Le donne della Chiesa

Gordon B. Hinckley

President of the Church


Gordon B. Hinckley
Porto testimonianza dinanzi a tutto il mondo del vostro valore, della vostra grazia e della vostra bontà, delle vostre straordinarie capacità e del vostro grandissimo contributo.

Metà e forse più della metà dei membri adulti della Chiesa sono donne. Ed è a loro in particolare che desidero rivolgere il mio discorso di questa mattina. Lo faccio con la speranza che anche gli uomini vorranno ascoltarmi.

Per prima cosa lasciatemi dire che voi sorelle non occupate un posto di secondo piano nel piano del nostro Padre per la felicità e il benessere eterni dei Suoi figli. Voi siete un elemento assolutamente indispensabile del Suo piano.

Senza di voi il piano non potrebbe funzionare. Senza di voi tutto il nostro programma sarebbe vanificato. Come ho già dichiarato in passato da questo pulpito, quando avvenne il processo della creazione Geova, il Creatore, secondo le istruzioni emanate da Suo Padre, prima divise la luce dalle tenebre, quindi separò la terra dalle acque. Ci fu poi la creazione della vita vegetale, poi di quella animale. Infine venne la creazione dell’uomo e poi, a culmine e coronamento di quell’atto divino, avvenne la creazione della donna.

Ognuna di voi è figlia di Dio, investita di un divino diritto di nascita. È un diritto che nessuno può contestarvi.

Quando sono in viaggio spesso vengo intervistato dai rappresentanti dei mass media. Invariabilmente mi chiedono di parlare della posizione della donna nella Chiesa. Lo fanno in tono quasi accusatorio, come se noi denigrassimo e sminuissimo le donne. Invariabilmente rispondo che non conosco nessun’altra organizzazione al mondo che offra alle donne tante occasioni di sviluppo, di vita sociale, di conseguimento di obiettivi meritevoli, tante posizioni direttive, tante responsabilità.

Vorrei che questi giornalisti fossero stati presenti nel Tabernacolo il sabato della settimana scorsa, quando si è tenuta la riunione generale della Società di Soccorso. Ci siamo sentiti ispirati quando abbiamo guardato in volto quella vasta assemblea di figlie di Dio, donne di fede e di talento, donne che sanno qual è lo scopo e il significato della vita, consapevoli dell’origine divina della loro creazione. Vorrei che avessero ascoltato il grande coro di giovani donne dell’Università Brigham Young, che ci hanno commosso con la bellezza del loro canto. Vorrei che avessero ascoltato gli ispirati messaggi delle sorelle della presidenza generale della Società di Soccorso, ognuna delle quali ha parlato su un diverso aspetto della fede, della speranza e della carità.

Quanti talenti possiedono queste donne! Si esprimono con potere e convinzione, con grande forza di persuasione. Il presidente Faust ha concluso quella riunione con un meraviglioso discorso.

Se i giornalisti propensi a sollevare tale questione fossero stati seduti in quella vasta congregazione, si sarebbero resi conto senza bisogno di ulteriori indagini che nelle donne di questa Chiesa ci sono forza e grandi capacità. Vi sono in loro capacità direttive, un certo spirito di indipendenza e al tempo stesso un senso di grande soddisfazione perché fanno parte del regno del Signore e operano in collaborazione con il sacerdozio per farlo progredire.

Molte di voi che siete presenti qui oggi hanno partecipato a quella riunione. Oggi siete sedute accanto ai vostri mariti, agli uomini che amate, onorate e rispettate e che a loro volta vi amano, vi onorano e vi rispettano. Sapete quanto siete fortunate per essere sposate con un brav’uomo che è il vostro compagno in questa vita e lo sarà per l’eternità. Insieme avete servito in molti incarichi e avete allevato i vostri figli, provvedendo alle loro necessità; insieme avete affrontato a testa alta le burrasche della vita. La maggior parte di voi sono madri, molte sono nonne e anche bisnonne. Avete percorso il cammino, a volte doloroso, a volte gioioso, della maternità. Avete camminato mano nella mano con Dio svolgendo il grande compito di portare nel mondo dei figli perché potessero fare la grande esperienza di questo secondo stato, lungo la via che porta all’immortalità e alla vita eterna. Allevare i figli non è facile. La maggior parte di voi ha dovuto sacrificarsi, economizzare, lavorare giorno e notte. Quando penso a voi e alle situazioni in cui vi trovate penso alle parole di Ann Campbell, la quale, parlando dei suoi figli, scrisse:

«Siete il viaggio che non ho mai fatto;
siete le perle che non posso comprare;
siete i miei azzurri laghi d’Italia;
siete il mio angolo di cielo lontano».

Voi sorelle siete le vere fondatrici delle nazioni in cui vivete, poiché avete creato delle famiglie piene di forza, di pace e di sicurezza. E queste famiglie sono la trama e l’ordito di ogni nazione.

Purtroppo alcune di voi forse sono sposate con uomini violenti. Alcuni di questi mariti danno in pubblico una buona impressione ma, tornati a casa la sera, perdono l’autocontrollo e alla minima provocazione esplodono nell’ira.

Nessun uomo che commette tale peccato e si comporta in modo così vile è degno del sacerdozio di Dio. Nessun uomo che tenga tale condotta è degno del privilegio di frequentare la casa del Signore. Mi duole che vi siano alcuni uomini che non meritano l’amore della loro moglie e dei loro figli. Vi sono figli che hanno paura del loro padre e mogli che hanno paura del loro marito. Se a portata della mia voce vi sono tali uomini, come servo del Signore voglio riprenderli e invitarli a pentirsi. Controllatevi. Dominate i vostri nervi. La maggior parte delle cose che vi fanno adirare sono di poco conto. E quale alto prezzo pagate per la vostra ira! Chiedete al Signore di perdonarvi. Chiedete a vostra moglie di perdonarvi. Chiedete scusa ai vostri figli.

Tra noi vi sono molte donne che non sono sposate. Di solito ciò non è avvenuto per loro scelta. Alcune non hanno mai avuto la possibilità di sposarsi con un uomo con cui avrebbero voluto trascorrere l’eternità.

Alle donne sole che desiderano sposarsi ripeto quello che ho detto di recente in una riunione in questo Tabernacolo per le persone non sposate: «Non rinunciate alla speranza. Non smettete di cercare; ma non lasciatevi ossessionare da questa ricerca. Vi sono buone probabilità che, se vi svagate e vi impegnate in altre attività, le vostre possibilità di trovare ciò che cercate aumentino considerevolmente.

Penso che per la maggior parte di noi la cura per la solitudine siano il lavoro e il servizio reso al prossimo. Non sottovaluto i vostri problemi; ma non esito a dire che vi sono molte altre persone i cui problemi sono più grandi dei vostri. Adoperatevi per servirle, aiutarle, incoraggiarle. Vi sono tanti ragazzi e ragazze che non vanno bene a scuola perché nessuno presta loro un po’ di attenzione, non dà loro un po’ di incoraggiamento. Vi sono molti anziani che vivono infelici, soli e timorosi, ai quali una semplice conversazione porterebbe una grande misura di speranza e di letizia.

Tra le donne della Chiesa vi sono quelle che hanno perduto il marito a causa dell’abbandono, del divorzio o della morte. Grande è la responsabilità che abbiamo verso di voi. Come dicono le Scritture, «la religione pura e immacolata dinanzi a Dio e Padre è questa: visitar gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni, e conservarsi puri dal mondo» (Giacomo 1:27).

Ho ricevuto una lettera da una persona che si ritiene fortunata, e fortunata è davvero. Ella scrive:

«Anche se devo allevare i nostri quattro figli da sola, non sono sola. Ho una meravigliosa famiglia, il mio rione, che si è stretto attorno a noi . . .

La presidentessa della Società di Soccorso è sempre pronta ad aiutarmi nelle situazione più difficili, favorisce il mio progresso spirituale, le mie preghiere personali e la mia frequenza al tempio.

Il nostro vescovo si è dimostrato molto generoso nel fornirci cibo e vestiti, e ha mandato due dei miei figli al campeggio. Ci intervista spesso e ci impartisce preziosi consigli e incoraggiamento. Mi aiuta a seguire un bilancio e a fare ciò che devo per aiutare i miei figli.

I nostri insegnanti familiari vengono spesso a trovarci e hanno anche impartito delle benedizioni ai miei ragazzi prima dell’inizio dell’anno scolastico.

Il nostro presidente di palo e i suoi consiglieri si informano spesso di noi sia in Chiesa, sia per telefono, sia mediante visite a casa nostra.

Questa Chiesa è vera; io e i miei ragazzi siamo una prova vivente che Dio ci ama e che la famiglia del rione può fare tante cose positive.

I nostri dirigenti del sacerdozio si sono adoperati per mantenere i ragazzi attivi nella Chiesa e nel programma degli Scout. Uno di essi è Scout Aquila e questa settimana riceverà il quarto riconoscimento in tale grado. Un altro è Scout Aquila con tre riconoscimenti; il terzo ha presentato proprio questa settimana la documentazione per essere nominato Scout Aquila. Il più piccolo frequenta gli Scout Lupetti.

Dappertutto troviamo affetto e calorose strette di mano. Il comportamento cristiano del palo e del rione ci ha aiutato a superare prove che mai pensavamo di poter affrontare.

La vita è stata dura . . . ma ci rivestiamo dell’intera armatura di Dio quando ci inginocchiamo insieme in preghiera . . . per chiedere aiuto e guida, per ringraziare per le benedizioni che abbiamo ricevuto. Prego ogni giorno per avere la costante compagnia dello Spirito Santo che mi guidi nell’allevare i miei figli perché diventino missionari e rimangano fedeli al Vangelo e al sacerdozio che detengono.

Sono orgogliosa di dichiarare di appartenere alla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni. So che questa Chiesa è vera e sostengo i suoi dirigenti. Le cose vanno bene per noi, e vogliamo ringraziare tutti per il loro affetto, le loro preghiere e l’accoglienza che ci fanno ovunque».

Che bella lettera! Quante cose dice sul modo in cui la Chiesa funziona, e dovrebbe funzionare, in tutto il mondo. Spero che ogni donna che si trova nella stessa situazione di questa sorella abbia a sua volta un vescovo comprensivo e buono, una presidentessa della Società di Soccorso che sa aiutarla, degli insegnanti familiari che conoscono i loro compiti e sanno svolgerli e una schiera di membri del rione che la sostengono senza essere invadenti.

Non ho mai incontrato la donna di cui vi ho letto la lettera. Nonostante il suo tono pacato e positivo, sono certo che ella ha sostenuto molte lotte, ha sopportato tanta solitudine e a volte anche la paura. Noto che ella lavora per provvedere alle proprie necessità e a quelle dei suoi figli, tutti adolescenti. Presumo che le sue entrate non siano sufficienti, poiché ella spiega che il vescovo li ha aiutati con cibo e vestiti.

Qualche anno fa il presidente Benson rivolse un messaggio alle donne della Chiesa. Le esortava a lasciare il lavoro fuori di casa per dedicarsi ai figli. Ribadisco la posizione che egli assunse in merito alla questione.

Nondimeno mi rendo conto, come anch’egli faceva, che vi sono alcune donne, e in effetti sono diventate molte, che devono lavorare per provvedere alle necessità dei loro figli. Io vi dico: fate del vostro meglio. Spero che se lavorate a tempo pieno lo facciate per provvedere alle cose necessarie per vivere, non semplicemente perché desiderate una casa più lussuosa, automobili più costose e altri beni superflui. Il lavoro più importante che una donna sarà mai chiamata a fare è quello di nutrire, istruire, edificare, incoraggiare e allevare i figli nella rettitudine e nella verità. Nessuno può prendere adeguatamente il suo posto.

È praticamente impossibile fare la donna di casa a tempo pieno e lavorare a tempo pieno. So che alcune di voi lottano perché devono prendere una decisione in tal senso. Ripeto: fate del vostro meglio. Voi conoscete la vostra situazione, e io so che vi preoccupate profondamente per il benessere dei vostri figli. Ognuna di voi ha un vescovo che può consigliarla e aiutarla. Se avete bisogno di parlare con una donna comprensiva, non esitate a mettervi in contatto con la presidentessa della vostra Società di Soccorso.

Voglio dire alle madri di questa Chiesa, a ogni madre qui presente oggi, che man mano che passeranno gli anni vi sentirete sempre più felici di ciò che avrete fatto per plasmare la vita dei vostri figli, per indirizzarli sulla via che porta alla rettitudine, alla bontà, all’integrità e alla fede. Questo avverrà più facilmente se dedicherete loro tutto il tempo necessario.

Ricordo alle donne che sono costrette ad allevare da sole i loro figli che vi sono molte persone disposte ad aiutarle. Il Signore non vi ha dimenticate; né lo ha fatto la Sua Chiesa.

Chiedo al Signore di benedirvi, mie amate sorelle che vi trovate ad allevare da sole i vostri figli. Prego perché abbiate la salute, la forza e la vitalità necessarie per portare il vostro pesante fardello. Prego perché abbiate amiche e colleghe affettuose che vi sostengono nei momenti di tribolazione. Voi conoscete il potere della preghiera forse come pochi altri. Molte di voi passano molto tempo in ginocchio a parlare con il Padre in cielo, con le guance bagnate di lacrime. Vi prego di credere che preghiamo per voi.

Oltre a tutto quello che avete da fare, vi viene anche chiesto di lavorare nella Chiesa. Il vostro vescovo non vi chiederà di fare nulla che non rientri nelle vostre possibilità. E con il lavoro per la Chiesa la vostra vita assumerà un nuovo aspetto. Farete nuove amicizie, incontrerete nuove persone. Progredirete in conoscenza e in saggezza, e crescerà anche la vostra capacità di servire. Diventerete delle madri migliori proprio per il lavoro che svolgete per il Signore.

Per concludere rivolgerò ora alcune parole a voi, donne più avanti negli anni, molte delle quali sono vedove. Siete un vero tesoro. Avete superato le tempeste della vita; avete affrontato le difficoltà che le vostre sorelle più giovani devono affrontare oggi. Avete più saggezza, più conoscenza, più compassione, più amore e maggiore capacità di servire.

Dal vostro aspetto emana tanta bellezza; è la bellezza che scaturisce dalla pace. Possono esservi ancora delle difficoltà, ma avete la saggezza della maturità per affrontarle. Vi sono i problemi di salute, ma c’è in voi la compostezza necessaria per sopportarli. I cattivi ricordi del passato sono in grande parte dimenticati, mentre sono ancora vivi quelli belli che danno gioia, soddisfazione e valore alla vita.

Avete imparato ad amare le Scritture e le leggete. Le vostre preghiere in gran parte sono parole di ringraziamento. Le vostre parole di saluto sono parole gentili. La vostra amicizia è un sicuro sostegno sul quale le altre sorelle possono contare.

Quale risorsa sono le donne della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni! Voi amate la Chiesa, accettate le sue dottrine, fate onore al vostro ruolo nella sua organizzazione e date lustro, forza e bellezza alle sue congregazioni. Quanto vi siamo grati! Quanto siete amate, rispettate, onorate!

Porgo il mio saluto a mia moglie. Presto saranno trascorsi sessant’anni dal giorno in cui uscimmo dal Tempio di Salt Lake come marito e moglie, innamorati l’uno dell’altra. Quell’amore si è rafforzato con il passare degli anni. Durante gli anni del nostro matrimonio abbiamo affrontato molti problemi. In qualche modo, con l’aiuto del Signore, li abbiamo tutti superati.

Diventa sempre più difficile stare diritti e baldanzosi come eravamo da giovani. Ma non importa. Abbiamo sempre l’un l’altra e stiamo insieme, anche se siamo ormai un po’ curvi. E quando verrà il momento di separarci vi sarà molto dolore, ma vi sarà anche il conforto che scaturisce dalla sicurezza che ella mi appartiene e che io appartengo a lei per l’eternità che ci aspetta.

E così, mie amate sorelle, voglio dirvi che vi apprezziamo. Voi fate di noi delle persone migliori. Avete una grande forza. Con dignità e immensa capacità portate innanzi gli straordinari programmi della Società di Soccorso, delle Giovani Donne e della Primaria. Insegnate nella Scuola Domenicale. Camminiamo al vostro fianco come mariti e fratelli con rispetto e affetto, rendendovi onore e grande ammirazione. Fu il Signore che designò che gli uomini della Sua Chiesa dovessero detenere il sacerdozio. Ed è Lui che vi ha dato le vostre capacità per completare questa grande e meravigliosa organizzazione che è la Chiesa e regno di Dio. Porto testimonianza dinanzi a tutto il mondo del vostro valore, della vostra grazia e bontà, delle vostre straordinarie capacità e dell’immenso contributo che date al mondo, invocando su di voi le benedizioni del cielo. Nel nome di Gesù Cristo. Amen. 9