Liete notizie da Cumora

Susan W. Tanner

Young Women General President


Susan W. Tanner
Voi ed io possiamo non solo sopravvivere ma prevalere, come fece Moroni, nel nostro tentativo di difendere la verità nei momenti difficili.

Mentre visitavo la piccola e umile casa di tronchi di Joseph Smith che è stata restaurata, percepivo di essere in un luogo sacro. Sono stata dove l’angelo Moroni apparve per la prima volta a Joseph Smith per dare inizio a quest’opera grande e meravigliosa della restaurazione del vangelo di Gesù Cristo. Mentre pensavo all’intreccio delle vite di questi due grandi profeti—Moroni, l’ultimo profeta della sua epoca, e Joseph Smith, il primo profeta della nostra dispensazione—ho provato sentimenti simili ai suoi. Lasciate che vi racconti alcune lezioni che ho appreso mentre rendo testimonianza di quest’opera grande e meravigliosa.

Quando Joseph vide Moroni per la prima volta aveva solo 17 anni, l’età di molte giovani donne tra voi. Conosciamo il momento e il luogo in cui avvenne. Era la notte del 21 settembre 1823, nella stanza al piano di sopra dove dormivano altri cinque dei suoi fratelli. Joseph pregò per poter «conoscere il [suo] stato e la [sua] posizione dinanzi a [Dio]» (Joseph Smith—Storia 1:29). Egli non si sentiva adeguato e degno dinanzi a Dio. Disse di non essersi reso colpevole di «qualche peccato grave o maligno», ma di essere caduto «in molti sciocchi errori e [di aver mostrato] le debolezze della giovinezza» (Joseph Smith—Storia 1:28), pertanto pregò per essere rassicurato. Io posso identificarmi nei suoi sentimenti, come pure molte di voi. Quante volte ci siamo messe in ginocchio sentendoci inadeguate e con la necessità di avere una rassicurazione divina?

In risposta alla preghiera penitente e fedele di Joseph Smith gli apparve Moroni, un messaggero celeste. Joseph scrisse: «Mi chiamò per nome e mi disse… che Dio aveva un’opera da farmi compiere» (Joseph Smith—Storia 1:33). Egli si meravigliò «grandemente di ciò che [gli] era stato detto da quello straordinario messaggero» (Joseph Smith—Storia 1:44).

Anche noi possiamo ricevere rassicurazione spirituale in risposta alle nostre preghiere. Possiamo ricevere una testimonianza che il nostro Padre celeste ci conosce per nome e che ha una missione divina da farci compiere.

Durante la notte l’angelo Moroni apparve altre due volte a Joseph, poi di nuovo, il giorno seguente, in un campo e su un pendio, e gli apparve ogni anno nei quattro anni successivi su quella che conosciamo come Collina di Cumora. Quel primo giorno Moroni ripeté molte volte lo stesso messaggio. Potete paragonarlo a qualche vostra esperienza? I miei figli a volte mi prendono in giro affermando che dico loro sempre le stesse cose. Non siate troppo severe con i vostri genitori e dirigenti quando ci ripetiamo. Il Signore fece sì che Moroni insegnasse ripetutamente al giovane profeta. La ripetizione fissa i principi evangelici nella nostra mente e nel nostro cuore.

Con queste visite regolari da parte dell’angelo, si formò un glorioso legame tra l’antico profeta che sigillò le tavole e il moderno profeta che fu scelto per riportarle alla luce. Credo che dovremmo nutrire nel nostro cuore amore per i profeti, antichi e moderni. È molto indicato il fatto che una statua dell’angelo Moroni si trovi in cima a molti dei nostri templi moderni. Questi ci rammentano che Moroni è quel glorioso «angel mandato dal Signor, perché il vangelo eterno tornasse all’uomo ancor» (Inni, 9), come canterà stasera il coro.

Joseph Smith imparò molto da Moroni. Poi, nella sicurezza e santità di quella casa di tronchi dove apparve Moroni, egli spiegò molto di ciò che apprese alla sua ricettiva famiglia. Sua madre disse:

«Joseph continuò a ricevere istruzioni di tanto in tanto, e noi continuammo a riunire i nostri figli ogni sera dedicando del tempo a discutere di quelle cose… Penso che la nostra famiglia offrisse un aspetto più singolare di qualsiasi altra esistente sulla faccia della terra: tutti sedevano in cerchio… ascoltando senza fiato gli insegnamenti religiosi di un ragazzo di diciotto anni» (The Revised and Enhanced History of Joseph Smith by His Mother, Scot Facer Proctor and Maurine Jensen Proctor, [1996], 111).

Come risultato di quelle serate familiari giornaliere, Lucy Mack Smith disse che quello fu un periodo di affettuosa unità, felicità e tranquillità. Per noi il giovane Joseph è un modello di come rafforzare la famiglia! Egli non tenne per sé la sua testimonianza e le esperienze spirituali, ma le condivise con i suoi genitori e fratelli. Noi possiamo fare lo stesso nelle nostre case.

I componenti della famiglia Smith avevano bisogno di farsi forza vicendevolmente per via delle continue persecuzioni nei confronti di Joseph e della sua famiglia. Forse gli insegnamenti e l’esempio di Moroni aiutarono il Profeta a sapere in che modo stare come testimone in un mondo malvagio. Moroni visse nel tipo di mondo che predisse sarebbe esistito nei tempi moderni: «Un giorno in cui vi saranno… omicidii, e ruberie, e menzogne, e inganni, e prostituzioni e ogni sorta di abominazioni» (Mormon 8:31).

Moroni conosceva personalmente la solitudine e lo scoraggiamento. Dopo una grande e terribile battaglia tra i Nefiti e i Lamaniti nella quale tutto il popolo andò distrutto, egli disse dolendosi: «Sono solo. Mio padre è stato ucciso in battaglia, e così tutti i miei congiunti, e non ho amici né dove andare; e quanto tempo il Signore permetterà ch’io possa vivere non lo so» (Mormon 8:5). Riuscite a percepire la solitudine e lo sconforto di Moroni?

Mi rendo conto che molte di noi, a volte, si sentono senza amici, sole in un mondo malvagio. Alcune di noi possono pensare di non avere «dove andare» durante le nostre prove. Voi ed io, però, possiamo non solo sopravvivere ma prevalere, come fece Moroni, nel nostro tentativo di difendere la verità nei momenti difficili. Che cosa fece mentre affrontava un mondo solitario e ostile? Egli, in fedele obbedienza alle direttive di suo padre, finì gli annali sulle tavole d’oro. Approfondì gli scritti dei profeti. Soprattutto, egli uscì dallo scoraggiamento facendo affidamento sulle promesse del Signore riguardo il futuro. Si tenne stretto alle alleanze che Dio aveva fatto col casato d’Israele per benedirlo per sempre.

Moroni esercitava la fede nelle benedizioni promesse alle generazioni future. L’anziano Jeffrey R. Holland ha spiegato che questa gioiosa previsione dei profeti del passato, incluso Moroni, era dovuta al fatto che avevano visto i nostri giorni in visione. Videro un giovane popolo forte e osservante delle alleanze che avrebbe svolto l’opera del Signore in questa dispensazione finale. L’anziano Holland ha detto: «I dirigenti vissuti nei secoli passati riuscivano ad andare avanti, non perché fossero convinti loro stessi di riuscirvi, ma perché lo foste voi, una magnifica congregazione di giovani [donne]… in uno sforzo determinato per vedere il Vangelo prevalere e trionfare» («Terror, Triumph, and a Wedding Feast», riunione al caminetto del Sistema Educativo della Chiesa, 12 settembre, 2004; vedere www.ldsces.org). Noi abbiamo l’immensa responsabilità di adempiere la gioiosa previsione di Moroni.

Noi che apparteniamo alla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni siamo vincolati dalle alleanze fatte col Signore. Lui ha detto: «Io non dimenticherò te… io t’ho scolpita sulle palme delle mie mani» (Isaia 49:15–16; vedere anche 1 Nefi 21:15–16).

Il potere delle alleanze, che ci vincola e ci rafforza nella vita, è stato per me molto reale quando una cara amica ha avuto una tragica perdita nella sua famiglia. Mentre Catherine e Kimball Herrod e i loro quattro figli di età compresa tra i novi mesi e i sette anni, stavano tornando a casa da una cena con i nonni, la ruota doppia di un grosso camion che procedeva sul lato opposto della strada improvvisamente si è staccata, ha attraversato lo spartitraffico e ha colpito il lato guidatore del loro furgoncino. Kimball, il guidatore, il marito e padre, è stato ferito gravemente e ha perso conoscenza. Catherine è riuscita in qualche modo a portare il mezzo sul lato della strada e a chiamare il pronto intervento. Mentre osservava i paramedici che soccorrevano il marito e i due figli maggiori, era seduta nell’auto della polizia tenendo in braccio i più piccoli e pregando ad alta voce: «Padre celeste, noi sappiamo che Tu hai il potere di guarire Kimball se è la Tua volontà, altrimenti, avremo fede che in qualche modo Tu ci sosterrai in questo». Kimball è stato trasportato in elicottero all’ospedale ma non è arrivato vivo.

Dopo che ai bambini furono medicati i tagli, le bruciature e altre piccole ferite e furono dimessi dall’ospedale e messi a letto, Catherine vi fece ritorno per dare il suo ultimo saluto terreno al marito. Per quanto difficile, ha detto ai suoi genitori che l’accompagnavano: «So che io e Kimball siamo suggellati dalle alleanze del tempio, e un giorno saremo di nuovo insieme». Nella prova più difficile nella vita di una giovane madre, le sue alleanze l’hanno sostenuta.

Al funerale ci è stato ricordato il potere delle alleanze che ci sostengono e nel dolore conforto avrem. Mentre cantavamo l’inno di chiusura, tutti potemmo sentire la voce di Taylor, il figlio di cinque anni, che cantava forte «Le famiglie sono eterne» (Inni, 189). È stata una gioia per la congregazione sapere che a un bambino erano state insegnante le alleanze di suggellamento che lo avrebbero legato a suo padre e sua madre.

Ci è stato anche insegnato il potere delle alleanze nel sermone offerto dal padre di Catherine. Egli ha citato un passo del prezioso libro che Moroni ha suggellato e poi consegnato al profeta Joseph Smith, che ci ha ricordato che il Vangelo ci promette solide fondamenta nella tempesta, non un semplice ombrello:

«Ricordate, ricordate che è sulla roccia del nostro Redentore, che è Cristo, il Figlio di Dio, che dovete costruire le vostre fondamenta; affinché, quando il diavolo manderà i suoi venti potenti… non abbia su di voi alcun potere di trascinarvi nell’abisso di infelicità… a motivo della roccia sulla quale siete edificati, che è un fondamento sicuro» (Helaman 5:12).

La profonda forza dimostrata dalla famiglia deriva dalla conoscenza di essere legati eternamente l’uno all’altro come famiglia e di essere legati al Padre celeste da cui non possono essere separati.

Come Moroni, Joseph Smith, Catherine e Kimball, anche noi possiamo uscire vittoriosi da prove, malvagità e persecuzioni. Le alleanze del sacerdozio ci legano eternamente con le nostre famiglie terrene e celesti e ci muniscono di giustizia e potere.

Sono molto grata di vivere in questo giorno grande e meraviglioso in cui il Vangelo è stato restaurato! Esprimo la mia testimonianza e gratitudine per i due grandi profeti, Moroni e Joseph Smith, che si incontrarono in quella stanza e lavorarono assieme per far venire alla luce il Libro di Mormon. Concluderò facendo eco alla gioiosa esclamazione del profeta Joseph sul vangelo restaurato:

«Ora, cosa udiamo nel Vangelo che abbiamo ricevuto? Una voce di letizia!…

Liete notizie da Cumora! Moroni, un angelo dal cielo, che proclama l’adempimento dei profeti e il libro che sarebbe stato rivelato…

Fratelli [e sorelle], non persevereremo in una così grande causa?… Che il vostro cuore gioisca e sia estremamente lieto…

Offriamo dunque, come chiesa e come popolo e come Santi degli Ultimi Giorni, un’offerta in rettitudine al Signore» (DeA 128:19, 20, 22, 24).

So che questa è la chiesa di Gesù Cristo. Possiamo noi far sì che il Vangelo affondi profondamente nella nostra anima per amare e servire Dio con pieno intento di cuore, nel nome di Gesù Cristo. Amen.