Tempi difficili

O. Samuelson Jr.


Quanto sono grato, in questi tempi difficili, per la protezione e la guida insita nella certezza rassicurante che Gesù Cristo oggi vive.

Fratelli, sapere che viviamo in un’epoca e in un momento che i profeti delle dispensazioni passate non si sono limitati a predire, ma che hanno anche bramato e che sono stati loro causa di preoccupazioni è, al contempo, di conforto e potenzialmente angosciante. L’apostolo Paolo ha profetizzato che «negli ultimi giorni [sarebbero venuti] dei tempi difficili» (2 Timoteo 3:1), poi ha continuato elencando e descrivendo con accuratezza minuziosa molto di ciò che oggi vediamo quotidianamente nei media, nelle promozioni di divertimenti e quasi ovunque nel mondo che ci circonda. Per quanto possiamo e dobbiamo stare accorti, nella migliore delle ipotesi è difficile, spesso quasi impossibile, evitare completamente molti dei pericoli che sembrano avvilupparci.

Per fortuna, non siamo lasciati senza speranza o nutrimento spirituale mentre siamo intenti come individui o famiglie a conseguire gli scopi sacri della vita, per i quali abbiamo intrapreso questa prova terrena. Ognuna delle nostre circostanze è unica. Proveniamo letteralmente dai quattro canti della terra, abbiamo alle nostre spalle famiglie, ambienti, difficoltà, possibilità, esperienze, trionfi e delusioni assai diversi.

Similmente, una buona porzione del DNA, o codice dei tratti genetici, le benedizioni promesse e accessibili universalmente, nonché le caratteristiche che connotano la nostra discendenza divina e il potenziale spirituale ci accomunano come famiglia umana, facendo ognuno parte della progenie del nostro Padre celeste. È questa combinazione speciale tra le origini e le caratteristiche comuni da una parte e i nostri attributi, esperienze e problemi specifici dall’altra che rendono ognuno di noi chi e ciò che è. Benché possiamo differire in ciò che costituisce un pericolo per noi come individui, condividiamo molto di ciò che rientra nella descrizione dei «tempi difficili» per tutti.

Paolo, descrivendo tali «tempi difficili», non ha promesso che le cose sarebbero necessariamente diventate più facili o che sarebbero migliorate. Ci ha consigliato di cercare consolazione e rassicurazione nell’affrontare le condizioni dei nostri giorni in continuo peggioramento. Proprio come le sue profezie e predizioni sono state evidentemente precise, altrettanto si può dire della guida preziosa che ci fornisce. Egli ha affermato: «Tu persevera nelle cose che hai imparate e delle quali sei stato accertato, sapendo da chi le hai imparate» (2 Timoteo 3:14).

In questa conferenza generale, seguendo il modello che è stato valido per tutta la storia della Chiesa, ci è stato parlato della restaurazione del Vangelo ai nostri giorni; della cospicua chiarezza e testimonianza del Signore Gesù Cristo che si trova nel Libro di Mormon; della missione e del contributo del profeta Joseph Smith e dei suoi successori nella presidenza della Chiesa, compreso soprattutto il presidente Gordon B. Hinckley, che insegna e porta testimonianza con grandissimo potere, spiritualità e lucidità; della forza, consolazione e benedizioni che provengono dalla presenza tra noi di altri apostoli e profeti viventi. Non solo apprendiamo queste cose, ma ci è data rassicurazione che sono vere, sapendo, come ha detto Paolo, «da chi le [abbiamo] imparate».

Alma è stato un altro uomo autorizzato a rassicurare coloro cui amministrava. Quando ha espresso gioia per avere il privilegio d’insegnare e portare testimonianza al popolo di Gedeone, è stato franco, chiaro e diretto nella testimonianza del Signore Gesù Cristo, che ancora doveva esercitare il Suo ministero terreno. Ha manifestato felicità per la fedeltà generale di questo gruppo di buone persone, promettendo loro che avrebbero ricevuto «molte cose a venire» (Alma 7:7). Nel mezzo del discorso, mentre descriveva «cose a venire», ha dichiarato: «C’è una cosa che è più importante di tutte… il tempo non è molto lontano, in cui il Redentore verrà a vivere fra il suo popolo» (Alma 7:7).

Alma si stava allora riferendo specificamente agli eventi che sarebbero occorsi dopo qualche decennio, quando il Salvatore sarebbe nato. Sono passati i secoli e le profezie di Alma si sono per lo più adempiute, ma ciò che egli aveva ritenuto essere il nocciolo della questione rimane assolutamente tale, importantissimo e fondamentale anche per noi ora: il Redentore vive.

Come Alma e «tutti i profeti che hanno profetizzato da che ebbe inizio il mondo» (Mosia 13:33) hanno insegnato e attestato della venuta del Messia, e della Sua missione atta a redimere il Suo popolo, anche noi ci uniamo a loro nel rendere testimonianza di Lui e della Sua opera sacra diretta a «fare avverare l’immortalità e la vita eterna dell’uomo» (Mosè 1:39). Sicuramente, quando iniziamo a comprendere l’importanza del Suo sacrificio e servizio, reso a noi come individui e come collettività, nella nostra vita nient’altro può essere più rilevante o avvicinarsi alla sua portata.

Per la maggior parte di noi, questa comprensione non si ottiene tutta in una volta e, verosimilmente, non si completerà in questo soggiorno terreno. Sappiamo tuttavia che, man mano che apprendiamo linea su linea, la gratitudine per il contributo del Salvatore aumenta e crescerà la nostra conoscenza e rassicurazione della sua veracità.

L’apostolo Paolo è stato energico e candido in molti dei suoi insegnamenti e sermoni. Ascoltate queste parole ben conosciute, che potrebbero descrivere la maggior parte di noi mentre si cimenta e progredisce nella vita, eppure che ci forniscono quella parola di consiglio, incoraggiamento e testimonianza di cui tanto abbiamo bisogno:

«Quand’ero fanciullo, parlavo da fanciullo, pensavo da fanciullo, ragionavo da fanciullo; ma quando son diventato uomo, ho smesso le cose da fanciullo.

Poiché ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia: ora conosco in parte; ma allora conoscerò appieno, come anche sono stato appieno conosciuto» (1 Corinzi 13:11–12).

Molti anni fa, il presidente James E. Faust ha fornito il seguente consiglio a coloro che stavano ancora lottando per consolidare la propria testimonianza di Gesù Cristo, della Sua missione sacra e delle Sue promesse. Egli ha affermato:

«Per gli onesti di cuore che hanno dei dubbi, ascoltiamo ciò che i testimoni oculari avevano da dire riguardo a Gesù di Nazaret. Gli antichi apostoli erano presenti. Videro ogni cosa. Erano partecipi. Nessuno è più degno di fede di loro. Pietro disse: ‹Poiché non è coll’andar dietro a favole artificiosamente composte che vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del nostro Signor Gesù Cristo, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua maestà› (2 Pietro 1:16). Giovanni disse: ‹Perché abbiamo udito da noi, e sappiamo che questi è veramente il Salvator del mondo› (Giovanni 4:42). Joseph Smith e Sidney Rigdon, testimoni del nostro tempo, dichiararono: ‹Poiché lo vedemmo, sì, alla destra di Dio; e udimmo la voce che portava testimonianza che egli è il Figlio Unigenito del Padre› (DeA 76:23)» (vedere «Che conoscano te, il solo vero Dio, e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo», La Stella, febbraio 1999, 4).

Ai giorni nostri, ci è stato promesso che il Signore ha molti doni in serbo per «coloro che [Lo] amano e rispettano tutti i [Suoi] comandamenti» e anche per coloro «che cerca[no] di farlo» (DeA 46:9). Sebbene non tutti i doni di Dio siano garantiti a ciascuno di noi, ci è stato promesso che «ad ogni uomo è accordato un dono dallo Spirito di Dio» (DeA 46:11).

Ascoltate queste parole, tratte dalla sezione 46 di Dottrina e Alleanze, che si riferiscono alla questione di quale cosa o dono sia più importante di tutti:

«Ad alcuni è accordato dallo Spirito Santo di sapere che Gesù Cristo è il Figlio di Dio, e che fu crocifisso per i peccati del mondo.

Ad altri è accordato di credere alle loro parole, affinché anch’essi possano avere la vita eterna, se rimangono fedeli» (versetti 13–14).

È la conoscenza e testimonianza del Cristo vivente che ci consente di reagire continuamente secondo l’ammonizione e il consiglio di Pietro, che ha affermato che dobbiamo essere «pronti sempre a rispondere a [nostra] difesa a chiunque [ci] domanda ragione della speranza che è in [noi]» (1 Pietro 3:15).

Quando iniziamo davvero a percepire che questa speranza è concreta e che si basa, di fatto, su Gesù, è resa possibile grazie al Suo amore per noi e, soprattutto, al Suo amore per il Padre, allora possiamo con gratitudine e individualmente proclamare, usando le parole di un inno ben noto: «Attonito resto pensando all’… amor che il… Sovrano… offre a me» («Attonito resto», Inni, 114). Analogamente, quando la nostra comprensione si dispiega, siamo portati a esclamare: «Intonerò un canto al Signor: Oh, quanto grande, grande sei!» («O mio Signor», Inni, 50).

Quanto sono grato, in questi tempi difficili, per la protezione e la guida insita nella certezza rassicurante che Gesù Cristo oggi vive. Nel nome di Gesù Cristo. Amen.