Perfezionamento in corso

Russell M. Nelson

Of the Quorum of the Twelve Apostles


Russell M. Nelson
Non dobbiamo lasciarci scoraggiare se il nostro cammino verso la perfezione ora sembra arduo e interminabile . . . Arriveremo alla mèta soltanto dopo la Risurrezione e soltanto tramite il Signore.

Se mi venisse chiesto di indicare qual è il comandamento del Signore più difficile da osservare, forse, come molti altri, citerei Matteo 5:48: «Voi dunque siate perfetti, com’è perfetto il Padre vostro celeste». 1

Osservare questo comandamento può essere un’impresa difficile, poiché ognuno di noi è assai lontano dalla perfezione, sia spirituale che materiale. E ci viene spesso ricordato. A volte ci capita di lasciare le chiavi chiuse nell’automobile, o anche di dimenticare dove l’abbiamo parcheggiata. E spesso andiamo da una parte all’altra della casa senza ricordare il motivo per cui l’abbiamo fatto.

Quando paragoniamo la nostra prestazione personale alle supreme norme ìnsite nelle aspettative del Signore, la constatazione della nostra imperfezione a volte può deprimerci. Sento molta comprensione per i santi che a causa delle loro debolezze consentono ai sentimenti di depressione di privarli della felicità in questa vita.

Tutti dobbiamo però ricordare che gli uomini esistono perché possano conoscere la gioia, non un senso di colpa. 2

Dobbiamo anche ricordare che il Signore non ci dà nessun comandamento a cui sia impossibile obbedire. È soltanto che qualche volta manchiamo di capirli completamente.

Possiamo capire meglio la perfezione se la dividiamo in due parti. La prima riguarda unicamente la perfezione terrena. La seconda riguarda unicamente la vita a venire, ossia la nostra perfezione immortale o eterna.

LA PERFEZIONE TERRENA

In questa vita alcune azioni possono essere perfezionate. Un giocatore di baseball può lanciare o battere alla perfezione. Un chirurgo può compiere un’operazione senza commettere un solo errore. Un musicista può eseguire un brano senza fare sbagli. È possibile anche raggiungere la perfezione nella puntualità, nel pagamento della decima, nell’osservanza della Parola di Saggezza, e così via. L’enorme sforzo richiesto per raggiungere tale autocontrollo è rimunerato da un profondo senso di soddisfazione. Ancora più importante è il fatto che i successi spirituali di questa vita ci accompagneranno nell’eternità. 3

Giacomo indicò una regola pratica in base alla quale si può misurare la perfezione terrena. Egli disse: «Se uno non falla nel parlare, esso è un uomo perfetto». 4

Le Scritture descrivono Noè, Set e Giobbe come uomini perfetti. 5

Senza dubbio lo stesso termine si può attribuire a un gran numero di fedeli discepoli delle varie dispensazioni. Alma dice che «ve ne furono molti, anzi moltissimi», 6 puri ed immacolati dinanzi a Dio.

Ciò non significa che queste persone non commisero mai un errore o che non ebbero mai motivo di essere riprese. Il processo che porta alla perfezione comporta difficoltà da superare, e i passi che portano al pentimento possono essere molto dolorosi. 7

C’è il momento giusto per il castigo, nel processo che porta a plasmare il carattere, poiché sappiamo che «il Signore corregge colui ch’Egli ama». 8

La perfezione sulla terra si può raggiungere se ci sforziamo di compiere ogni nostro dovere, osservare ogni legge e sforzarci di essere il più perfetti possibile nel nostro ambito, come il nostro Padre celeste lo è nel Suo. Se facciamo del nostro meglio, il Signore ci favorirà secondo le nostre azioni e i desideri del nostro cuore. 9

LA PERFEZIONE ETERNA

Ma Gesù ci ha chiesto qualcosa di più della perfezione terrena. Il momento in cui Egli pronunciò le parole «com’è perfetto il Padre vostro celeste», Egli ci invitò ad alzare gli occhi al di là dei limiti della vita terrena. Il nostro Padre celeste possiede una perfezione eterna. Questo fatto merita un maggiore approfondimento.

Recentemente ho studiato le versioni inglese e greca del Nuovo Testamento, concentrandomi su ogni uso che viene fatto del termine perfetto e dei suoi derivati. Lo studio simultaneo in entrambe le lingue offre alcuni spunti interessanti, poiché il greco è la lingua originale in cui fu scritto il Nuovo Testamento.

In Matteo 5:48 il termine perfetto è la traduzione della parola greca teleios, che significa «completo». Teleios è un aggettivo che deriva dal sostantivo telos, che significa «fine». 10

L’infinito del verbo è teleiono, che significa «raggiunger una meta lontana, svilupparsi completamente, consumare o finire». 11

Vi prego di notare che la parola non implica «libertà dall’errore»; indica invece il raggiungimento «di un obiettivo lontano». Infatti quando gli autori del Nuovo Testamento, che scrivevano in greco, volevano descrivere la perfezione del comportamento – la precisione o l’eccellenza del lavoro umano – non usavano una forma di teleios e preferivano invece parole diverse. 12

Teleios non è una parola del tutto estranea al nostro vocabolario. Da essa deriva il prefisso tele, che usiamo ogni giorno. Telefono letteralmente significa «parlare da lontano». Televisione significa «vedere da lontano». Telefoto significa «luce lontana», ecc.

Tenendo presenti queste cose, esaminiamo un’altra più importante dichiarazione fatta dal Signore. Subito prima della Sua crocifissione Egli disse: «Il terzo giorno giungo al mio termine». 13

Pensateci! Il Signore senza peccato, senza errori, già perfetto secondo le nostre norme terrene, proclamò la Sua condizione di perfezione come se fosse stata ancora nel futuro. 14

La Sua perfezione eterna avrebbe fatto seguito alla Sua resurrezione, al ricevimento di ogni potere «in cielo e sulla terra». 15

La perfezione che il Salvatore ha in mente per noi è molto più di un’esecuzione senza errori. È l’aspettativa eterna espressa dal Signore nella Sua grande preghiera di intercessione al Padre: che possiamo essere resi perfetti e capaci di dimorare con Loro nelle eternità a venire. 16

L’intera opera e gloria del Signore riguardano l’immortalità e la vita eterna di ogni essere umano. 17

Egli venne nel mondo per compiere la volontà del Padre, che Lo aveva mandato. 18

Il Suo sacro compito fu previsto prima della Creazione 19 e fu predetto da tutti i Suoi santi profeti sin dal principio del mondo. 20

L’espiazione di Cristo compì il lungamente atteso proposito per cui Egli era venuto sulla terra. Le Sue ultime parole sulla croce del Calvario parlano del culmine del Suo compito: espiare per tutta l’umanità. Allora Egli disse: «È compiuto». 21

Non ci sorprendiamo dunque se la parola greca tradotta con compiuto è teleios.

Il fatto che Gesù conseguì la perfezione eterna dopo la Sua resurrezione viene confermato nel Libro di Mormon. Infatti il libro descrive la visita del Signore risorto agli abitanti dell’antica America. Là Egli ripeté le importanti esortazioni precedentemente citate, ma con un’aggiunta molto significativa. Egli disse: «Vorrei che foste perfetti, come me, o come il vostro Padre che è in cielo è perfetto». 22

Questa volta Egli indica se stesso insieme con Suo Padre come un personaggio perfetto. In precedenza Egli non lo aveva fatto. 23

La Risurrezione è un requisito necessario per raggiungere la perfezione eterna. Grazie all’espiazione di Gesù Cristo il nostro corpo, corruttibile sulla terra, diventerà incorruttibile. La nostra entità fisica, ora soggetta alle malattie, alla morte e al decadimento, acquisirà una gloria immortale. 24

Attualmente sostenuto dal sangue della vita 25 e sempre più vecchio, il nostro corpo sarà allora sostenuto dallo spirito e diventerà immutabile e fuori della portata dei legami della morte. 26

La perfezione eterna è riservata a coloro che vincono ogni cosa e ereditano la pienezza del Padre nelle Sue dimore celesti. La perfezione consiste nell’acquisire la vita eterna – il genere di vita che vive Dio. 27

LE ORDINANZE E LE ALLEANZE DEL TEMPIO

Le Scritture individuano altri importanti requisiti per ottenere la perfezione eterna, requisiti che riguardano le ordinanze e le alleanze del tempio. 28

Nessuna persona responsabile può ricevere l’esaltazione nel regno celeste senza le ordinanze del tempio. Investiture e suggellamenti sono celebrati per la nostra personale perfezione e si ottengono tramite la nostra fedeltà. 29

Questo requisito riguarda anche i nostri antenati. Paolo disse che essi, senza di noi, non possono giungere alla perfezione. 30

Di nuovo, in questo versetto, il termine greco tradotto con perfetto è una forma di teleios. 31

Nelle rivelazioni degli ultimi giorni il Signore è ancora più esplicito. Il Suo profeta scrive: «Miei cari ed amati fratelli e sorelle, lasciate che vi assicuri che questi sono principi al riguardo dei morti e dei viventi che non possono essere trattati alla leggera, per quanto concerne la nostra salvezza. La loro salvezza infatti è necessaria ed essenziale alla nostra . . . Essi senza di noi non possono essere resi perfetti – allo stesso modo noi, senza i nostri morti, non possiamo essere resi perfetti. 32

UN INCORAGGIAMENTO DALL’ESEMPIO DEL SALVATORE

La nostra salita lungo la via che porta alla perfezione è favorita dall’incoraggiamento che ci proviene dalle Scritture, dove troviamo la promessa che, se rimarremo fedeli in ogni cosa, diventeremo come Dio. L’apostolo Giovanni scrisse:

«Vedete di quale amore ci è stato largo il Padre, dandoci d’esser chiamati figliuoli di Dio . . .

Quand’egli sarà manifestato, saremo simili a lui, perché lo vedremo com’egli è.

E chiunque ha questa speranza in lui, si purifica, com’esso è puro». 33

Se seguiamo l’esempio di Gesù riceviamo un incoraggiamento continuo, poiché Egli dichiarò: «Siate santi, perché io son santo». 34

La Sua speranza per noi è chiara come il cristallo! Egli dichiarò: «Che sorta di uomini dovreste essere? In verità, Io vi dico: così come sono Io». 35

Pertanto il culto che rendiamo a Gesù si esprime nel modo migliore con la nostra emulazione del Suo comportamento. 36

Le persone che hanno mancato di seguire Gesù non lo hanno fatto perché le Sue norme erano imprecise o non abbastanza elevate. È vero il contrario. Alcuni hanno ignorato i Suoi insegnamenti perché li consideravano troppo precisi o eccessivamente elevati! Tuttavia tali norme elevate, se vengono osservate con sincerità, portano una grande pace interiore e una gioia incomparabile.

Non c’è nessun individuo che possa essere paragonato a Gesù Cristo, né c’è esortazione che possa eguagliare la Sua sublime espressione di speranza: «Vorrei che foste perfetti, come me, o come il vostro Padre che è in cielo è perfetto». 37

Questa divina esortazione è coerente con il fatto che, in quanto figli generati da genitori celesti, abbiamo in noi il potenziale di diventare simili a Loro, come i figli terreni possono diventare simili ai loro genitori terreni.

Il Signore restaurò la Sua chiesa per prepararci per la perfezione. Paolo disse che il Salvatore mise nella Sua chiesa apostoli, profeti e evangelisti, «per il perfezionamento de’ santi . . . per la edificazione del corpo di Cristo, finché tutti siamo arrivati all’unità della fede e della piena conoscenza del Figliuol di Dio, allo stato d’uomini fatti, all’altezza della statura perfetta di Cristo». 38

L’espressione uomini fatti in questa citazione di Paolo, dove fatti è la traduzione del termine greco teleios, si riferisce alla persona, completa ossia all’anima glorificata.

Moroni ci mostra come possiamo raggiungere questo glorioso obiettivo. Le sue istruzioni sono valide in ogni epoca come antidoto per la depressione e come ricetta per conoscere la gioia. Ripeto la sua invocazione: «Venite a Cristo, e siate perfetti in Lui e rinnegate ogni empietà . . . amate Dio con tutta la vostra forza, mente e facoltà . . . per . . . essere perfetti in Cristo . . . santi ed immacolati». 39

Nel frattempo, fratelli e sorelle, facciamo del nostro meglio per migliorare ogni giorno. Quando compaiono le nostre imperfezioni, possiamo continuare a cercare di correggerle. Possiamo essere più pronti a perdonare i difetti che vediamo in noi stessi e in coloro che amiamo. Possiamo essere consolati e longanimi. Il Signore disse: «Voi non siete capaci di sopportare la presenza di Dio ora . . . continuate dunque in pazienza fino a che siate perfetti». 40

Non dobbiamo lasciarci scoraggiare se il nostro cammino verso la perfezione ora ci sembra arduo e interminabile. Il perfezionamento è in corso. Arriveremo alla mèta soltanto dopo la risurrezione e soltanto tramite il Signore. Essa aspetta tutti coloro che Lo amano e osservano i Suoi comandamenti. Comprende troni, regni, principati, poteri e domini. 41

È il fine per raggiungere il quale dobbiamo perseverare. 42

È la perfezione eterna che Dio ha in serbo per ognuno di noi. Di questo io porto testimonianza, nel nome di Gesù Cristo. Amen. 9

Mostra riferimenti

  1.  

    1.  Queste parole sono messe maggiormente in risalto nella Traduzione di Joseph Smith: «Vi è dunque comandato di essere perfetti, com’è perfetto il Padre vostro celeste» (TJS, Matteo 5:50).

  2.  

    2.  Vedi 2 Nefi 2:25.

  3.  

    3.  Vedi DeA 130:18–19.

  4.  

    4.  Giacomo 3:2; corsivo dell’autore.

  5.  

    5.  Vedi Genesi 6:9; DeA 107:43; Giobbe 1:1.

  6.  

    6.  Alma 13:12.

  7.  

    7.  Vedi Ebrei 5:8.

  8.  

    8.  Ebrei 12:6.

  9.  

    9.  Vedi DeA 137:9.

  10.  

    10.  Si noti che la forma femminile di questo nome è teleia, il termine usato dai Greci per indicare il punto alla fine di una frase.

  11.  

    11.  Nell’edizione inglese della Bibbia, versione di re Giacomo, la nota a piè di pagina b di Matteo 5:48 dice: «completo, finito, pienamente sviluppato».

  12.  

    12.  Un esempio è:

  13.  

     «Ogni discepolo non è da più del maestro; ma ogni discepolo perfetto sarà come il suo maestro» (Luca 6:40). In questo versetto perfetto proviene dal greco katartizo, che significa «equipaggiare, mettere in ordine, disporre, adattare o compiere un atto di preparazione».

  14.  

     Un altro passo contiene le parole «accuratamente informato» (Luca 1:3; corsivo dell’autore). In questo caso accuratamente è la traduzione dell’avverbio greco akribos, che ha lo stesso significato.

  15.  

     Un altro versetto dice che coloro che toccavano l’orlo della veste del Maestro erano «completamente guariti» (Matteo 14:36; corsivo dell’autore). Completamente in questo caso proviene dal greco diasozo, che significa «essere protetti nel pericolo, superare le avversità, salvare, impedire che qualcuno o qualcosa perisca, soccorrere».

  16.  

    13.  Luca 13:32; corsivo dell’autore.

  17.  

    14.  Nel testo greco di questo proclama è usato nuovamente il verbo teleiono, nel tempo futuro teleiouma.

  18.  

    15.  Matteo 28:18; vedi anche DeA 93:2–22.

  19.  

    16.  Vedi Giovanni 17:23–24.

  20.  

    17.  Vedi Mosè 1:39.

  21.  

    18.  Vedi 3 Nefi 27:13.

  22.  

    18.  Vedi Mosè 4:1–2; 7:62; Abrahamo 3:22–28.

  23.  

    20.  Vedi Atti 3:19–21.

  24.  

    21.  Giovanni 19:30. Nelle rivelazioni moderne Gesù usa un linguaggio simile. Egli dice infatti: «Portai a termine i miei preparativi per i figli degli uomini» (DeA 19:19; corsivo dell’autore).

  25.  

    22.  3 Nefi 12:48; corsivo dell’autore.

  26.  

    23.  Vedi Matteo 5:48.

  27.  

    24.  Vedi Alma 11:45; DeA 76:64–70.

  28.  

    25.  Vedi Levitico 17:11.

  29.  

    26.  LDS Bible Dictionary, alla voce «resurrection»: «Risurrezione significa diventare immortali, senza sangue, e tuttavia con un corpo di carne e ossa».

  30.  

    27.  Vedi Joseph Fielding Smith, The Way to Perfection (Independence, Missouri: The Genealogical Society of Utah, 1946), pag. 331; Bruce R. McConkie, Mormon Doctrine, 2a edizione (Salt Lake City: Bookcraft, 1966), pag. 237.

  31.  

    28.  Joseph Smith dichiarò: «Il nascere di nuovo si ottiene dallo Spirito di Dio per mezzo delle ordinanze» (Insegnamenti del profeta Joseph Smith, pag. 124).

  32.  

    29.  Vedi Joseph Fielding Smith, Dottrine di salvezza, 3 voll., a cura di Bruce R. McConkie, 2:45.

  33.  

    30.  Ebrei 11:40; corsivo dell’autore.

  34.  

    31.  teleioo

  35.  

    32.  DeA 128:15; vedi anche Insegnamenti del profeta Joseph Smith, pagg, 122–123.

  36.  

    33.  1 Giovanni 3:1–3. Per ulteriori commenti vedi Joseph Fielding Smith, The Way to Perfection, pagg. 7–9.

  37.  

    34.  1 Pietro 1:16; vedi anche Levitico 11:44–45; 19:2; 20:26.

  38.  

    35.  3 Nefi 27:27.

  39.  

    36.  Vedi Neal A. Maxwell, We Talk of Christ, We Rejoice in Christ (Salt Lake City: Deseret Book Co., 1984), pag. 145; Hugh B. Brown, The Abundant Life (Salt Lake City: Bookcraft, 1965), pag. 199.

  40.  

    37.  3 Nefi 12:48.

  41.  

    38.  Efesini 4:12–13; corsivo dell’autore.

  42.  

    39.  Moroni 10:32–33.

  43.  

    40.  DeA 67:13.

  44.  

    41.  Vedi DeA 132:19.

  45.  

    42.  Questo concetto è confermato dal fatto che nei versetti del Nuovo Testamento che si riferiscono al fine per il quale dobbiamo perseverare, la parola greca tradotta con fine deriva anch’essa da telos (vedi Matteo 10:22; 24:13; Marco 13:13).