Rallegratevi!

Of the Second Quorum of the Seventy


Quentin L. Cook
Conosciamo la gioia quando lo Spirito è presente nella nostra vita (vedi Alma 22:15). Quando abbiamo la compagnia dello Spirito, gioiamo di ciò che il Salvatore ha fatto per noi.

Miei amati fratelli e sorelle, questa è la prima occasione che ho di parlarvi da quando ho ricevuto la chiamata a questo nuovo incarico. Non trovo parole adeguate per esprimere sia il senso di responsabilità che i sentimenti di inadeguatezza che ho provato; ma voglio che sappiate quanto sono grato del privilegio di servire il Signore.

Nel ritornello di uno dei miei inni preferiti troviamo questa esortazione: «Leviam le voci ed i cuor, gioiam del nostro gran Signor» («È Cristo il nostro Re», Inni, No. 43). Le parole di questo inno provengono dagli scritti di Paolo ai Filippesi: «Rallegratevi del continuo nel Signore. Da capo dico: Rallegratevi» (Filippesi 4:4).

La sorgente di questo genere di gioia che induce a rallegrarci è la conoscenza del piano di salvezza. Nel vangelo di Giovanni vediamo che il Salvatore, nell’imminenza della fine della Sua vita terrena, prese su di Sé i peccati del mondo. Per preparare i Suoi discepoli a ciò che Egli sapeva che sarebbe accaduto, disse loro: «Fra poco non mi vedrete più; e fra un altro poco mi vedrete» (Giovanni 16:16). Essi non erano ancora pronti a capire la Risurrezione. Invece il Salvatore spiegò in termini semplici che Egli li avrebbe lasciati e poi sarebbe tornato, e disse loro ciò che avrebbero provato: dolore alla Sua dipartita. «Ma Io vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi torrà la vostra allegrezza» (Giovanni 16:22).

Proprio come la morte del Salvatore portò il dolore, le vicissitudini della vita, la morte, le malattie, la povertà e le percosse possono portarci e spesso ci portano tanta infelicità. La separazione dalle persone che amiamo invariabilmente porta sofferenza e lutto. La vita non è facile, e sarebbe ingiusto sminuire in qualsiasi modo le prove e le tribolazioni che la maggior parte delle persone incontrano sul loro cammino.

Malgrado tutto ciò, la risurrezione e l’espiazione operate dal Salvatore e la promessa di trascorrere la vita eterna insieme ai nostri cari hanno un significato talmente grande, che se non ci rallegrassimo dimostreremmo mancanza di gratitudine per questi doni del Salvatore.

Conosciamo la gioia quando lo Spirito è presente nella nostra vita (vedi Alma 22:15). Quando abbiamo la compagnia dello Spirito, gioiamo di ciò che il Salvatore ha fatto per noi.

Cosa dobbiamo fare per conoscere questo genere di gioia? Oltre a ricevere le ordinanze di salvezza e a seguire il profeta vivente, dobbiamo vivere in accordo con certi principi spirituali fondamentali, come pregare, studiare le Scritture, vivere rettamente e servire il prossimo. È ben noto che se teniamo una condotta peccaminosa dobbiamo pentirci. Consentitemi di menzionare tre altri comportamenti o distrazioni che dobbiamo evitare per conservare viva la nostra gioia e rallegrarci più grandemente nel dono del Salvatore: (1) evitare le distrazioni che ci impediscono di fare ciò che dobbiamo fare, (2) evitare di dare eccessivo risalto alle piccole imperfezioni, e (3) evitare confronti sfavorevoli con gli altri.

Spesso non ci avvediamo delle distrazioni che ci indirizzano verso le cose del mondo e ci impediscono di condurre una vita incentrata su Cristo. In poche parole lasciamo che distrazioni telesti ci distolgano dal conseguimento degli obiettivi celesti. Nella nostra famiglia chiamiamo queste distrazioni telesti i «cartoni animati del sabato mattina». Consentitemi di spiegare questo termine.

Quando i nostri figli erano piccoli io e mia moglie Mary decidemmo di seguire una tradizione istituita da mio padre quando ero bambino. Egli ci incontrava ad uno ad uno per aiutarci a stabilire degli obiettivi nei vari aspetti della vita, quindi ci mostrava come le attività della Chiesa, della scuola e della società ci avrebbero aiutato a raggiungere detti obiettivi. Egli ci insegnava tre regole:

1. Dovevamo scegliere degli obiettivi meritevoli.

2. Potevamo cambiare i nostri obiettivi in qualsiasi momento.

3. Quale che fosse l’obiettivo che sceglievamo, dovevamo sforzarci diligentemente di raggiungerlo.

Poiché avevo beneficiato di quella tradizione, sentivo il desiderio di seguire tale usanza con i miei figli. Quando nostro figlio Larry ebbe cinque anni, gli chiesi cosa voleva fare da grande. Disse che voleva fare il medico come lo zio Joe. Larry era stato sottoposto a un grave intervento chirurgico e aveva acquisito un grande rispetto per i medici, in particolare per suo zio Joe. Descrissi a Larry tutte le cose meritevoli che stava già facendo e che lo avrebbero preparato a diventare medico.

Alcuni mesi dopo gli chiesi di nuovo cosa voleva fare da grande. Questa volta disse che voleva diventare pilota d’aereo. Cambiare l’obiettivo era possibile; così gli spiegai come le varie attività che già stava svolgendo lo avrebbero aiutato a raggiungere quell’obiettivo. Poi, quasi come se fosse un ripensamento, gli chiesi: «Larry, l’ultima volta che abbiamo parlato volevi diventare medico. Cosa ti ha fatto cambiare idea?» Mi rispose: «L’idea di diventare medico mi piace sempre, ma ho notato che zio Joe lavora il sabato mattina, e io non voglio perdere i cartoni animati del sabato mattina».

Da allora la nostra famiglia ha definito ogni cosa che può distogliere dal raggiungimento di un obiettivo meritevole: cartoni animati del sabato mattina.

Quali sono alcuni cartoni animati del sabato mattina che ci distolgono dal raggiungimento della gioia che desideriamo? Alcuni vogliono sposarsi nel tempio, ma frequentano soltanto persone che non potranno ottenere la raccomandazione necessaria. Altri vogliono essere bravi insegnanti familiari o insegnanti visitatrici, ma si lasciano distrarre continuamente dai programmi televisivi, dai cataloghi di acquisti per corrispondenza e da altre cose, e non trovano quindi il tempo per svolgere il loro ministero presso le famiglie che sono state loro affidate. Altri ancora vogliono tenere la preghiera familiare, ma consentono a cose di poca importanza di creare un’atmosfera di discordia che rende più difficile ai componenti della famiglia inginocchiarsi insieme. Se esaminiamo i motivi per cui non facciamo ciò che dovremmo fare, scopriamo che l’elenco dei cartoni animati del sabato mattina è praticamente infinito.

Parlando di coloro che non erediteranno un regno di gloria il Signore dice: «Poiché, che profitto ne avrà l’uomo, se gli è accordato un dono e non lo accetta? Ecco, egli non gode di ciò che gli è dato, né gioisce del donatore» (DeA 88:33). Il più grande dono fatto a tutta l’umanità è l’espiazione di Gesù Cristo. Se vogliamo gioire di questo dono dobbiamo evitare i cartoni animati del sabato mattina che distolgono la nostra attenzione dal Salvatore e dall’obiettivo celeste che ci sforziamo di raggiungere.

Un secondo gruppo di persone che non trova mai la gioia si lascia distrarre perché dà troppa importanza alle piccole imperfezioni, fatto che allontana da loro la felicità. Alcuni consentono a questa percezione delle proprie imperfezioni di annebbiare la realtà della loro vita. Un osservatore esterno obiettivo concluderebbe che essi dovrebbero essere persone piene di gioia; eppure non sono allegre. Sono come quella coppia che fu invitata a visitare un bellissimo giardino: invece di gioire della magnifica vista che si apre davanti al loro sguardo, mettono gli occhi soltanto sui pochissimi fiori già appassiti e sulle pochissime erbacce che occupano soltanto una minima parte del giardino e che purtroppo, questo è vero, non sono belli da vedere. Queste persone non ritengono che il giardino soddisfi le loro aspettative. In maniera simile sono ingiustamente critiche verso loro stesse e verso gli altri; si sono abituate a esagerare le piccole imperfezioni e a sottovalutare i grandi benefici di cui hanno perduto la capacità di gioire.

Nel vangelo di Luca il Salvatore mette gentilmente Marta in guardia contro questo atteggiamento, quando la donna si lamenta che la sorella Maria passa troppo tempo ad ascoltare il Salvatore invece di provvedere alle Sue necessità materiali. Egli dice: «Marta, Marta, tu . . . t’inquieti di molte cose» (Luca 10:41). Il Salvatore quindi spiega che Maria si concentra su ciò che conta veramente.

Il terzo genere di distrazione che può distruggere la gioia è confrontare i nostri talenti e doni con quelli degli altri. Lo sviluppo dei talenti che possediamo è la migliore misura del nostro progresso personale. In anni recenti il concetto del «fare del nostro meglio» è stato riconosciuto valido. Ciò è molto apprezzabile. Ricordate che di solito giudichiamo gli altri da ciò che hanno di meglio e noi stessi da ciò che abbiamo di peggio. Nella parabola dei talenti i servitori che avevano ricevuto cinque e due talenti vengono lodati dal Signore per avere accresciuto i loro talenti e sono invitati a entrare nella gioia del loro Signore. Il servitore che viene rimproverato è quello che ha sepolto il talento che gli era stato dato. (Vedi Matteo 25:14–30). Confrontare i doni e i talenti di cui godiamo è quasi certamente il mezzo adatto per allontanare da noi la gioia. Non possiamo essere riconoscenti e invidiosi nello stesso tempo. Se vogliamo veramente che lo Spirito del Signore sia con noi, e se vogliamo veramente conoscere la gioia e la felicità, dobbiamo rallegrarci dei nostri doni ed esserne riconoscenti. Dobbiamo in particolare rallegrarci per le benedizioni di cui possiamo godere tramite il tempio.

Il 3 aprile 1836 il profeta Joseph Smith e Oliver Cowdery erano impegnati a rendere il loro culto nel Tempio di Kirtland. Dopo che ebbero pregato fervidamente in silenzio, il Signore apparve loro e accettò come Sua casa il Tempio di Kirtland.

La meravigliosa descrizione del Salvatore e l’apparizione degli antichi profeti che restaurarono delle chiavi indispensabili fa della sezione 110 di Dottrina e Alleanze una delle più sacre e profonde rivelazioni che il Signore ci ha dato.

Alcune delle parole più belle di questa sezione, fra le più belle che mai potremmo sperare di udire, si trovano nei versetti 5 e 6:

«Ecco, i vostri peccati vi sono perdonati; voi siete puri dinnanzi a me; levate dunque il vostro capo e gioite.

Che il cuore dei vostri fratelli gioisca e che il cuore di tutto il mio popolo gioisca, che hanno con le loro forze costruito questa casa a mio nome».

Fratelli e sorelle, evitiamo i cartoni animati del sabato mattina, particolarmente quelli che ci impedirebbero di andare al tempio. Rallegriamoci della promessa che ci è stata fatta tramite l’espiazione del Salvatore, e tramite una vita cristiana mettiamo in pratica l’esortazione del Salmista: «Questo è il giorno che l’Eterno ha fatto; festeggiamo e rallegriamoci in esso» (Salmi 118:24). Prego che ognuno di noi possa conoscere questa. Nel nome di Gesù Cristo. Amen. 9