Circondati «con le braccia del [Suo] amore»

Neal A. Maxwell

Of the Quorum of the Twelve Apostles


Neal A. Maxwell
Ancora molte cose incredibili accadranno, ma, come Nefi, possiamo ancora sapere che Dio ci ama, fatto… che ci può sostenere in mezzo a un tale turbine.

Nel turbine di crisi e di eventi sinistri, i veri discepoli mantengono salda la fede in un Dio d’amore e rivelazioni, nonché nel Suo piano di redenzione per i Suoi figli, che costituisce il perché di tutto ciò che Egli fa (vedere Mosè 1:39). In aggiunta, il carattere di Dio, come ci è rivelato, ci dice che Egli ha la capacità cosmica di assicurare che Egli è «in grado» di compiere la Sua immensa opera (vedere 2 Nefi 27:20–21).

I veri discepoli manterranno anche la fede in Suo Figlio, Gesù Cristo, che ha espiato, ed essendo convertiti al Signore (vedere 3 Nefi 1:22), opereranno un continuo «potente cambiamento» (vedere Mosia 5:2; Alma 5:12–14).

In realtà, fratelli e sorelle, Gesù è comunque già vincitore nella più grande delle battaglie: «Nel mondo avrete tribolazione; ma fatevi animo, io ho vinto il mondo» (Giovanni 16:33; corsivo dell’autore). L’Espiazione fu compiuta, portando una resurrezione universale a miliardi di persone, facendole tutte uscire dalla tomba, a prescindere da come e quando ci sono arrivate! In una notte limpida, dunque, vediamo stelle di età inimmaginabile, ma queste non sono immortali, mentre noi, grazie a Dio, sì.

Allo stesso modo, i «veri credenti» (4 Nefi 1:36) manterranno la fede nella restaurazione degli ultimi giorni, grazie alle visite celesti che hanno portato autorità, nei profeti e apostoli e nelle Scritture «chiare e preziose» (1 Nefi 13:29). I primi principi del Vangelo sicuramente si adattano agli ultimi giorni.

Ironicamente, mentre la Chiesa esce «fuori dall’oscurità», ciò che sembra essere un problema, in effetti, ne rivela ulteriormente l’unicità (DeA 1:30). Comunque, il conformare meglio il nostro comportamento a quello in cui crediamo, ci farà ricordare senza sosta i doveri continui dei veri discepoli.

Il vangelo restaurato è pieno di risorse, vasto e profondo, al di là della nostra comprensione. Edifica, sia quando si tratta del disegno divino dell’universo sia quando si tratta dell’importanza della castità e della fedeltà personale. Solo i discepoli umili possono trattare tale coraggiosa teologia!

Con le Scritture che ci ancorano e rassicurano, anche noi possiamo «guarda[re] a Dio… ed egli [ci] consolerà nelle [n]ostre afflizioni» (Giacobbe 3:1, corsivo dell’autore).

Anche noi potremo «essere sostenuti nelle nostre prove, nelle nostre difficoltà e nelle nostre afflizioni… sì, ed… egli ci libererà ancora» (vedere Alma 36:3, 27; corsivo dell’autore).

Il Signore ha detto: «Io… sarò in mezzo a voi» (DeA 49:27). «Io vi condurrò innanzi» (DeA 78:18).

Inoltre, Dio ci dà una sicurezza personale e inestimabile tramite lo Spirito Santo (vedere Giovanni 14:26; DeA 36:2). In tempi di pace o di difficoltà, la nostra migliore fonte di conforto è il Consolatore.

Enoc pianse per la malvagità del suo tempo, e, all’inizio «rifiut[ò] d’essere consolato» (vedere Mosè 7:4, 44). Ma poi venne la rivelazione, mostrando in successione la redenzione di Gesù, la restaurazione degli ultimi giorni e la Seconda Venuta. A Enoc fu detto: «Rincuorati e sii contento» (Mosè 7:44). Allo stesso modo le dottrine e le rivelazioni possono rincuorare noi, anche nel bel mezzo «di guerre e di rumori di guerre» (Matteo 24:6; Marco 13:7; vedere anche 1 Nefi 12:2; Mormon 8:30; DeA 45:26). Non dobbiamo quindi perderci d’animo (vedere Ebrei 12:3; DeA 84:80).

I discepoli non devono appassire per lo scoraggiamento o il calore del giorno, né devono essere afflitti dai terribili sintomi della società, che «ci opprimono» (vedere Moroni 9:25), tra cui l’esplicita aggressività (vedere Alma 32:38).

Noi possiamo indietreggiare dinanzi ad alcune esperienze umane, ma Gesù non si ritrasse né nel Getsemani né sul Calvario, e «port[ò] a termine i [Suoi] preparativi per i figlioli degli uomini» (DeA 19:19).

Riguardo alle prove, tra cui quelle della nostra fede e pazienza, non ci sono eccezioni: solo variazioni (vedere Mosia 23:21). Questi esercizi sono designati a incrementare la nostra capacità di felicità e servizio. Tuttavia i fedeli non saranno completamente immuni dagli eventi di questo pianeta. Il comportamento coraggioso di Shadrach, Meshach e Abed-nego in pericolo è degno di essere emulato. Sapevano che Dio avrebbe potuto salvarli. «Se no», essi promisero che avrebbero comunque servito Dio (vedere Daniele 3:16–18). Allo stesso modo, obbedire al primo e al settimo comandamento, fuori moda ma imperativi, può riflettere il coraggio mostrato anticamente da tre giovani donne, che dissero no, a costo della loro vita (vedere Abrahamo 1:11).

Pertanto, possiamo essere afflitti da ogni lato, ma nulla può veramente separarci dall’amore di Cristo (vedere 2 Corinzi 4:8; Romani 8:35–39); le ansietà del mondo non sono contemplate nell’essere «ansiosamente impegnati» (DeA 58:27). Ma anche così, come ci esorta Pietro, noi possiamo e dobbiamo gettare su Lui ogni nostra «sollecitudine», poiché Egli veramente si prende cura di noi (vedere 1 Pietro 5:7). Oh, fratelli e sorelle, quanto ci rende liberi tale sottomissione!

Se vogliamo porre rimedio ai nostri falli, non ci sono code sull’autostrada del pentimento; ma si paga il pedaggio. L’applicazione a noi dell’espiazione di Cristo accelererà il nostro viaggio.

Potrebbe esserci bisogno di parole franche come quelle di Jethro (vedere Esodo 18:14–24), oppure di momenti in cui all’improvviso ci rendiamo conto di qualcosa, come successe ai Dodici Apostoli originali, che giustamente conclusero: «Signore, a chi ce ne andremmo noi? Tu hai parole di vita eterna» (Giovanni 6:68).

Inoltre, se non siamo risoluti, cosa diremo agli eroi e alle eroine di Martin’s Cove e Sweetwater? «Vi ammiriamo, ma siamo riluttanti ad attraversare i nostri fiumi ghiacciati di avversità»?

Fratelli e sorelle, per volontà divina «questi [sono] i [nostri] giorni» (Helaman 7:9), dato che «ogni cosa deve avvenire a suo tempo» (DeA 64:32). Per giunta, sebbene viviamo in un mondo decadente, non siamo venuti qui per cadere.

Vi ricordate della nuova stella che annunciò la Nascita a Betlemme? Si trovava nella sua orbita esatta molto prima che splendesse. Anche noi siamo posti nelle orbite umane per illuminare. La correlazione divina non funziona soltanto nel cosmo, ma anche su questo pianeta. Dopotutto, le tavole del Libro di Mormon non furono sepolte in Belgio e Joseph Smith non nacque secoli più tardi a Bombay.

Nemmeno la nascita di quella costellazione di «saggi» Padri Fondatori, che diedero alla luce la grandiosa costituzione americana, i cui principi appartengono a tutta l’umanità, fu solo un caso (vedere DeA 101:77–78, 80). Uno storico definì i nostri Padri Fondatori «la più stupefacente generazione di uomini di governo degli Stati Uniti, o forse di tutto il mondo» (Arthur M. Schlesinger, The Birth of the Nation [1968], 245). Un altro storico aggiunse: «sarebbe estremamente interessante sapere cosa produsse quest’esplosione di talenti da una base di soli due milioni e mezzo di abitanti» (Barbara W. Tuchman, The March of Folly: From Troy to Vietnam [1984], 18).

Eppure alcuni continuano a preferire un dio incapace e inconsistente. Laman e Lemuele sapevano che l’antica Israele era stata liberata miracolosamente dagli eserciti di Faraone, eppure mormorarono e furono intimoriti da un piccolo, insignificante Labano. Possiamo essere così provinciali ed egocentrici. Dio, che controlla l’intrico delle galassie, delle stelle e dei mondi, ci chiede di riconoscere la Sua mano anche nella nostra vita personale (vedere DeA 59:21). Non siamo forse stati rassicurati sulla caduta di un passero e che i capelli del nostro capo sono contati? (Vedere Matteo 10:29–30; DeA 84:80). Dio conosce perfino i dettagli! Proprio come il Signore conosce tutte le Sue vaste creazioni, Egli conosce e ama anche ogni componente di una qualsiasi folla, certamente ognuno e tutti i membri dell’umanità!

Considerate il Suo tenero saluto a Mosè: «Io ti conosco personalmente ed anche hai trovato grazia agli occhi miei» (Esodo 33:12), e a Joseph: «Questo è il mio Figlio diletto. Ascoltalo!» (Joseph Smith—Storia 1:17).

Non c’è da stupirsi che re Beniamino ci preghi di credere che l’uomo non comprende tutte le cose che il Signore comprende (vedere Mosia 4:9). Ignorare le rivelazioni sullo stupefacente potere di Dio è come giocare incuranti e ignari con lettere dell’alfabeto di legno, senza renderci conto che dallo stesso alfabeto Shakespeare creò i suoi sonetti.

Padre Abrahamo «non vacillò» alla promessa divina di una posterità, poiché era «pienamente convinto che ciò che avea promesso, Egli era anche potente da effettuarlo» (Romani 4:20–21). Possiamo noi essere «pienamente convinti».

Queste parole di Sant’Anselmo sono pertanto un ottimo consiglio: «Credete per poter comprendere» piuttosto che «comprendete per poter credere» (St. Anselm, traduzione di Sidney Norton Deane [1903], 7).

Fratelli e sorelle, benché viviamo in un’epoca in tumulto, possiamo stare in luoghi santi e non essere rimossi (vedere DeA 45:32; 87:8). Benché viviamo in un’epoca di violenza, possiamo godere di quella pace che sopravanza ogni intelligenza (vedere Filippesi 4:7). Ancora molte cose incredibili accadranno, ma, come Nefi, possiamo ancora sapere che Dio ci ama, fatto felice e fondamentale che ci può sostenere in mezzo a un tale turbine (vedere 1 Nefi 11:17).

Come possiamo sapere che Dio è conscio di noi e ci ama? Ce lo dice tramite le Scritture, e possiamo anche contare onestamente le benedizioni e i conferimenti della Sua grazia nella nostra vita. Ce lo dice, soprattutto, tramite il suono dolce e sommesso dello Spirito! (Vedere Alma 34:38; DeA 78:17–19).

Il «potente cambiamento» richiesto ai discepoli può sembrare come le montagne russe: l’altezza spirituale delle rivelazioni ci portano subito dopo ad abbassarci nell’umiltà. Fu così per Mosè che «cadde a terra» ed esclamò: «L’uomo non è nulla, cosa che non avrei mai supposto» (Mosè 1:9–10). Poi venne la rassicurante rivelazione divina: «Poiché ecco, questa è la mia opera e la mia gloria: fare avverare l’immortalità e la vita eterna dell’uomo» (Mosè 1:39).

Un potente cambiamento, tuttavia, è frutto di un duro lavoro, reso più difficile dal costante condizionamento dovuto ai bisogni dell’uomo naturale. Troppo spesso le nostre possibilità sono state ridotte dalla mondanità. Siamo scarsamente pronti per le rivelazioni che ci elevano. Pensateci: una porzione spirituale di ognuno di noi è veramente eterna e noi eravamo «al principio con Dio» (vedere DeA 93:29, 33).

Naturalmente, non possiamo comprendere appieno tutto questo ora! Naturalmente, non possiamo conoscere il significato di tutte le cose ora. Ma possiamo sapere, proprio ora, che Dio ci conosce e ci ama individualmente!

Ma, fratelli e sorelle, cosa ci trattiene dal conoscerLo e amarLo di più? La nostra riluttanza a liberarci di tutti i nostri peccati, pensando che sia sufficiente una caparra. La nostra riluttanza a far sì che la nostra volontà sia assorbita dalla Sua, pensando che sia sufficiente riconoscerla! (Vedere Mosia 15:7).

Il profeta Joseph Smith dichiarò che Dio «pensò a tutti gli avvenimenti connessi con la terra… prima ancora che essa fosse creata… Egli sapeva… dell’intensità dell’iniquità dell’umana famiglia, delle sue debolezze e delle sue buone qualità… la situazione di tutte le nazioni e il loro destino… ed ha preso ampi provvedimenti per la… redenzione [dell’umanità]» (Insegnamenti del profeta Joseph Smith, 171).

Parte degli «ampi provvedimenti» di Dio consistono nelle persone imperfette come me e voi, che servono e splendono nelle proprie orbite, sapendo che siamo circondati «con le braccia del [Suo] amore».

Nel nome di Gesù Cristo. Amen.