Fede nelle avversità

Rafael E. Pino

Of the First Quorum of the Seventy


Mettere in pratica il Vangelo… significa… che saremo preparati ad affrontare e superare le avversità con maggiore fiducia.

Una mattina di alcuni anni fa, ricevetti una telefonata dal fratello Omar Alvarez, che, a quel tempo, era uno dei miei consiglieri nel vescovato. La sua bambina di tre anni era morta in un tragico incidente.

Egli raccontò così ciò che accadde quel giorno:

«Appena arrivati su una delle più belle spiagge del Venezuela, i bambini ci supplicarono di lasciarli andare a giocare in un piccolo corso d’acqua vicino all’arenile. Li lasciammo andare. Quindi cominciammo a tirare fuori le cose dall’automobile. Dopo un paio di minuti, notammo che i bambini cominciavano ad allontanarsi troppo dalla riva.

Mentre andavamo verso di loro per riportarli più vicino, ci accorgemmo che la nostra bambina di tre anni non era con loro. La cercammo disperatamente, trovandola che galleggiava vicino al luogo in cui stavano gli altri bambini. La tirammo velocemente fuori dall’acqua e altre persone vennero in aiuto per cercare di salvarla, ma non ci fu niente da fare, la nostra piccola era annegata.

I momenti che seguirono furono estremamente difficili, pieni di angoscia e dolore per la perdita della nostra figlia più piccola. I sentimenti presto si trasformarono in un tormento quasi insopportabile. Tuttavia, nel mezzo della confusione e dell’incertezza, ci sovvenne il pensiero che i nostri figli erano nati nell’alleanza e che grazie a quell’alleanza la nostra bambina ci apparteneva per l’eternità.

Quale grande benedizione è appartenere alla Chiesa di Gesù Cristo e avere ricevuto le ordinanze del sacro tempio! Ora ci sentiamo ancora più impegnati a essere fedeli al Signore e perseverare sino alla fine, perché vogliamo essere degni delle benedizioni del tempio, per vedere di nuovo nostra figlia. Qualche volta ci lamentiamo, «ma non lo facciamo come coloro che non hanno speranza» (Insegnamenti dei presidenti della Chiesa: Joseph Smith, 183)».

Questa fedele famiglia comprese che quando sopraggiunge l’avversità, la sola vera fonte di conforto è Dio. «Io vi lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà. Il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti» (Giovanni 14:27).

Diversi anni dopo la dura prova affrontata dagli Alvarez, fui testimone di come un’altra fedele famiglia affrontò una grande avversità. Diversi membri della famiglia Quero erano morti in un terribile incidente d’auto. In quell’incidente il fratello Abraham Quero aveva perso i genitori, due sorelle, il cognato e la nipote.

Egli dimostrò un contegno ammirabile quando si espresse con queste parole:

«Questo era il momento di dimostrare la nostra lealtà verso Dio e riconoscere che dipendiamo da Lui e che dobbiamo obbedire al Suo volere e che siamo a Lui sottomessi.

Ho fatto forza ai miei fratelli e li ho incoraggiati perché comprendessero ciò che tanti anni fa insegnò il presidente Kimball, che “nella morte non c’è tragedia, c’è tragedia soltanto nel peccato” (Insegnamenti dei presidenti della Chiesa: Spencer W. Kimball, 19). Non è importante come un uomo muore, ma come ha vissuto.

Le parole di Giobbe riempirono la mia anima: “L’Eterno ha dato, l’Eterno ha tolto; sia benedetto il nome dell’Eterno” (Giobbe 1:21), come le parole di Gesù “Io son la resurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muoia, vivrà” (Giovanni 11:25).

Questa fu una delle esperienze più spirituali che abbiamo vissuto come famiglia: accettare la volontà di Dio in circostanze tanto difficili».

In entrambe le esperienze vissute da queste due brave famiglie, il dolore e l’afflizione lasciarono il posto alla luce del Vangelo, che li riempì di pace e conforto, portando la rassicurazione che tutto sarebbe andato bene.

Quand’anche il dolore di queste famiglie non possa essere paragonato all’agonia patita dal Signore nel Getsemani, mi ha aiutato a comprendere meglio le sofferenze e l’espiazione del Salvatore. Non vi è alcuna infermità, afflizione o avversità che Cristo non abbia provato nel Getsemani.

In Dottrina e Alleanze, il Signore rivelò questo a Joseph Smith:

«Queste sofferenze fecero sì che io stesso, Iddio, il più grande di tutti, tremassi per il dolore e sanguinassi da ogni poro, e soffrissi sia nel corpo che nello spirito—e desiderassi di non bere la coppa amara e mi ritraessi—

Nondimeno, sia gloria al Padre, bevvi e portai a termine i miei preparativi per i figlioli degli uomini» (DeA 19:18–19).

Il profeta Joseph Smith, che conosceva molto bene le tempeste della vita, esclamò nell’angoscia di uno dei momenti più difficili: «O Dio, dove sei? E dov’è il padiglione che copre il tuo nascondiglio?» (DeA 121:1).

Allora, in risposta alla voce del profeta che si era levata, giunsero le parole confortanti del Signore:

«Figlio mio, pace alla tua anima; le tue avversità e le tue afflizioni non saranno che un breve momento.

E allora, se le sopporterai bene, Dio ti esalterà in eccelso; tu trionferai su tutti i tuoi oppositori» (DeA 121:7–8).

Il presidente Howard W. Hunter disse: «Se la nostra vita e la nostra fede sono centrate su Gesù Cristo e sul Suo vangelo restaurato, niente può andare permanentemente male. Al contrario se la nostra vita non è incentrata sul Salvatore e sui Suoi insegnamenti, nessun altro successo potrà mai essere definitivo» [The Teachings of Howard W. Hunter, Clyde J. Williams (1997), 40].

Il Salvatore disse:

«Perciò chiunque ode queste mie parole e le fa, lo paragonerò ad un uomo saggio, che costruì la sua casa sulla roccia—

E la pioggia è caduta, son venute le piene e i venti hanno soffiato e si sono abbattuti su quella casa, ed essa non è crollata, poiché era fondata sulla roccia.

Ma chiunque ode queste mie parole e non le fa, sarà paragonato ad un uomo stolto che costruì la sua casa sulla sabbia—

E la pioggia è caduta, son venute le piene, e i venti hanno soffiato e si sono abbattuti su quella casa; ed essa è crollata, e grande ne è stata la rovina» (3 Nefi 14: 24–27).

È interessante notare che su entrambe le case cadde la pioggia, vennero le piene e soffiarono i venti! Mettere in pratica il Vangelo non significa che sfuggiremo sempre alle avversità. Significa piuttosto che saremo preparati ad affrontare e superare le avversità con maggiore fiducia.

Rendo solenne testimonianza che Gesù è il Cristo, il nostro Salvatore e Redentore. Egli dirige la Sua chiesa tramite un profeta vivente, il presidente Thomas S. Monson. Se vivremo in accordo con gli insegnamenti del Salvatore, troveremo certamente la pace e il conforto che solo Dio può dare (vedere Filippesi 4:7). Di questo vi rendo testimonianza nel nome di Gesù Cristo. Amen.