Rimanete sulla rotta giusta

Carlos E. Asay


Ogni tanto possiamo e dobbiamo effettuare una valutazione della nostra attuale rotta . . . osservando la luce che emana da Dio.

Noi membri dei Settanta esprimiamo un caloroso benvenuto ai nove uomini che ieri si sono uniti alle nostre file. Offriamo loro la nostra amicizia e facciamo promessa di sostenerli nei mesi e negli anni a venire.

In questo bellissimo mattino di Pasqua i nostri pensieri si rivolgono a Cristo; sentiamo il desiderio di parlare della Sua espiazione e della «speranza in un mondo migliore» (Ether 12:4). Tuttavia non possiamo pretendere di beneficiare appieno dei meriti, della misericordia e della grazia del Santo Messia con i soli pensieri e le sole parole. Questi benefici sono la ricompensa per coloro che rimangono saldi e fedeli e che abbondano sempre in buone opere (vedi 2 Nefi 2:8).

Pertanto desidero parlarvi dell’assoluta necessità di rimanere sulla via sicura che porta alla vita eterna. Questa rotta sicura ci impone tre azione continue: (1) riaffermare l’obiettivo che vogliamo raggiungere; (2) valutare la nostra attuale posizione e (3) effettuare le correzioni di rotta necessarie. Queste azioni sono in armonia con il rinnovamento della vita collegato alla risurrezione di Cristo e alla rinascita alla quale assistiamo in questa stagione dell’anno, quando le difficoltà dell’inverno si sciolgono ai raggi del sole di primavera.

Queste azioni sono anche in armonia con l’ammonimento dell’apostolo Paolo: «Esaminate voi stessi per vedere se siete nella fede; provate voi stessi» (2 Corinzi 13:5). Molti di noi si sottopongono a un’accurata visita medica una volta l’anno e vanno dal dentista ogni sei mesi. Alcuni di noi seguono una dieta, si concedono il giusto riposo e seguono un programma di esercizi fisici quotidiani. Tutto questo al fine di poter allungare i nostri giorni sulla terra e godere della pienezza della vita.

Ci sottoponiamo a frequenti «visite di controllo spirituali», per valutare la nostra posizione al cospetto di Dio e per determinare se ci troviamo sulla via che conduce alla vita eterna? Alma chiese: «Avete camminato mantenendovi senza biasimo dinanzi a Dio? Potreste dire in cuor vostro, se foste chiamati a morire in questo momento, che siete stati sufficientemente umili?» (Alma 5:27). Queste e altre domande possono servire per prendere la nostra temperatura e il battito del polso in senso spirituale.

RICORDIAMO IL NOSTRO OBIETTIVO

L’obiettivo supremo di ogni persona ragionevole è quello di trovare la felicità del Vangelo in questo mondo e, dopo la risurrezione, di «dimorare con Dio in uno stato di felicità senza fine» (Mosia 2:41). «La felicità», disse il profeta Joseph Smith, «è l’obiettivo e il fine della nostra esistenza; e se seguiremo il sentiero che conduce ad essa la otterremo; questo sentiero è la virtù, la rettitudine, la fedeltà, la santità e l’osservanza di tutti i comandamenti di Dio» (Insegnamenti del profeta Joseph Smith, a cura di Joseph Fielding Smith, pag. 200).

Si deve ricordare che «la malvagità non fu mai felicità», né mai lo sarà. Coloro che cercano la felicità commettendo iniquità cercano qualcosa che è «contrario alla natura di Dio» e «contrario alla natura della felicità» (Alma 41:10–11).

La necessità di concentrare la nostra attenzione sugli obiettivi eterni è illustrata nell’episodio riportato nella Bibbia in cui Gesù camminò sulle acque e Pietro volle fare lo stesso. Pietro andò avanti sulle acque finché guardava Cristo. Ma quando distolse lo sguardo dal Maestro e permise al dubbio di insinuarsi nella sua mente, cominciò ad affondare. Se, come Pietro, teniamo gli occhi fissi su Gesù e sul nostro destino eterno, anche noi potremo «camminare trionfalmente sulle onde dell’incredulità e non temeremo i venti del dubbio» (Frederick W. Farrar, The Life of Christ, pag. 313; vedi anche Matteo 14:24–31).

Non dobbiamo consentire alle cose del mondo di offuscare in noi la prospettiva del nostro destino eterno. Né dobbiamo permettere alle voci del mondo di distoglierci dalla nostra via. Piuttosto dobbiamo consentire alla «speranza della sua gloria e della vita eterna [di] rimanere per sempre nella [nostra] mente» (Moroni 9:25). Dobbiamo riaffermare l’obiettivo che più conta e avanzare «guardando in avanti . . . con l’occhio della fede» (Alma 32:40).

VALUTIAMO LA NOSTRA ATTUALE POSIZIONE

Quando abbiamo ricordato il nostro obiettivo e abbiamo concentrato su di esso i nostri occhi e il nostro cuore, dobbiamo effettuare una valutazione della nostra attuale posizione. In un momento critico della storia degli Stati Uniti, quando al Congresso era in corso un famoso dibattito, Daniel Webster dichiarò:

«Signor presidente, quando il marinaio è stato sballottato qua e là per molti giorni dal cattivo tempo su mari inesplorati, si avvale subito della prima pausa nella tempesta per guardare il sole e stabilire la sua latitudine e accertare di quanto gli elementi lo hanno allontanato dalla sua rotta. Imitiamo questa prudente condotta e, prima di lasciarci ulteriormente sballottare da questo dibattito, stabiliamo il punto dal quale ci siamo allontanati, in modo da poter accertare dove ci troviamo in questo momento» (citato in Conference Report, ottobre 1961, pag. 78).

I marinai trovavano la loro posizione usando il sestante. Questo strumento consentiva loro di misurare la distanza angolare del sole o delle stelle dalla linea dell’orizzonte per trovare la posizione della nave. Coloro che non alzavano lo sguardo per effettuare le correzioni di rotta necessarie spesso perivano negli abissi; mentre il marinaio avveduto che usava il sestante per stabilire la sua posizione osservando la luce dei corpi celesti di solito raggiungeva il porto sano e salvo.

Le tempeste della vita scuotono incessantemente il nostro scafo. Perciò ogni tanto anche noi dobbiamo stabilire la nostra latitudine e determinare quanto gli elementi ci hanno allontanato dalla nostra rotta.

Nel 1916 il presidente Joseph F. Smith dichiarò: «Il mondo sta vagando . . . Oggi si tollerano molte cose che non sarebbero state tollerate neppure per un attimo vent’anni fa. Sono sorti nuovi problemi con i quali dobbiamo lottare, problemi che ai tempi della mia fanciullezza neppure immaginavamo» (Conference Report, ottobre 1916, pag. 71).

Sono passati ottant’anni, ma l’allontanamento dagli ormeggi cristiani continua. Oggi parliamo dell’allontanamento dalle norme del Vangelo e dalle aspettative divine. Sentiamo denigrare il matrimonio, lodare il divorzio e parlar bene dei rapporti privi di affetti naturali. Vediamo gli uomini «sballottati qua e là da ogni vento di dottrina» (Efesini 4:14). Questa tendenza ci ha indotti ad allontanare certe regole o a scendere a compromessi sui comandamenti? E se è così, quale danno stiamo facendo a noi stessi, ai nostri figli, alle persone che ci circondano?

Ben disse un saggio: «Se la temperatura dell’acqua del bagno si alza di un grado ogni quarto d’ora, come saprà chi è immerso nella vasca quando deve gridare?» (Marshall McLuhan). Se non rimaniamo saldi per quanto riguarda le regole, le alleanze e le aspettative, non potremo evitare di essere trascinati verso acque pericolose e non potremo sfuggire al calore della malvagità che si alzerà attorno a noi, e alla fine tutti noi, in particolare i nostri figli, si ustioneranno.

Non dobbiamo e non possiamo perderci nel mare delle tendenze del mondo, né lasciarci trascinare dalle ondate dell’immoralità. Dio è tra noi, e ci ha dato dei preziosi sestanti per valutare il nostro rilassamento spirituale.

Il sestante è stato così descritto dal presidente Boyd K. Packer: «Ognuno di noi ha nella sua mente un sestante infinitamente più raffinato e più preciso di quello di qualsiasi marinaio. Anch’esso funziona sul principio della luce che emanano le fonti celesti. Se regoliamo questo sestante della nostra mente sulle parole ordinanze e alleanze e poi alziamo lo sguardo, vedremo la luce. Allora sapremo come stabilire la nostra posizione e tracciare la nostra rotta» (Seminario per i rappresentanti regionali, 3 aprile 1987).

Alma parla di un altro sestante. Egli suggerisce la necessità di concentrare la nostra mente sulle parole di Cristo, e poi guardare a Dio. Se lo facciamo, non soltanto troveremo la nostra esatta latitudine, ma potremo anche tracciare la nostra rotta verso «una ben migliore terra promessa», cioè la vita eterna (vedi Alma 37:44–47).

Un terzo sestante, dono del nostro affettuoso Padre celeste, ci perviene con i profeti viventi.

Il profeta emana ammonimenti, proclama la verità, esorta coraggiosamente gli uomini al pentimento e invita tutti a metter più fedelmente in pratica il vangelo di Gesù Cristo.

Abbiamo ricevuto questo ammonimento: «Chiunque non vorrà ascoltare la voce del Signore, né la voce dei suoi servitori, né prestare attenzione alle parole dei profeti e degli apostoli sarà stroncato di frammezzo al popolo» (DeA 1:14; corsivo dell’autore).

Ogni tanto possiamo e dobbiamo effettuare una valutazione della nostra attuale rotta in relazione all’obiettivo supremo della vita eterna, osservando la luce che emana da Dio tramite la rivelazione personale, le Scritture e le parole dei profeti viventi.

Il Salmista dice: «Io ho riflettuto alle mie vie e ho rivolto i miei passi verso le tue testimonianze» (Salmi 119:59). Le Scritture dicono che il figliol prodigo rientrò in sé (vedi Luca 15:17). Anche noi dobbiamo riflettere e tornare in noi, e rivolgere i nostri passi verso Dio che è la nostra mèta.

COME EFFETTUARE LE CORREZIONI DI ROTTA

Se la valutazione della nostra attuale posizione rivela anche una piccolissima deviazione dalla giusta rotta che porta alla vita eterna, o la minima deviazione dalla corrente della nostra fede, dobbiamo fare immediatamente le correzioni necessarie.

Un’anima in preda allo sconforto dice:

Vorrei che vi fosse un luogo meraviglioso
chiamato Terra del nuovo inizio,
dove tutti i nostri errori,
tutti i nostri dolori
e tutte le nostre sofferenze
potessero essere scaricate
come ci liberiamo del vecchio cappotto
sulla soglia di casa;
e non doverli riprendere più.

La terra del nuovo inizio esiste. È il vangelo di Gesù Cristo. La correzione di rotta, insieme al perdono dei peccati, è resa possibile all’anima penitente che viene a Cristo. Ma ciò richiede fede, coraggio e un alto grado di risolutezza.

La vita terrena non è una crociera di piacere su una nave di lusso. È un viaggio pieno di ostacoli e di continuo sballottamento da parte dei venti e delle onde. Come ha scritto James A. Michener, «una nave, come un essere umano, procede meglio quando ha il vento leggermente di traverso, quando deve tenere tese le vele e navigare di bolina. Le navi, come gli uomini, non procedono molto bene quando hanno il vento in poppa, perché esso li sospinge disordinatamente, perché non c’è da fare forza sul timone, né da badare alle vele. Il vento sembra favorevole perché soffia nella direzione giusta; ma in effetti è dannoso perché induce al rilassamento della tensione e della capacità. Ciò che è necessario è un vento che si oppone lievemente al procedere della nave, poiché è possibile mantenere la tensione, impegnare le capacità dell’uomo e far germinare le idee; poiché le navi, come gli uomini, reagiscono alle difficoltà» (Chesapeake, pag. 566; vedi anche DeA 123:16).

Chiunque voi siate, ovunque vi troviate, qualsiasi cosa stiate facendo, incontrerete delle difficoltà; infatti questo è un periodo di prova. Tuttavia dovete rimanere sulla rotta giusta se volete conoscere la felicità quaggiù e raggiungere un porto sicuro nell’aldilà. Non esiste una deviazione piccola o insignificante dalla retta via. Un grado fuori rotta all’inizio del viaggio porta a una deviazione di molti gradi alla fine.

Come «un grandissimo vascello può trarre grande beneficio da un piccolissimo timone, durante un uragano, per mantenersi nella direzione del vento e delle onde», così noi traiamo grande beneficio dal tenere le mani sulla ruota del timone, resistendo a ogni vento contrario e mantenendoci sulla nostra rotta verso il desiderato porto della vita eterna (DeA 123:16). E questo si può fare ricordando il nostro obiettivo, valutando la nostra attuale posizione ed effettuando le correzioni di rotta necessarie.

Questa è una stagione di rinnovamento e di nuovi inizi. È un tempo in cui le nostre lacrime per il Cristo crocifisso sono asciugate dalla sicura conoscenza del risorto Salvatore di tutta l’umanità. È il tempo in cui parliamo di Cristo e gioiamo in Cristo, e ricordiamo che «è per grazia che siamo salvati, dopo aver fatto tutto ciò che possiamo fare» (2 Nefi 25:23, 26; corsivo dell’autore).

Pertanto dobbiamo alzarci e agire (vedi Alma 60:24) e fare un’onesta valutazione di noi stessi come componenti di nuclei familiari, come membri della Chiesa e come persone che si dicono cristiane. Il Cristo vivente ci invita a venire a Lui e a diventare più simili a Lui. Non è questo il fine e l’essenza della santa Espiazione?

AdoriamoLo in spirito e in verità e celebriamo il Suo trionfo sul peccato e sulla morte, guardando a Dio e seguendo la rotta giusta che porta alla felicità eterna con maggiore determinazione e fermezza.

Per questo io prego, nel nome di Gesù Cristo. Amen.