Idee possenti

Of the Quorum of the Twelve Apostles


Dallin H. Oaks
I Santi degli Ultimi Giorni devono essere costantemente impegnati a esporre e proclamare quei grandi e possenti principi eterni che ci aiuteranno a ritrovare la via che ci riporta alla presenza del nostro Padre celeste.

L’estate scorsa ho partecipato al funerale di una donna veramente eletta. Un oratore descrisse tre delle sue grandi virtù: lealtà, obbedienza e fede. Mentre egli parlava della sua vita, pensai a quanto era indicato parlare di queste grandi virtù in un discorso funebre. La vita non è una cosa banale, e la sua scomparsa non deve essere sottolineata da cose banali. La cerimonia funebre è un’occasione in cui dobbiamo esprimere idee possenti – idee che possono a buon diritto stare accanto all’importanza della vita, idee che sono possenti per l’influenza che esercitano su coloro che rimangono quaggiù.

Mentre assorbivo lo spirito di quel funerale ispirato, i miei pensieri erano rivolti all’applicazione di questo principio in altre circostanze. Anche i genitori devono insegnare idee possenti. Così dovrebbero fare gli insegnanti familiari, le insegnanti visitatrici e gli insegnanti nelle varie classi. Il Salvatore ci ha ammonito che saremo giudicati per ogni parola oziosa che avremo detta (Matteo 12:36). Le rivelazioni moderne ci comandano di cessare i nostri «discorsi leggeri» e di rinunciare a «ogni leggerezza» (DeA 88:121), e inoltre di rigettare i nostri «vani pensieri» e il «riso eccessivo» (DeA 88:69). Vi sono molti altri portavoce delle cose banali. I Santi degli Ultimi Giorni devono essere costantemente impegnati a esporre e proclamare quei grandi e possenti principi eterni che ci aiuteranno a ritrovare la via che ci riporta alla presenza del nostro Padre celeste.

Circa trent’anni fa alcuni studiosi scrissero un libro sull’istruzione in generale: l’insieme delle conoscenze che ci si aspetta che tutte le persone istruite posseggano. Il suo titolo, La conoscenza che più vale la pena di possedere (Wayne C. Booth, ed., Chicago and London: The University of Chicago Press, 1967), è un buon promemoria del fatto che la conoscenza non ha sempre lo stesso valore. Un genere di conoscenza può essere più importante di altri. Questo principio si applica anche a quella che chiamiamo conoscenza spirituale.

Considerate il potere del principio esposto in un nostro amato inno: «Sono un figlio di Dio» (Inni, No. 190), cantato con tanta maestria dal coro all’inizio di questa sessione. In esso troviamo la risposta a una delle più importanti domande della vita: «Chi sono io?» Sono un figlio di Dio che ha un’ascendenza di spirito che conduce a genitori celesti. Questi genitori definiscono il nostro potenziale eterno. Questa possente idea è un efficace rimedio contro la depressione. Può sostenere ognuno di noi e consentirgli di compiere le scelte giuste e di evidenziare il meglio che è in noi. Inculcate nella mente di un giovane la possente idea che egli è un figlio di Dio, e gli avrete dato il rispetto di sé e la motivazione che lo spingerà a risolvere i problemi della vita.

Quando comprendiamo il nostro rapporto con Dio, comprendiamo anche il nostro rapporto con i nostri simili. Tutti gli uomini e le donne di questa terra sono figli di Dio, i nostri fratelli e sorelle in spirito. Quale possente idea! Non dobbiamo stupirci se l’Unigenito Figlio di Dio ci ha comandato di amarci l’un l’altro. Se lo facessimo! Come sarebbe diverso il mondo se fratelli e sorelle si amassero, se l’aiuto disinteressato potesse trascendere i confini delle nazioni, delle religioni e delle razze! Tale amore non cancellerebbe tutte le differenze di opinione e di comportamento, ma incoraggerebbe ognuno di noi a lottare contro le azioni invece che contro i loro autori.

Il principio eterno per cui il nostro Padre celeste ama tutti i Suoi figli è un’idea davvero possente. È particolarmente possente quando i bambini riescono a visualizzarla tramite l’amore e il sacrificio dei loro genitori. L’amore è la forza più potente del mondo. Arthur Henry King ha detto: «L’amore non è soltanto un’estasi, non è soltanto un sentimento intenso. È una forza motrice; è qualcosa che ci fa condurre una vita di gioioso dovere» (The Abundance of the Heart, Salt Lake City: Bookcraft, 1986, pag. 84).

Tutti noi abbiamo visto degli esempi del potere dell’amore. Più di venticinque anni fa scrissi alcuni ricordi che avevo di mio padre, morto prima che io compissi otto anni. Ciò che scrissi allora illustra il potere dell’amore nella vita di un ragazzo:

«La più forte impressione che ho del rapporto con mio padre non può essere documentata da un particolare avvenimento o da particolari parole che riesco a ricordare. È un sentimento. Basato su parole e azioni da lungo tempo scomparse dalla mia mente, questo sentimento persiste con tutta la chiarezza della fede perfetta. Egli mi amava ed era orgoglioso di me . . . Questo è il genere di ricordi di cui un ragazzo può fare tesoro, come pure un uomo» («Memories of My Father», 15 ottobre 1967).

Un’altra possente idea che dobbiamo comunicarci l’un l’altro è quella che la vita terrena ha uno scopo e che la morte su questa terra non è la fine, ma soltanto una transizione alla fase successiva di un’esistenza che è immortale. Il presidente Brigham Young dichiarò che «la nostra esistenza qui ha il solo scopo dell’esaltazione e del ritorno al cospetto del Padre nostro e nostro Dio» (Discorsi di Brigham Young, a cura di John A. Widtsoe, pag. 35). L’idea del progresso eterno è una delle più possenti idee della nostra teologia. Ci dà speranza quando vacilliamo e maggiore impegno quando progrediamo. Sicuramente è una delle più grandi «solennità dell’eternità» che ci è comandato di conservare nella nostra mente (DeA 43:34).

Un’altra idea che ha il potere di elevarci al di sopra dello scoraggiamento è che il lavoro della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, quello di «fare avverare . . . la vita eterna dell’uomo» (Mosè 1:39), è un lavoro eterno. Non tutti i problemi vengono risolti e non tutti i rapporti necessari vengono stabiliti sulla terra. Il lavoro di salvezza continua dall’altra parte del velo della morte, e noi non dobbiamo essere troppo preoccupati dell’incompletezza propria della vita terrena.

Una possente idea, con un’immediata applicazione pratica, è la realtà che possiamo pregare il nostro Padre celeste e che Egli ascolta le nostre preghiere e ci aiuta nella maniera migliore per noi. La maggior parte di noi ha provato quel terribile senso di vuoto provocato dalla separazione da coloro che ci amano. Se ricordiamo che possiamo pregare ed essere uditi e aiutati, possiamo sempre resistere a questo sentimento di vuoto. Possiamo sempre rimanere in contatto con un potente Amico che ci ama e ci aiuta, a Suo tempo e nella Sua maniera.

Migliaia di esperienze dimostrano che possiamo pregare e vedere esaudite le nostre preghiere. Alcune delle esperienze più belle riguardano i bambini. Nella biografia del presidente Spencer W. Kimball leggiamo:

«Ripetutamente Spencer vedeva i suoi genitori esporre le loro difficoltà al Signore. Un giorno, quando aveva cinque anni e stava all’aperto svolgendo le faccende che gli erano state affidate, la sorella Fannie di appena un anno uscì di casa e si smarrì. Nessuno riusciva a trovarla. Clare, di sedici anni, disse: ‹Mamma, se preghiamo il Signore, ci condurrà da Fannie›. Così madre e figli pregarono. Immediatamente dopo la preghiera Gordon andò nel punto esatto in cui Fannie si era addormentata, in uno scatolone dietro il pollaio. ‹Ringraziammo ripetutamente il nostro Padre celeste›, ricorda Olive nel suo diario» (Edward L. Kimball e Andrew E. Kimball jun., Spencer W. Kimball, Salt Lake City: Bookcraft, 1977, pag. 31).

Ogni seguace di Gesù Cristo sa che le idee più possenti della fede cristiana sono la risurrezione e l’espiazione di Gesù Cristo. Grazie a Lui possiamo essere perdonati dei nostri peccati e vivere di nuovo. Queste possenti idee sono state spiegate in innumerevoli sermoni da questo pulpito e da milioni di altri. Sono ben note, ma non altrettanto messe in pratica dalla maggior parte di noi.

Il nostro modello non è il più recente eroe dello sport o dello spettacolo, né le proprietà che abbiamo accumulato, né il prestigio, e neppure i giocattoli costosi e le diversioni che ci incoraggiano a concentrarci su ciò che è temporaneo per dimenticare ciò che è eterno. Il nostro modello – la nostra massima priorità – è Gesù Cristo. Dobbiamo rendere testimonianza di Lui e insegnarci l’un l’altro come possiamo mettere in pratica i Suoi insegnamenti ed emulare il Suo esempio.

Brigham Young ci ha impartito alcuni consigli pratici per farlo: «La differenza fra Dio e il diavolo è che Dio crea e organizza, mentre tutto l’impegno del diavolo è volto alla distruzione» (Discorsi di Brigham Young, pag. 67). In questo contrasto abbiamo un importante esempio della realtà dell’opposizione in tutte le cose (vedi 2 Nefi 2:11).

Ricordate che il nostro Salvatore Gesù Cristo ci edifica sempre senza mai abbatterci. Dobbiamo applicare il potere di quest’esempio ai modi in cui usiamo il nostro tempo, comprese le nostre attività ricreative e gli svaghi. Considerate i temi dei libri, riviste, film, spettacoli televisivi e musica che portiamo al successo perché li acquistiamo. Gli obiettivi e le azioni che vediamo negli spettacoli di nostra scelta edificano o abbattono i figli di Dio? Durante la mia vita ho notato la forte tendenza a sostituire ciò che edifica i figli di Dio e la loro dignità con rappresentazioni e esecuzioni che sono deprimenti, dannose e distruttive.

La possente idea insita in questo esempio è che qualsiasi cosa che edifichi le persone serve la causa del Maestro, e qualsiasi cosa che abbassi le persone serve la causa dell’Avversario. Sosteniamo questa o quest’altra causa ogni giorno con il nostro patrocinio? Questo deve ricordarci la nostra responsabilità e spingerci a compierla in una maniera che sia gradita a Colui le Cui sofferenze ci dànno speranza e il Cui esempio deve darci una direzione.

Dobbiamo sempre mettere al primo posto il Salvatore. Il primo comandamento che Geova dette ai figli di Israele fu: «Non avere altri dii nel mio cospetto» (Esodo 20:3). Questa sembra un’idea semplice, ma molti trovano difficile metterla in pratica.

È sorprendentemente facile prendere quella che dovrebbe essere la nostra massima priorità e subordinarla ad altre meno importanti. Cinquant’anni fa il filosofo cristiano C. S. Lewis illustrò questa tendenza con un esempio che purtroppo vale per il nostro tempo. Nel suo libro The Screwtape Letters, un diavolo anziano spiega come si possono corrompere i Cristiani e frustrare il lavoro di Gesù Cristo. Una lettera spiega come qualsiasi «devozione estrema» può allontanare i Cristiani dal Signore e dalla pratica del Cristianesimo. Lewis cita due esempi: l’estremo patriottismo e l’estremo pacifismo, e spiega come «l’estrema devozione» ad essi può corrompere i suoi aderenti.

«Lasciate che cominci a considerare il patriottismo o il pacifismo come parte della sua religione. Poi, sotto l’influenza dello spirito di partigianeria, lasciate che arrivi a considerarlo la parte più importante. Poi, silenziosamente e gradualmente, spingetelo sul palcoscenico, dove la religione diventa semplicemente parte della ‹causa›, in cui il Cristianesimo è valutato principalmente per gli eccellenti argomenti che può produrre in favore dello sforzo bellico britannico o del pacifismo . . . Una volta che avete fatto del mondo un fine e della fede un mezzo, avete quasi conquistato il vostro uomo, e fa poca differenza quale genere di fine mondano egli persegua» (C. S. Lewis, The Screwtape Letters, edizione riveduta, New York: MacMillan, 1982, pag. 35).

Possiamo subito vedere come questa tendenza è viva ai nostri giorni, con molte cause che sono buone in se stesse, ma diventano spiritualmente corruttrici quando adottano priorità che precedono Colui che comandò: «Non avere altri dii nel mio cospetto». Gesù Cristo e la Sua opera devono venire al primo posto. Qualsiasi cosa che usi Lui o il Suo regno o la Sua chiesa come mezzo per raggiungere un fine, serve la causa dell’Avversario.

Due altre possenti idee sono state messe in risalto da una nobile giovane che sopravvisse a una terribile esperienza. Virginia Reed era una sopravvissuta della tragica carovana Donner-Reed, che compì una delle prime emigrazioni in California via terra con i carri. Se la spedizione avesse seguito la ben tracciata Pista dell’Oregon, da Fort Bridger nel Wyoming verso nord-ovest fino a raggiungere Fort Hall nell’Idaho, per poi dirigersi a sud-ovest verso la California, avrebbero raggiunto sani e salvi la loro destinazione. Invece essi furono ingannati da un imbroglione, Lansford W. Hastings, il quale li persuase che potevano risparmiare un bel po’ di cammino e di tempo seguendo la cosiddetta scorciatoia Hastings. La carovana Donner-Reed lasciò la pista sicura a Fort Bridger e procedette lentamente verso sud-est. Si aprirono una strada attraverso le aspre montagne Wasatch e quindi proseguirono a sud del Gran Lago Salato verso ovest, attraversando le difficili pianure di sale nel caldo torrido di quella regione.

I ritardi e l’incredibile spreco di energie per aprire quella strada fecero perdere alla carovana Donner-Reed un mese per raggiungere le montagne della Sierra Nevada. Mentre si affrettavano a risalire il fianco orientale della catena, nel tentativo di superarla prima dell’arrivo della prima neve, furono sorpresi da una tragica tormenta invernale, soltanto un giorno prima di raggiungere la sommità e scendere in California. Bloccati per l’inverno, più di metà dei pionieri perirono per la fame e per il freddo.

Dopo mesi trascorsi tra le montagne e dopo incredibili difficoltà dovute alla fame e alla paura, la tredicenne Virginia Reed raggiunse la California e mandò una lettera a sua cugina che si trovava nel Midwest. Dopo aver raccontato le sue esperienze e le terribili sofferenze della carovana, ella concluse con questo saggio consiglio: «Non prendere mai scorciatoie e affrettati il più possibile lungo il cammino» (Lettera di Virginia E. B. Reed a sua cugina Mary Gillespie, 16 maggio 1847, citato da J. Roderic Korns e Dale L. Morgan, in West from Fort Bridger, Logan, Utah: Utah State University Press, 1994, pag. 238).

Questo è un consiglio possente e sincero, specialmente per gli adolescenti. I giovani sono circondati da molte vie che li attirano e da molti imbroglioni persuasivi che offrono consigli e scorciatoie come sostituti a vie già collaudate. «Prendi questa scorciatoia», oppure: «Sosta qui per un po’» sono proposte che si odono spesso lungo il viaggio della vita. Miei giovani amici, ricordate il consiglio di Virginia Reed: «Non prendere mai scorciatoie e affrettati il più possibile lungo il cammino».

Concludo con un esempio tratto dalla vita dell’apostolo Paolo. Durante il suo ministero egli spesso incontrò leggerezze, pensieri oziosi e cose banali. Ad Atene egli osservò che «tutti gli Ateniesi e i forestieri che dimoravan [nel mercato], non passavano il tempo in altro modo, che a dire od ad ascoltare quel che c’era di più nuovo» (Atti 17:21). La determinazione di Paolo di concentrarsi su idee possenti è evidente in una delle sue lettere ai santi di Corinto. Egli non era venuto «con eccellenza di parola o di sapienza», ricordò loro; «Poiché mi proposi di non saper altro fra voi, fuorché Gesù Cristo e lui crocifisso» (1 Corinzi 2:1–2).

Seguiamo i comandamenti di Dio e gli esempi dei Suoi servitori. Concentriamo i nostri insegnamenti sulle idee grandi e possenti che hanno significato eterno nel promuovere la rettitudine, nell’edificare i figli di Dio e nell’aiutarci reciprocamente verso il nostro destino della vita eterna. Prego fervidamente che noi tutti lo faremo. Nel nome di Gesù Cristo. Amen. 9