Oh, ricordate, ricordate

Presidente Henry B. Eyring

Secondo consigliere della Prima Presidenza


«Oh, ricordate, ricordate» implorarono spesso i profeti del Libro di Mormon.1 Ciò che intendo fare è spronarvi a trovare un modo per riconoscere e ricordare la bontà divina.

Sono felice che il coro abbia cantato questa mattina del Salvatore, e inoltre sono grato che le parole di uno degli inni, «This Is the Christ» fossero state scritte dal presidente James E. Faust. Quando mi sono seduto vicino al fratello Newell mi sono chinato verso di lui e gli ho chiesto: «Come stanno i tuoi figli?» Ha risposto: «Quando il presidente Faust sedeva in quel posto, è ciò che chiedeva sempre». Non mi sorprende, perché il presidente Faust è sempre stato un perfetto esempio di discepolo così come è stato descritto nel programma La parola e la musica di oggi. Ho sempre pensato di voler diventare come il presidente Faust. Può esserci ancora tempo per farlo.

Quando i nostri figli erano molto piccoli, iniziai a scrivere alcune cose su ciò che accadeva ogni giorno. Permettete che vi spieghi perché iniziai. Stavo rincasando tardi dal mio incarico di Chiesa. Era già buio. Mio suocero, che viveva vicino a noi, mi colse di sorpresa mentre mi avvicinavo alla porta di casa. Indossava abiti da lavoro e camminava velocemente, portando sulle spalle un fascio di tubi. Sapevo che stava assemblando un sistema per pompare l’acqua da un ruscello più in basso sino alla nostra proprietà.

Mi sorrise, mi parlò a bassa voce, poi mi sorpassò e si affrettò nell’oscurità per proseguire il lavoro. Feci qualche passo verso casa, pensando a ciò che egli stava facendo per noi e, quando giunsi alla porta, udii nella mente—e non con la mia voce—queste parole: «Non ti sto fornendo queste esperienze per te stesso. Scrivile!»

Entrai. Non andai a dormire. Sebbene fossi stanco tirai fuori un po’ di carta e iniziai a scrivere. Nel farlo, compresi il messaggio che avevo udito nella mente. Dovevo tenere un diario affinché in futuro i figli leggessero in che cosa avevo visto la mano di Dio assistere la nostra famiglia. Il nonno non era obbligato a fare ciò che stava facendo per noi. Avrebbe potuto chiedere a una persona di montare il sistema idrico, oppure avrebbe potuto non fare nulla. Egli, però, stava servendo noi, la sua famiglia, nel modo in cui i discepoli di Gesù Cristo che hanno stretto alleanza con Lui fanno sempre. Sapevo che era vero, quindi lo scrissi, cosicché i figli potessero ricordare quando ne avrebbero avuto bisogno.

Per anni ogni giorno ho scritto qualche riga. Non ho mai saltato un giorno, a prescindere da quanto fossi stanco o dall’ora in cui dovessi alzarmi. Prima di scrivere, mi ponevo la domanda: «Oggi ho visto la mano di Dio tesa verso i nostri figli o verso la nostra famiglia?» Scrivendo queste cose, iniziò ad accadere qualcosa: mi fermavo a pensare, così scorgevo l’evidenza di ciò che Iddio aveva fatto per noi, ma che non avevo riconosciuto nei momenti frenetici della giornata. Visto che questo accadeva, e accadeva spesso, mi resi conto che cercare di ricordare aveva permesso a Dio di mostrarmi quello che Egli aveva fatto.

Nel cuore iniziò a svilupparsi più di una semplice gratitudine: crebbe la testimonianza; divenni sempre più certo che il nostro Padre celeste ascolta e risponde alle preghiere; provai maggiore gratitudine per l’intenerimento e la purificazione portati dall’espiazione del Salvatore Gesù Cristo; aumentò la mia fiducia che lo Spirito Santo può rammentarci tutte le cose, persino quelle che non notiamo o a cui non prestiamo attenzione quando avvengono.

Sono trascorsi anni. I bambini sono diventati uomini. Di tanto in tanto uno di loro mi sorprende, dicendomi: «Papà, stavo leggendo nella mia copia del diario quando… », poi mi racconta come leggere ciò che accadde tempo fa lo aiuta a notare qualcosa che Dio aveva fatto ai suoi giorni.

Ciò che intendo fare è spronarvi a trovare un modo per riconoscere e ricordare la bontà divina, che edificherà la nostra testimonianza. Forse non state tenendo un diario. Magari non condividete ciò che conservate con coloro che amate e servite. Voi e loro, però, riceverete grandi benedizioni se vi ricorderete quello che il Signore ha fatto. Ricordate l’inno che qualche volta cantiamo: «Le benedizioni che il Signor ti diè ti dimostreranno ciò ch’Ei fa per te».2

Non sarà facile ricordare. Vivendo come noi con un velo sopra gli occhi, non possiamo ricordare quando eravamo nel mondo preterreno con il nostro Padre celeste e il Suo Figlio diletto, Gesù Cristo; né riusciamo a vedere con gli occhi fisici o con la ragione sola la mano di Dio nella nostra vita. Per notare queste cose occorre lo Spirito Santo e non è facile essere degni della Sua compagnia in un mondo malvagio.

Ecco perché sin dalla fondazione del mondo dimenticare l’Onnipotente è stato un problema persistente tra i Suoi figli. Pensate ai tempi di Mosè, quando l’Eterno fornì la manna e, in modo miracoloso e visibile, guidò e protesse i Suoi figliuoli. Nondimeno, come i profeti hanno sempre fatto e faranno, Mosè mise in guardia il popolo che era stato tanto protetto: «Bada bene a te stesso e veglia diligentemente sull’anima tua, onde non avvenga che tu dimentichi le cose che gli occhi tuoi hanno vedute, ed esse non t’escano dal cuore finché ti duri la vita».3

Coloro che hanno ricevuto abbondanti benedizioni hanno sempre fatto più fatica a ricordare. Chi è fedele a Dio è protetto e prospera, come conseguenza del servire Iddio e dell’osservare i Suoi comandamenti. Con queste benedizioni, però, arriva la tentazione di dimenticarne la loro fonte. È facile iniziare a pensare che le benedizioni non provengano da un Dio amorevole da cui dipendiamo, bensì che siano frutto dei nostri poteri. I profeti volta dopo volta hanno ripetuto questo lamento:

«E così possiamo vedere la falsità e anche l’incostanza del cuore dei figlioli degli uomini; sì, possiamo vedere che il Signore nella sua grande, infinita bontà benedice e fa prosperare coloro che ripongono in lui la loro fiducia.

Sì, e possiamo vedere che proprio nel momento in cui egli fa prosperare il suo popolo, sì, aumentando i loro raccolti, le loro greggi, i loro armenti e il loro oro, il loro argento ed ogni sorta di cose preziose di ogni specie ed arte, risparmiando la loro vita e liberandoli dalle mani dei loro nemici, placando il cuore dei loro nemici affinché non dichiarino loro guerra, sì, e infine facendo tutte le cose per il bene e la felicità del suo popolo, sì, è allora il momento in cui essi induriscono il loro cuore, e dimenticano il Signore loro Dio, e calpestano sotto i piedi il Santo; sì, e questo a causa dei loro agi e della loro grandissima prosperità».

Il profeta poi continua dicendo:

«Sì, come sono pronti ad elevarsi nell’orgoglio; sì, come sono pronti a vantarsi e a compiere ogni sorta di ciò ch’è iniquità; e come sono lenti a ricordarsi del Signore loro Dio e a prestare orecchio ai suoi consigli; sì, come sono lenti a camminare nei sentieri della saggezza!»4

Tristemente, la prosperità non è l’unico motivo per cui le persone dimenticano Dio. Può anche essere difficile ricordarsi di Lui quando le cose vanno male. Quando ci troviamo, come accade a molti, nella povertà più opprimente, quando i nemici prevalgono contro di noi, oppure quando le malattie non guariscono, il nemico dell’anima può inviare il suo messaggio maligno che non c’è Dio o che, se esiste, non si cura di noi. Può essere allora arduo per lo Spirito Santo rammentarci le benedizioni ricevute nell’arco della vita, che il Signore ci ha dato dall’infanzia e nel mezzo delle angustie.

C’è una cura semplice per la terribile malattia di dimenticare Dio, le Sue benedizioni e il Suo messaggio. Gesù Cristo la promise ai discepoli prima di essere crocifisso, di risorgere e poi di essere sottratto loro per ascendere in gloria al Padre. Essi si preoccupavano di sapere come avrebbero potuto perseverare quando Egli non sarebbe più stato con loro.

Ecco la promessa, che allora si adempì per loro e che ora si può adempiere per tutti noi:

«Queste cose v’ho detto, stando ancora con voi;

ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi rammenterà tutto quello che v’ho detto».5

Avere la compagnia dello Spirito Santo è la chiave per ricordare, che porta e mantiene la testimonianza. È lo Spirito Santo che ci aiuta a vedere quello che l’Eterno ha fatto per noi. È lo Spirito Santo che può aiutare coloro che serviamo a vedere che cosa Dio ha fatto per loro.

Il Padre celeste ci ha fornito un modello semplice, tramite il quale nel tumulto della vita quotidiana riceviamo lo Spirito Santo, non una volta, ma in continuazione. Questo modello è ripetuto nella preghiera sacramentale: noi promettiamo che ci ricorderemo sempre del Salvatore, che prenderemo su di noi il Suo nome e che osserveremo i Suoi comandamenti; Dio ci promette che avremo sempre con noi il Suo Spirito.6 Queste promesse concorreranno in maniera meravigliosa a rafforzare la nostra testimonianza e, con il tempo, grazie all’Espiazione, a cambiare la nostra natura, a condizione che osserviamo la nostra parte della promessa.

È lo Spirito Santo che attesta che Gesù Cristo è il Figlio diletto di un Padre celeste che ci ama e che desidera che otteniamo come famiglia la vita eterna con Lui. Anche quando questa testimonianza è appena sbocciata, proviamo il desiderio di servirLo e di osservare i Suoi comandamenti. Quando perseveriamo, riceviamo i doni dello Spirito Santo che conferiscono potere al nostro servizio. Giungiamo a vedere più chiaramente la mano di Dio, tanto chiaramente che col tempo non solo ci ricordiamo di Lui, ma Lo amiamo e, grazie al potere dell’Espiazione, diventiamo più simili a Lui.

Potreste chiedervi: «Come inizia questo processo in una persona che non sa nulla di Dio e che non pensa di ricordare alcuna esperienza spirituale?» Tutti abbiamo fatto esperienze spirituali che potremmo non aver riconosciuto. Ognuno di noi, nascendo, riceve lo Spirito di Cristo. Nel Libro di Moroni è descritto come opera tale spirito:

«Poiché ecco, lo Spirito di Cristo è dato a ogni uomo, affinché possa distinguere il bene dal male; vi mostro pertanto la maniera per giudicare; poiché ogni cosa che invita a fare il bene, e a persuadere a credere in Cristo, è mandata mediante il potere e il dono di Cristo; pertanto potete sapere, con conoscenza perfetta, che è da Dio.

Ma ogni cosa che persuade gli uomini a fare il male, a non credere in Cristo, a rinnegarlo e a non servire Dio, potete allora sapere con conoscenza perfetta che è dal diavolo; poiché in questa maniera opera il diavolo, poiché egli non persuade nessun uomo a fare il bene, no, nessuno; e neppure i suoi angeli, né coloro che gli si assoggettano… .

Pertanto vi supplico, fratelli, di investigare diligentemente nella luce di Cristo per poter distinguere il bene dal male; e se vi atterrete ad ogni cosa buona e non la condannerete, certamente sarete figlioli di Cristo».7

Pertanto, ancor prima che le persone siano confermate come membri della Chiesa e abbiano il diritto di ricevere i doni dello Spirito Santo, o persino prima che lo Spirito Santo stesso confermi loro la verità prima del battesimo, esse fanno esperienze spirituali. Sin dall’infanzia lo Spirito di Cristo le ha invitate a fare il bene e le ha messe in guardia contro il male. Esse rammentano queste esperienze anche se non hanno ancora riconosciuto la loro fonte. Questo ricordo ritorna loro in mente quando noi, o i missionari, insegnamo loro la parola di Dio ed essi la odono. Ricorderanno i sentimenti di gioia o di dolore quando saranno loro insegnati i principi evangelici. Tale ricordo dello Spirito di Cristo intenerirà il loro cuore per permettere allo Spirito Santo di rendere loro testimonianza. Questo li porterà a osservare i comandamenti e a desiderare di prendere su di loro il nome del Salvatore. E quando lo faranno, nelle acque battesimali e udendo le parole della confermazione «ricevi lo Spirito Santo» pronunciate da un servo autorizzato di Dio, il potere di ricordarsi sempre dell’Eterno crescerà.

Vi rendo testimonianza che i dolci sentimenti provati ascoltando la verità insegnata in questa conferenza provengono dallo Spirito Santo. Il Salvatore, che promise che sarebbe venuto lo Spirito Santo, è il diletto e glorificato Figlio del nostro Padre celeste.

Stasera e domani sera potreste pregare e meditare, chiedendovi: «Dio ha mandato un messaggio proprio a me?» Ho visto la Sua mano nella mia vita o in quella dei miei figli? Io lo farò; e allora troverò un modo per conservare questo ricordo per il giorno in cui io e coloro che amo avremo bisogno di ricordare quanto Dio ci ama e quanto abbiamo bisogno di Lui. Attesto che Egli ci ama e ci aiuta, più di quanto la maggior parte di noi abbia ancora capito. So che è vero e ciò mi dà la gioia di ricordarLo. Nel nome di Gesù Cristo. Amen.

Mostra riferimenti

  1.  

    1. Mosia 2:41; vedere anche Alma 37:13; Helaman 5:9.

  2.  

    2. «Quando la tempesta s’avvicinerà», Inni, 150.

  3.  

    3. Deuteronomio 4:9.

  4.  

    4. Helaman 12:1–2, 5.

  5.  

    5. Giovanni 14:25–26.

  6.  

    6. Vedere DeA 20:77, 79.

  7.  

    7. Moroni 7:16–17, 19.