«Ecco i vostri piccoli»

Wm. Rolfe Kerr


Grandi uomini e donne di Dio . . . si sono spesso trovati soli, ma uniti, come ognuno di noi in qualche occasione deve rimanere solo in un mondo qualche volta ostile.

Prendo atto di questa chiamata a servire con gratitudine per i molti insegnanti, dirigenti e amici che hanno influito su di me. Questa chiamata fa crescere i miei sentimenti di affetto e di gratitudine per i miei genitori, mia moglie e i miei figli e per la meravigliosa schiera di fedeli missionari con i quali abbiamo lavorato nella Missione di Dallas, nel Texas. Questa chiamata fa nascere in me anche un maggiore sentimento di affetto e di gratitudine per la vita e gli insegnamenti del Salvatore, dai quali impariamo i principi che devono governare la nostra vita.

Dopo la Sua crocifissione e risurrezione, Gesù Cristo fece visita ai retti abitanti dell’antica America, li ammaestrò e li benedisse. Il Libro di Mormon descrive quei gloriosi avvenimenti e si erge come nuova testimonianza della divinità di Gesù Cristo e della realtà della Sua risurrezione. Mentre ammaestrava e benediva quelle persone fedeli, il Salvatore le invitò a portarGli i loro figli e a farli sedere attorno a Lui. Quindi si inginocchiò e parlò con parole così meravigliose e grandi che non è possibile scrivere – parole che riempirono l’anima delle persone di una gioia inconcepibile. I sacri annali riferiscono che Gesù disse alla moltitudine:

«Benedetti siete voi a motivo della vostra fede.

Ed ora ecco, la mia gioia è completa.

E quando ebbe detto queste parole, egli pianse, e la moltitudine ne rese testimonianza; ed egli prese i loro bambini, ad uno ad uno, e li benedisse, e pregò il Padre per loro.

E quando ebbe fatto ciò, egli pianse di nuovo.

E parlò alla moltitudine e disse loro: Ecco i vostri piccoli» (3 Nefi 17:20–23; corsivo dell’autore).

Quando il Salvatore invitò la moltitudine a portarGli i loro piccoli parlava in senso collettivo di un gruppo di bambini? Oppure richiamava la loro attenzione, e la nostra, sulla natura e importanza personale di ognuno di quei piccoli – di ognuno di quei piccoli individui? Penso che con il Suo esempio il Salvatore volle mostrarci la necessità di dedicare individualmente ogni cura a ogni bambino – o meglio a ogni figlio del Padre celeste. Può essere un frugoletto amabile o un adolescente traviato, o una vedova dolente, o una donna piena di gratitudine perché per lei le cose vanno a gonfie vele. Può anche essere vostro figlio o vostra figlia, o vostro marito, o vostra moglie. Ognuno di essi è un individuo. Ognuno ha un potenziale divino. E ognuno deve essere spiritualmente e materialmente nutrito, curato con amore, tenerezza e attenzione individuale.

Il profeta Lehi esortava i figli traviati Laman e Lemuele con «tutto il sentimento di un tenero genitore» (1 Nefi 8:37). Questo è nella maniera del Salvatore. Questo è come deve essere nella nostra famiglia e nella Chiesa. Moroni ci chiede di fare questo quando dice di coloro che venivano accolti nella Chiesa mediante il battesimo: «Erano annoverati fra il popolo della chiesa di Cristo; e i loro nomi erano scritti, affinché potessero essere ricordati e nutriti mediante la buona parola di Dio» (Moroni 6:4). Ricordati e nutriti ad uno ad uno, chiamandoli ognuno per nome!

Il Salvatore ci ha insegnato questo principio nella parabola della pecorella smarrita. Come il pastore lasciò le novantanove pecore per cercare quella smarrita sino a che la trovò, così anche noi dobbiamo andare dietro a chi si è smarrito e continuare a cercarlo sino a quando sarà ritrovato (vedi Matteo 18:12–14). E anche dopo averla trovata, il nostro lavoro non è finito, poiché dobbiamo ancora riportarla a casa pieni di gioia. Questo è l’obiettivo del vangelo di Gesù Cristo, e deve essere l’obiettivo di tutti i programmi e attività della Chiesa: riportare a casa, perché vi rimangano, i figli del nostro Padre in cielo.

Mentre il Salvatore insegnava l’importanza dell’individuo, insegnava anche il potere del singolo individuo. Egli ci ha mostrato il potere e l’influenza che Egli solo possedeva come nostro Salvatore, Redentore e Giudice. Egli era solo nel Getsemani quando si offrì come sacra offerta in quel grande sacrificio espiatorio, sacrificio che Egli suggellò sul Golgota con la Sua vita data liberamente. Sentendosi solo, Egli da lassù lanciò il Suo doloroso grido: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Matteo 27:46), grido che ci insegna che, mentre il Padre non era mai lontano dal Suo Beneamato Figliuolo, tuttavia l’espiazione infinita doveva essere per necessità compiuta dal potere di una sola persona – una sola – l’Unigenito Figlio di Dio.

Il potere di una sola persona è evidente in tutte le Scritture, quando osserviamo l’influenza esercitata da un Abrahamo, un Giuseppe, un Mosè, un Pietro e un Paolo, un Nefi, un Abinadi, un Alma e un Ammon, un Mormon e un Moroni. Troviamo nelle Scritture Sara e Rebecca e Ester e Anna e Saria e Maria e molte altre – per non dimenticare Joseph e Emma. Sì, quelli erano grandi uomini e donne di Dio; ma si sono spesso trovati soli, e tuttavia uniti, come ognuno di noi in qualche occasione deve rimanere solo, in un mondo qualche volta ostile. Tuttavia, come quei valorosi servi del Signore non erano interamente soli, neppure lo saremo noi, se siamo degni della Sua compagnia e della compagnia del Santo Spirito. Il Signore ha fatto questa promessa ai Suoi fedeli servitori: «Poiché Io andrò avanti a voi. Io sarò alla vostra destra e alla vostra sinistra, e il mio Spirito sarà nei vostri cuori, e i miei angeli tutt’attorno, per sostenermi» (DeA 84:88). Possiamo essere uno solo, ma non è necessario essere del tutto soli.

Il potere e l’influenza che una persona può esercitare sono enormi. Una certa Sarah Ann Meeks compì quello che sembrava il suo sacrificio supremo quando si trovò sola sulla soglia di casa nella lontana Inghilterra, quasi un secolo e mezzo fa. Suo padre le andò incontro con un piccolo fagotto contenente alcune delle sue cose e le disse queste parole: «Unisciti a quella chiesa, e non metterai più piede in casa mia». Purtroppo quella fu l’ultima volta che Sarah vide un suo parente stretto. Era sola? Molto sola. Ella poteva piegarsi davanti a quel rifiuto difficile, doloroso. Ma no – ella amava il Signore. Ella era stata toccata dallo Spirito e sapeva che il vangelo di Gesù Cristo era stato restaurato sulla terra nella sua pienezza. Ella sapeva che doveva stare come testimone della veridicità di questo messaggio. Ella sapeva che poteva compiere grandi cose.

Da quella coraggiosa donna è discesa una progenie di fedeli Santi degli Ultimi Giorni che è difficile enumerare. Letteralmente centinaia di suoi discendenti si sono proclamati testimoni in tutto il mondo della realtà della restaurazione del Vangelo – lo stesso messaggio che ella abbracciò quando si trovò sola. Uno di quei discendenti oggi è qui come testimone speciale del Salvatore Gesù Cristo, per portare solenne testimonianza a tutto il mondo che Dio Padre Eterno vive, che Gesù è il Cristo, il Salvatore del mondo, e che alla guida della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni oggi c’è un profeta vivente, un affettuoso profeta di Dio, che opera secondo tutto ciò che questo sacro titolo comporta.

È questa testimonianza che io vi porto, pregando che tratteremo ogni figlio del nostro Padre celeste con affetto, tenerezza e essere individualizzato, come Egli vuole che lo trattiamo; e prego anche che ricorderemo sempre il potere che ognuno di noi ha di compiere grandi imprese e di influire sul mondo in cui viviamo. Nel nome di Gesù Cristo. Amen. 9