Il modo che avevano nel passato di affrontare il futuro

Anziano L. Tom Perry

Membro del Quorum dei Dodici Apostoli


Le lezioni imparate nel passato… ci preparano ad affrontare le sfide del futuro.
 

Io e mia moglie quest’estate abbiamo avuto il privilegio di assistere al Mormon Miracle Pageant a Manti, nello Utah. Una sera, prima dell’inizio della rappresentazione, abbiamo parlato ai componenti del cast; visto il grande numero, siamo stati costretti a parlare loro in due sessioni. La rappresentazione aveva un cast di oltre 800 persone, con 570 di loro sotto i 18 anni. Alla rappresentazione di quest’anno hanno partecipato 100 personaggi aggiuntivi, richiedendo alle sorelle che si occupavano dei costumi di farne in più; cosa che fecero. Era di grande ispirazione vedere come erano ben organizzati nell’occuparsi di ogni dettaglio.

Lo scenario della rappresentazione è situato su un bellissimo fianco della collina proprio sotto al tempio di Manti. C’erano 15.000 spettatori la sera in cui guardammo la rappresentazione. È stato emozionante vedere quest’armata di giovani uomini e donne acquisire una conoscenza della storia della Restaurazione mentre recitavano le loro parti con così tanto entusiasmo e spirito.

Una cosa che amiamo fare quando visitiamo Manti è partecipare a una sessione nel tempio. C’è uno spirito speciale in questi vecchi templi che furono costruiti con grandi sacrifici dai primi pionieri.

Assistere a una sessione nel tempio di Manti è stata un’esperienza commovente per me. Mi ha ricordato come era il tempio di Logan prima che venisse ristrutturato e modernizzato. Mentre proseguivamo nella sessione del tempio, in ogni stanza potevo sentire quei primi pionieri dire: «Guarda cosa abbiamo costruito con le nostre mani. Non avevamo strumenti elettrici, né appaltatori o subappaltatori coinvolti nella costruzione, né gru capaci di sollevare pietre pesanti. Eseguivamo questi lavori solamente con la nostra forza».

Quale glorioso retaggio ci hanno lasciato i primi pionieri della contea di Sanpete, nello Utah.

Si dice che l’ex presidente degli Stati Uniti, Ronald Reagan, una volta abbia detto: «Non voglio tornare al passato; voglio ritornare al modo che avevano nel passato di affrontare il futuro».1 Il suo consiglio perspicace mi colpisce ancora. C’è qualcosa nel rivedere le lezioni imparate nel passato che ci prepara ad affrontare le sfide del futuro. Quale glorioso retaggio di fede, coraggio e ingegnosità quei nobili primi pionieri mormoni ci hanno lasciato su cui costruire. La mia ammirazione per loro aumenta di giorno in giorno.

Da quando abbracciarono il Vangelo la loro vita cambiò totalmente. Si lasciarono ogni cosa alle spalle: le loro case, il loro lavoro, le loro fattorie e persino i loro cari, e viaggiarono in una terra deserta. Dev’essere stato un vero shock quando Brigham Young annunciò «questo è il posto».2 Davanti a loro si estendeva una vasta terra arida e incolta, senza le colline verdeggianti, gli alberi e i bellissimi prati che la maggior parte di quei primi pionieri aveva conosciuto. Con una forte fede in Dio e nei loro dirigenti, si misero al lavoro per creare belle città all’ombra delle montagne.

Molti pionieri affaticati avevano appena iniziato a godersi alcune delle modeste comodità della vita quando Brigham Young li chiamò a lasciare di nuovo le loro case e viaggiare verso est, ovest, nord e sud per colonizzare il Grande Bacino. Questo è il modo in cui le città della contea di Sanpete—Fairview, Ephraim, Manti, Moroni e Mt. Pleasant—furono edificate.

Quando tornai dalla mia visita nella contea di Sanpete sentii il desiderio di imparare di più riguardo ai primi pionieri. Decisi di passare alcune ore nella nuova biblioteca genealogica e di leggere un po’ della loro storia.

Fu nel 1849, solo due anni dopo essere arrivati nella valle del Lago Salato, che Brigham Young, il grande colonizzatore dell’Ovest, incaricò un gruppo di santi di viaggiare verso sud per cominciare a costruire di nuovo le loro case e città in un’altra terra desolata. Poco tempo dopo essersi stabiliti a Sanpete, il presidente Heber C. Kimball, consigliere del presidente Brigham Young, visitò la comunità di Manti e promise che sulla collina che guardava la valle, sarebbe stato edificato un tempio utilizzando le rocce delle montagne situate a est.

Passarono molti anni dalla visita del presidente Heber C. Kimball e gli abitanti cominciarono a essere preoccupati che non era stato fatto ancora niente per la costruzione del tempio. «Dobbiamo avere un tempio nella nostra città», dichiarò uno degli abitanti. «Abbiamo già aspettato abbastanza per questa benedizione». Un altro disse: «Se vogliamo avere un tempio, faremmo meglio a metterci al lavoro e costruirlo». E questo fu proprio quello che fecero.

La pietra angolare fu posta il 14 aprile 1879, circa 30 anni dopo il loro arrivo nella valle di Sanpete. Ci sono molte storie che potrebbero essere raccontate sulla diligenza dei lavoratori che diedero il loro meglio nella costruzione del bellissimo tempio. Alcuni anni fa, alla ridedicazione del tempio di Manti, il presidente Gordon B. Hinckley disse: «Sono stato in grandi edifici del mondo, ma in nessuno di essi sento quello che provo quando entro in queste Case di Dio costruite dai pionieri».3 La famiglia Hinckley ha un legame molto speciale con il tempio di Manti: il nonno di sorella Marjorie Hinckley perse la vita a causa di una ferita subita durante la sua costruzione.

Per capire meglio in che modo il passato ci possa aiutare ad affrontare meglio il futuro, vorrei condividere con voi un resoconto sulla costruzione del tempio di Manti. In seguito vorrei parlare di cosa questo mi ha insegnato riguardo ai veri principi.

Ad alcuni abili falegnami che arrivarono dalla Norvegia e si stabilirono a Manti, fu dato il compito di costruire il tetto del tempio. Non avevano mai costruito un tetto, ma avevano esperienza nel fabbricare imbarcazioni. Non sapevano come si progettava un tetto. Poi venne loro un’idea: «Perché non costruiamo semplicemente una nave?» Poi, siccome una nave ben costruita è molto solida e sicura, se capovolgiamo i progetti, otterremo un tetto sicuro». Incominciarono a progettare la costruzione di una nave, quando il progetto fu completato lo capovolsero e divenne il tetto del tempio di Manti.

In questo caso, essi usarono lezioni apprese dalle loro esperienze passate, cioè i principi per la costruzione di imbarcazioni, per riuscire a superare una nuova sfida. Essi giustamente conclusero che gli stessi principi che avevano applicato per costruire un’imbarcazione abbastanza solida da andare sul mare, si potevano applicare anche per la costruzione di un tetto solido. Per esempio, entrambe le strutture avevano bisogno di essere impermeabili. L’integrità della struttura non sarebbe stata influenzata dal suo orientamento; sia che fosse nel verso giusto o capovolta. La cosa più importante era quella di avere una conoscenza professionale dei principi basilari necessari per erigere qualsiasi struttura duratura.

Radicati nel vangelo di Gesù Cristo, ci sono principi e verità eterni che dureranno molto di più dei principi per la costruzione di imbarcazioni e tetti. Voi e io, quali membri della vera chiesa del Signore, abbiamo un accesso speciale a questi principi e verità eterni e una loro comprensione profonda, particolarmente quando ascoltiamo lo Spirito per ricevere una guida sia individuale che per la famiglia e quando ascoltiamo la voce del profeta ogni volta che proclama la parola di Dio a tutti i membri della Chiesa. Noi sappiamo quanto siano importanti nella nostra vita questi principi e verità eterni. Non credo che, senza, i primi pionieri sarebbero stati in grado di affrontare il futuro pericoloso e incerto, e nemmeno noi. Essi sono i soli veri modi eterni per affrontare il futuro, soprattutto in questi tempi di crescente pericolo e incertezza in cui viviamo ora.

Questi costruttori norvegesi di imbarcazioni portarono con sé le abilità fondamentali del loro mestiere che potevano essere trasformate dalla costruzione di navi alla costruzione di templi. Cosa causò il loro considerevole cambiamento di priorità? C’è solo una risposta che spiega la loro disponibilità a sacrificare ogni cosa per diventare costruttori del regno di Dio. Erano stati insegnati loro i principi e le verità eterni del vangelo di Gesù Cristo ed essi li avevano accettati. Si resero conto che la loro missione non era solamente quella di aiutare a costruire degli edifici, ma di contribuire all’edificazione degli altri condividendo la loro conoscenza del Vangelo. Come leggiamo nella sezione 50 di Dottrina e Alleanze: «colui che predica e colui che riceve si comprendono l’un l’altro, ed entrambi sono edificati e gioiscono insieme» (versetto 22).

Quando abbiamo ricevuto la benedizione speciale della conoscenza del vangelo di Gesù Cristo e abbiamo preso su di noi il nome di Cristo entrando nelle acque del battesimo, abbiamo anche accettato l’obbligo di condividere il Vangelo con gli altri. Recentemente, per realizzare più pienamente la nostra comune responsabilità di proclamare il Vangelo, la Chiesa ha capovolto il programma missionario. Alcuni anni fa abbiamo eliminato il lavoro missionario di palo e abbiamo spostato il centro dei nostri sforzi sull’organizzazione del lavoro missionario di rione. Grazie a un progetto missionario di rione sviluppato da ogni consiglio di rione della Chiesa, i progressi fatti sono aumentati a dismisura. La maggior parte del successo è stato raggiunto grazie allo stretto lavoro dei missionari a tempo pieno con i consigli di rione, i dirigenti del lavoro missionario di rione e i membri della Chiesa.

Abbiamo scoperto che il lavoro missionario basato sul rione aumenta il coinvolgimento dei membri nel trovare e insegnare ai simpatizzanti. Spesso, i simpatizzanti vengono invitati ad ascoltare le lezioni missionarie a casa dei membri. I membri del rione sono più entusiasti di condividere la loro conoscenza preziosa del vangelo di Gesù Cristo quando provano direttamente le dolci benedizioni del servizio missionario, e quando viene loro ricordato con più regolarità dai dirigenti del rione. I membri sono più coinvolti quando riflettono e pregano per condividere il Vangelo con gli amici, i vicini, la famiglia appartenenti ad altre religioni.

Il presidente Gordon B. Hinckley insegnò: «Tanti di noi considerano il lavoro missionario soltanto una questione di andare di porta in porta. Tutti coloro che conoscono questo lavoro sanno che c’è una via migliore, quella che passa attraverso i membri della Chiesa. Ovunque c’è un membro della Chiesa che presenta un simpatizzante, c’è un immediato sistema di sostegno. Il membro della Chiesa porta testimonianza della verità di questo lavoro. È ansioso di assicurare la felicità del suo amico simpatizzante. Si emoziona alla vista del suo amico che progredisce nella conoscenza del Vangelo».4

I missionari a tempo pieno continueranno a insegnare ai simpatizzanti, ma i membri avranno ampie occasioni di rispondere alle domande e condividere la loro testimonianza. Preparandoci a insegnare i principi basilari del Vangelo prestiamo più pienamente attenzione alle parole del profeta. La preparazione rimuove la paura e inoltre semplifica e rafforza ciò che fanno i membri a sostegno dei missionari a tempo pieno. Vi sono tre lezioni molto basilari che insegnano i missionari a tempo pieno: la Restaurazione, il piano di salvezza e il vangelo di Gesù Cristo. Quanto siete preparati a rendere testimonianza della veridicità di queste lezioni fondamentali? Usate l’ispirato manuale missionario Predicare il mio Vangelo per studiare e prepararvi a essere un aiuto per i missionari a tempo pieno quando insegnano queste lezioni essenziali del Vangelo.

Possiamo noi tutti imparare le due importanti lezioni insegnate dai costruttori di navi della Norvegia che costruirono il tetto del tempio di Manti. La prima lezione è quella di usare i principi e le verità del passato per aiutarci ad affrontare il futuro. La seconda è quella di imparare dal loro desiderio di condividere ciò che sapevano con gli altri per aiutare nella costruzione del regno di Dio. La seconda lezione, se l’impariamo bene, sarà di beneficio a molti altri nostri fratelli e sorelle, figli e figlie di Dio, per affrontare un futuro incerto con la stessa nostra fiducia eterna.

Il vangelo di Gesù Cristo è vero; è stato restaurato per benedire la nostra vita in questi ultimi giorni. Contiene tutte le verità, i principi e le ordinanze presenti nel grande piano di felicità del nostro Padre celeste, che è per noi un modo per poter tornare a vivere con Lui nei reami eterni. Attesto che il vangelo di Gesù Cristo è la Sua via divina preparata per noi per affrontare il nostro glorioso futuro. Nel nome di Gesù Cristo. Amen.

Mostra riferimenti

  1.  

    1. Citazione di George Will, «One Man’s America», Cato Policy Report, settembre/ottobre 2008, 11.

  2.  

    2. Citato da Wilford Woodruff, «Celebration of Pioneers’ Day», The Utah Pioneers (1880), 23.

  3.  

    3. Tratto da «Manti Temple Rededicated», Ensign, agosto 1985, 73.

  4.  

    4. Gordon B. Hinckley, «Pascete gli agnelli», La Stella, luglio 1999, 119.