«Siate puri»

Gordon B. Hinckley

President of the Church


Gordon B. Hinckley
Il Signore . . . si aspetta che il Suo popolo sia puro dai peccati del mondo.

Abbiamo avuto una riunione meravigliosa. Lo Spirito del Signore ha fatto sentire la Sua presenza. Spero che ognuno di noi abbia tratto molto profitto dalle parole che abbiamo ascoltato.

Siamo un popolo benedetto. In nessun’altra parte del mondo si potrebbero trovare uomini e ragazzi, ognuno dei quali è stato ordinato al santo sacerdozio, riuniti come è avvenuto qui questa sera. Formiamo una vasta congregazione formata da centinaia di migliaia, anzi di milioni di uomini uniti insieme in una grande fratellanza. È una cosa immensa e straordinaria. Spero che ognuno di noi faccia tesoro di ciò che possiede.

Esattamente una settimana fa questo Tabernacolo si è riempito di giovani donne belle e intelligenti, riunite per seguire la conferenza annuale delle Giovani Donne della Chiesa. Mi è stato chiesto di parlare. Molte delle persone presenti, in particolare le giovani, hanno detto: «Vorremmo che dicesse ai ragazzi le stesse cose. Hanno bisogno di sapere quello che ci ha detto». Ebbene, non vi dirò esattamente le stesse cose; se volete leggerle le troverete scritte nel numero di luglio de La Stella.

Questa sera vorrei cominciare leggendovi una dichiarazione fatta dal presidente Joseph F. Smith quando era ancora giovane. Come alcuni di voi sanno, il presidente Joseph F. Smith diventò il sesto presidente della Chiesa. Servì dal 1901 al 1918, per un periodo di 17 anni.

Era figlio di Hyrum Smith, fratello del profeta Joseph Smith. Era nato a Far West, nel Missouri, il 13 novembre 1838. Quando i santi furono scacciati dal Missouri e fu portato nell’Illinois, era nato da poco. Suo padre fu ucciso nel carcere di Carthage nello stesso tempo in cui fu assassinato il profeta Joseph. Quando non aveva ancora sei anni sentì bussare alla finestra della casa di sua madre a Nauvoo: era un uomo a cavallo venuto a comunicare alla donna che suo marito era stato ucciso a Carthage quello stesso pomeriggio. Quale terribile esperienza dovette essere per quel bambino!

All’età di undici anni quel fanciullo orfano insieme a sua madre guidò un tiro di buoi attraverso le praterie per raggiungere questa valle. A quindici anni fu chiamato in missione nelle Hawaii. Arrivato a San Francisco lavorò per qualche tempo in una segheria dove si fabbricavano assicelle, per guadagnare il denaro che gli occorreva per raggiungere quelle isole.

A quel tempo le Hawaii non erano una meta del turismo internazionale. Erano popolate soprattutto dagli hawaiani nativi, gente povera ma generosa del poco che avevano. Imparò a parlare la loro lingua e ad amarli. Non perse mai l’amore per il popolo delle Hawaii, né essi il loro per lui. Vi ho parlato di queste cose per creare uno sfondo al sogno che egli fece quando si trovava in missione in quelle isole. Leggo le sue parole:

«Un giorno, mentre ero in missione, mi sentivo molto scoraggiato. Ero del tutto indifeso e privo di amici. Mi sentivo talmente abbattuto da tali condizioni di povertà, di mancanza di intelligenza e di conoscenza, essendo soltanto un ragazzo, che osavo a malapena guardare in volto le persone.

Mentre mi trovavo in queste condizioni, sognai di essere in viaggio, e avevo l’impressione di dovermi affrettare, affrettare al massimo delle mie possibilità, per timore di arrivare troppo tardi. Correvo il più possibile ed ero cosciente di avere con me un piccolo fagotto. Non mi rendevo esattamente conto del motivo per cui mi affrettavo al massimo delle mie forze; ma alla fine arrivai davanti ad un meraviglioso edificio, se edificio si poteva chiamare. Mi sembrava troppo ampio, troppo grande per essere stato costruito da mano d’uomo, ma ritenni di essere arrivato a destinazione. Mentre mi avvicinavo a questo edificio vidi un cartello che diceva ‹Bagno›. Mi voltai rapidamente, entrai nel bagno e mi lavai. Aprii il piccolo fagotto che portavo con me e vi trovai un indumento bianco e pulito, un oggetto che non vedevo da tempo, poiché la gente con la quale dimoravo non dava molta importanza alla pulizia. Ma il mio indumento era pulito, e io lo indossai. Poi mi precipitai verso quella che sembrava essere una grande apertura o porta. Bussai e la porta si aprì, e l’uomo che si presentò al mio sguardo era il profeta Joseph Smith. Mi guardò con un’aria di rimprovero e le prime parole che disse furono: ‹Joseph, sei in ritardo›. Eppure io presi fiducia e risposi:

‹Sì, ma sono pulito. Sono pulito!›

Egli mi prese per mano e mi attirò nell’interno dell’edificio, poi chiuse la grande porta. Sentii la sua mano con una tale chiarezza come non ho mai sentito la mano di un altro uomo. Lo conoscevo, e quando entrai vidi mio padre e Brigham [Young], Heber [C. Kimball] e Willard [Richards], e tutti gli altri bravi uomini che avevo conosciuto, disposti in fila. Guardai davanti a me come se si fosse trattato di guardare questa valle, e mi sembrò che fosse piena di una vasta moltitudine di persone, ma sul palco c’erano tutte le persone che avevo conosciuto. C’era mia madre, seduta con un bambino in grembo; e potrei dire il nome di tutti coloro che ricordo di aver visto là e che sembravano aver trovato posto tra gli eletti, tra gli esseri esaltati . . .

[Quando feci questo sogno] ero solo, steso sopra una stuoia, tra le montagne delle Hawaii; con me non c’era nessuno. Ma in questa visione io appoggiai una mano contro il Profeta e vidi un sorriso illuminare il suo aspetto . . .

Quella mattina, quando mi svegliai, ero un uomo, anche se ero pur sempre un ragazzo. Non c’era nulla al mondo che potesse farmi paura. Potevo affrontare qualsiasi uomo, donna o bambino, guardarli in volto e sentire nella mia anima che ero completamente un uomo. Quella visione, quella manifestazione e testimonianza di cui godetti in quell’occasione ha fatto di me ciò che sono, se sono qualcosa di buono, o di puro, o di onesto davanti al Signore, se in me c’è qualcosa di buono. Questa esperienza mi ha aiutato a superare ogni prova, ogni difficoltà» (Dottrina evangelica, pagg. 489–491).

La chiave per l’interpretazione di questo sogno sta nel rimprovero mosso da Joseph Smith al giovane Joseph F. Smith. Disse il Profeta: «Joseph, sei in ritardo».

Rispose Joseph F. Smith: «Sì, ma sono pulito».

La conseguenza di quel sogno fu che un ragazzo si trasformò in un uomo. La sua dichiarazione «sono pulito» gli dette sicurezza di sé e coraggio nell’affrontare chiunque e qualsiasi situazione. Egli ricevette la forza che scaturisce da una coscienza tranquilla, fortificata dall’approvazione del profeta Joseph.

In questo episodio troviamo qualcosa per ogni uomo e per ogni ragazzo presente in questa grande congregazione.

Siete afflitti dai dubbi e dai timori? Lo scoraggiamento vi abbatte? Avete bisogno di maggiore saggezza e forza per andare avanti?

Vi ricordo le parole di Sir Galahad: «La mia forza è la forza di dieci, perché il mio cuore è puro» (Lord Alfred Tennyson, «Sir Galahad»).

Tutto ha un aspetto migliore quando c’è la pulizia. Nel sogno Joseph F. Smith poté guardare negli occhi il Profeta e dire: «Sono pulito». Potete voi dirlo, fratelli miei, ognuno di voi, questa sera? Abbiamo un detto che una volta si udiva più spesso: «La pulizia è la cosa più vicina alla Divinità».

Quand’ero ragazzo e vivevo qui a Salt Lake City, la maggior parte delle case erano riscaldate da stufe a carbone. Nuvole di fumo nero fuoriuscivano da quasi ogni camino. Quando si avvicinava la fine dell’inverno tutto era ricoperto da fuliggine e sporcizia, sia dentro che fuori casa. C’era un rituale che si ripeteva ogni anno. Un rituale non proprio piacevole, almeno dal nostro punto di vista, che coinvolgeva ogni componente della famiglia, era chiamato: «grandi pulizie di primavera». Quando il tempo volgeva al meglio dopo il lungo inverno, una settimana era dedicata a queste pulizie. Di solito questo avveniva durante le vacanze scolastiche e comprendeva due sabati. Mia madre era la regista dello spettacolo. Tutte le tende venivano tolte, lavate e poi stirate con cura. Le finestre venivano lavate dentro e fuori, e vi garantisco che non era cosa da poco in quella grande casa a due piani. Le pareti erano coperte di carta da parati; mio padre portava a casa numerosi barattoli di detersivo per quella carta. Era un po’ simile all’impasto per il pane, ma aveva un bel colore rosa quando il contenitore veniva aperto. Aveva anche un odore simpatico, un odore fresco e piacevole. Tutti ci mettevamo all’opera. Prendevamo un po’ dell’impasto, salivamo su una scala e cominciando dal soffitto lo passavamo, comprimendolo, sulle pareti. L’impasto ben presto diventava nero a causa della sporcizia che staccava dalla carta. Era un compito terribile, molto faticoso, ma i risultati erano come una magia. Ci tiravamo indietro di qualche passo e confrontavamo la superficie sporca con quella pulita. Per noi era stupefacente vedere quanto era migliore l’aspetto della parte pulita.

Tutti i tappeti venivano portati fuori in giardino dove, appesi a delle corde, venivano battuti ad uno ad uno. Ognuno di noi era munito di quello che si chiama battipanni, uno strumento formato da stecche di acciaio leggere unite a un manico di legno. Quando battevamo i tappeti, la polvere riempiva l’aria e noi dovevamo continuare a battere sino a quando nel tappeto non rimaneva più polvere. Era un lavoro che detestavamo, ma quando tutto era finito e ogni cosa era rimessa al suo posto il risultato era meraviglioso. La casa era pulita, il nostro spirito rinnovato. Il mondo intero aveva un aspetto migliore.

Questo è proprio quello che ognuno di noi deve fare con la propria vita. Isaia disse:

«Lavatevi, purificatevi, togliete dinnanzi agli occhi miei la malvagità delle vostre azioni;

Cessate di fare il male; imparate a fare il bene . . .

Eppoi venite, e discutiamo assieme, dice l’Eterno; quand’anche i vostri peccati fossero come lo scarlatto, diventeranno bianchi come la neve; quand’anche fossero rossi come la porpora, diventeranno come la lana» (Isaia 1:16–18).

«Purificatevi voi tutti che portate i vasi del Signore» (DeA 133:5). Egli ci ha così parlato in una rivelazione moderna. Siate puri nel corpo, puri nella mente, puri nel linguaggio. Siate puri nel modo in cui vi vestite e vi comportate.

Parlo in particolare ai ragazzi, ma spero che anche gli uomini mi ascolteranno. Abbiamo tutti bisogno che queste cose ci siano ricordate. Il nostro corpo è sacro. È stato creato a immagine di Dio. È la meravigliosa culminante creazione della Divinità. Nessuna macchina fotografica è mai riuscita a eguagliare la meraviglia dell’occhio umano. Non è mai stata costruita una pompa che riuscisse a funzionare tanto a lungo e a svolgere un compito tanto pesante come il cuore umano. L’orecchio e il cervello sono veri miracoli. La capacità di ricevere le onde sonore e convertirle in linguaggio è quasi al di sopra della nostra immaginazione. Guardate il vostro dito e contemplatene la meraviglia. Uomini abili hanno cercato di costruire qualcosa di simile senza mai riuscirvi. Queste, come altre parti e organi del nostro corpo, sono una prova dell’onnipotente genio di Dio che è il nostro Padre Eterno. Non riesco a capire come qualcuno possa consapevolmente danneggiare il suo corpo, e tuttavia accade attorno a noi ogni giorno quando uomini e ragazzi consumano bevande alcooliche, fanno uso di droga. Quale maledizione sono queste sostanze! In cambio di un momento di benessere essi fanno uso di una sostanza che li priva dell’autocontrollo, li induce all’assuefazione, è terribilmente costosa, rende schiavi e non produce nessun bene.

Penso a un giovane che recentemente è stato condannato per omicidio colposo. Mentre era alla guida di un’automobile in stato di ubriachezza aveva ucciso una persona innocente. Era un giovane dotato di grande potenziale. Non possiamo dire che cosa poteva diventare, mentre oggi sta in prigione e soffre non soltanto perché si trova in quel triste ambiente, ma anche perché la sua coscienza lo tortura. Il nostro Padre nei cieli, che ci ama, ci ha ricordato i mali insiti in queste cose e ci ha messo in guardia contro di esse.

Fratelli miei, tenetevi lontani dall’alcool. Non partecipate mai alle cosiddette «grandi bevute». Non lasciatevi intrappolare dalla droga. Queste sostanze potrebbero distruggervi. Potrebbero fare di voi degli schiavi. Potrebbero ridurvi in povertà perché dovreste comprarne sempre di più per compensare l’assuefazione.

Voi detenete il sacerdozio di Dio. Siete persone speciali. Vi è stato conferito un potere sacro e divino. È del tutto sbagliato che voi facciate uso di alcool o di sostanze proibite dalla legge.

Siate puri di mente, e avrete maggiore controllo sul vostro corpo. Una volta si diceva: «Un uomo si comporta secondo i suoi pensieri». I pensieri impuri conducono agli atti impuri.

Ricordo che molti anni fa andai dal presidente McKay per perorare la causa di un missionario che aveva commesso un grave peccato. Dissi al presidente McKay: «Lo ha fatto per impulso». Il Presidente mi rispose: «La sua mente indugiava su queste cose prima che trasgredisse. Il pensiero fu padre dell’azione. Non vi sarebbe stato quell’impulso se in precedenza avesse controllato i suoi pensieri».

Il dito del Signore scrisse sulle tavole di pietra: «Non commettere adulterio» (Esodo 20:14). Penso che la fornicazione sia compresa in questo termine.

Naturalmente siete tentati. Oggi sembra che tutto il mondo sia ossessionato dal sesso. In maniera ingannevole e attraente esso vi viene gettato in faccia continuamente. Lo vedete ritratto alla televisione, nelle riviste e nei libri, nelle videocassette e anche nella musica. Voltategli le spalle. Evitatelo. So che è facile a dirsi e difficile a farsi, ma ogni volta che lo fate diventerà più facile farlo la prossima volta. Quale cosa meravigliosa sarà se un giorno potrete presentarvi davanti al Signore e dire: «Sono pulito!»

Ai nostri giorni il Signore ha emanato un comandamento che si applica a ognuno di noi. Egli ha detto: «La virtù adorni i tuoi pensieri senza posa». E con questo comandamento Egli ci ha fatto una promessa: «Allora la tua fiducia fortificherà nella presenza di Dio» (DeA 121:45). Penso che Egli dica che se siamo puri di mente e di corpo verrà il tempo in cui potremo presentarci con fiducia davanti al Signore, proprio come Joseph F. Smith si presentò al profeta Joseph e disse: «Sono pulito». Vi sarà un senso di fiducia in voi, e vi saranno anche sorrisi di approvazione.

Come detentori del sacerdozio non potete, non dovete cadere nella terribile insidia del comportamento immorale. Naturalmente dovete frequentare le giovani, uscire con loro, divertirvi insieme in maniera sana in cento modi diversi, ma c’è una linea che non dovete mai attraversare. È la linea che separa la purezza dal peccato. Non è necessario che scenda nei dettagli per dirvi dov’è questa linea. Lo sapete, vi è stato detto ripetutamente. Avete una coscienza che ve lo dice. Rimanete dalla parte del Signore rispetto a questa linea.

Siate puliti nel linguaggio. Questi giorni si nota tanta oscenità, tanta volgarità. Ne ho parlato alle giovani, ne parlo anche a voi. Il vostro linguaggio può dire al mondo che il vostro vocabolario è così limitato, che non riuscite ad esprimervi senza attingere le vostre parole dalla fogna. Il linguaggio osceno sminuisce qualsiasi uomo che detiene il sacerdozio, giovane o vecchio che sia.

Né, come detentori del sacerdozio, potete usare il nome del Signore in vano. Disse Geova ai figlioli di Israele: «Non usare il nome dell’Eterno, ch’è l’Iddio tuo, in vano; perché l’Eterno non terrà per innocente chi avrà usato il Suo nome in vano» (Esodo 20:7).

Questo comandamento inciso dal dito del Signore impegna noi come coloro ai quali fu originariamente dato. In una rivelazione moderna il Signore ha detto: «Ricordatevi che ciò che viene dall’alto è sacro, e deve parlarsene con cura, e costretti dallo spirito» (DeA 63:64).

Una mente oscena si esprime con un linguaggio volgare e osceno. La mente pura si esprime con un linguaggio positivo e edificante e con azioni che rendono felice il cuore.

Siate puri nel modo in cui vi vestite e vi comportate. Non pretendo che abbiate sempre l’aspetto di missionari, ma consentitemi di dire che la pulizia e i vestiti dei nostri missionari sono diventati un marchio di riconoscimento, noto ovunque vanno. L’epoca in cui viviamo è diventata un’epoca di sciatteria nell’abbigliamento e nel comportamento. Non mi preoccupo tanto di ciò che indossate, ma mi preoccupo che sia pulito. Ricordate il sogno di Joseph F. Smith. Mentre si stava affrettando per raggiungere l’edificio, aveva con sé un piccolo fagotto avvolto in un fazzoletto. Quando fece il bagno e lo aprì scoprì che conteneva degli indumenti puliti. Quando benedite o distribuite il sacramento cercate di avere l’aspetto migliore possibile. Assicuratevi di essere puliti.

Vi esorto ad essere puri nel comportamento, ad essere cortesi, rispettosi e onesti, ad essere giovani e uomini dotati di integrità.

È stupefacente ciò che può fare la cortesia. È triste vedere cosa può portare la mancanza di cortesia. Lo vediamo ogni giorno quando ci troviamo immersi nel traffico delle città in cui viviamo. Un attimo di sosta per consentire a un altro automobilista di immettersi sulla nostra strada è una buona azione per colui che viene aiutato e lo è anche per colui che la compie. Quando siamo cortesi e riguardosi nei confronti degli altri, accade in noi una cosa positiva. Ciò fa parte del processo di perfezionamento, e se continueremo a comportarci così cambierà anche il nostro carattere.

Al contrario l’ira non risolve mai neppure il più piccolo problema di traffico. Le imprecazioni e i gesti osceni sminuiscono l’autore e offendono coloro verso i quali sono diretti. Osservare quel genere di auto-disciplina che ci consente di controllare i nervi nelle cose di poca importanza, che ci accadono quasi ogni giorno, è un’espressione di purezza interiore.

L’onestà è davvero un prezioso gioiello. Anch’essa è una manifestazione di purezza nei pensieri e nelle azioni. I liquidatori delle compagnie di assicurazioni possono parlarvi di molte false richieste fatte da tante persone che cercano con disonestà di ricevere un compenso al quale non hanno diritto. Imbrogliare è diventato un fenomeno molto comune nelle scuole. «Non rubare . . . non concupire» (Esodo 20:15, 17). Anche queste ingiunzioni stanno tra i comandamenti scritti dal dito del Signore sulle tavole di pietra. Mi addolora sempre leggere nei giornali che alcuni membri di questa Chiesa sono rimasti coinvolti in operazioni di dubbia natura allo scopo di sottrarre ad altri con mezzi disonesti ciò che essi concupiscono.

Il Signore disse: «Tutte le cose siano compiute in purezza al mio cospetto» (DeA 42:41). Penso che queste parole comprendano la proscrizione di qualsiasi genere di disonestà.

Fratelli, mi sono intrattenuto troppo a lungo su questo argomento? Spero di no. Se è così, ciò è dovuto soltanto al fatto che mi preoccupo molto per gli obblighi che il Signore ci ha imposto. Egli si aspetta che il Suo popolo sia puro, incontaminato dai peccati del mondo.

Se tra voi vi sono alcuni che si sono resi colpevoli di queste attività, non esitino a pentirsi immediatamente. Confessate il vostro peccato al Signore, e se è grave anche al vostro vescovo. Egli vi aiuterà. Può esserci il pentimento e può esserci il perdono. Il Signore ha detto: «Ecco, i vostri peccati vi sono perdonati; voi siete puri dinanzi a me; levate dunque il vostro capo e gioite» (DeA 110:5).

In una rivelazione conosciuta come la «Foglia d’ulivo» il Signore dice:

«Ed Io do a voi che siete i primi lavoratori in questo ultimo regno un comandamento, che voi vi riuniate e vi organizziate; sì, purificate i vostri cuori e nettate le vostre mani e i vostri piedi dinanzi a me, affinché Io possa nettarvi;

Ed attestare al vostro Padre ed al vostro Dio e mio Dio che voi siete netti del sangue di questa generazione perversa; affinché Io possa adempiere questa grande ed ultima promessa ch’Io vi ho fatta, quando vorrò» (DeA 88:74–75).

Per concludere ritorno là da dove sono partito, al sogno di un povero ragazzo che dormiva da solo su una montagna e vide un edificio verso il quale si affrettò. Prima di entrare si fermò per lavarsi e vestirsi di abiti puliti. Egli fu rimproverato perché era in ritardo. Egli rispose: «Sì, ma sono pulito!» Il profeta Joseph sorrise e Joseph F. Smith, quel giovane missionario, infine gli succedette a sua volta nell’ufficio di profeta e presidente. Quale testimonianza! Dio ci aiuti a vivere con mani pulite e cuori puri e ad essere degni del Suo sorriso di approvazione. Chiedo questo con umiltà, nel nome di Gesù Cristo, amen.