Osserviamo le alleanze

Richard J. Maynes

Of the First Quorum of the Seventy


Richard J. Maynes
La cosa più importante che possiamo fare nella vita è tenere fede alle promesse o alleanze che abbiamo fatto con il Signore.

Sin dai tempi più antichi arrivando fino ai giorni nostri i veri discepoli di Gesù Cristo hanno capito l’importanza di fare alleanze con il Signore e rispettarle.

Nel 64 a.C. circa la nazione nefita stava attraversando dei momenti molto difficili. A causa dell’iniquità, dei dissensi e degli intrighi si trovarono in una situazione molto pericolosa (vedere Alma 53:9). Il governo era sull’orlo del collasso. La guerra con la nazione lamanita durava da anni e i dissidenti nefiti si allontanavano per unirsi alle forze nemiche. Molte città nefite erano state attaccate e conquistate.

In questa situazione di pericolo e di caos, uomini retti come Moroni e Helaman cercavano di guidare l’esercito nefita. Questi capi nefiti avevano capito che la capacità di difendersi della propria nazione era direttamente proporzionata alla loro obbedienza al Signore. Cercavano continuamente di motivare la popolazione a ricordarsi del Signore e a osservare i Suoi comandamenti.

In questo momento veramente critico, quando molte città nefite erano state perse e la bilancia del potere sembrava pendere verso i lamaniti accadde una cosa miracolosa. Un gruppo di persone, un tempo lamanite ma allora conosciute come Ammoniti poiché si erano convertite al Vangelo di Gesù Cristo grazie agli insegnamenti di Ammon, si fece avanti desideroso di prendere le armi in difesa della loro nuova patria e del loro nuovo modo di vivere (vedere Alma 53:13).

In precedenza i padri di queste famiglie di Ammoniti avevano giurato al Signore che non avrebbero mai più preso le armi. Il consiglio che Helaman, il profeta nefita, diede a questi uomini fu di mantenere la promessa fatta al Signore (vedere Alma 53:15). Helaman riferisce cosa accadde dopo aver dato questo consiglio:

«Ma ecco, avvenne che essi avevano molti figli i quali non si erano solennemente impegnati a non prendere le armi da guerra per difendersi contro i loro nemici; essi si radunarono dunque in questa occasione, tutti quelli che erano in grado di prendere le armi, e si consideravano Nefiti.

E stipularono l’alleanza di combattere per la libertà dei Nefiti, sì, di proteggere il paese fino a deporre la loro vita; sì, fecero anche l’alleanza che non avrebbero mai rinunciato alla loro libertà…

Ora ecco, ve ne furono duemila di quei giovani, che stipularono questa alleanza e presero le loro armi da guerra per difendere la loro patria…

Ed erano tutti giovani ed erano molto valorosi, per il loro coraggio ed anche per la loro forza e intraprendenza; ma ecco, ciò non era tutto—erano uomini che in ogni occasione erano fedeli in qualsiasi cosa fosse loro affidata.

Si, erano uomini sinceri e seri, poiché era stato loro insegnato a rispettare i comandamenti di Dio e a camminare rettamente dinanzi a lui.

Ed ora avvenne che Helaman marciò alla testa dei suoi duemila giovani soldati, in soccorso del popolo» (Alma 53:16–18, 20–22).

Helaman e i suoi duemila giovani soldati combatterono valorosamente per proteggere le loro famiglie e la loro libertà. Il loro ingresso sul campo di battaglia cambiò il corso della guerra, che cominciò a volgersi a favore dei Nefiti.

In una lettera indirizzata a Moroni, Helaman descrive la fede e il coraggio dimostrati da quei giovani:

«Ed ora io ti dico, mio diletto fratello Moroni, che giammai vidi un così gran coraggio, no, neppure fra tutti i Nefiti…

Ora, essi non avevano mai combattuto, tuttavia non temevano la morte; e pensavano più alla libertà dei loro padri che alla loro vita; sì, le loro madri avevano loro insegnato che, se non avessero dubitato, Dio li avrebbe liberati» (Alma 56:45, 47).

Fratelli e sorelle, «essi non dubitarono e Dio li liberò». Nella prima grande battaglia nessuno di quei duemila giovani fu ucciso. Dopo la battaglia, altri sessanta giovani Ammoniti si unirono a quel piccolo esercito. Helaman ci dice che «obbedivano e prestavano attenzione ad eseguire scrupolosamente ogni parola di comando; sì, e fu fatto loro proprio secondo la loro fede» (Alma 57:21).

La seconda battaglia che impegnò quel piccolo esercito fu ancora più cruenta della prima. Dopo Helaman scrisse:

«E avvenne che ve n’erano duecento, sui miei duemila e sessanta, che erano venuti meno a causa della perdita di sangue; nondimeno, secondo la bontà di Dio… non c’era una sola anima tra loro che fosse perita…

E il fatto di essere stati protetti era stupefacente per l’intero nostro esercito; sì… E noi lo attribuiamo giustamente al potere miracoloso di Dio, a motivo della loro grandissima fede…» (Alma 57:25–26).

Helaman e quei giovani soldati avevano capito l’importanza di stringere alleanze con il Signore. Furono anche i beneficiari delle benedizioni concesse a chi osserva con fedeltà le alleanze fatte.

Quali membri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni anche noi ci siamo assunti dei sacri impegni. Lo abbiamo fatto nelle acque del battesimo e nel tempio del Signore e diamo a questi impegni il nome di alleanze. Le alleanze sono promesse che facciamo al Signore. La loro natura è molto sacra. La cosa più importante che possiamo fare nella vita è tenere fede alle promesse o alleanze che abbiamo fatto con il Signore. Se manteniamo le promesse che abbiamo fatto al Signore, Egli ci aiuta a progredire spiritualmente.

Negli ultimi due anni io e sorella Maynes abbiamo prestato servizio nelle Filippine e abbiamo potuto vedere molti esempi di famiglie e persone filippine che hanno capito le alleanze che hanno fatto con il Signore e le rispettano. Voglio raccontarvi l’esperienza che abbiamo fatto con una di queste famiglie.

Alcuni mesi fa mi è stato dato l’incarico di presiedere alla conferenza del Palo di Talisay. Alla sessione generale della domenica ho iniziato ringraziando la congregazione per la riverenza. Mentre parlavo, alla mia sinistra vidi una famiglia molto numerosa che occupava un paio di file sul davanti della cappella. Ne rimasi così colpito tanto da indicarli e citarli come l’esempio di famiglia che ha compreso e vive il principio della riverenza. I genitori sedevano circondati da molti figli riverenti.

Al termine della riunione potemmo conoscere personalmente la famiglia Abasanta. Più sapevo di loro e più ero colpito da come avessero compreso veramente cosa significa osservare le alleanze e vivere il Vangelo di Gesù Cristo.

Fratello Lani e sorella Irenea Abasanta si sono uniti alla chiesa ventidue anni fa. Hanno avuto diciassette figli, di cui tre sono gemelli. Tutti noi sappiamo che crescere una famiglia non è un compito facile in ogni parte del mondo e le Filippine non fanno eccezione. Gli Abasanta sono un esempio vivente che lo si può fare, e che lo si può fare nel modo giusto.

I successi che hanno ottenuto nel crescere i propri figli nella Chiesa sono evidenti in molti modi. Una famiglia composta da diciannove persone che assiste in modo riverente alle riunioni della Chiesa è solo un esempio.

Un altro esempio è dato da come lavorano sodo e da come lavorano insieme per far fronte alle necessità economiche quotidiane. Il fratello Abasanta fa l’elettricista. La sorella Abasanta, con l’aiuto delle figlie, confeziona gioielli e li vende. Insieme riescono a provvedere a tutto ciò che serve alla loro famiglia per vivere.

Ancora più importante dell’esempio che danno su come riescono a provvedere economicamente a una famiglia così numerosa, è come insegnano ai propri figli a vivere il Vangelo di Gesù Cristo. La serata familiare ha un ruolo fondamentale nell’insegnamento. Parlando delle loro serate familiari, il fratello Abasanta ha spiegato: «Per prima cosa parliamo di qualsiasi problema che possiamo avere in famiglia e di come possiamo diventare più uniti; poi c’è un pensiero spirituale o una lezione, quindi giochiamo».

Nel corso di una recente serata familiare, il fratello Abasanta ha cercato l’aiuto della Liahona per insegnare ai propri figli a non passare troppo tempo a guardare la televisione, ma ad usare invece quel tempo per fare qualcosa di più interessante, come fare i compiti o leggere le Scritture. Nel corso degli anni durante la serata familiare i figli hanno imparato a mettere in pratica la riverenza. Poiché è stato insegnato ai figli ad essere riverenti in casa, è più facile per loro dimostrare riverenza alla domenica in chiesa.

Un altro esempio di come vivono il Vangelo e osservano le alleanze è la priorità che hanno dato ad insegnare ai figli l’importanza di pagare una decima onesta e completa. Il fratello Abasanta ha affermato: «Insegniamo ai nostri figli che il cibo che abbiamo è una conseguenza diretta del fatto che paghiamo la decima. Quando i ragazzi lavorano, ci preoccupiamo di dire loro che devono pagare la decima. Non è facile provvedere a così tanti figli, ma quando pago la decima fedelmente e onestamente non è affatto difficile. Confidiamo al cento per cento nel Signore che se paghiamo una decima onesta possiamo mangiare tutti i giorni».

Ricordate che vi ho detto che fratello e sorella Abasanta hanno diciassette figli. Voglio parlarvi ora dei tre gemelli. Si da il caso che siano tutti maschi. Hanno diciannove anni e si chiamano Ammon, Omni e Omner. Sì, avete indovinato: tutti e tre stanno lavorando nella vigna del Signore come fedeli e instancabili missionari a tempo pieno. Ammon si trova nella Missione di Baguio, Omni sta servendo nella Missione di Davao e Omner svolge la sua opera nella Missione di Manila, tutte nelle Filippine.

Non vorrei che aveste l’impressione che gli Abasanta sono una famiglia perfetta. Nessuno di noi è perfetto. Tuttavia, cercando di fare del loro meglio per vivere i comandamenti e rispettare le alleanze, gli Abasanta possono usufruire nella propria vita delle benedizioni del Signore.

Fratelli e sorelle, aspettiamo tutti con ansia il giorno in cui potremo ritornare a casa dal nostro Padre celeste. Per essere pronti a ricevere l’esaltazione nel regno celeste dobbiamo guadagnarci la fiducia del Signore qua sulla terra. Otteniamo la fiducia del Signore quando ce la meritiamo e realizziamo questo obiettivo quando riusciamo nel compito di vivere il Suo Vangelo e osservare le nostre alleanze. In altre parole, guadagniamo la fiducia del Signore quando facciamo la Sua volontà.

Ricordate quando il Signore ammonì Joseph Smith circa coloro che «si avvicinano a me con le labbra ma il loro cuore è distante da me» (Joseph Smith—Storia 1:19).

Ricordate l’ammonimento di Giacomo: «Ma siate facitori della Parola e non soltanto uditori» (Giacomo 1:22).

Realmente le azioni parlano più forte delle parole. Infatti le azioni hanno un significato molto più grande per il Signore rispetto alle parole. In Dottrina e Alleanze il Signore ha dichiarato: «Se mi ami, servimi e rispetta tutti i miei comandamenti» (DeA 42:29).

Helaman e i suoi giovani soldati sono un’immagine antica delle benedizioni che riceve chi mantiene con fedeltà le promesse fatte al Signore. La famiglia Abasanta è l’esempio attuale di una famiglia che fa del suo meglio per osservare le alleanze e vivere i principi del Vangelo di Gesù Cristo.

Tutti i membri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni hanno fatto delle promesse al Signore. Abbiamo promesso di prendere su di noi il nome di Cristo, di ricordarci sempre di Lui e di obbedire ai Suoi comandamenti (vedere DeA 20:77). I membri fedeli della Chiesa mantengono queste promesse.

La mia preghiera oggi è che possiamo tutti noi impegnarci a fare qualsiasi cosa sia in nostro potere per guadagnarci la fiducia del Signore facendo la Sua volontà, vivendo il Suo vangelo e osservando le alleanze che abbiamo fatte. Nel nome di Gesù Cristo. Amen.