Figlie di Dio

M. Russell Ballard

Of the Quorum of the Twelve Apostles


Non c’è ruolo più essenziale e più eterno di quello delle madri.

Fratelli, recentemente mia moglie Barbara è stata operata alla schiena e non ha potuto sollevare oggetti, girarsi o piegarsi. Di conseguenza, ho sollevato più oggetti, mi sono girato o piegato più di quanto non abbia mai fatto prima, apprezzando maggiormente ciò che le donne, soprattutto le madri, fanno ogni giorno a casa.

Benché le donne che vivono a casa si trovino in diverse circostanze— sposate, single, vedove o divorziate, con o senza figli—sono tutte amate da Dio, il Quale ha un piano affinché le Sue figlie rette ricevano le massime benedizioni dell’eternità.

Questo pomeriggio vorrei parlare soprattutto delle madri, in particolari di quelle giovani.

Compresi il ruolo impegnativo delle madri quando ero un giovane padre. Fui prima un consigliere e poi un vescovo per dieci anni. In quel periodo nacquero sei dei nostri sette figli. Quando ritornavo a casa la domenica sera, Barbara spesso era sfinita. Cercava di spiegarmi che cosa voleva dire sedersi con i bambini in ultima fila per la riunione sacramentale. Arrivò poi il giorno del mio rilascio. Dopo essere rimasto seduto sul podio per dieci anni, mi sedetti con la famiglia in ultima fila.

Il coro delle madri stava offrendo la musica e mi ritrovai da solo seduto coi nostri sei figli. Non sono mai stato tanto preso in vita mia. Muovevo le marionette con entrambe le mani, e non funzionava neanche tanto bene. I Cheerios furono rovesciati e questo fu imbarazzante. I libretti da colorare non sembravano intrattenerli come avrebbero dovuto.

Mentre facevo questi sforzi tremendi con i figli durante la riunione, guardai Barbara che mi osservava e sorrideva. Imparai ad apprezzare più pienamente tutto quello che voi, care madri, fate tanto bene e tanto fedelmente!

Una generazione dopo, da nonno osservai i sacrifici che le mie figlie facevano per crescere i loro figli. Ora, ancora un’altra generazione dopo, osservo con stupore la pressione sulle mie nipoti che guidano i figli in questo mondo difficile e caotico.

Dopo aver osservato e provato empatia per tre generazioni di madri, e aver pensato alla mia cara madre, so con certezza che non c’è ruolo più essenziale e più eterno di quello delle madri.

Non esiste un modo perfetto di essere una buona madre. Ogni situazione è unica. Le difficoltà sono diverse, le capacità e i talenti sono differenti e, per certo, i figli non sono uguali. Le scelte sono diverse e uniche per ogni madre e per ogni famiglia. Molte sono in grado di essere «mamme a tempo pieno», almeno durante gli anni più formativi della vita dei figli, molte altre vorrebbero esserlo. Alcune potrebbero dover lavorare part-time o a tempo pieno; altre potrebbero lavorare da casa; alcune potrebbero dividersi tra casa, famiglia e lavoro. Ciò che conta è che una madre ami profondamente i figli e che, mantenendo la devozione che prova per Dio e per il marito, li metta al primo posto sopra tutto il resto.

Ho grande ammirazione per le innumerevoli madri che hanno appreso quanto sia importante concentrarsi sulle cose che possono essere fatte solo in un particolare tempo della vita. Se un figlio vive con i genitori per diciotto o diciannove anni, questo tempo è soltanto un quarto della vita dei genitori. Il periodo più formativo, ossia i primi anni di vita di un bambino, rappresentano meno di un decimo di un’esistenza normale. È fondamentale concentrarsi sui figli per quel breve periodo in cui sono con noi e cercare, con l’aiuto del Signore, d’insegnare loro tutto ciò che possiamo prima che lascino l’ambiente familiare. Quest’opera importante ricade su entrambi i genitori come soci alla pari. Sono grato che oggi molti padri siano maggiormente coinvolti nella vita dei figli. Ritengo, tuttavia, che gli istinti e l’intenso coinvolgimento educativo delle madri verso i figli sarà sempre l’elemento principale del benessere di questi ultimi. Citando le parole del Proclama sulla famiglia, «la principale responsabilità delle madri è quella di educare i figli» (La Famiglia: un proclama al mondo», La Stella, ottobre 2004, 49).

Abbiamo bisogno di ricordarci che l’impegno totale previsto dalla maternità e il mettere al primo posto i figli può essere difficile. Grazie alla mia esperienza con quattro generazioni e attraverso conversazioni tenute in tutta la Chiesa con madri di bambini piccoli, conosco un po’ le emozioni che accompagnano l’impegno delle madri di rimanere a casa con i figli. Ci sono momenti di grande gioia e di incredibile soddisfazione, ma ci sono anche volte in cui ci si sente inadeguati e si prova un senso di monotonia e di frustrazione. Le madri possono sentire di essere ben poco apprezzate per le scelte compiute. Talvolta, persino i mariti sembrano non avere idea di ciò che grava sulle mogli.

Come Chiesa abbiamo un rispetto e una gratitudine enorme nei confronti di voi madri di bambini piccoli. Vogliamo che siate felici e che abbiate successo in famiglia, e che abbiate l’approvazione e il sostegno di cui avete bisogno e che meritate. Lasciate pertanto che oggi vi ponga brevemente quattro domande e vi risponda. Benché le risposte possano apparire estremamente semplici, se applicate, la vita di una madre può diventare quanto di più soddisfacente ci sia.

La prima domanda: che cosa potete fare, da giovani madri, per ridurre le pressioni e provare maggiore gioia in famiglia?

Primo, riconoscete che la gioia propria della maternità giunge a momenti. Ci saranno momenti duri e frustranti, ma, tra le difficoltà, ci saranno dei momenti di gioia e di soddisfazione.

L’autrice Anna Quindlen ci ricorda di non precipitarsi oltre questi attimi fugaci: Affermò: «Il più grande errore che ho commesso [come genitore] è quello che la maggior parte di noi commette… Non aver vissuto abbastanza il momento. Questo in particolare è chiaro ora che questo periodo è passato, catturato solo nelle fotografie. C’è una fotografia [dei miei tre figli] seduti in un prato su una trapunta, all’ombra dell’altalena. Era estate e avevano sei, quattro e un anno. Vorrei tanto ricordare ciò che abbiamo mangiato, di che cosa abbiamo parlato e il suono delle loro voci, il loro aspetto quando quella notte si sono messi a dormire. Vorrei tanto non aver corso per passare alla cosa successiva: la cena, il bagno, un libro, il letto. Vorrei tanto aver fatto tesoro di quello che avveniva, piuttosto che pensare alla cosa successiva» (Loud and Clear, [2004], 10–11).

Secondo, non riempite voi e i figli di troppi impegni. Viviamo in un mondo pieno di scelte. Se non stiamo attenti, ci ritroveremo con ogni minuto occupato da eventi sociali, corsi, esercizi fisici, club del libro, album di ritagli, incarichi ecclesiastici, musica, sport, Internet, nonché nei nostri programmi televisivi preferiti. Una madre mi raccontò che una volta si ritrovò con i figli che avevano ogni settimana ventinove impegni programmati: lezioni di musica, boy scout, ballo, allenamenti di baseball, campeggi giornalieri, calcio, attività artistiche e così via. Le pareva d’essere una tassista. Alla fine, indisse una riunione familiare e annunciò: «Qualcosa deve finire; non abbiamo tempo per noi stessi e per la famiglia». Le famiglie hanno bisogno di tempo non programmato, durante il quale i rapporti possono approfondirsi e si può assolvere il compito di genitori. Lasciatevi del tempo per ascoltare, per ridere e per giocare insieme.

Terzo, quando cercate di eliminare gli impegni eccessivi, sorelle, ritagliatevi del tempo per voi stesse, per coltivare i vostri doni e interessi. Scegliete una o due cose che vorreste imparare o fare e che vi arricchiranno, quindi assicuratevi di avere il tempo necessario per svolgerle. Non si può attingere acqua da un pozzo secco e se non accantonate del tempo per rifornirvi, avrete sempre meno da dare, anche ai vostri figli. Evitate di abusare di qualsiasi sostanza, pensando erroneamente che vi aiuti a fare di più. Non lasciatevi intrappolare in attività spreca-tempo, che offuscano la mente, come le telenovele o la navigazione in Internet. Rivolgetevi con fede al Signore e saprete che cosa fare e come farlo.

Quarto, pregate, studiate e insegnate il Vangelo. Pregate ferventemente per i figli e per il vostro ruolo di madre. I genitori possono offrire un tipo di preghiera unico e meraviglioso, perché si rivolgono al Genitore Eterno di tutti noi. C’è un potere grandioso nella preghiera che in essenza dice: «Siamo genitori intendenti dei Tuoi figli, Padre; aiutaci a crescerli come Tu vuoi che li alleviamo».

Seconda domanda: che cos’altro può fare un marito per sostenere la moglie, ossia la madre dei loro figli?

Primo, dimostrare maggiore apprezzamento e riconoscere ciò che ella compie ogni giorno. Notare le cose e ringraziare, spesso. Programmare alcune serate insieme, solamente voi due.

Secondo, avere regolarmente un momento per parlare con lei dei bisogni di ogni figlio e di ciò che egli può fare per dare una mano.

Terzo, di tanto in tanto date alla moglie un «giorno libero». Prendetevi cura della casa e fatela staccare per un po’ dalle responsabilità quotidiane. Sostituirla per un po’ di tempo aumenterà la vostra gratitudine nei suoi confronti. Potrebbe capitarvi di sollevare molti pesi, girarvi e piegarvi!

Quarto, rincasate dal lavoro e assumetevi un ruolo attivo in famiglia. Non mettete il lavoro, gli amici o lo sport davanti all’ascoltare i figli, giocare e impartire loro insegnamenti.

Terza domanda: che cosa possono fare persino i figli piccoli? Ora, voi figli, vi prego di ascoltarmi perché vi sono delle semplici cose che potete fare per aiutare la mamma.

Potete riporre i giocattoli quando avete finito di usarli; quando siete un po’ più grandi, potete rifare il letto, lavare i piatti e fare altri mestieri, e questo senza che vi sia chiesto.

Potete dire grazie più spesso alla fine di un buon pasto, quando prima di dormire vi legge una storia, o quando vi mette nel cassetto i panni puliti.

Ma, soprattutto, potete abbracciare spesso la mamma e dirle che le volete bene.

L’ultima domanda: che cosa può fare la Chiesa?

Ci sono molte cose che la Chiesa offre alle madri e alle famiglie ma, per quanto riguarda lo scopo di oggi, vorrei suggerire ai vescovati e ai membri del consiglio di rione di stare in particolare attenti al tempo e alle risorse che richiedete alle madri giovani e alle loro famiglie. Conoscetele e siate saggi in ciò che richiedete in questo momento della loro vita. Il consiglio di Alma al figlio Helaman si applica oggi a noi: «Ecco, io ti dico che mediante cose piccole e semplici si avverano grandi cose» (Alma 37:6).

Spero che tutte voi care sorelle, sposate o no, non vi domandiate mai se valete qualcosa agli occhi del Signore e dei dirigenti della Chiesa. Vi vogliamo bene. Vi rispettiamo e apprezziamo l’influenza che avete nel preservare la famiglia e nel contribuire alla crescita e alla vitalità spirituale della Chiesa. Ricordiamo che «la famiglia è il cardine del piano del Creatore per il destino eterno dei Suoi figli» («La Famiglia: un proclama al mondo»). Le Scritture e gli insegnamenti dei profeti e apostoli aiutano tutti i familiari a prepararsi insieme ora a essere uniti per tutta l’eternità. Prego che Iddio continui a benedire le donne della Chiesa, affinché trovino gioia e felicità nel loro ruolo sacro di figlie di Dio.

Per finire, vorrei aggiungere la mia testimonianza della chiamata profetica del presidente Monson. Lo conosco da quando io avevo ventuno anni e lui ventidue. Sono trascorsi cinquantotto anni. Ho osservato la mano del Signore che lo ha preparato a presiedere oggi alla Chiesa come nostro profeta e presidente. Aggiungo la mia testimonianza, insieme a tutte le altre testimonianze portate a questa conferenza, della sua speciale chiamata come presidente della Chiesa e aggiungo la mia testimonianza, insieme a tutte le altre, che Gesù è il Cristo e che questa è la Sua chiesa. Stiamo svolgendo la Sua opera, questo io attesto nel nome del Signore Gesù Cristo. Amen.