«Ti ho detto…?»

Susan W. Tanner

Young Women General President


Susan W. Tanner
Nel disegno eterno delle cose, la cosa più importante e gratificante che farai sarà di creare una casa santa e crescere una famiglia forte nell’amore.

Quasi tre anni fa, una delle nostre figlie si è sposata ed è partita immediatamente insieme al marito per frequentare una scuola di medicina in una città lontana. Ella lasciava la sicurezza del nido per creare una sua famiglia. Pensai: Le ho insegnato ogni cosa che deve sapere? Sa quali sono le cose più importanti della vita? È preparata a costruire una famiglia felice?

Nel guardarla andar via, mi ricordai di un piccolo diario che le detti in occasione del suo diciassettesimo compleanno. Era intitolato «Ti ho detto?» In esso avevo annotato alcuni consigli che le avevo spesso dato durante le nostre lunghe conversazioni notturne. Mentre ella e suo marito stavano iniziando la loro vita insieme, pensai ad altri tre consigli che avrei voluto aggiungere in quel piccolo diario per aiutarla a fare quel passaggio, più importante e impegnativo del trasferimento in un altro paese: la transizione verso la creazione di una sua propria casa e famiglia. Lasciate che indichi questi consigli per lei e per tutti i giovani della Chiesa, per insegnare e testimoniare l’importanza della famiglia.

In primo luogo, ti ho detto… come fare della tua casa un porto di pace e un baluardo di forza? Devi seguire il modello che hai testimoniato di accettare quando sei entrata nella casa del Signore, per istituire «una casa… di preghiera, una casa di digiuno, una casa di fede, una casa di istruzione,… una casa d’ordine» (DeA 109:8). Se seguiremo questo modello, una grande pace regnerà nelle nostre case, in un mondo di sempre maggiori turbolenze.

Guarda l’esempio dei tuoi nonni. Tutti e quattro i nonni hanno cresciuto i loro «figli in luce e verità» (DeA 93:40). La casa di tuo padre era una casa di istruzione. Egli disse al funerale di suo padre che non aveva mai imparato un principio del Vangelo in chiesa che non avesse già imparato in casa sua. La Chiesa era un supplemento della sua casa. La mia era una casa d’ordine. Era della massima importanza per noi (a dispetto dei molti impegni) trovarci insieme per colazione e cena. I momenti dei pasti significavano più che il semplice rifocillarsi. Erano un momento adatto al nutrimento del nostro spirito, così come del nostro corpo.

Le cose piccole rendono una famiglia felice—come pregare, chiedere scusa, esprimere gratitudine, leggere un buon libro insieme. Ti ricordi quanto abbiamo riso e pianto, quando abbiamo recintato il cortile? Ricordi come ogni volta che andavamo in macchina cantavamo per non litigare? Ricordi il digiuno che facemmo per aiutare un familiare a prendere una decisione importante o per l’esame più importante di un altro? Il proclama sulla famiglia dice: «Il successo del matrimonio e della famiglia è fondato e mantenuto sui principi della fede, della preghiera, del pentimento, del perdono, del rispetto, dell’amore, della compassione, del lavoro e delle sane attività ricreative» («La famiglia: un proclama al mondo», Liahona, ottobre 1998, 24).

In gioventù hai preso l’abitudine di pregare e leggere le Scritture. Investi su quelle abitudini come pure sulle tue capacità di cuoca e di gestione del bilancio. Con i tuoi giusti desideri e le tue abilità di casalinga, costruirai una casa che sarà un porto di pace e un baluardo di forza.

Poi, ti ho detto… che «i figliuoli sono un’eredità che viene dall’Eterno» (Salmi 127:3)? Il proclama sulla famiglia dichiara: «Il comandamento dato da Dio ai Suoi figli di moltiplicarsi e riempire la terra è sempre valido» (Liahona, ottobre 1998, 24). Noi speriamo che il Padre celeste ti benedica con dei figli. Molte persone nel mondo si perdono la gioia che danno i figli e li vedono soltanto come un inconveniente. È vero che fare il genitore stanca fisicamente, assorbe tutta la carica emotiva e impegna la mente. Nessuno ti darà bei voti o nastri azzurri per quanto fai come madre. Qualche volta potrai chiederti: «Ho fatto bene questa cosa? Ne vale veramente la pena?»

Ne vale la pena! Tutti i profeti degli ultimi giorni hanno reso testimonianza del sacro ruolo della maternità. Il presidente Spencer W. Kimball disse: «È importante che voi, donne Sante degli Ultimi Giorni, comprendiate che il Signore considera sacre la maternità e le madri e le tiene nella più alta stima» («Privileges and Responsibilities of Sisters», Ensign, novembre 1978, 105). Lo Spirito testimonia alla mia anima che questo è vero.

Arriverai a sapere, come è successo a me, che l’essere genitore non è soltanto un lavoro faticoso, ma anche fonte delle gioie più grandi della vita. La gioia arriva quando nella serata familiare un bambino di cinque anni racconta una storia delle Scritture in modo completo e con i dettagli giusti; oppure quando un bambino legge fedelmente il Libro di Mormon ogni sera. Provo gioia quando la dirigente delle ragazze pompon ha il coraggio di dire alla sua squadra che il nuovo pezzo che stanno imparando prevede dei movimenti non appropriati, e quando una figlia in missione scrive alla famiglia esprimendo la sua testimonianza del Vangelo. Provo gioia quando guardo una figlia che legge per una donna cieca, e un figlio che lavora nel tempio. In questi momenti, mi sento come Giovanni il beneamato: «Io non ho maggiore allegrezza di questa, d’udire che i miei figliuoli camminano nella verità» (3 Giovanni 1:4). Ti ho detto… che nel più profondo del mio essere, io amo essere madre?

Infine, ti ho detto… che l’amore è la virtù fondamentale nella creazione di una famiglia forte? Il nostro Padre celeste esemplifica il modello che dobbiamo seguire. Egli ci ama, ci insegna, è paziente con noi e ci concede il libero arbitrio. Il presidente Hinckley ha detto: «L’amore può cambiare tutto: l’amore donato generosamente nella fanciullezza sino ai difficili anni della giovinezza… E l’incoraggiamento, la disponibilità a lodare e la reticenza nel criticare» («Inculca al fanciullo la condotta che deve tenere», La Stella, gennaio 1994, 70). A volte disciplinare, che significa «insegnare», viene confuso con criticare. I bambini, come le persone di ogni età, migliorano il loro comportamento con l’amore e l’incoraggiamento piuttosto che con il biasimo.

Quando era adolescente, un giovane di mia conoscenza portava il codino; i suoi genitori scelsero piuttosto di concentrarsi sulla sua etica del buon lavoro e sulla gentilezza che egli mostrava a tutti i bisognosi. Alla fine, scelse da sé di tagliarsi i capelli. Egli ha continuato nel conseguimento di una buona istruzione, nel lavoro di chiesa e nel rispetto, in seno alla sua famiglia, di quello stesso modello di amore per i figli mostrando loro ciò che è giusto.

Mostriamo il nostro amore per i membri della famiglia non soltanto insegnando loro in senso positivo, ma anche dedicando loro il nostro tempo. Tempo fa lessi un articolo intitolato «Mettere i figli all’ultimo posto», che parlava dei genitori che si riferiscono ai loro figli in termini di «agenda degli appuntamenti»: «15 minuti la sera quando è possibile», «periodo di gioco regolarmente programmato una volta la settimana», e così via (Mary Eberstadt, Wall Street Journal, 2 maggio 1995). Confronta queste situazioni con la madre che promise di dare ai figli il suo tempo in termini non soltanto di qualità, ma anche di quantità. Ella si rendeva conto che un rapporto affettivo richiede dialogo, gioco, risate e lavoro su base costante e continua. Anch’io penso che genitori e figli abbiano bisogno di prender parte alle vicende quotidiane gli uni degli altri. Così io sono al corrente dell’esame che devi sostenere e tu sai della mia preparazione per la lezione. Io sono presente alle tue partite; tu mi raggiungi in cucina per la preparazione della cena. Siamo i principali giocatori nella vita l’una dell’altra e assorbiamo l’amore attraverso le esperienze giornaliere.

E l’amore supera tutte le difficoltà della vita. L’apostolo Paolo insegnò: «La carità è paziente… soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa. La carità non verrà mai meno» (1 Corinzi 13:4, 7, 8). Ho visto l’amore sconfinato di una madre per il suo figlio alcolizzato. Non ha mai cessato di pregare per lui e di essere disponibile per lui. Negli ultimi anni, egli è finalmente «rientrato in sé» (Luca 15:17), ha mantenuto un impiego decoroso e ha messo a frutto le sue doti di tecnico per sistemare la casa di sua madre.

Molte famiglie lottano con figli ostinati. Possiamo trovare conforto «negli eterni suggellamenti di genitori fedeli» che riporteranno i figli «nel gregge» (Orson F. Whitney, Conference Report, aprile 1929, 110). Non dobbiamo mai rinunciare ad amarli, a pregare per loro e a confidare nelle cure del nostro Padre celeste.

Così, a mia figlia e a tutti i giovani della Chiesa, adesso che state affrontando una nuova fase della vostra vita, io dico queste cose. Io rendo testimonianza che nel disegno eterno delle cose, la cosa più importante e gratificante che farete sarà di creare una casa santa e crescere una famiglia forte nell’amore. Questo nucleo familiare sarà un bene per la società e vivrà in tutte le eternità. Di questo io porto testimonianza nel nome di Gesù Cristo. Amen.