata più importante in questa vita è quella in cui l’uomo può servire meglio il suo prossimo», spiegò il presidente David O. McKay (Instructor, marzo 1961, pagg. 73-74).

Quei fratelli erano infatti guardiani, custodi, sostenitori. Vale anche la pena di ricordare che essi svolgevano il loro ministero con un buon umore che rispecchiava la felice condizione del loro spirito.

Sembrava che fosse per loro un onore e un privilegio servirci. Sembravano conoscere i doveri dei più grandi e dei più piccoli, come fu insegnato dall’Apostolo Pietro: «Pascete il gregge di Dio, che è fra voi, non forzatamente ma volonterosamente secondo Dio; non per un vil guadagno, ma di buon animo» (1 Pietro 5:2).

L’esempio di quei devoti fratelli pose le fondamenta della futura condotta di un nuovo detentore del sacerdozio. Quando ricordo quelle esperienze, essendo ora io stesso un insegnante familiare, ho davanti agli occhi uno schema da emulare, molto vicino al modello stabilito da Gesù Cristo.

Da allora ho sempre dedicato me stesso con tutte le mie forze, con ogni sforzo possibile, alla cura delle famiglie che mi sono state affidate, e alcune delle più importanti esperienze che ho fatto come detentore del sacerdozio sono state quelle di insegnante familiare.

Durante il seminario per i rappresentanti regionali tenuto il 3 aprile 1969, il presidente Harold B. Lee spiegò che «gli insegnanti familiari del sacerdozio devono essere le sentinelle sulla torre».

Il Signore ci ha chiesto di radunare il Suo popolo «proprio come una chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le sue ali» (DeA 29:2), e gli insegnanti familiari, e per estensione le insegnanti visitatrici, hanno un ruolo di grande importanza per l’adempimento dei desideri del Signore.

Come spiegò il presidente Ezra Taft Benson, l’insegnamento familiare è «un programma talmente importante che, se viene svolto fedelmente, contribuirà a rinnovare spiritualmente la Chiesa e a glorificare i suoi singoli membri e le sue famiglie» (La Stella, luglio 1987, pag. 46).

Prego che come detentori del sacerdozio possiamo sviluppare una più perfetta conoscenza di questo sacro ministero.

Dio vive, come vive Suo Figlio Gesù Cristo, nostro Salvatore e Redentore. Il Signore parla oggi tramite il Suo profeta, il presidente Gordon B. Hinckley, che noi amiamo e seguiamo. Porto questa testimonianza nel sacro nome di Gesù Cristo. Amen. 9