Come diventare un missionario

David A. Bednar

Of the Quorum of the Twelve Apostles


David A. Bednar
Voi ed io, oggi e sempre, siamo tenuti a rendere testimonianza di Gesù Cristo e a dichiarare il messaggio della Restaurazione… Il lavoro missionario è piuttosto una manifestazione della nostra identità spirituale e del nostro retaggio.

Tutti noi che abbiamo ricevuto il Santo Sacerdozio abbiamo il sacro obbligo di benedire le nazioni e le famiglie della terra proclamando il Vangelo e invitando tutti a ricevere le ordinanze di salvezza tramite la debita autorità. Molti di noi hanno svolto missioni a tempo pieno, alcuni stanno servendo adesso come missionari a tempo pieno, e tutti noi stiamo servendo e continueremo a servire per tutta la vita come missionari. Siamo missionari ogni giorno nella nostra famiglia, scuola, ambiente di lavoro e comunità. A prescindere dalla nostra età, esperienza e situazione, siamo tutti missionari.

La proclamazione del Vangelo non è un’attività della quale ci occupiamo periodicamente o temporaneamente. La nostra opera come missionari non si limita certo al breve periodo di tempo dedicato alla missione a tempo pieno da giovani o quando siamo più anziani. L’obbligo di proclamare il vangelo restaurato di Gesù Cristo è insito nel giuramento e alleanza del sacerdozio che abbiamo fatto. Il lavoro missionario è essenzialmente una responsabilità del sacerdozio, e tutti noi che deteniamo il sacerdozio siamo i servi autorizzati dal Signore sulla terra e siamo missionari in ogni momento e in ogni luogo—e lo saremo sempre. La nostra vera identità di detentori del sacerdozio e posterità di Abrahamo è in larga misura definita dalla responsabilità di proclamare il Vangelo.

Il mio messaggio di stasera è applicabile a tutti noi nel nostro dovere del sacerdozio di predicare il Vangelo. Il mio scopo specifico a questa riunione del sacerdozio è comunque quello di parlare apertamente ai Giovani Uomini della Chiesa che si stanno preparando alla chiamata di missionari. I principi di cui parlerò con voi sono semplici e spiritualmente significativi, e dovrebbero indurci a ponderare, valutare e migliorare. Prego e invito la compagnia dello Spirito Santo per me e per voi mentre analizziamo insieme questo importante argomento.

Una domanda frequente

Alle riunioni che tengo in giro per il mondo con i giovani membri della Chiesa, spesso invito i presenti a fare delle domande. Una delle domande che viene posta più frequentemente dai giovani è: «Che cosa posso fare per prepararmi nel modo più efficace a svolgere una missione a tempo pieno?» Tale domanda sincera merita una scrupolosa risposta.

Miei cari giovani fratelli, la cosa più importante che possiate fare per prepararvi alla chiamata è quella di diventare missionari molto tempo prima di andare in missione. Vi prego di notare che nella mia risposta ho sottolineato diventare piuttosto che andare. Lasciate che vi spieghi cosa intendo.

Nel nostro vocabolario di Chiesa, spesso parliamo di andare in chiesa, andare al tempio e andare in missione. Oso suggerire che il nostro sottolineare continuamente questo andare, ne fa perdere il vero significato.

La questione non è andare in chiesa, ma rendere il culto e rinnovare le alleanze frequentando la chiesa. Il fatto importante non è andare al tempio o nel tempio, ma serbare nel nostro cuore lo spirito, le alleanze e le ordinanze della Casa del Signore. Non è questione di andare in missione, piuttosto di diventare missionari e servire gli altri per tutta la nostra vita con tutto il nostro cuore, facoltà, mente e forza. È impossibile per un giovane andare in missione senza diventare un missionario, e questo non è ciò che il Signore chiede o ciò di cui ha bisogno la Chiesa.

La mia maggiore speranza per ogni giovane uomo è che non vada semplicemente in missione, ma che diventi un missionario molto tempo prima di mandare le carte per la missione, molto prima di ricevere la chiamata a servire, molto prima di essere messo a parte dal presidente di palo e di entrare al MTC.

Il principio del diventare

L’anziano Dallin H. Oaks ci ha insegnato molto efficacemente l’importanza di diventare qualcuno invece di fare semplicemente le cose che ci si aspetta da noi:

«L’apostolo Paolo insegnò che gli insegnamenti e gli insegnanti del Signore furono dati affinché noi potessimo raggiungere l’altezza della statura perfetta di Cristo (Efesini 4:13). Questo processo richiede molto di più dell’acquisire conoscenza. Non basta nemmeno essere convinti del Vangelo; dobbiamo agire e pensare per essere da esso convertiti. Al contrario delle istituzioni del mondo che ci insegnano a imparare qualcosa, il vangelo di Gesù Cristo ci invita a cambiare qualcosa…

Non è sufficiente il mero fingere di fare qualcosa. I comandamenti, le ordinanze e le alleanze del Vangelo non sono dei versamenti da effettuare in un conto celeste. Il vangelo di Gesù Cristo è un piano che ci mostra come divenire ciò che il nostro Padre celeste desidera che diventiamo» («L’invito a cambiare», Liahona, gennaio 2001, 40).

Fratelli, la sfida di diventare si applica precisamente e perfettamente alla preparazione missionaria. Ovviamente il processo di diventare un missionario non richiede che un giovane uomo indossi camicia bianca e cravatta per andare a scuola ogni giorno, o che segua le regole missionarie sull’ora in cui andare a letto e alzarsi, anche se molti genitori sarebbero pronti a sostenere quest’idea. Potete però accrescere il vostro desiderio di servire Dio (vedere DeA 4:3), e potete cominciare a pensare come fanno i missionari, a leggere ciò i missionari leggono, a pregare come i missionari pregano, e a provare ciò che i missionari provano. Potete evitare le influenze del mondo che fanno ritirare lo Spirito Santo, potete accrescere la vostra fiducia imparando a riconoscere e rispondere ai suggerimenti spirituali. Linea su linea, precetto su precetto, qui un poco e là un poco, potete gradualmente diventare il missionario che sperate di essere e il missionario che si aspetta il Salvatore.

Non sarete trasformati improvvisamente o magicamente in un missionario preparato e obbediente il giorno stesso in cui entrerete dalla porta del Centro di addestramento per i missionari. Ciò che siete diventati nei giorni e mesi e anni precedenti al vostro servizio missionari faranno ciò che sarete al MTC. Infatti, la facilità o la difficoltà della transizione che avrete al MTC sarà un chiaro indicatore del vostro progresso nel diventare un missionario.

Quando entrerete al Centro di addestramento, di certo vi mancherà la vostra famiglia e molti dei vostri impegni giornalieri saranno nuovi e impegnativi. Eppure, per un giovane che si è preparato bene a diventare un missionario, gli adattamenti basilari ai rigori del lavoro missionario e del suo stile di vita non saranno insopportabili, pesanti o limitanti. Uno degli elementi chiave nell’innalzamento del livello di dignità dei missionari include il lavoro per diventare un missionario prima di andare in missione.

Padri, comprendete il vostro ruolo nell’aiutare vostro figlio a diventare un missionario prima che vada in missione? Voi e vostra moglie siete fondamentali nel processo di trasformazione in un missionario. Dirigenti del sacerdozio e delle organizzazioni ausiliarie, vi rendete conto della vostra responsabilità nell’aiutare i genitori e ogni giovane uomo a diventare un missionario prima di andare in missione? Il livello è stato alzato anche per i genitori e per tutti i membri della Chiesa. Un’attenta meditazione sul principio del diventare, inviterà l’ispirazione adatta alle necessità specifiche di vostro figlio o del giovane che siete chiamati a servire.

La preparazione che sto descrivendo non riguarda solo il lavoro missionario a diciannove, venti o ventun anni. Fratelli, voi vi state preparando a svolgere il lavoro missionario per tutta la vita. Come detentori del sacerdozio noi siamo sempre missionari. Se progredite veramente nel processo di diventare un missionario, prima di andare in missione e quando sarete sul campo, quando arriverà il giorno del vostro rilascio con onore come missionario a tempo pieno, lascerete il vostro campo di lavoro e tornerete dalla vostra famiglia, ma non cesserete mai il servizio missionario. Un detentore del sacerdozio è un missionario in ogni momento e in ogni luogo. Un missionario è chi e ciò che siamo come detentori del sacerdozio e come progenie di Abrahamo.

La progenie di Abrahamo

Gli eredi di tutte le promesse fatte e le alleanze stipulate tra Dio e Abrahamo sono considerati progenie di Abrahamo (vedere Guida alle Scritture, «Abrahamo—Progenie di Abrahamo», 2). Queste benedizioni vengono ottenute solo tramite l’obbedienza alle leggi e alle ordinanze del vangelo di Gesù Cristo. Fratelli, il processo di diventare un missionario è direttamente collegato alla comprensione di chi siamo come progenie di Abrahamo.

Abrahamo fu un grande profeta che desiderava la giustizia e fu obbediente a tutti i comandamenti che ricevette da Dio, incluso il comandamento di offrire in sacrificio il suo prezioso figlio Isacco. Per via della sua fermezza e obbedienza, spesso ci si riferisce ad Abrahamo come al padre dei fedeli, e il Padre celeste stabilì un’alleanza con Abrahamo, e promise grandi benedizioni a lui e alla sua posterità.

«Siccome tu hai fatto questo e non m’hai rifiutato il tuo figliuolo, l’unico tuo,

io certo ti benedirò e moltiplicherò la tua progenie come le stelle del cielo e come la rena ch’è sul lido del mare; e la tua progenie possederà la porta de’ suoi nemici.

E tutte le nazioni della terra saranno benedette nella tua progenie, perché tu hai ubbidito alla mia voce» (Genesi 22:16–18).

Così ad Abrahamo fu promessa un’immensa posterità e che le nazioni della terra sarebbero state benedette dalla sua progenie.

In che modo le nazioni della terra sono benedette tramite la progenie di Abrahamo? La risposta a questa domanda importante si trova nel Libro di Abrahamo:

«E farò di te [Abrahamo] una grande nazione, e ti benedirò oltre misura, e renderò il tuo nome grande fra tutte le nazioni, e tu sarai una benedizione per la tua posterità dopo di te, affinché essi portino nelle loro mani questo ministero e questo Sacerdozio a tutte le nazioni;

E io le benedirò tramite il tuo nome; poiché tutti coloro che riceveranno questo Vangelo saranno chiamati col tuo nome e saranno annoverati come tuoi posteri, e si alzeranno e ti benediranno come loro padre» (Abrahamo 2:9–10).

In questi versetti apprendiamo che gli eredi fedeli di Abrahamo avrebbero avuto le benedizioni del vangelo di Gesù Cristo e l’autorità del sacerdozio. Pertanto, la frase «portino nelle loro mani questo ministero e questo Sacerdozio a tutte le nazioni» si riferisce alla responsabilità di proclamare il vangelo di Gesù Cristo e di invitare tutti a ricevere, con la debita autorità del sacerdozio, le ordinanze di salvezza. Sulla progenie di Abrahamo poggia una grande responsabilità in questi ultimi giorni.

In che modo queste promesse e benedizioni si riferiscono a noi oggi? Sia per lignaggio letterale che per adozione, ogni uomo e ragazzo a portata della mia voce stasera è un erede legittimo delle promesse fatte da Dio ad Abrahamo. Noi siamo la posterità di Abrahamo. Uno dei motivi principali per cui riceviamo la benedizione patriarcale è per essere aiutati a comprendere più pienamente chi siamo come posteri di Abrahamo e a riconoscere la responsabilità che ci è affidata.

Miei cari fratelli, oggi e sempre, noi siamo tenuti a benedire tutti i popoli in tutte le nazioni della terra. Oggi e sempre, siamo tenuti a rendere testimonianza di Gesù Cristo e a dichiarare il messaggio della Restaurazione. Oggi e sempre, siamo tenuti a invitare tutti a ricevere le ordinanze di salvezza. Proclamare il Vangelo non è un dovere part-time del sacerdozio. Non è semplicemente un’attività in cui ci impegnamo per un tempo limitato o un incarico che dobbiamo portare a termine quali membri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni. Il lavoro missionario è piuttosto una manifestazione della nostra identità spirituale e del nostro retaggio. Noi fummo preordinati nell’esistenza preterrena e siamo venuti sulla terra per adempiere alle alleanze e promesse che Dio fece ad Abrahamo. Noi siamo sulla terra in questo periodo per magnificare il sacerdozio e predicare il Vangelo. Ecco chi siamo, e perché siamo qui: oggi e sempre.

Possono piacervi la musica, l’atletica o la meccanica, e un giorno potreste lavorare nel commercio o diventare artisti. Per quanto tali attività e occupazioni possano essere importanti, non definiscono chi siamo. Per prima cosa, noi siamo esseri spirituali. Siamo figli di Dio e posterità di Abrahamo.

«Poiché, chiunque è fedele così da ottenere questi due sacerdozi di cui ho parlato e magnificare la sua chiamata, è santificato dallo Spirito a rinnovamento del suo corpo.

Essi divengono i figli di Mosè e di Aaronne, e la posterità di Abrahamo, e la chiesa, il regno e gli eletti di Dio» (DeA 84:33–34).

Miei cari fratelli, ci è stato dato tanto, e tanto ci è richiesto. Possiate voi giovani uomini comprendere più pienamente chi siete come progenie di Abrahamo e diventare dei missionari molto tempo prima di andare in missione. Al ritorno nelle vostre case dalle vostre famiglie, possiate voi essere sempre dei missionari. Possiamo noi tutti ergerci come uomini di Dio e benedire le nazioni della terra con maggiore testimonianza e potere spirituale di quanto non abbiamo fatto prima.

Attesto che Gesù è il Cristo, il nostro Salvatore e Redentore. So che Egli vive! Rendo anche testimonianza che, come detentori del sacerdozio, siamo i Suoi rappresentanti nell’opera gloriosa di proclamazione del Suo vangelo, oggi e sempre. Nel sacro nome di Gesù Cristo. Amen.